giovedì 26 maggio 2011

La Mappa del Destino

sfide: sono così 2011
Titolo originale: The Tenth Chamber
Autore: Glenn Cooper
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Nord
Pagine: 416

Iniziato il: 23 maggio 2011
Terminato il: 25 maggio 2011

Valutazione: ★★★ e mezzo
I due uomini avanzavano a fatica, ansimando, sul terreno sdrucciolevole, col pensiero rivolto alla cosa sconvolgente che avevano appena visto. Il temporale di fine estate li aveva colti di sorpresa, avvicinandosi alla valle mentre loro stavano esplorando la caverna. Adesso la pioggia battente sferzava le pareti di arenaria, scivolando sulle rocce. E tutta la valle del Vézère era nascosta da una bassa cortina di nubi.
(incipit)
Sinossi: Per settecento anni è rimasto nascosto in un muro dell’abbazia. Poi una scintilla ha scatenato un incendio e il muro è crollato. Stupito, l’abate Menaud sfoglia quel volume impreziosito da disegni di animali e di piante. È scritto in codice, ma le prime parole sono in latino: Io, Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia. Per migliaia di anni è rimasto immerso nell’oscurità. Poi un’intuizione ha squarciato le tenebre. Incredulo, l’archeologo Luc Simard cammina in quel grandioso complesso di caverne, interamente decorate con splendidi dipinti rupestri. E arriva all’ultima grotta, la più sorprendente, dove sono raffigurate alcune piante: le stesse riprodotte nell’enigmatico manoscritto medievale… Per un tempo indefinibile è rimasto avvolto nel mistero. È stato custodito da santi e da assassini, è stato una fonte di vita e una ragione di morte. Poi un imprevisto ha rischiato di svelarlo agli occhi del mondo. Spietati, gli abitanti di Ruac non hanno dubbi: i forestieri devono essere fermati. Perché la cosa più importante è difendere il loro segreto. A ogni costo.



Questo è un periodo davvero fortunato in fatto di letture: continuo a trovarmi di fronte a libri coinvolgenti e che mi tengono sveglia la notte perchè proprio non riesco a chiuderli. Ieri sera ho letto 300 pagine tutte d'un fiato, terminando la lettura a mezzanotte e mezza con gli occhi brucianti, ma non riuscivo proprio a smettere.

La storia si sviluppa su tre livelli temporali: i nostri giorni, il medioevo e l'epoca preistorica. Lo spostamento tra i diversi periodi è strutturato in modo da non creare disorientamento nel lettore, che riesce sempre a riprendere le fila del racconto, aiutato anche dal fatto che i personaggi importanti non sono molti ed è semplice ricordarli [SPOILER](e poi la maggior parte muore nelle prime 50 pagine risolvendo il problema!)[SPOILER]. Ho apprezzato molto le descrizioni della caverna e delle opere, oltre alle parti ambientate nel medioevo e nella preistoria. La parte di storia abientata nei giorni nostri è sicuramente appassionante, ma ho notato che i personaggi non sono particolarmente approfonditi: Luc e Sara [SPOILER](gli unici che sopravvivono agli abitanti di Ruac)[SPOILER] sono esattamente gli stessi dall'inizio alla fine del racconto e non subiscono particolari evoluzioni.

Fortunatamente il narratore non si ferma troppo sulle descrizioni cruente (lo splatter non è il mio genere, anche in ambito letterario) e l'inevitabile storia d'amore non occupa più spazio di quanto non fosse necessario: da questo punto di vista è tutto ben bilanciato e, nonostante dopo le prime 100 pagine si inizi già ad intuire come finirà il racconto, la lettura resta piacevole e coinvolgente. Insomma, è il libro perfetto per "staccare" e godersi un po' di avventura.

Purtroppo anche qui torna il problema del titolo. In Italia, ormai, i libri si intitolano più o meno tutti nello stesso, banale modo: parole come "segreto" e "destino" vengono infilate un po' ovunque, generalmente a casaccio. In questo caso la fortunella è "destino", affiancata ad un'altra di grande effetto, "mappa"... ma che originalità! Inutile dire che nessuna delle due centra qualcosa con il contenuto del romanzo, dove la famigerata mappa non è certo il centro del racconto (anzi, il termine comparirà non più di due volte in tutte le 400 pagine) e il destino "non c'azzecca" (come direbbe qualcuno) un fico secco. Ormai credo proprio che mi dovrò rassegnare e fingere che in italiano questo romanzo si chiami "La decima camera"...

