‘Assassinio in prima classe’ di Robin Stevens

Buongiorno lettori, ebbene sì, sono di nuovo qui a parlarvi di libri e la lettura che ho scelto per inaugurare questo spero duraturo ritorno tra le pagine del blog è un romanzo che ho letto per una readalong organizzata da tre youtuber che seguo con entusiasmo da qualche anno, ovvero Jo Reads, Booklovers Army e Il filo di Arianna.

Il libro scelto è il terzo volume di una serie mistery per ragazzi di cui abbiamo letto in gruppo anche i volumi precedenti e che questa volta ci permette di accompagnare le due protagoniste, nientemeno che sul mitico Orient Express, proprio nell’anno successivo alla pubblicazione del famosissimo giallo di Agatha Christie ambientato sul medesimo treno.

Le due protagoniste sono Hazel e Daisy, due amiche molto diverse tra loro ma legate dalla passione per l’investigazione e che ormai, dopo due casi risolti alle spalle, si sentono a tutti gli effetti pronte per compiere il grande salto come detective. L’occasione viene loro offerta dal viaggio sul treno più famoso d’Europa che si troveranno a fare in compagnia del padre di Hazel e di una serie di altri personaggi molto particolari. Una sera, mentre il treno sta attraversando la Jugoslavia, un urlo agghiacciante interrompe la cena e uno dei passeggeri viene trovato morto nel proprio scompartimento; ad indagare si improvviserà un medico dalle scarsissime capacità investigative e così le due giovani detective dovranno impedire che un innocente venga accusato dell’omicidio, con la difficoltà di non dover farsi scoprire dal padre di Hazel, che non ha intenzione di concedere loro la libertà di comportamenti molto poco adatti a delle signorine, come indagare su un omicidio.

La lettura di First Class Murder, che io ho portato avanti in lingua inglese ma che – come potete vedere dalla copertina del post – è stato anche tradotto in italiano, è stata davvero un divertimento, proprio come i volumi precedenti. Indagare con Hazel e Daisy, che in ogni volume diventano più mature pur conservando i loro tratti caratteristici, è uno spasso: le due sono estremamente in sintonia, si completano a vicenda grazie ai loro talenti così perfettamente complementari (Daisy più intuitiva, Hazel più riflessiva). Gli indizi sono sparsi in maniera intelligente e per nulla banale: riuscire a districare la matassa è veramente difficile a causa di diverse false piste disseminate del romanzo. Io ho fatto due ipotesi ed entrambe (come sempre) si sono rivelate sbagliate.

L’unico mio disappunto riguarda la conclusione del mistero, per la quale l’autrice ha fatto una scelta secondo me un po’ troppo affrettata, senza disseminare gli indizi decisivi per chiudere l’indagine in maniera per me soddisfacente. Nonostante ciò la lettura è stata per me talmente coinvolgente e la lettura di gruppo (con ovvia condivisione dei propri sospetti e delle proprie deduzioni) talmente appassionante e divertente da permettermi di perdonare alla Stevens questa piccola pecca che non ha comunque intaccato il mio entusiasmo nella lettura.

Inutile dire che non vedo l’ora di scoprire quale sarà la prossima indagine della Detective Society.


Titolo: Assassinio in prima classe
Titolo originale: First Class Murder
Autore: Robin Stevens
Serie: Miss Detective, #3
Editore: Mondadori
Pagine: 261
Genere: Giallo per ragazzi

‘Panna nel Grande Giardino’ di Carlotta De Melas e Miss Cecip Art

Lo giuro, davvero: da gennaio riprendo a parlare di libri “da grandi”, ma oggi permettetemi di dare spazio ad una storia per bambini che ho trovato molto tenera e colorata, e che ho conosciuto grazie alla sua illustratrice.

La piccola Panna vive con la sua famiglia nel Grande Giardino, tra i petali di un Tulipano Rosa che fa loro da casa: i membri della famiglia Romuà hanno infatti la particolarità di essere molto, molto piccoli. Il giorno del compleanno di mamma Romuà, Panna è a casa da scuola, e disobbedendo ai genitori si avventura nel Grande Giardino alla ricerca di un regalo per farle una sorpresa. Il Grande Giardino è però un luogo pericoloso e lungo la strada Panna incontrerà alcuni amici ma vivrà anche una brutta avventura.

