giovedì 28 luglio 2011

La Dama e l'Unicorno

Titolo originale: The Lady and The Unicorn
Autore: Tracy Chevalier
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Neri Pozza
Pagine: 286

Iniziato il: 14 luglio 2011
Terminato il: 27 luglio 2011

Valutazione: ★★
Il messo ha voluto che andassi subito con lui. Jean Le Viste è così: pretende che tutti facciano come dice, immediatamente. E io l'ho fatto. Ho seguito il valletto, trattenendomi solo un istante a pulire i pennelli. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane. Solo il re può dire di no a Jean Le Viste, e io di certo non sono il re.
(incipit)

L'approccio con questo romanzo è stato tanto inaspettato quanto deludente: dopo essere stata immersa per quasi un mese nell'atmosfera calda, magica e seducente dell'Egitto di Christian Jacq, mi ero abituata al suo stile dolce e pacato, soprattutto per quanto riguarda le scene d'amore che nei romanzi di Ramses non mancano ma sono descritte in modo delicato, anche quando il rapporto è solo di piacere e non coinvolge i sentimenti: non c'è volgarità, non ci sono inutili dettagli. Qui invece è tutto l'opposto ed è stato abbastanza spiazzante; non voglio dire che mi piacciano solo i romanzi zuccherosi in cui gli amanti si chiamano "pasticcino" e "trottolina", ma credo che per ogni storia ci sia uno stile narrativo adeguato e accetto tutti i dettagli di questo mondo se sono accompagnati da una trama, da dei personaggi e soprattutto da uno stile e linguaggio adatti.

La storia inventata dalla Chevalier e che fa da cornice agli arazzi della Dama e l'Unicorno (realmente esistenti e dei quali si sa molto poco) sarebbe stata molto appassionante se non fosse stato per lo stile piatto, banale e privo di emozioni che invece pervade tutto il romanzo. Non mi è rimasto proprio nulla di quanto ho letto e non ho nemmeno avuto voglia di trascrivere qualche frase particolare. Inoltre mi hanno davvero infastidita tutte le parti erotiche, narrate con un linguaggio non solo scialbo (non so se per colpa solo dell'autrice o anche del traduttore) tanto da farlo assomigliare più a un harmony che ad un romanzo storico, ma anche troppo moderno per essere verosimile. Le parti a mio parere peggiori sono quelle in cui la voce narrante appartiene a Nicolas (talmente poco credibile da essere quasi ridicolo, oltre che insopportabile) o a uno dei membri della famiglia Le Viste, mentre va un po' meglio quando a raccontare sono i tessitori di Bruxelles, sia perchè questi personaggi sono più approfonditi rispetto agli altri, di cui praticamente si conoscono solo le caratteristiche fisiche nei momenti erotici, sia perchè ho trovato molto interessanti le descrizioni della creazione degli arazzi, che illustrano bene la vita che si conduceva nei laboratori di tessitura nel medioevo. Infine, la conclusione del romanzo è perfettamente in linea con la sua banalità complessiva: non ha alcun senso e sembra buttato lì giusto perchè era ora di terminare il libro.

Nonostante questa cocente delusione, non voglio chiudere le porte in faccia all'autrice, soprattutto perchè il suo ultimo romanzo, Strane creature, mi è piaciuto molto: speriamo che col tempo abbia deciso di lasciare i romanzi semi-erotici a qualcuno che li sappia scrivere meglio di lei e che si sia decisa ad approfondire meglio i suoi personaggi.

lunedì 25 luglio 2011

La collina più alta

Autore: Sara Aldegheri
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: 0111 Edizioni
Pagine: 220

Iniziato il: 19 luglio 2011
Terminato il: 24 luglio 2011

Valutazione: ★★★★
«Jane! Jane!» La voce della signora Leighton si spandeva per la casa portando con sé una forte nota d'impazienza.
Jane chiuse il quaderno, riassettò la gonna e si alzò velocemente dallo scrittoio per scendere subito. Regola fondamentale di casa Leighton: mai fare aspettare la mamma. Poteva rivelarsi distruttivo per tutti i membri della famiglia.

