venerdì 17 maggio 2013

Le grandi storie della fantascienza, vol.01

Isaac Asimov presents the Great Science Fiction Stories 1
di Isaac Asimov
Ebook, 1120 pagine, Urania 1971
Molto di quanto è successo mi incuriosisce. Ma credo, adesso, di cominciare a capire. Voi pensate che io sia un mostro, ma vi sbagliate. Vi sbagliate completamente!
(incipit storia “Io, Robot”)
Trama: Questo primo volume della collana abbraccia un anno particolarmente difficile per il mondo intero, il 1939, e raccoglie 20 storie i cui autori hanno saputo trasformare la fantascienza da facile romanzetto d'azione in un genere di letteratura che merita rispetto e ha ottenuto un proprio spazio stabile nel tempo. Questi primi venti racconti condurranno il lettore attraverso lo specchio della fantasia dove mondi rovesciati paiono reali, altrettanto credibili e, talvolta, più desiderabili di quello che, nel nostro banale pragmatismo, riteniamo l'unico vero. Una dimostrazione inequivocabile che fantascienza non è tanto esplorazione di altri pianeti, viaggi interstellari, microminiaturizzazione, energia nucleare, robot più o meno umanizzati, quanto la facoltà di trasportare questi elementi, e ogni altro concepibile da una mente umana, in contesti che consentano a chi legge una partecipazione diretta ai fatti, siano essi angosciosi come incubi o puramente fantastici.

Commento personale: Finalmente mi sono decisa a leggere un po’ di fantascienza: non sono mai stata particolarmente attratta da questo genere, ma visto che non mi piace precludermi qualcosa a priori, soprattutto per quanto riguarda le letture, mi sono buttata scegliendo una raccolta di racconti che, nonostante le dimensioni (meno male che è un ebook), penso potrebbe essere più leggera e scorrevole di un romanzo intero. Per evitare di avere un post lunghissimo e perennemente in aggiornamento ho pensato di crearne uno diverso per ogni volume e di fare un mini commento per ogni racconto; darò una votazione in stelline ad ogni racconto e la media farà la valutazione del volume. Eventualmente quando avrò finito di leggere tutti i volumi farò un post cumulativo in modo da riassumere tutti i commenti.

Io, Robot di Eando Binder ★★★★★
Il primo racconto della raccolta già “spacca”, come direbbe la vecchietta delle sottilette. “Io, Robot” è il racconto che ha ispirato il romanzo omonimo di Isaac Asimov (che non ho ancora mai letto, ma ho visto il film che mi è piaciuto moltissimo) e leggendolo il motivo salta immediatamente all’occhio: parla infatti della creazione di un robot di un’intelligenza quasi umana (e in alcuni campi anche migliore) da parte di un inventore e del suo “impatto” con il mondo. I rimandi a “Frankenstein” sono moltissimi e il romanzo stesso compare all’interno della narrazione, come libro che viene letto da Adam (questo è il nome del robot) verso la fine del racconto. Vista l’ispirazione, ovviamente il racconto è tristissimo ma proprio per questo è davvero commuovente.
Mi domando se la mia emozione fosse come quella che avreste provato voi, nel tornare ad un luogo amato. Forse la mia emozione è assai più profonda della vostra!

Lo strano volo di Richard Clayton di Robert Bloch ★★★★★
Anche questo secondo racconto mi è piaciuto moltissimo, soprattutto perché è piuttosto equivoco e alla fine si rimane perplessi: la nostra mente potrebbe avere davvero una tale influenza sul nostro corpo? Qui più che in “Io, robot”, dove il sentimento principale che ho provato è stata la pena per il povero protagonista, la narrazione è pervasa dall’angoscia: su di me poi, che soffro di claustrofobia e relativi attacchi di panico, ha avuto un effetto pazzesco, avevo un nodo allo stomaco provocato dall’immedesimazione e dall’ansia che mi ha messo il racconto.
Quando finalmente si alzò e accese la luce, immettendo contemporaneamente anche un po’ d’ossigeno, fece una terrìbile scoperta. Aveva perduto il senso del tempo. «Il tempo è relativo», gli avevano sempre detto. Ora ne realizzava il significato. Non possedeva nulla per misurare il tempo… non un orologio, una fugace apparizione del sole, della luna o delle stelle, non un’attività regolare. Da quanto tempo stava viaggiando? Per quanto cercasse di farlo non lo ricordava.

