lunedì 7 dicembre 2020

[Recensione] Il Grande Libro dei Gialli di Natale | Review Party

Ci stiamo avvicinando al mio periodo preferito dell'anno, e come potevo resistere all'idea di unire il mio amore per i gialli al mio amore per il Natale? Infatti, non potevo, ed è per questo che oggi vi parlo di una delle ultime uscite Oscar Draghi, ovvero "Il Grande Libro dei Gialli di Natale".

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Il grande libro dei gialli di Natale recensione oscar draghi
Curatore: Otto Penzler
Editore: Mondadori
Collana: Oscar Draghi
Anno: 2020
Pagine: 840
Prezzo cartaceo: 23,75
Prezzo ebook: 12,00

Curato da Otto Penzler, uno dei più grandi esperti di gialli e mistery, che con le sue raccolte ha vinto diversi premi letterari legati al genere (gli Edgar Awards e gli Ellery Queen Awards), il volume contiene sessanta racconti appartenenti a diversi sottogeneri (giallo classico, noir, mistery, pulp, ecc.). I racconti sono suddivisi in dieci aree tematiche, che permettono di vernire incontro ai gusti di ogni lettore in maniera originale e rendono la lettura estremamente dinamica.

Nella sezione Un piccolo Natale tradizionale troviamo il più classico dei classici tra i gialli di Natale, ovvero Il caso del dolce di Natale di Agatha Christie: una villa nella campagna inglese, la neve, le decorazioni, e un bel furto di gioielli. Ma non sono solo gli autori cosiddetti "classici" a comparire in questa sezione: anche negli anni '70 - '80 e '90 gli autori hanno continuato a giocare con il giallo classico e in questa sezione troviamo racconti di autori come Robert Barnard o Peter Lovesey (la cui serie vittoriana devo assolutamente recuperare al più presto).

La sezione Un piccolo Natale buffo raccoglie storie dai risvolti umoristici e inattesi, come Il Natale di Dancing Dan di Damon Runyon, in cui una rivelazione finale inaspettata mette tutto sotto un'altra luce, oppure un racconto di un autore assolutamente classico, come Thomas Hardy, in cui il protagonista si prende una bella rivincita sui ladri che lo hanno derubato del cavallo.

In buon vecchio Sherlock Holmes non può certo essere escluso da una raccolta del genere e addirittura a lui è dedicata un'intera sezione, Un piccolo Natale Sherlockiano, nella quale viene naturalmente inserito l'immancabile Avventura del carbonchio azzurro di Arthur Conan Doyle, ma che è principalmente dedicata alle avventure apocrife del grande detective, incluse le divertentissime versioni di Peter Todd con protagonisti Herlock Sholmes e il fedele Jotson.

Non mancano poi i delitti della camera chiusa (Serenata per un assassino di Joseph Commings nella sezione Un piccolo Natale pulp) ma c'è spazio anche per le storie che deviano verso i temi del paranormale o del gotico (Un piccolo Natale occulto e Un piccolo Natale spaventoso, forse le mie due sezioni preferite della raccolta) e da qualche parte si trova un posticino anche per i buoni sentimenti (Canto di Natale criminale di Norvell Page nella raccolta Un piccolo Natale pulp è uno di quelli che mi ha fatto più tenerezza).

Completano la raccolta le sezioni Un piccolo Natale sorprendente (che è un po' un proseguimento della scia dei racconti mistery presenti nel volume), Un piccolo Natale moderno (che raccoglie i racconti di autori attivi principalmente negli anni '90 e primi 2000), Un piccolo Natale sconcertante (che contiene alcune storie dal finale inatteso, tra cui un brevissimo racconto di Asimov - che mi è piaciuto molto ma insomma, è Asimov! - e uno di Mary Higgins Clark) e infine Un piccolo Natale classico, che raccoglie alcuni autori per l'appunto classici del genere e chiude in bellezza con un altro racconto della Christie (Una tragendia natalizia).

Ogni racconto è introdotto da una breve nota del curatore sull'autore o sull'autrice e trovo che il bello di questo libro - oltre all'ovvio divertimento di poter trovare al suo interno così tante variazioni sul tema del Natale (e anche sul tema del giallo e del mistery, dato che come abbiamo visto non si tratta solo di racconti polizieschi) - sia anche il suo diventare una fonte incredibile di spunti di lettura che ci possono accompagnare per tutto il resto dell'anno.

Copia Pfd ricevuta dall'editore a scopo di recensione


Voto: 8/10

♥ Questo libro fa per voi se... siete degli inguaribili amanti del Natale ma anche appassionati lettori di gialli

martedì 22 settembre 2020

[Recensione] L'ultimo sorriso di Sunder City, di Luke Arnold


(The Last Smile in Sunder City)
di Luke Arnold

Editore: Nua Edizioni
Pagine: 292
Genere: Romanzo, Urban Fantasy
Data prima pubblicazione: 2020

In un mondo che ha perso la magia per colpa dell'avidità umana, l'investigatore privato Fetch Phillips cerca di riscattarsi mettendosi al servizio delle creature magiche e viene così coinvolto nel caso della scomparsa di un vampiro, che dopo aver perso come tutte le creature magiche la propria immortalità, sbarca il lunario facendo il professore.

Sullo sfondo dell'indagine di Fetch abbiamo un mondo prosciugato, in cui gli abitanti magici si trascinano in una continua lotta per la sopravvivenza: come andare avanti quando improvvisamente la tua intera natura viene sconvolta dalla scomparsa della magia? Come accettare la morte, quando sei nato e cresciuto sapendo di essere immortale? Questo decadimento morale si riflette perfettamente nella città di Sunder City, dove squallore, sporcizia, violenza e criminalità la fanno da padroni.