Leggere questo libro mi ha molto divertito: la scrittura è davvero a misura di bambino, molto tenera e ricca di dettagli affascinanti che la rendono una lettura agevole per i più piccoli ma allo stesso tempo coinvolgente. A renderla ancora più avvincente ci sono le illustrazioni di Miss Cecip Art, alcune delle quali sono davvero molto belle e tutte caratterizzate da colori luminosi e vividi e che decorano tutte le pagine del libro: non ci sono infatti solo le illustrazioni a tutta pagina, ma ogni riquadro di testo è decorato da un’illustrazione, alcune delle quali mostrano delle piante presenti nel Grande Giardino, accompagnate da una didascalia divertente che ne illustra l’uso un po’ magico che ne fa il Piccolo Popolo. Questo rende la lettura molto divertente perché permette di esplorare il libro non solo per leggere la storia ma anche andando alla ricerca di queste piante tra le sue pagine, come in un piccolo, magico erbario.

[copia pdf ricevuta dalle autrici]

Roverandom, di J.R.R. Tolkien

Bentornati sul blog, cari booklovers, siete pronti per immergervi in una storia magica nel più classico dei suoi significati? Non so se avete mai sentito parlare di Roverandom, una vera e propria fiaba fantasy con un protagonista insolito (un cagnolino) che affronterà mille fantastiche avventure per riuscire a liberarsi dell’incantesimo dello stregone Artaserse, che lo trasforma in un giocattolo per vendicarsi di un morso ai pantaloni. 

Il cagnolino Rover, ribattezzato Roverandom (un gioco di parole tra Rover=girovago e Random=a caso) per distinguerlo dai suoi alter ego che incontrerà negli strani mondi che saranno meta del suo girovagare, viaggerà fino alla luna in groppa ad un gabbiano dove conoscerà l’uomo-della-luna e fuggirà dalle pericolose creature che la abitano. Poi finirà in fondo all’oceano alla corte del re del mare, incontrerà sirene e fate, balene amichevoli e pericolosi serpenti marini.

Grazie all’aiuto di tanti amici che conoscerà durante le sue esplorazioni, tra cui uno stregone non particolarmente entusiasta del caratteraccio di Artaserse, Rover riuscirà a tornare a casa, ma come potrà riprendere le sue vere sembianze?

Questa fiaba davvero deliziosa, inventata da Tolkien per consolare il proprio figlio dopo la perdita del giocattolo preferito – un cagnolino di legno abbandonato sulla spiaggia, proprio come accade a Roverandom – è un viaggio fatato e avventuroso, che potrebbe essere perfetto come favola della buonanotte perché è un racconto avventuroso ma che infonde molta calma, a volte divertente e nel quale vengono descritti luoghi e creature così meravigliose che sicuramente popolerebbero i sogni di qualunque bambino.

Il segreto delle gemelle, di Elisabetta Gnone (Fairy Oak, #1)

Buon venerdì biblionauti, siete pronti per immergervi in un mondo fatato, buffo, tenero e aggiungete voi tutti gli aggettivi pucciosi che vi vengono in mente? Oggi vi racconto le mie impressioni sul primo volume di una saga famosissima che credo ormai abbiano letto praticamente tutti.

Quella di Fairy Oak è una saga che desideravo leggere da parecchio: avevo iniziato il primo volume durante un’estate di parecchi anni fa insieme alla cugina del mio compagno che all’epoca avrà avuto 9/10 anni, ma per non so quale motivo non l’avevo mai conclusa e da allora mi era rimasta la curiosità. Questa primavera la Salani mi ha inviato due volumi dei quattro che compongono i “Quattro misteri di Fairy Oak” e allora non ho più avuto scuse: ho recuperato tutti i volumi che mi mancavano e quest’estate ho divorato la prima trilogia composta da “Il segreto delle gemelle”, “L’incanto del buio” e “Il potere della luce”.

