sabato 6 marzo 2021

[Recensione] Boy Erased, di Garrard Conley

Boy Erased, di Garrard Conley

(Boy Erased)
di Garrard Conley

Editore: Black Coffee
Pagine: 336
Genere: Memoir
Data prima pubblicazione: 2016

A diciannove anni Garrard, figlio di un pastore battista e devoto membro della vita religiosa di una piccola città dell’Arkansas, è costretto a confessare ai genitori la propria omosessualità. La loro reazione lo mette di fronte a una scelta che gli cambierà la vita: perdere la famiglia, gli amici e il dio che ama sin dalla nascita oppure sottoporsi a una terapia di riorientamento sessuale, o terapia riparativa, per «curarsi» dall’omosessualità, un programma in dodici passi da cui dovrebbe riemergere eterosessuale, ex-gay, purificato dagli empi istinti che lo animano e ritemprato nella fede in Dio attraverso lo scampato pericolo del peccato.
Quello di Garrard è un viaggio lungo e doloroso grazie al quale, tuttavia, trova la forza e la consapevolezza necessarie per affermare la sua vera natura e conquistarsi il perdono di cui ha bisogno. Affrontando a viso aperto il suo passato sepolto e il peso di una vita vissuta nell’ombra, in questo memoir l’autore esamina il complesso rapporto che lega famiglia, religione e comunità. Straziante e insieme liberatorio, Boy Erased è un’ode all’amore che sopravvive nonostante tutto

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Boy Erased - vite cancellate è la storia storia autobiografica di Garrard Conley, nato e cresciuto in una comunità evangelica dell'Arkansas, che dopo aver dichiarato ai genitori la propria omosessualità viene sottoposto alla cosiddetta "terapia della conversione" da parte dell'associazione cristiana Love In Action che, fondata del 1973, si pone l'obiettivo di "curare" le persone omosessuali.

Il libro ci mostra dall'interno le violenze psicologiche perpetrate da queste "terapie" sulle persone che le subiscono: esercizi basati sul senso di colpa, sul continuo e costante ribadire il proprio stato di peccatori e sulla continua analisi di ciò che c'è di sbagliato in sé e nella propria genealogia familiare. Il tutto è riempito da costanti rimandi al testo biblico, così da rendere l'atmosfera pesante e quasi claustrofobica, grazie anche a queste continue frasi roboanti e apocalittiche pronunciate dai personaggi.

Questi elementi, se da una parte aiutano a comprendere lo stato emotivo di continua pressione a cui è sottoposto il protagonista, dall'altra contribuiscono a rendere la lettura non troppo scorrevole, e da questo punto di vista credo mi abbia molto aiutato l'aver ascoltato questo libro nella sua versione audiobook: mettersi le cuffie e far partire una storia, anche un po' pesante, e nel frattempo fare altro (che sia guidare, fare le pulizie o qualsiasi altra attività voi facciate ascoltando cose) aiuta moltissimo a superare anche i punti più lenti della narrazione.

L'elemento che però mi ha più convinto all'interno dell'opera è la senza dubbio l'onestà con cui l'autore ci racconta se stesso e le proprie emozioni. Credo infatti che uno degli aspetti più difficili da accettare di questa storia sia la figura dell'autore/protagonista: il Conley ragazzo che noi seguiamo durante la terribile esperienza che ha vissuto, è totalmente parte della comunità in cui è cresciuto, la quale ha plasmato la sua identità e le sue idee. È lui per primo a sentire il bisogno di "curare" la propria omosessualità, a ritenere che i suoi genitori abbiano ragione a non poterlo accettare in quanto peccatore.

Si tratta di un atteggiamento che trovo assolutamente realistico e più che comprensibile, che però crea anche delle sfumature di personalità nelle quali non è semplice identificarsi. Mi spiego meglio: le narrazioni di episodi di violenza (di qualsiasi genere) tendono a volte a rendere il carattere delle vittime il può possibile scevro da contraddizioni o contrasti, come se una persona potesse guadagnarsi il ruolo di vittima soltanto se ha vissuto come una sorta di santo martire o se i suoi tentativi di ribellione siano stati tarpati crudelmente dai suoi carnefici. In questo caso il percorso del protagonista per vedersi egli stesso come vittima è un percorso molto lungo e complesso, che consiste nel dover abbattere tante certezze con cui è cresciuto e con cui ha sempre convissuto. Questo lo porta ad auto sabotarsi spesso, probabilmente anche al di là di quello che ci viene mostrato nel libro, e ciò rende ancora più difficile la lettura.

La mia opinione generale è che questa sia una di quelle storie che ci permettono, seppure con fatica, di metterci davvero nei panni degli altri e di farlo in una situazione che ci obbliga a dover accettare anche dei punti di vista o dei percorsi di vita che non condividiamo.

Voto: 7/10