mercoledì 31 agosto 2011

La luce dell'acqua

sfide: torniamo ragazzi
Autore: Chiara De Giorgi
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Kaba
Pagine: 69

Iniziato il: 26 agosto 2011
Terminato il: 26 agosto 2011
Valutazione: ★★★★
Stefano non riusciva a credere ai propri occhi: stava volando!
Non come quando era andato in vacanza con la mamma e il papà e avevano preso l'aereo. E nemmeno come aveva visto fare a qualche eroe del cinema, a bordo di un elicottero. No, era più come Peter Pan: volava, alto nel cielo, senza le ali!

Al ritorno dalle vacanze mi attendeva questo libriccino ricevuto grazie ad una catena di lettura di aNobii e che ho letto tutto d'un fiato mentre mi riabituavo all'idea di essere tornata a casa. Mi è piaciuto moltissimo!

La prima cosa che mi ha colpito è stato il profumo delle pagine: fin da piccola ho sempre avuto l'abitudine di annusare i libri che leggo, ed essere accompagnata dalla lettura da un buon profumo è un elemento che mi aiuta a perdermi ancora di più nel racconto. I disegni, poi, altro elemento fondamentale in un libro dedicato ai bambini, sono bellissimi perché "matitosi" e buffi, con il micetto Piccolo Mago e il suo bellissimo cappello blu sempre presenti.

La storia è molto intelligente e narrata in modo frizzante, tanto da riuscire a parlare ai giovani (e meno giovani) lettori di argomenti importanti come le stagioni, l'ecologia e l'ambiente in modo allegro e per nulla noioso. I bambini Stefano, Carlotta, Giampiero e Marco, accompagnati dal gatto Piccolo Mago, vivono un'avventura magica e istruttiva, prima attraverso lo spazio e poi attraverso tre epoche e popoli (Romani, Greci e Celti) alla scoperta dei segreti delle stagioni, il tutto sotto la tenera sorveglianza di Lorena, sorella maggiore di Stefano che lavora nella biblioteca dalla quale parte il viaggio dei quattro amici.

Adesso sono proprio curiosa di leggere anche il secondo libro di Chiara, "Muraco, Sisika e l'Acchiappasogni", sapendo già che rallegrerà la mia giornata con un bel viaggio intriso di magia.

"Ma queste cose le devono fare i grandi!", protestò Stefano, indignato, "Per quale motivo non si impegnano e stanno ad aspettare che il pianeta si riscaldi?"
"Lo sai, i grandi hanno sempre bisogno del buon esempio", replicò Marco scuotendo la testa sconsolato.

mercoledì 24 agosto 2011

La rosa di San Giorgio

sfide: torniamo ragazzi, compratori compulsivi
Titolo originale: La rosa de Sant Jordi
Autore: Joles Sennell
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Piemme
Pagine: 68

Iniziato il: 24 agosto 2011
Terminato il: 24 agosto 2011
Valutazione: ★★★★
C'era una volta un paese chiamato Tremenounquarto. Era così piccolo che aveva solo un villaggio con trentadue case, sei strade, una piazza, una chiesa e un castello in cui viveva la regina Elisenda.
(incipit)

Questo librettino era uno degli introvabili della mia collezione Battello a Vapore, poi un giorno mi è caduto l'occhio su un'esposizione di libri e... era lì! Il numero 5 della serie bianca era lì! Ovviamente non ho esitato e l'ho acchiappato prima che arrivasse qualcun altro.

La favola è simpatica e dolcissima: due paesini quasi identici (Tremenounquarto e Nonsonoancoraletre), governati rispettivamente da un re e una regina, sono separati da un fiume. Sulla sponda appartenente a Tremenounquarto, il giorno di San Giorgio, fiorisce un roseto nato da una goccia di sangue del drago ucciso dal Santo, fermatosi a riposare lungo il fiume. Un giorno il consigliere della regina di Tremenounquarto decide di voler diventare re e per farlo provoca una lite tra i due paesi proprio per chi dovrebbe possedere la rosa.

Facendo parte della serie per i bambini che hanno da poco imparato a leggere, la storia è molto breve, le parole scritte in grande e soprattutto ci sono un sacco di disegni; e io amo i libri con tanti disegni, regredisco davvero allo stadio infantile e passo un sacco di tempo a guardarle e riguardarle.