Fairy Oak è un incantevole villaggio che sorge attorno ad un’antica e magica quercia, in cui Magici e Non Magici convivono in armonia e i bambini sono cresciuti dalle fate. La serenità del villaggio è però minacciata dal cattivo con il nome più brutto che la storia del fantasy ricordi, il Terribile 21, il quale è intenzionato a far piombare l’oscurità sul villaggio e impadronirsene per sempre. La storia è narrata da Felì, la fata-tata delle due gemelle Vaniglia e Pervinca Periwinkle, le uniche due streghe al mondo a presentare i due poteri opposti – della Luce una e del Buio l’altra – all’interno della stessa famiglia.

Il primo volume della trilogia è forse quello meno avvincente essendo un capitolo spiccatamente introduttivo che ci permette di conoscere Fairy Oak, i suoi abitanti e la sua storia, ma proprio per questo è anche essenziale per farci entrare a passi leggeri nel mondo creato dalla Gnone. Il punto forte di questo volume – e in generale di tutta la trilogia – sono i personaggi con i loro buffi nomi e le loro abitudini: ci sono le fatine, con i loro nomi impronunciabili, la smorfiosa figlia del Sindaco, gli amici più fedeli, il burbero Capitan Talbooth – un pescatore brontolone ma con un cuore d’oro -, la saggia zia Tomelilla e tantissimi altri personaggi a cui ci impiega pochissimo ad affezionarsi e che con le loro bizzarrie rendono la vita a Fairy Oak estremamente divertente. In questo primo volume le due sorelle Periwinkle scoprono la loro magia, iniziano a cogliere la diversa origine dei loro poteri – che sarà la chiave dei volumi successivi -, si trovano ad affrontare i primi amori e le prime gelosie e infine combattono la loro prima battaglia contro il grande nemico.

Il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere “Il segreto delle gemelle” è: rilassante. La maggior parte delle pagine è dedicata alla vita quotidiana del villaggio ed è senza dubbio quella che mi è piaciuta di più: ho imparato a conoscere i personaggi e ad immergermi in questo mondo sicuramente molto edulcorato e infantile ma che proprio per questo mi ha messo addosso una grande serenità.

Come il resto della saga (ma approfondirò meglio nelle recensioni dedicate ad ogni singolo volume), questo libro ha alcuni difetti, primo fra tutti (e forse anche quello che mi è più dispiaciuto trovare) è il fatto che gli scontri con il Terribile 21 siano raccontati a mio parere malissimo: improvvisi e parecchio confusi, con molte di soluzioni di comodo non giustificabili dal fatto che sia un libro per bambini, mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca a fine lettura perché secondo me sarebbe bastato davvero poco per migliorarli e renderli più avvincenti mantenendo lo spirito giocoso della saga. Nonostante ciò io mi sentirei di consigliare la lettura questa saga a grandi e piccoli proprio per l’innocenza e la purezza che si respira ad ogni pagina: ogni tanto un’iniezione di serenità e ingenuità possono fare bene al cuore.

Absence. Il gioco dei quattro, di Chiara Panzuti

Nessun luogo è davvero completo.
È una questione di dettagli.
Allungai le braccia davanti a me e avvicinai pollice e indice
di entrambe le mani, formando un rettangolo.
Click.

Buongiorno biblionauti, come avevo promesso mi sono fatta coraggio e in questo assolato pomeriggio di agosto mi accingo a scrivere la recensione di un libro di cui si è molto parlato intorno a maggio (periodo in cui l’ho effettivamente letto) ma che si è dimostrato una delle tante meteore della narrativa young adult, senza che creasse un vero e proprio fenomeno. Sto parlando di Absence, scritto da una giovanissima autrice italiana, Chiara Panzuti, e pubblicato dalla Fazi.