Insomma, una perfetta ambientazione noir in un mondo fantasy, mondo che tra l'altro è estremamente ricco e variegato, nonostante lo stato ormai catastrofico in cui versa: la cura nella sua descrizione da parte dell'autore e la ricostruzione della sua storia è davvero eccellente pur risultando allo stesso tempo sia il punto di forza che il punto debole del romanzo.

A mio parere infatti, l'autore si fa prendere la mano (forse a causa della sua fantasia sfrenata, il che è solo apprezzabile in realtà) e finisce per buttare un po' troppa carne al fuoco: il romanzo è infatti costellato di flashback, capitoli interi che raccontano la storia del mondo magico, quella delle creature che la abitano, le vicende della Coda (ovvero l'evento che ha lasciato il mondo senza magia), la storia del protagonista. Tutte queste parti, raccontate secondo me benissimo se prese individualmente, nell'insieme rallentano la lettura (o per lo meno, hanno rallentato la mia) e distolgono eccessivamente l'attenzione dalla trama principale, tanto che spesso mi sono ritrovata a non ricordare più a che punto fossimo delle indagini dopo essere uscita da tre capitoli di flashback. Questo è un po' un peccato perché secondo me la maggior parte degli eventi narrati in questi capitoli avrebbe potuto essere ampliata ognuno in un romanzo a parte, dedicando ai singoli avvenimenti tutta l'attenzione che meritano e lasciando in questo primo romanzo un po' di mistero attorno ad altre tematiche.

"L'ultimo sorriso di Sunder City" è infatti il primo volume di una saga molto cupa e molto "adulta". Non vi aspettate uno stile da Young Adult (o da Young Adult che con due parolacce e qualche squartamento cerca di camuffarsi da romanzo maturo). La violenza c'è ma è ben dosata e non si indugia inutilmente su dettagli splatter; il protagonista è ruvido, spesso antipatico, compie scelte decisamente discutibili e ha una certa tendenza ad autosabotarsi. Ma soprattutto non c'è quell'approssimazione che troppo spesso ho trovato nei fantasy contemporanei (anzi, come dicevo forse c'è anche fin troppo approfondimenti).

Una lettura che consiglio, sicuramente, anche se è bene che vi prepariate a non trovarvi di fronte ad un'avventura al cardiopalma.

Copia digitale ricevuta dall'editore

Voto: 7/10

♥ Questo libro fa per voi se... cercate un fantasy "adulto" e dalle atmosfere cupe, con un mondo ricchissimo da esplorare.

venerdì 5 giugno 2020

[Recensione] Ballata dell'Usignolo e del Serpente, di Suzanne Collins


Ballata dell'usignolo e del serpente recensione suzanne collins mondadori cover
(The Ballad of Songbirds and Snakes)

di Suzanne Collins

Editore: Mondadori
Pagine: 480
Genere: Distopico, YA
Data prima pubblicazione: 2020

Tornare a mettere le mani nell'universo di Hunger Games, diciamolo, non era impresa facile. Alle spalle hai: 
- una trama totalmente conclusa che non lascia spazio a seguiti credibili;
- una protagonista intoccabile che ha trascinato tre romanzi interamente sulle sue spalle grazie al carisma e all'aura ribelle che la contraddistingue e che per suo tramite impregna tutto il romanzo, diventandone una caratteristica identificativa;
- un'idea interessantissima dalla quale però cosa vuoi tirare fuori ancora che non sia stato detto e ridetto nei tre volumi che compongono la saga?

L'unica scelta intelligente poteva essere un prequel, ed è esattamente quello che ci troviamo tra le mani con Ballata dell'Usignolo e del Serpente.

Ci lasciamo alle spalle (con dispiacere, è vero, ma per amore di coerenza) Katniss, la rivolta, la distruzione di un mondo e partiamo dalle origini. In tutti i sensi, perché questo romanzo non solo racconta la storia del giovane Coriolanus Snow, futuro Presidente di Panem, e della sua scalata al potere ma ci porta alle origini degli Hunger Games come li conosciamo: uno spettacolo di morte che inspiegabilmente attira e affascina tutta la popolazione di Panem, dalla capitale Capitol City all'ultimo dei distretti.

Credo che il merito principale che va riconosciuto alla Collins sia di aver rispettato la propria creazione, complimento non certo scontato in un panorama di letteratura per giovani adulti in cui spesso snaturare una storia in nome del "seguito per forza" è un'abitudine purtroppo troppo ricorrente. Ballata dell'Usignolo e del Serpente non vuole farci provare di nuovo le emozioni della trilogia e le si allontana quasi completamente per ritmo (molto più lento e disteso), struttura (poco spazio dedicato all'azione nell'arena, decisamente maggiore esplorazione del "perché" e del "come" gli Hunger Games hanno nel tempo assunto la loro forma finale) e spirito (quel sentore di ribellione che scorre in ogni pagina della trilogia, qui non c'è: controllo è la parola chiave, non rivolta).

Sicuramente non siamo di fronte ad un romanzo perfetto ed esente da ogni critica: sono certa che ognuno troverà qualche aspetto che non lo convincerà del tutto ma mi sento abbastanza sicura nel poter dire che si tratta di uno dei prequel più ragionati e più consapevoli che mi sia capitato di leggere, che mantiene la coerenza del mondo e riesce ad arricchisce la storia originale rispondendo ad alcune domande che io personalmente mi ero fatta. E per me questo è un successo.

Voto: 8.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... l'universo di Hunger Games vi ha affascinati ma siete pronti ad esplorarlo da un'angolazione molto diversa da quella a cui siete abituati.