(incipit)


Partecipare alla catena di lettura di questo libro è stata una delle idee più azzeccate che abbia avuto ultimamente: il romanzo è talmente appassionante e ben scritto da non sembrare per nulla un esordio letterario. Il linguaggio e lo stile utilizzati, infatti, sono molto curati e perfettamente adeguati al contesto; non ho mai trovato in tutte le pagine un solo dettaglio che mi sia sembrato stonato o fuori luogo. E' stata davvero una bella sopresa, soprattutto considerando che spesso in autori acclamati e molto pubbilicizzati non si ritrova la stessa qualità. Giusto per non fare nomi, ho iniziato a leggere il romanzo perchè non ne potevo più di La dama e l'unicorno di Tracy Chevalier proprio per lo stile del tutto slegato dal contesto: e ha anche la pretesa di essere un romanzo storico (ma ogni cosa a suo tempo: quando riuscirò con fatica a chiudere l'ultima pagina potrò scagliare liberamente le mie invettive).

La collina più alta è una bellissima storia senza dubbio ispirata a due dei miei romanzi preferiti (e sicuramente anche dell'autrice): Jane Eyre e Orgoglio e Pregiudizio. Jane, la protagonista, è infatti molto simile per caratteristiche fisiche e psicologiche a Jane Eyre ed Elizabeth Bennet e anche la sua vita assomiglia molto a quella delle due eroine. Il fatto di ritrovare nella trama molti aspetti simili ai due romanzi che ho citato non è per niente fastidioso, perché trovo che l'autrice sia riuscita a separarsi dalla traccia delle due scrittrici quel tanto che basta per dare al romanzo un'impronta personale e unica, ma nello stesso tempo sia stata in grado di donare al racconto talmente tanta passione che mi sono persa tra le sue pagine e mi sono innamorata perdutamente dei suoi personaggi. Inoltre, ed è un altro effetto positivo, mi ha fatto venire una gran voglia di rileggere Jane Eyre.

Ho trovato solo due aspetti, a livello di trama, che mi hanno lasciata un po' perplessa [SPOILER]: prima di tutto il fatto che, pur se ai fini di mantenere la "suspance" del lettore e non rivelare chi sia il vero padre di Meg, Jane fa un po' la figura della tonta, in contrasto con l'immagine di ragazza sveglia e intelligente che viene data di lei durante tutta la narrazione, quando per buona metà del libro non immagina nemmeno lontanamente che la bambina possa avere qualche parentela segreta con il Signor Hench. Inoltre mi è sembrato uno stratagemma un po' forzato l'improvvisa comparsa di pozioni per annullare i ricordi: non dico che non fosse un'idea plausibile, però l'avrei vista meglio in un contesto che la giustificasse un po' di più, alla Dr. Jakyll e Mr. Hyde, mentre in questo caso mi ha dato forse l'idea della scorciatoia[SPOILER]. In ogni caso questi dettagli non mi hanno fatto cambiare idea sulla qualità di questo romanzo, che in alcune parti è riuscito anche a commuovermi.

Faccio i miei migliori auguri all'autrice, sperando che continui a scrivere perché, per quanto possa valere il mio parere tutt'altro che autorevole, credo che abbia le potenzialità per diventare un'ottima scrittrice.
Le possibilità che aveva, a quel punto, erano due: numero uno, sposarsi con un essere insipido di sesso opposto al suo che con tutta probabilità non l'avrebbe mai considerata degna di attenzione, fuorché per preoccuparsi di eventuali eredi. Ovvero, quello che sua madre chiamava "un buon matrimonio". Numero due: non accontentarsi della mediocrità e si cercasse qualcuno che destasse il suo interesse. Ovvero, rimanere da sola per tutta la vita.
Arrivò l'autunno anche nelle campagne del Kent. Gli alberi cominciarono a dipingersi dei toni del tramonto, stillando a terra le loro foglie in un pianto continuo. La terra si induriva poco a poco sotto le prime gelate notturne.

giovedì 14 luglio 2011

La Regina di Abu Simbel (Il Romanzo di Ramses #4)

sfide: serial readers 2011
Titolo originale: La Dame d'Abou Simbel
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 30 giugno 2011
Terminato il: 13 luglio 2011