Il mantello di Aesir di Don A. Stuart ★★
Ecco, questo racconto è esattamente il motivo per cui non ho mai letto romanzi di fantascienza: è troppo fantascientifico. Grazie a questo racconto ho capito che forse il mio problema con la fantascienza è rappresentato dagli alieni e dalle armi futuristiche. Quando questi due elementi sono combinati insieme diventa una noia mortale e infatti ci ho messo un sacco a finire il racconto, considerando inoltre che era ben più lungo dei precedenti. Spero che non ce ne siano troppi dello stesso genere…
Il volto piccolo, quasi umano, della Madre di Sarn era segnato dalla fatica di quaranta ore di continua tensione. Adesso aveva molta paura di dover affrontare un compito nuovo ancor più difficile. Questo perché le otto Madri della Città, che stavano prendendo posto nel Salone delle Conferenze di Sarn, non avrebbero considerato con simpatia il racconto della Madre.
(incipit)

Il giorno è compiuto di Lester del Roy ★★★
Interessante questo racconto ambientato nella preistoria: concordo con Asimov che nella sua prefazione scrive che non è facile rendere credibile questo tipo di ambientazione, perché si rischia di cadere nella banalità o, peggio, nel ridicolo. Il racconto invece, pur avendo forse attribuito agli uomini di Cro-Magnon e Neanderthal qualche pensiero e riflessione un po’ troppo evoluta, secondo me è scritto molto bene ed è commovente, oltre che convincente.
Hwoogh si grattò il pelo sullo stomaco e guardò il sole salire su per la collina. Si batté svogliatamente il petto e ululò a quello timidamente, poi brontolò e si fermò. In gioventù, aveva ruggito e pestato i piedi per aiutare il dio a compiere il suo viaggio, ma ora non ne valeva più la pena. Niente valeva la pena. Scoprì una scaglia di sale di sudore sotto il pelo, la leccò dalle dita e si rigirò per tornare a dormire. Ma il sonno non venne. Dall’altra parte della collina s’innalzava un clamore misto a lamenti e qualcuno stava suonando un tamburo strappandone un canto vibrante. Il vecchio uomo di Neanderthal grugnì e si coprì le orecchie con le mani, ma quella melodia Per-Scaldare-Il-Sole non riusciva a diventare silenzio. Altre idee dei Parlanti.
(incipit)

Il catalizzatore finale di John Taine ★★★
Inizio davvero a pensare di non capire proprio nulla di fantascienza: alcuni racconti che Asimov presenta come bellissimi a me non piacciono, mentre altri che lui dice non lo facciano impazzire io non li trovo male. E’ il caso de Il catalizzatore finale, racconto ambientato in un futuro in cui l’ultimo dittatore della terra è stato isolato in un luogo remoto dell’Amazzonia e che racconta la vicenda di uno scenziato che riesce a trovare il modo per “farlo fuori”.
Il Dittatore spinse il suo piatto da un lato con un gesto petulante. Il piatto, come tutti gli altri appartenenti al servizio per i banchetti ufficiali, era d’oro massiccio con il monogramma del Dittatore, K.I., ossia Kadir Imperatore oppure Imperatore Kadir, adagiato in un fregio di mitragliatrici che decorava il bordo. E, come gli altri piatti posati sul lungo tavolo del banchetto, era riempito da una piramide assortita di frutti dai colori vivaci.
(incipit)

Inizio lettura: 02 maggio 2013
Fine lettura: in lettura

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