L'Enigma del Solitario

sfide: salva-comodino 2011, torniamo ragazzi 2011
Titolo originale: Kabalmysteriet
Autore: Jostein Gaarder
Anno di pubblicazione: 1996
Editore: Longanesi
Pagine: 360

Iniziato il: 17 maggio 2011
Terminato il: 21 maggio 2011

Valutazione: ★★★ e mezzo
Il grande viaggio verso la terra dei filosofi partì da Arendal, un'antica cittadina di mare sulla costa sud della Norvegia
(incipit)
Sinossi: Se la vita è un solitario, ciascuno vorrebbe essere il jolly. È proprio quello che capita al piccolo Hans Thomas. Dodici anni, un mazzo di carte e un minuscolo libriccino come compagni di gioco, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di sua madre. Scoprirà così un'isola incantata, abitata da 52 nani strambi, un fantasioso naufrago e un folletto dispettoso. Ad Hans non resterà che trasformarsi egli stesso in un jolly per risolvere l'enigma e non restare schiacciato dal suo beffardo destino.


"L'enigma del solitario" può essere considerato lo studio de "Il mondo di Sofia". Questa frase non è da intendere in modo negativo, anzi: è un po' come i disegni e gli schizzi a matita dei pittori che sono gli studi per un meraviglioso dipinto. In effetti, se si va a vedere la data di pubblicazione originale del romanzo, questo precede di un solo anno "Il mondo di Sofia" e al suo interno si ritrovano tutte le idee dell'autore riguardo al binomio caso/destino, all'esistenza di un "grande prestigiatore" che è creatore delle sue illusioni, all'apatia degli uomini nei confronti del mondo in cui viviamo. Il tutto è incorniciato da una storia che per intelligenza ricorda un po' Alice nel Paese delle Meraviglie, con enigmi, indovinelli, giochi di parole e soprattutto la creazione di un mondo con una logica tutta sua ma nel quale "tutti i conti tornano": il meccanismo del grande solitario è davvero geniale, almeno per me che sono una capra in matematica e che mai ci sarei arrivata.

Anche qui i protagonisti del romanzo sono tutti collegati tra loro e il motivo di ciò viene svelato solo alla fine. Troviamo un bambino estremamente sveglio e suo padre, un macchinista/filosofo che però ha il brutto vizio di bere troppo. E' nei loro dialoghi che si presentano in forma embrionale tutti quei concetti già elencati che nel Mondo di Sofia verranno sviluppati e approfonditi: se avessi letto i romanzi in ordine di pubblicazione, probabilmente avrei goduto di più queste parti, che invece lette a posteriori sembrano ripetizioni. Comunque Jostein Gaarder si sta avvicinando a diventare uno dei miei autori preferiti.

Dio se ne sta tranquillo in cielo a ridere degli uomini che non credono in lui
(pater)
Un jolly è un giullare, un piccolo essere diverso da tutti gli altri. Non è di fiori né di quadri; non è di cuori né di picche. Non è un otto né un nove, non è un re e neppure un fante. Fa parte del mazzo come tutte le altre carte, ma in realtà è un corpo estraneo. Ecco perchè lo si può addirittura togliere senza che nessuno ne senta la mancanza.
Se la gente si occupa tanto dei fenomeni "soprannaturali", ciò è dovuto a uno strano tipo di cecità. Non coglie il mistero più grande e cioè che esiste un mondo.
(pater)
Se il mondo è un trucco di illusionismo, da qualche parte deve pur esistere anche un grande illusionista.
(pater)
Da qualche parte, su un mucchio di sabbia, un bambino costruisce castelli. Ogni volta che fa un castello nuovo, lo guarda per un istante, tutto fiero, e poi lo distrugge gettandogli sopra un secchiello pieno d'acqua. Allo stesso modo il tempo ha usato la terra per fare i suoi esperimenti.
(pater)
Possiamo sfuggire ai re e agli imperatori, forse anche a Dio. Ma non al tempo. Il tempo ci vede ovunque, perchè tutto intorno a noi affonda in quest'elemento senza fine.
(pater)

martedì 24 maggio 2011

Il Ritorno del Marchese di Carabas

sfide: salva-comodino 2011, torniamo ragazzi 2011
Autore: Sebastiano Ruiz Mignone
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Piemme
Pagine: 192