Il destino del Bosco d'Argento

sfide: fantasyosa, torniamo ragazzi, salva-comodino
Titolo originale: Quest to Faradawn
Autore: Richard Ford
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Nord
Pagine: 287

Iniziato il: 18 agosto 2011
Terminato il: 24 agosto 2011
Valutazione: ★★★★★
Nevicava ancora nel Bosco d'Argento. Per tutta la notte, grossi fiocchi bianchi erano caduti senza requie, ammantando ogni cosa, tanto che, ormai, ogni filo d'erba era coperto da uno spesso strato rotondo, e ogni ramo d'albero sosteneva una candida replica di se stesso.
(incipit)

L'esperienza migliore che un lettore possa sperare di avere è imbattersi in uno di quei libri che fanno scattare qualcosa dentro e che resteranno nella memoria per il resto della vita. Per me "Il destino del Bosco d'Argento" è stato un dono tanto inaspettato quanto meraviglioso e credo che sia uno di quei romanzi che mai consiglierò e che mai regalerò (anche perchè è fuori pubblicazione e probabilmente lo si trova solo in biblioteca), perchè non potrei sopportare l'idea di ricevere dei commenti negativi, o peggio, superficiali su di esso. Conosco perfettamente i motivi che mi hanno portata ad essere così colpita da questo romanzo, ma sono talmente intimi e privati, legati a sogni e pensieri che ho sempre fatto fin da quando ero bambina, che non mi sentirei mai di pubbilcarli su internet. La lettura stessa della storia è diventata un momento intimo e spesso mi è capitato di andare a metterimi tranquilla e da sola a leggere, guardando in bosco dietro casa mia. Perchè questo romanzo andrebbe letto nel bosco, respirandone i profumi e ascoltandone i suoni.

"Il destino del Bosco d'Argento" parla di una leggenda di cui non si conosce il finale e del viaggio di un ragazzo e dei suoi compagni (un tasso, una lepre, un cane, un gufo e una ragazza) per salvare una natura distrutta dal malvagio e sconsiderato comportamento degli uomini. In realtà questa non è una favoletta per bambini, ci sono alcune scene molto crude, perchè si parla di caccia ma non quella che noi uomini abbiamo fatto per milioni di anni per procurarci il cibo, bensì la caccia per divertimento, quella in cui si uccide una volpe solo per la sua coda e il resto del corpo viene abbandonato nel bosco. Più in generale, il libro propone un mondo che gli uomini, detti Urkku, stanno distruggendo con le loro mani e l'unico modo per salvarlo è recuperare i tre Faradawn custoditi dagli elfi.

La leggenda che narra le origini del mondo in cui vivono i protagonisti è affascinante e meravigliosa e tutti i personaggi del romanzo, senza eccezioni, diventano degli amici anche per il lettore, tanto che quando alcuni di loro si trasformano nelle vittime della crudeltà degli Urkku, si condivide la sofferenza di Nab e ci si riempie di rabbia impotente e indignazione. Inoltre, la magia dei luoghi attraversati dagli animali, non dovuta a qualche incantesimo ma all'incredibile bellezza della natura, ha fatto si che il romanzo lasciasse il segno.

Ogni volta che uno sparo eccheggiò sulla neve, Brock provò un moto di dolore e di collera, immaginando l'orrore e la sofferenza degli animali feriti. Più e più volte gli rimbombò nella mente una domanda: Perchè?
Sbucarono all'improvviso in un prato in cima a un poggio ripido, da cui si dominava un torrente impetuoso ed inquieto, gorgogliante e fragoroso nella quiete, oltre il quale si vedeva il Bosco Alto, ammantato di bruma serale, fosco e impenetrabile, tranne quando qualche esplosione d'oro del sole, che sembrava in bilico su di esso, riusciva a perforare la coltre di nebbia.
Nab avrebbe voluto poter rimanere seduto lì per sempre, ad ascoltare quella voce, al sicuro in quella cameretta. Aveva paura di andarsene, perché finché fosse rimasto in quella stanza avrebbe continuato ad essere almeno in parte quello che era sempre stato prima di entrarvi, mentre quando ne fosse uscito, sarebbe stato in qualche modo diverso. Aveva la sensazione di essere sempre stato protetto, in precedenza, da un bozzolo di ignoranza. Ormai, invece, il mondo gli appariva diverso, e il ruolo che aveva in esso lo spaventava terribilimente: non era più un mero spettatore che osservava dall'esterno, bensì era il personaggio principale.

