The Ocean at the End of the Lane

di Neil Gaiman
I wore a black suit and a white shirt, a black tie and black shoes, all polished and shiny: clothes that normally would make me feel uncomfortable, as if I were in a stolen uniform, or pretending to be an adult. Today they gave me comfort, of a kind. I was wearing the right clothes for a hard day.
(incipit)

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Questo romanzo è stato difficile, probabilmente perché sono un po’ stanca di leggere in inglese e faccio fatica a mantenere l’alto livello di concentrazione che mi serve per poter leggere in lingua.

Di “The Ocean at the End of the Lane” mi è piaciuta innanzitutto l’atmosfera in cui galleggia la storia; dico “galleggia” perché effettivamente il romanzo mi ha dato l’idea di essere sospeso, come quando si fa il morto nell’acqua e ci si sente leggermente disorientati dal cambio di prospettiva (davanti a noi c’è il cielo), dall’elemento in cui siamo immersi e dai suoni ovattati che sentiamo avendo le orecchie sott’acqua: ecco, il romanzo mi ha fatto quest’impressione, come se si trovasse in una dimensione intermedia. E questo effetto mi è piaciuto moltissimo. In più, mi è piaciuto molto anche il contrasto creato dalla compresenza di scene dominate dall’angoscia, dal buio, dal freddo in cui il protagonista sfida ciò che lo sta aggredendo e momenti invece di calma, di famiglia: calde, luminose, profumate di cibo e un po’ magiche.

L’acqua è l’elemento dominante del romanzo ed è presente in ogni situazione, legata a sentimenti e valori del tutto opposti: angoscia/calma, vita/morte, speranza/irrimediabilità. Ho amato moltissimo la visione ambivalente di questo elemento che io amo e temo allo stesso tempo, con la stessa ambivalenza presente nel romanzo. In più ho trovato fastastici i personaggi delle tre Hemstock, tanto che mi piacerebbe che Gaiman scrivesse un romanzo su di loro e sulla loro storia (a meno che non l’abbia già scritto, ovviamente, questo non lo so): sono misteriose, rassicuranti, potenti e spaventose. Il protagonista, addirittura, ritengo che sia stato messo quasi in secondo piano rispetto alle Hemstock, vere protagoniste della storia: tutto ciò che accade a questo bambino di cui non conosciamo il nome è il pretesto per aprirci uno spiraglio sulla lotta secolare di queste tre “streghe”, anche se streghe non sono, come viene specificato anche nel libro, per difendere il mondo in cui hanno deciso di vivere dagli esseri che ogni tanto arrivano dai varchi che si aprono nella nostra realtà.

Purtroppo, forse a causa dell’inglese, sento che “mi manca qualcosa”: è come se intorno a tutta la storia ci fosse una nebbiolina che non mi permettere di cogliere il senso complessivo: per questo motivo ho intenzione di rileggere a breve la traduzione italiana del romanzo, visto che mi sono resa conto di non essermelo goduto fino in fondo.

Il mio giudizio:

Formato: Ebook
Pagine: 148
Edizione: William Morrow Books, 2013
Inizio lettura: 14 ottobre 2013
Fine lettura: 02 novembre 2013
Lettura n.: 46/2013

Covers:
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2 Risposte a “The Ocean at the End of the Lane”

  1. Ah Gaiman, ho letto solo Nessun dove ma mi riprometto sempre di leggere altro di suo… inserisco anche questo titolo intanto…
    il problema di leggere in lingua è proprio quella di avere sempre la sensazione che qualcosa ti stia sfuggendo ed è il labile confine tra una traduzione buona e una cattiva, se quella sarà capace di colmare il vuoto provato…

  2. Esatto, è proprio la sensazione che provo anch'io: mi sembra sempre di non riuscire a cogliere al 100% il senso di quello che c'è scritto, che mi sfugga qualcosa…

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