Iniziato il: 21 maggio 2011
Terminato il: 23 maggio 2011

Valutazione: ★★★
Il marchese di Carabas era stato, molti anni prima, grande e prode cavaliere, instancabile conquistatore di roccaforti e cuori femminili, nonchè valente campione del gioco della palla.
(incipit)
Sinossi: Molti lustri sono trascorsi dacché il gatto con gli stivali sconfisse l'orco e il suo padrone divenne il marchese di Carabas. Una notte tre disperati bussano a quel portone da tempo sbarrato: sono i soli superstiti del paese di Moltove, messo a ferro e fuoco dai Corsari Turcomanni. Ora quei violenti sanguinari stanno marciando verso il paese di Tombino che presto subirà la stessa sorte. Il marchese si mette in marcia verso il paese minacciato dopo aver radunato un esercito assai bislacco.



Molto carino e simpatico: credo che nessun bambino riuscirebbe a non ridacchiare leggendo questa storia. I personaggi sono uno più buffo dell'altro (ma il mio preferito è il visconte di Patador Doré, perso nel bosco invisibile) e mi è piaciuta molto l'idea delle illustrazioni introduttive dei capitoli: ogni volta che all'esercito del Marchese si aggiunge un personaggio, questo viene aggiunto anche all'illustrazione, in modo che la fila si allunga proseguendo con il racconto. Divertenti anche i personaggi dei pirati, soprattutto il loro capo Musone di Cane, che quando incita gli uomini una una specie di dialetto veneto/milanese e ho trovato molto interessante anche il modo in cui Mignone inserisce la morte nel racconto.

Loto guardò lontano.
«Rass de' dannà! Om de cativeria! Bricconass! Marmaia spusolenta! All'arm! All'arm! E addoss' all'arma' de' soccors! Massacremoli! Tuti! Tuti! E poi massacremo anca Tombin! Avant! Masemoli!»
(Musone di Cane)

lunedì 16 maggio 2011

La Ragazza di Carta

Titolo originale: La fille de papier
Autore: Guillaume Musso
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 372

Iniziato il: 12 maggio 2011
Terminato il: 16 maggio 2011

Valutazione: ★★★★

«Tom, apri!»
Il grido si perse nel vento e rimase senza risposta.
«Tom, sono io, Milo! Lo so che sei in casa. Esci dalla tua tana, per la miseria!»
(incipit)
Sinossi: In piena crisi di ispirazione, solo e senza un soldo, lo scrittore Tom Boyde non riesce a terminare il suo ultimo romanzo. Proprio quando tutto sembra perduto, nella sua vita entra Billie. Misteriosa e bellissima, compare all'improvviso in una notte di pioggia, con una storia incredibile da raccontare. Gli dice infatti di essere la protagonista del suo romanzo, caduta nel mondo reale da una frase che lui ha lasciato in sospeso. Se ora Tom non riprenderà a scrivere, lei morirà. Sembra assurdo, eppure... Eppure, Tom le crede. Perché è già follemente innamorato. Insieme Billie e Tom affronteranno un'avventura straordinaria, in cui nulla è ciò che sembra. E scopriranno che la vita, a volte, può essere un gioco pericoloso...