Valutazione: ★★★★
Massacratore, il leone di Ramses, lanciò un ruggito che inchiodò per la paura gli egiziani al pari dei rivoltosi. L'enorme belva che il faraone aveva decorato di una sottile collana d'oro per i buoni e leali servigi resi durante la battaglia di Qadesh contro gli ittiti pesava più di trecento chili. Era lunga quattro metri e aveva una criniera folta e fiammeggiante, rigogliosa al punto di coprirle la parte superiore della testa, le gote, in parte le spalle e il petto. Il pelo, liscio e corto, era di un bruno chiaro e lucente.
(incipit)

Questa volta la lettura dell'ennesimo capitolo della saga di Ramses è stata più lenta del solito, non perchè abbia perso entusiasmo nella storia o perchè mi stia annoiando, ma perchè sono stata distratta dalla creazione del nuovo blog e dal fatto che sono stata colta da un'irrefrenabile voglia di Scrubs e ho terminato la terza serie iniziando la quarta. Siccome però ho in lista d'attesa due libri ricevuti con le catene di lettura e mi spiace far aspettare troppo le persone dopo di me, negli ultimi due giorni ho dato un'accelerata riprendendo da dove mi ero fermata.

Nel romanzo viene lasciato molto spazio alle diatribe ereditarie degli Ittiti e finalmente viene approfondito maggiormente il personaggio di Asha che, in quanto diplomatico, è colui che si occupa dei rapporti con questo popolo bellicoso. Anche i progetti di Mosè di lasciare l'Egitto hanno grande importanza in questo quarto volume, anche se devo ammettere che il suo personaggio qui è presentato in modo abbastanza diverso da come viene classicamente dipinto: in realtà sembra un invasato abbastanza ottuso e disposto a tutto per eseguire la volontà di Yaveh. Evito di raccontare le famigerate piaghe d'Egitto dal punto di vista di Jacq (che, soprattutto per quanto riguarda l'ultima, mi hanno ricordato molto gli attuali episodi di terrorismo), devo però dire che Mosè non ci fa proprio una bella figura e oltretutto non ha nemmeno la soddisfazione di fuggire con il suo popolo da Pi-Ramses, in quanto è lo stesso faraone che lo scaccia dal paese. In realtà, se si tiene conto che l'intento di Jacq è quello di creare un romanzo epico che esalti le gesta di Ramses, questa sua presentazione degli eventi è logica, anche se non riesco a spiegarmi come mai le gesta del faraone vengano presentate in maniera poco realistica e lasciando molto spazio al divino, mentre quelle di Mosè vengano tutte spiegate in modo razionale. Questo è in effetti piuttosto incoerente.

Nonostante in tutti i romanzi venga dato ampio spazio al rapporto tra Ramses e Nefertari, in "La regina di Abu Simbel" il loro amore viene davvero celebrato. I due sovrani si completano a vicenda e sono l'uno il supporto dell'altro. L'amore che li lega è immenso, profondo e sincero e ricorda molto il legame che nel primo volume si intuiva appartenesse anche a Sethi e Tuya. Questo è anche il romanzo che presenta maggiori cambiamenti e colpi di scena, alcuni a lungo attesi, altri che invece non avrei voluto accadessero. Purtroppo però la vita a volte riserva delle bruttissime sorprese e a questa regola non sfugge nemmeno un faraone.

«Nefertari è la magia in mancanza della quale nessuna iniziativa è durevole. Violenze e tenebre non scompariranno finchè le generazioni si succederanno alle generazioni, ma l'armonia sarà vissuta su questa terra fino a quando regnerà la coppia reale. Rafforzala, Ramses, fanne la pietra di fondazione dell'edificio. Quando l'amore si irradia su un popolo, gli assicura maggiore felicità di qualsivoglia ricchezza»
(Tuya)
«Nel cuore della Nubia, Hathor ha segnato della propria presenza un sito chiamato Abu Simbel. Incarnandosi nella pietra, la signora delle stelle ha rivelato il segreto del suo amore. Ed è questo che voglio offrire a Nefertari perchè lei divenga per sempre la regina di Abu Simbel»
(Ramses)

sabato 9 luglio 2011

La Battaglia di Qadesh (Il Romanzo di Ramses #3)

sfide: serial readers 2011
Titolo originale: La Bataille de Kadesh
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 28 giugno 2011
Terminato il: 30 giugno 2011