Sotto la Croce (La luce, il buio e i segreti di Andàra #1)

sfide: fantasyosa

Autore: Davide Sassoli
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: La Penna Blu
Pagine: 320

Iniziato il: 14 agosto 2011
Terminato il: 17 agosto 2011
Valutazione: ★★★★
Ben trovati! Non ho idea di chi siate e la cosa non ha importanza. Io non sono uno scrittore e non sono un poeta, non è mia intenzione produrre un'opera di grande valore che canti imprese gloriose e venga citata nei secoli a venire. Sono solo un soldato, che in quelle che forse saranno le ultime ore della sua vita sta cercando di lasciare un ricordo di sé, e del popolo che ha lottato per difendere. Questo mio racconto sarà breve tanto quanto lo sarà la mia vita: vi prego di avere la pazienza di ascoltarlo, poichè se la storia non può darci conforto, può almeno insegnarci a non ripetere certi errori.
(incipit)

Per questo romanzo ho solo commenti positivi anche perchè avevo proprio bisogno di staccare la spina dopo il libro bello ma molto serio di Carr e un fantasy era proprio quello che ci voleva.

Ho letto su aNobii che alcuni lettori hanno lamentato che il romanzo si presenti come un techno-fantasy ma mantenga in realtà tutte le caratteristiche del fantasy classico. Io non amo le classificazioni di genere esattamente come non le amo per fascia di età e le utilizzo solo in modo molto generico e anche abbastanza soggettivo per facilitarmi la catalogazione dei libri (oltretutto non so nemmeno che cosa sia davvero un techno-fantasy dato che non credo di averne mai letto uno, dunque non ho un termine di paragone); probabilmente se ci si aspetta, non so, un mondo ipertecnologico con alberi di fili elettrici intrecciati e uomini alla Robocop in effetti si può essere un po' disorientati all'inizio (ma io allora direi fantascienza... non ho le idee molto chiare), ma per me che in un fantasy cerco solo ed esclusivamente l'avventura, indipendentemente dal contesto, questo libro è stato un piacevolissimo compagno. Oltretutto, essendo io un'estimatrice delle parti descrittive e di movimento, in cui i protagonisti fuggono o semplicemente si spostano attraverso il mondo, sono stata felicissima di trovare una buona parte di viaggio nel racconto, oltre alla creazione da parte dell'autore di un mondo fantastico con le sue origini, la sua storia, le sue leggende e addirittura le sue lingue. In poche parole, un gran bel lavoro di fantasia.

I personaggi sono un po' meno elaborati rispetto al loro mondo, soprattutto per quanto riguarda i sette ragazzi protagonisti, ma hanno comunque una propria personalità e un proprio ruolo all'interno della storia. Ho trovato interessante il Gueir Gebl, che nella mia immaginazione mi ha ricordato un po' i personaggi di Avatar, anche se non dello stesso colore, e sono rimasta affascinata dalla bellezza elfica degli Endsha. Spero che venga pubblicato presto il secondo volume.

«Che cosa stiamo diventando?» chiese Danny con un sussurro, dopo qualche minuto che era cominciato il loro turno di guardia.
Sindy gli rispose con la voce tremante ma fiera: «Dei sopravvissuti.»

lunedì 22 agosto 2011

Sei lezioni sulla storia

sfide: salva-comodino
Titolo originale: What is history?
Autore: Edward H. Carr
Anno di pubblicazione: 2000
Editore: Einaudi
Pagine: 174

Iniziato il: 29 luglio 2011
Terminato il: 14 agosto2011
Valutazione: ★★★
Che cos'è la storia? Risponderò a questa domanda - a meno che non la si voglia considerare assurda o superflua - analizzando due passi, tratti rispettivamente dalla prima e dalla seconda incarnazione della "Cambridge Modern History".
(incipit)

