Zia Antonia sapeva di menta

di Andrea Vitali
Ebook, 212 pagine, Garzanti 2011

Invisibile ma presente.
Inconfondibile. Solo lui era così.
E sembrava impossibile che fosse lì dentro.
Eppure…
Entrato nella stanza, Ernesto Cervicati si era improvvisamente fermato davanti a quel muro fantasma, ma dotato di una sua solidità. Aveva annusato. Una, due, tre volte, tirando su discretamente con il naso.
Non c’era da sbagliarsi, era odore di aglio.incipit

Trama: «Aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa!»
Suor Speranza ne è sicura: nel minestrone che ha distribuito ai pazienti della Casa di Riposo di Bellano l’aglio non l’ha fatto mettere di sicuro. Allora come mai Ernesto Cervicati, entrando nella stanza di zia Antonia, ha sentito quell’odore, invece dell’aroma inconfondibile e fresco della menta?
Ernesto conosce bene il rassicurante profumo delle mentine di cui è golosa la sua anziana parente. Certo meglio di suo fratello Antonio, che della zia non ha mai voluto saperne: gli interessava molto di più Augusta Peretti, una trentacinquenne ossigenata e vogliosa, nonché figlia di salumiere. Ernesto invece aveva accolto zia Antonia in casa sua e l’aveva accudita per tre anni, finché lei, un po’ per non gravare troppo sul nipote, un po’ per pudore, aveva deciso di trasferirsi all’ospizio.
Quel sorprendente odore d’aglio è un piccolo enigma. Forse è l’indizio di qualcosa di più grave. A indagare, oltre a Ernesto e all’energica suor Speranza, si ritrova anche il dottor Fastelli, medico dal carattere gioviale ma di grande sensibilità.
Intorno a questo profumato mistero, Andrea Vitali costruisce un romanzo carico di tenerezza, una di quelle storie che, come zia Antonia, ti accarezzano in un fresco abbraccio. Per poi regalarti, alla fine, una sorpresa.

Commento personale: Ho trovato questo romanzo davvero carino e piacevole. Sotto alcuni aspetti mi ha ricordato Una sposa conveniente di Elsa Chabrol: l’atmosfera di provincia, personaggi con caratteristiche molto marcate che rappresentano dei veri e propri “tipi umani” (non direi però stereotipati semplicemente perché è una parola con accezione a mio parere negativa, mentre nel contesto di questo romanzo in particolare erano adatti), la parlata tipica (che goduria leggere finalmente un libro in cui il protagonista è “l’Ernesto” e non “Ernesto” e basta… con l’articolo davanti è tutta un’altra cosa!).
La storia è un mini giallo… un giallino diciamo, anche se mooolto all’acqua di rose, però c’è sempre una mini indagine che si conclude con un piccolo colpo di scena che non mi aspettavo.

Alla fine diciamo che non è certo un libro di quelli che rimangono impressi nella memoria, però merita per svagarsi e sorridere un po’.

La perpetua, il cui padre era stato un ardito della prima guerra mondiale, al Cervicati si presentò quasi sull’attenti. Non aprì nemmeno il cancello.
«Il signor prevosto l’è malà», comunicò. «Non può ricevere nessuno.»
«Come, malato?» sbottò il bidello.
«Malato e basta», fu la risposta della perpetua.
«Ma come mai?»
«Come mai, come mai…»
Anche i preti avevano il diritto di ammalarsi, o no?
«E se fosse una cosa importante?»
«Se fosse una cosa importante», ripeté la perpetua, «lasci detto a me.» Avrebbe fatto la staffetta.
Sì, con il piffero che il bidello sarebbe andato a dire i suoi affari a una perpetua!
«Ciao», mormorò tra sé, girando sui tacchi e riprendendo la strada verso l’edificio scolastico.
«Vilàn», lo bollò la perpetua chiudendo la porta della canonica e scivolando lestamente sul pavimento lustro di cera del corridoio, verso lo studio del prevosto, per riferire.


Inizio lettura: 13 maggio 2013
Fine lettura: 14 maggio 2013

Rispondi