Era da parecchio che non mi dedicavo alla lettura di un romanzo appartenente a questa “categoria” che ha spesso tradito le mie aspettative a differenza della narrativa detta “middle grade” ovvero dedicata ad una fascia di lettori di età inferiore. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, avevo voglia di fare un nuovo tentativo e mi sono buttata su questo libro (preso rigorosamente in biblioteca), attratta dalla copertina essenziale e un po’ dark e dal paragone con Hunger Games. Mi sono resa conto in realtà che, almeno per il mio parere personale, il libro non regge nessuna delle due definizioni.

La storia vede protagonisti quattro ragazzi (Faith, Jared, Scott e Christabel) che un giorno improvvisamente diventano invisibili, scomparendo sia fisicamente che dalla memoria dei loro cari. Attirati da un misterioso uomo in nero che gli consegnerà degli indizi, i quattro scopriranno di essere coinvolti in una caccia che li costringerà a lottare contro avversari sconosciuti per raggiungere per primi un “tesoro” che forse potrebbe far tornare tutto come prima.

Nel complesso la storia mi ha divertito e l’ho letta con piacere. Purtroppo ho trovato tanti aspetti del libro che non ho apprezzato: al di là dell’idea di base (che poteva essere interessante) c’è ben poca originalità sia dal punto di vista dello svolgersi degli eventi che nella descrizione dei personaggi e nell’evoluzione del loro rapporto, che parte in maniera davvero intrigante ma verso metà libro cade nella scontatezza più assoluta. Il parallelo con hunger games c’è ma mancano l’originalità e la spietatezza che caratterizzavano la trilogia della Collins: qui si parla tanto di lottare e rischiare la vita ma non c’è mai una situazione di vero pericolo per i protagonisti, tanto che a volte mi sono chiesta il senso di creare le varie scene di battaglia quando gli antagonisti per primi sembrano non avere alcun interesse a bloccare l’avanzata dei quattro protagonisti.

Infine due parole sul messaggio di fondo del romanzo: apprezzabile, veramente, il fatto che l’autrice abbia voluto andare oltre al banale racconto di una storia cercando di comunicare un messaggio ma è stato fatto secondo me nel modo sbagliato e col messaggio sbagliato. L’autrice infatti vuole farci riflettere su quanto la tecnologia ci stia alienando dal mondo che ci circonda e dai rapporti umani e dall’altra farci riflettere su quanto si possa risultare invisibili in senso metaforico a causa dell’esclusione da parte degli altri e del bullismo. Innanzitutto la cosa che ho trovato avere molto poco senso è il fatto che l’autrice sembra presentarci questi concetti come speculari, le cosiddette due facce della stessa medaglia, quando in realtà non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. Poi, vi dirò la verità, la storia della tecnologia alienante è un po’ un discorso da mio nonno in cariola: è uno stereotipo vecchio come il cucco. Il secondo messaggio posso capirlo  già di più se non fosse che viene ripetuto (come il precedente) ogni tre pagine e ribadendo fino alla nausea gli stessi concetti e le stesse motivazioni: dopo la prima volta, abbiamo capito, grazie!

Quindi in sostanza non credo consiglierei la lettura di questo romanzo più che altro perché, a parte farmi trascorrere qualche ora in serenità (che in realtà è comunque già qualcosa), non mi ha lasciato nulla, nemmeno la curiosità di sapere come proseguirà la storia.

Voi avete letto questo romanzo? Vi rivedete nelle mie impressioni o invece il libro è riuscito a conquistarvi? Fatemi sapere cosa ne pensate e vi dò appuntamento al prossimo post!

 

Novità per ragazzi da Terra Nuova Edizioni

Vi ho già parlato in passato delle pubblicazioni per ragazzi di Terra Nuova Edizioni e oggi voglio segnalarvi due novità della collana Terra Nuova dei Piccoli nella quale potete trovare libri illustrati per i più piccoli che li guidano verso il rispetto dell’ambiente, di se stessi e degli altri in modo divertente e intelligente.

