martedì 23 febbraio 2010

[Recensione] Strane Creature, di Tracy Chevalier

(Remarkable creatures)
di Tracy Chevalier

Editore: Neri Pozza
Pagine: 287
Genere: Romanzo storico
Anno di pubblicazione: 2009


È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio del Sussex. Un giorno sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha e l'aspetto severo che si ritrova, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista. Quand'era poco più che una poppante, Mary è stata colpita da un fulmine. La donna che la teneva fra le braccia e le due ragazze accanto a lei morirono, ma lei la scampò. Prima dell'incidente era una bimba quieta e malaticcia. Ora è una ragazzina vivace e sveglia che passa il suo tempo sulla spiaggia di Lyme, dove dice di aver scoperto strane creature dalle ossa gigantesche, coccodrilli enormi vissuti migliaia di anni fa.

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Il mio primo incontro con Tracy Chevalier è stato davvero una piacevole scoperta: "Strane Creature" racconta la vera storia di Mary Anning, la donna che scoprì i resti del primo ittiosauro dando così un'enorme contributo allo sviluppo delle teorie evoluzionistiche, e di Elizabeth Philpot, studiosa di pesci fossili. Tramite la sua penna la Chevalier riporta alla luce la storia di queste due figure femminili sicuramente atipiche per l'epoca: due donne sole, non particolarmente interessate al matrimonio o agli altri interessi più tipicamente femminili e che invece preferiscono trascorrere ore sulla spiaggia alla ricerca di fossili oppure chiuse nel loro studio a catalogare le loro scoperte.

Mary Anning
Mary Anning
Mary ed Elizabeth sono due personaggi affascinanti, che l'autrice ci permette di conoscere alternando le loro voci capitolo dopo capitolo e permettendoci di avere una visione a tutto tondo sulla storia e sui loro pensieri ed emozioni. Dal punto di vista narrativo, mi ha piacevolmente colpito il modo in cui le voci delle due donne siano estremamente caratteristiche e diverse l'una dall'altra, tanto da rendere chiarissimo quando sia l'una e quando l'altra a prendere la parola nella narrazione. L'ambientazione, poi, è molto curata e questo è forse in assoluto l'aspetto che ho più amato del romanzo, oltre naturalmente allo spazio che viene lasciato all'approfondimento delle scoperte scientifiche dell'epoca, alla descrizione dei fossili, degli strumenti e delle tecniche di lavoro della comunità scientifica dell'epoca.

Elizabeth Philpot
Elizabeth Philpot
La lettura non è stata per me del tutto esente da difetti: in alcuni momenti ho avuto la sensazione che i personaggi fossero un po' forzati in certi atteggiamenti, forzature che si manifestano principalmente in un'acutezza un po' anomala, che porta Elizabeth ad intuire in maniera sorprendentemente rapida la portata delle scoperte proprie e di Mary, senza nemmeno dover spendere tempo in ricerche e approfondimenti. Considerando che la scoperta dell'ittiosauro ha contribuito a rivoluzionare la concezione del mondo dell'epoca, facendo nascere l'idea di un'epoca storica in cui a popolare la terra fossero creature ormai estinte e mettendo quindi in discussione la visione creazionista che era ritenuta l'unica vera e possibile (oltre a porre le basi per le successive teorie evoluzionistiche), questa immediata "illuminazione" di Elizabeth mi sembra difficilmente credibile.

Nel complesso comunque il romanzo mi è piaciuto e nonostante non si possa certo dire che si tratti di un libro d'azione, l'ho trovato molto coinvolgente. Anzi, credo proprio che la linearità della trama e la sostanziale mancanza di colpi di scena abbiano contribuito a rendere il romanzo più realistico oltre ad evitare diversi clichè.

Voto: 7.5/10

♥ Questo libro fa per voi se... vi affascinano i romanzi che ruotano attorno al mondo naturalistico e se amate i romanzi ambientati nell'Inghilterra ottocentesca.

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