lunedì 23 luglio 2012

[Lettura #24/2012] Il canto della rivolta

Mockingjay
di Suzanne Collins
Saga Hunger Games, Libro 3
Hardcover, 419 pagine, Mondadori 2012
Mi guardo le scarpe e osservo il sottile strato di cenere che si deposita sulla pelle logora. Qui è dove c’era il letto che dividevo con mia sorella Prim. Laggiù c’era il tavolo di cucina. I mattoni del camino, crollati in un mucchio carbonizzato, fanno da punto di riferimento per il resto della casa. Come potrei orientarmi altrimenti, in questo mare di grigio? incipit
Trama: Contro ogni previsione, Katniss Everdeen è sopravvissuta all'Arena degli Hunger Games. Due volte. Ora vive in una bella casa, nel Distretto 12, con sua madre e la sorella Prim. E sta per sposarsi. Sarà una cerimonia bellissima, e Katniss indosserà un abito meraviglioso. Sembra un sogno... Invece è un incubo. Katniss è in pericolo. E con lei tutti coloro a cui vuole bene. Tutti coloro che le sono vicini. Tutti gli abitanti del Distretto. Perché la sua ultima vittoria ha offeso le alte sfere, a Capitol City. E il presidente Snow ha giurato vendetta. Comincia la guerra. Quella vera. Al cui confronto l'Arena sembrerà una passeggiata.

Commento personale: Nel mio commento al secondo volume di questa saga mi sono lasciata travolgere forse un po’ troppo dalle emozioni: purtroppo mi ero fatta prendere talmente dalla bravura di questa autrice che sembrava stesse scrivendo il libro perfetto che trovarmi improvvisamente davanti un plateale tentativo di chiudere il libro velocemente con un colpo di scena buttato lì mi ha fatto imbufalire.

Il terzo volume conclude degnamente una saga che, se faccio finta di non vedere il capitolo finale del secondo libro, merita davvero di essere letta e merita il grande successo che ha avuto. Ciò che l’ha resa così appassionante (e che al contrario a reso così piatti ad esempio i romanzi della Meyer) è il fatto che la Collins non ha paura a far morire i suoi personaggi e con questo colpisce al cuore i lettori facendo versare calde lacrime per tutte le vite innocenti perdute e per il perenne dolore e senso di colpa che perseguitano la povera Katniss. L’autrice non si esime nemmeno dal mostrarci che in realtà non esistono buoni e cattivi e che chi ha il potere si farà sempre corrompere da esso.

In quando ad azione e fiato sospeso questo romanzo è stato un po’ meno avvincente dei due precedenti, probabilmente perché non essendo più ambientato nell’arena perde quell’elemento di novità che era stato rappresentato dagli Hunger Games; con questo non voglio dire che non sia stata una lettura estremamente appassionante, sopratutto perché si scoprono nuovi lati del carattere dei personaggi: Katniss è stremata, confusa e sfiduciata, Peeta fa emergere una parte di sé che mai avremmo immaginato e veniamo a sapere molti dettagli sulla vita degli altri che ce li mostrano sotto una luce decisamente diversa da prima.

Riguardo alle mie paure sul triangolo Katniss-Peeta-Gale, per evitare di spoilerare troppo dico solo che fortunatamente non si sono realizzate: la Collins è stata brava perché è riuscita a non annoiare e soprattutto ha fatto si che fino all’ultimo ci si chiedesse se alla fine tutti e tre non sarebbero stati talmente sconvolti e provati dall’accaduto (oppure semplicemente morti) che avrebbero preferito vivere da eremiti tutta la vita. La conclusione, in definitiva, non è stata poi così scontata.

Il finale del libro è in linea con il resto della saga e ribadisce che il finale perfetto non esiste; le ultime pagine lasciano un nodo allo stomaco che, per quanto allentato in parte dal sollievo che sia tutto finito, è provocato dalla consapevolezza che nulla sarà mai come prima perché il passato e il dolore non possono essere cancellati. E’ quello che accade nella vita vera: anche se le cose bene o male si risistemano, ciò che è perso è perso e non ritornerà mai più.


Inizio lettura: 19 luglio 2012
Fine lettura: 21 luglio 2012

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