Valutazione: ★★★★
Il cavallo di Danio galoppava sulla pista ardente che portava alla Dimora del Leone, una borgata della Siria del Sud fondata dall'illustre Faraone Sethi. Egiziano da parte di padre e siriano da parte materna, Danio aveva fatto proprio l'onorevole mestiere di portalettere e si era specializzato nella consegna di messaggi urgenti. L'amministrazione egiziana gli forniva cavallo, cibo e vestiario; Danio godeva di una dimora da funzionario a Sile, città frontaliera del nordest, e alloggiava gratis nelle stazioni di posta. Insomma, una gran bella vita, continui viaggi e l'incontro con siriane poco scontrose, talvolta desiderose di sposare un funzionario il quale tagliava la corda a grande velocità non appena il legame prendeva una piega troppo seria.
(incipit)

Recensione ritardataria per mancanza di ispirazione: sono giorni che ci giro intorno e non riesco mai a decidermi a scriverla, nonostante ormai sia quasi alla fine del romanzo successivo (che però ho tirato in lungo causa altre distrazioni).

Come i precedenti, anche questo romanzo mi ha appassionato parecchio: ormai mi sto affezionando ai personaggi come mi succede ogni volta che inizio una saga e già so che lasciarli sarà estremamente doloroso. Intanto continuo ad accompagnare Ramses e gli altri nelle loro avventure, che questa volta li portano ad incontrarsi faccia a faccia con i nemici che finora si erano sempre tenuti nell'ombra: gli Ittiti. Ho molto apprezzato i capitoli che parlano di questo popolo, prima di tutto perchè hanno dato nuova linfa al racconto con l'introduzione di nuovi personaggi e la narrazione degli episodi guerreschi della battaglia di Quadesh e in secondo luogo perchè trovo estremamente interessante paragonare due culture contemporanee ma così diverse. La scena della battaglia di Ramses, [SPOILER] che abbandonato dai suoi sconfigge da solo l'esercito ittita [SPOILER], è secondo me la più affascinante e a mio parere lascia trasparire il vero senso che Christian Jacq ha voluto dare alla saga, ovvero non quello di una cronaca romanzata della vita di Ramses, bensì una specie di romanzo epico, in cui la storia e la mitologia si fondono. Una sorta di "Iliade d'Egitto", anche se indubbiamente di un altro livello.

Per finire, non resisto purtroppo alla tentazione di fare un mega spoiler, che camufferò ovviamente in maniera adeguata: [SPOILER] che gioia, Asha non è una spia di Shenar ma è rimasto fedele a Ramses!! La sua era tutta una messinscena ben studiata (e magistralmente interpretata) per tenere Shenar sotto controllo. Peccato che il maledetto sia riuscito a fuggire, sono sicura comunque che farà la fine che si merita. [SPOILER] Ecco, finito, chiedo scusa ma non potevo non esprimermi! ^_^

Loto guardò lontano.
«Questo paese ti ama come tu lo ami, Maestà. Parlagli, e il paese ti parlerà.»
(Loto a Ramses)
Poi il Faraone uscì dal luogo puro e stette ad assistere alla nascita del sole, il suo protettore, che la dea del cielo aveva inghiottito al tramonto per farlo rinascere a levante dopo un aspro combattimento con le forze delle tenebre. Non era forse lo stesso combattimento che il figlio di Sethi si accingeva a condurre contro le orde ittite?
«Hai commesso un errore fatale, quello di credere che chiunque sia corruttibile. Non hai esitato a trafficare nella mia cerchia, ma ignoravi che un'amicizia può essere solida quanto il granito ed è così che sei caduto nella trappola che ti avevo teso.»
(Ramses a Shenar)
«Se commetti un errore» aveva detto Sethi «non attribuirne la colpa a nessuno, salvo che a te stesso, e correggi il tuo sbaglio. Battiti come un toro, un leone e un falco, sii folgorante come l'uragano, altrimeni sarai vinto.»

sabato 2 luglio 2011

La Dimora Millenaria (Il Romanzo di Ramses #2)

sfide: serial readers 2011, sono così 2011
Titolo originale: Le Temple des millions d'années
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1995
Editore: Mondadori
Pagine: 400