Recensione fresca fresca: ho terminato la lettura da qualche minuto e ho sentito il bisogno di scrivere subito il commento, a caldo. "La ragazza di carta" rientra pienamente nella categoria dei libri-calamita: ogni volta che lo aprivo mi dovevo poi obbligare a chiuderlo, perchè purtroppo a volte si deve anche dormire, mangiare, lavorare, ecc. Se avessi potuto mi sarei piazzata sul letto e l'avrei finito in mezza giornata. Erano mesi che tutte le volte che capitavo in una libreria me lo ritrovavo tra le mani: sfogliavo qualche pagina, leggevo e rileggevo la sinossi, lo giravo e rigiravo e poi, da brava fanciulla con forza di volontà resistevo alla tentazione e lo lasciavo giù. «Tanto prima o poi lo trovo anche in bibilioteca» pensavo dentro di me. Poi un giorno, mentre io mi facevo un giro da Kasanova alla ricerca dei bellissimi bicchieri scontati della RCR (non li ho ancora presi ma questa settimana credo che cederò), il mio fidanzato entrava nel supermercato e ne usciva con il libro!!! Vabè, tutta questa premessa che non interessa a nessuno era solo per dire che lo occhieggiavo da parecchio e quindi avevo molte aspettative che, fortunatamente, sono state confermate.

La scrittura di Musso è fluida e scorrevole ma nel contempo efficace e molto "visiva": mi è risultato facilissimo immaginare i luoghi e i personaggi descritti. Ho trovato gestiti molto bene sia il prologo - dove con lo stratagemma dei ritagli di giornale e delle mail dei fan, Musso ricostruisce in poche pagine, senza troppi giri di parole ma in modo molto efficace il percorso che ha portato Tom a ridursi nello stato in cui lo troviamo nel primo capitolo - che l'incontro tra il protagonista e Billie. Geralmente temo sempre molto il momento in cui un personaggio scopre che la realtà in cui si trova, le persone che lo circondano o lui stesso hanno "qualcosa di strano", perchè se lo scrittore non è abile, tutto diventa artefatto. In questo caso, la reazione di Tom alla comparsa e alle parole di Billie, è perfettamente credibile (inizialmente è convinto che sia una fan pazza che si è imparata a memoria tutti i suoi libri) e anche la sua progressiva presa di coscienza del fatto che questa ragazza, incredibilmente, stia forse raccontando la verità è molto realistica.

Dalla metà in avanti, poi, la storia prende ancora più vita, soprattutto grazie all'inseguimento del libro, che ci permette di incontrare una serie di personaggi interessantissimi che ci lasciano dare una sbirciata veloce nelle loro vite. Il finale mi è risultato completamente inaspettato e se inizialmente mi ha lasciata un po' perplessa, chiudendo l'ultima pagina ho realizzato che lo stile impeccabile di Musso lo rende davvero credibile. So di aver già usato questo aggettivo, ma è il termine chiave per descrivere questo romanzo ed è bello poterlo dire, quando gli scaffali delle librerie sono invasi da storie che non stanno in piedi e personaggi scialbi e forzati.

Ho apprezzato tantissimo le citazioni all'inizio di ogni capitolo: tutte non solo pienamente correlate alla parte a cui si riferiscono, ma anche molto, molto belle. Credo che "La ragazza di carta" potrebbe essere un'ottima idea per un film; avrei anche in mente l'attrice che potrebbe interpretare Billie, perchè dalla prima volta che è comparsa sulla terrazza l'ho sempre visualizzata con il viso di Maggie Grace (la Shannon di Lost e la figlia dello spettacolare Liam Neeson di "Io vi troverò"). Sarei proprio curiosa di vederlo al cinema.


«Sono caduta»
«Caduta da dove?»
«Da un libro. Dalla tua storia, insomma.»
La guardai incredulo, senza capire una virgola dei suoi deliri.
«Sono caduta da una frase lasciata a metà.»
(Billie e Tom)
Un libro prende corpo soltanto con la lettura. E' il lettore che gli dà la vita, elaborando immagini che vanno a creare il mondo immaginario nel quale evolvono i personaggi.
(Tom)
Momento art-attack: Oh mamma cos'è successo! Ho photoshoppato, dopo un millennio circa!! So che ha un sacco di cose che non vanno (per esempio il troppo spazio bianco in mezzo, ho messo male le stelle) e che avrei dovuto scrivere "Billie" invece del nome dell'attrice, ma il fatto che mi sia venuto di getto, dopo un blocco durato anni è già un passo avanti e me lo tengo così...