Zeferina, di Riccardo Coltri

Zeferina è stato fino a quest’estate il più vecchio “non letto” della mia libreria: non credo di esagerare se dico che potrei averlo da sette/otto anni, scambiato su aNobii durante il mio “periodo fantasy” in cui praticamente leggevo solo questo genere. Poi col tempo i gusti sono cambiati, il “periodo” è diventato quello dei gialli, della narrativa contemporanea, dei classici, e il libro è rimasto lì a prendere polvere in attesa che finalmente giungesse il suo momento.

Come anticipato dal sottotitolo, il romanzo è ambientato in Italia e questa è già una bella novità. La seconda è che al suo interno si trovano riferimenti a miti antichissimi, privati del risvolto favoleggiante che hanno acquisito dopo secoli e secoli di tradizioni orali e che prendono una forma molto più simile a quella che realmente potrebbe trovarsi alla base del mito: troviamo le fate – un popolo di bambini probabilmente orfani che costituiscono una società nascosti nei boschi e nelle grotte, gli orchi – popolazione di guerrieri possenti e feroci, e via di seguito, in un mosaico di creature leggendarie che assumono una forma plausibile e quasi realistica. Inutile dire quanto tutto ciò sia infinitamente interessante.

Il romanzo non è adatto ai deboli di stomaco: noi lettori seguiamo le due storie parallele di Zeferina, una donna in fuga con il suo bambino neonato sul quale si erge minacciosa una profezia, e Nero, un uomo alleato degli orchi che insieme ad altri popoli mitologici è a caccia di Zeferina con il preciso scopo di uccidere il bambino per evitare l’avverarsi della profezia. Durante questo inseguimento non ci vengono risparmiati gli avvenimenti cruenti di cui i due personaggi sono rispettivamente vittima e spettatrice o esecutore.

Si tratta di un romanzo estremamente cupo che mi ha catturata nelle sue atmosfere fin dalla prima pagina, nonostante gli abbia trovato il difetto di essere spesso un po’ troppo confuso: i dialoghi soprattutto sono spesso brutti, pieni di interruzioni, di “ehm” assolutamente innaturali (sembra che i personaggi siano tutti sordi, che non capiscono mai cosa gli viene detto) e in realtà anche tutta la vicenda della profezia non è a mio avviso spiegata in modo del tutto chiaro. Nel complesso però ho trovato la storia avvincente e lo sfondo mitologico talmente affascinante che mi sentirei di consigliarlo per avere un raro esempio di fantasy italiano con una sua dignità di opera originale e coraggiosa.

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