Iniziato il: 14 giugno 2011
Terminato il: 28 giugno 2011

Valutazione: ★★★★
Ramses era solo, attendeva un segno dall'invisibile.
Solo di fronte al deserto, all'immensità di un paesaggio brullo e arido, solo di fronte al proprio destino la cui chiave gli sfuggiva ancora.
(incipit)

Questa saga mi sta stregando: avevo iniziato il primo volume con un po' di scetticismo avendo letto su anobii delle recensioni non entusiaste e invece mi sono ricreduta. Meno male che ho imparato a non seguire i consigli altrui a proposito di libri e film: preferisco sbatterci la testa.

La dura vita di faraone ha inizio e gli intrighi del primo romanzo non sono nulla in confronto a quelli che vengono tessuti adesso: tradimenti da parte dei più vicini, complotti, tentati omicidii. Come giustamente gli aveva confidato suo padre, il faraone è completamente solo e non deve fidarsi nè delegare le decisioni a nessuno.

Contrariamente alle aspettative di tutti Ramses si dimostra, nei primi quattro anni del suo regno (quelli di cui si parla in questo volume), un faraone saggio e intelligente; la sua principale preoccupazione è rafforzare il ka della coppia reale (ovvero la forza vitale) e onorare il padre Sethi terminando la costruzione del tempio di Luxor ed erigendo la nuova capitale Pi-Ramses. Inoltre iniza in questo volume la costruzione del Ramesseum, ovvero la dimora millenaria del titolo.

La figura femminile centrale di questo romanzo non è più Iset, che viene relegata ad un ruolo minore, bensì Nefertari, la grande sposa reale [SPOILER]che si dimostra degna della sua carica[SPOILER]. Molto interessante anche la parte riguardante Mosé: il giovane è tormentato da conflitti interiori poichè, in quanto ebreo, rifiuta la religione politeista egizia e sostiene sempre più l'esistenza di un unico Dio. Tra tutti, comunque, il mio personaggio preferito è Ameni (anche se, se la gioca con Serramanna): mi fa tenerezza perchè in un corpo così fragile e delicato si nasconde un animo forte. Anche Setau è molto affascinante: la sua passione per i serpenti lo rende un personaggio enigmatico. [SPOILER]Purtroppo Asha sembra invece davvero essere un traditore: una parte di me, però, spera ancora che in realtà sia tutta una finzione per tenere d'occhio Shenar[SPOILER]. Per quanto riguarda il fratello maggiore del re, mentre nel primo volume lo ritenevo solo un inutile grassone invidioso, proseguendo con la lettura mi sto accorgendo che è un personaggio molto intrigante: è furbo e intelligente ed escogita mille modi per cercare di far cadere il fratello. Mi piace il fatto che proprio Shenar sia l'occasione per far nascere una venatura di "giallo" nel romanzo, in quanto molto del lavoro di Ameni e Serramanna consiste nel trovare l'origine di tutti i misteriosi intrighi che mettono a rischio la vita della famiglia reale.

Adesso non vedo l'ora di proseguire la lettura con l'episodio che si preannuncia già dal titolo come il primo il cui si parlerà di guerra: "La battaglia di Quadesh".

Horus sollevò la corona rossa del Basso Egitto, una specie di mortaio sormontato da una spirale, e la posò sulla testa di Ramses; poi Seth vi sovrappose la corona bianca dall'Alto Egitto, la cui forma ovale era dominata da un bulbo.
– Le due potenze sono legate per te – dichiarò Thot. – Tu governi e unisci la terra nera e la terra rossa, sei l'uomo del giunco del Sud e dell'ape del Nord, sei colui che rende verdi le due terre.
– Tu solo potrai avvicinare le due corone – rivelò Seth. – Il fulmine che esse contengono annienterà l'usurpatore.
Solo sul carro dorato, il Figlio della Luce imboccò la strada principale di Pi-Ramses in direzione del tempio di Amon. In pieno sole, egli apparve come l'astro i cui raggi davano alla luce la città. A fianco dei due cavalli bardati camminava il leone, a capo eretto, la criniera al vento.