Come lettura di approfondimento della prima tappa del mio viaggio nella storia, ho scelto un libro che avevo acquistato per un esame universitario e di cui mi ricordavo molto poco, tranne il fatto di averlo trovato a suo tempo molto interessante. In effetti è proprio così fin dall'introduzione che è praticamente un capitolo in più in quanto sono riportati tutti gli appunti di Carr relativi ad una nuova edizione del testo, che non ha potuto portare a termine. Gli argomenti che l'autore avrebbe voluto approfondire sono molti, dalla relatività e contemporaneamente obiettività della conoscenza storica alla questione dell'accidentale nella storia e dell'influenza dei singoli individui sullo svolgimento degli eventi o all'importanza di una "storia generale" fatta rivolgendosi a tutte le discipline sociali.

Il primo capitolo fa riflettere su quanto la domanda "che cos'è la storia" sia influenzata profondamente dalla situazione e dalla società il cui vive colui che cerca di rispondere e Carr porta gli esempi della concezione della storia nell'800 e nel 900. Molto interessante è anche tutto il discorso sui fatti storici, che non esistono "a priori" ma sono tali perchè gli storici hanno deciso di selezionarli rispetto a milioni di altri fatti e di "elevarli" allo status di fatti storici. La centralità dello storico è evidenziata da Carr tanto da dire che quando si legge un libro di storia bisogna prima studiare l'autore e cercare di cogliere il punto di vista dal quale è scritto il libro, un po' come si fa generalmente per i "classici" della letteratura: si studia prima l'autore in modo da poter comprendere l'opera a 360°.

Il secondo capitolo è strettamente collegato al primo e spiega l'importanza di considerare la storia non come fatta da individui "a sé stanti", bensì inseriti in una società. Lo stesso vale per gli storici, e qui Carr si collega al discorso del capitolo precedente sottolineando l'importanza di contestualizzare sempre lo storico nella società in cui vive, tenendo presente che egli rifletterà sempre il pensiero del suo tempo e della sua appartenenza politica/condizione sociale/ecc.

Proseguendo con il suo lavoro, Carr pone molte altre problematiche, come la questione della storia intesa come scienza (ho trovato estremamente interessanti le risposte che l'autore fornisce alle obiezioni mosse contro la concezione della storia come una scienza), la causalità storica che si divide tra cause razionali e irrazionali, l'influenza del caso nella storia o la concezione della storia vista come progresso e protesa verso il futuro.

Ammetto che alcune parti sono state piuttosto ostiche, soprattutto quando venivano citati eventi storici di cui francamente mi ricordavo molto poco (ci sono molti riferimenti alla Rivoluzione Russa che è sempre stata uno dei miei punti deboli), ma nel complesso mi ha stupita la scorrevolezza della lettura e il rendermi conto che alcuni concetti di base della storia, non sono affatto scontati come possono sembrare.
L'immagine, vera o falsa che sia, della devozione religiosa degli uomini del Medioevo è indistruttibile, giacchè quasi tutto ciò che sappiamo sul loro conto è stato preselezionato, prima di giungere a noi, da individue che condividevano quell'immagine, e volevano che altri la condividessero, mentre un cumulo di altri fatti, che magari potevano dimostrare il contrario, è andato irrimediabilmente perduto.
[...]gli storici che, al giorno d'oggi, fingono di fare a meno di una filosofia della storia, cercano semplicemente di ricreare, con l'artificiosa ingenuità dei membri di una colonia nudista, il giardino dell'Eden in un parco di periferia.
La storiografia esige che si selezionino e si ordinino i fatti del passato sulla base di un principio o norma oggettivi adottati dallo storico: il che comporta necessariamente una forma di interpretazione. Senza la quale, il passato si trasformerebbe in un guazzabuglio di avvenimenti casuali, sconnessi e insignificanti, e diventa impossibile fare storia.
La storia è un continuo processo di interazione tra lo storico e i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente e il passato.
Far si che l'uomo possa comprendere la società del passato e accrescere il proprio dominio sulla società presente: questa è la duplice funzione della storia.
La storia consiste nel dominio degli avvenimenti del passato inquadrati in una connessione coerente di cause ed effetti.