Piccolo Alberto

Piccolo Alberto
di Silvia Roncaglia (testo) e Angela Marchetti (illustrazioni)
Link al sito della casa editrice

Che bella sfida è crescere! Ogni giorno il piccolo Alberto si trova di fronte a piccoli problemi da risolvere e a nuove abilità da conquistare, con il sostegno e l’incoraggiamento della sua famiglia. E quando si trova in difficoltà, impara a sdrammatizzare e a trovare una soluzione creativa, un punto di vista diverso, uno sguardo sorridente e spiazzante. E diventerà grande nel migliore dei modi…


Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccataLa volpe, il picchio e la bambina
di Barbara Pumhösel (testi) e Alessandra Vitelli (illustrazioni)
Link al sito della casa editrice

Una bambina e due animali, un bosco e una grande amicizia; un testo poetico che celebra la biodiversità. E introduce i più piccoli, con delicatezza ed equilibrio, ad argomenti d’impatto, come le sofferenze degli animali negli allevamenti intensivi e la caccia. Mostrando sempre la speranza e valorizzando l’importanza della solidarietà e dell’azione positiva.

Fangirl di Rainbow Rowell

C’era un ragazzo, nella sua stanza.
Cath controllò prima il numero dipinto sulla porta, poi quello che le era stato assegnato, scritto sul foglio che teneva in mano.
Pound Hall, 913.

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È ormai più di una settimana che sto rimandando la pubblicazione di questo post ma ormai è ora che mi decida ad affrontarne le conseguenze. Mi tolgo subito il dente: questo libro non mi è piaciuto. E il problema non sta assolutamente in un pregiudizio verso i romanzi etichettati come Young Adult (anche se si, effettivamente ne sono affetta) ma nel fatto che a mio parere in questo libro manca qualcosa che avrebbe davvero potuto renderlo uno di quelli che, in mezzo agli altri, fanno la differenza.

Iniziamo con una rassicurazione: “Fangirl” non è un libro stupido e non è mal scritto. Non rientra nemmeno nel filone dei romanzi adolescenziali pieni di ormoni, di metafore prive di senso e di “maschi alfa” che spacciano lo stalking per gelosia. Forse stiamo finalmente andando oltre, speriamo.

La storia strizza l’occhio alla moda del momento, le FanFiction, e ci porta nella vita di Cath, un’adolescente timida e insicura, autrice della più famosa fanfiction su Simon Snow, personaggio letterario protagonista di una saga di libri e film di enorme successo (in pratica l’alter ego di Harry Potter). All’inizio della storia Cath si trasferisce all’università con la sorella gemella Wren e lì si troverà a dover affrontare le sue insicurezze e a crescere sia come persona sia nelle proprie aspirazioni da scrittrice.

La prima pecca del romanzo, secondo me, sta nell’aver reso la protagonista immatura in maniera davvero sproporzionata per la sua età. Cath ha infatti comportamenti tipici di una ragazzina di 14/15 anni, specialmente per quanto riguarda il rapporto con i ragazzi con i quali non solo è inesperta ma addirittura non prova per loro alcun interesse! Allora, capiamoci: a diciannove anni puoi essere timida e insicura quanto ti pare, anch’io lo sono sempre stata, ma i ragazzi li guardi. Eccome se li guardi! A diciannove anni anche se lo tieni nascosto perché non hai il coraggio di farti avanti ti innamori di continuo: del tizio che prende l’autobus alla tua stessa fermata, di quello della classe di fianco alla tua che non ti si filerà mai di pezza perché le ha tutte dietro, del bagnino dei Bagni Mareblù che avrà trent’anni e figurati se sta a guardare me… a diciannove anni è tutto così e più si è timidi più diventa estenuante. Cath i ragazzi nemmeno li guarda, quasi quasi le fa anche un po’ senso l’idea di baciare qualcuno… no, a diciannove anni non è possibile.

La seconda sproporzione del libro è quella che si crea attorno all’attenzione e all’approfondimento che viene dato agli eventi: ci sono pagine e pagine (per me noiosissime) incentrate sulle insicurezze di Cath, sulle sue milioni di seghe mentali, una tiritera infinita su Simon Snow e poi le parti più interessanti e che avrebbero davvero potuto rendere il romanzo l’occasione per parlare in maniera approfondita della sua famiglia e del suo rapporto con padre, madre e sorella (che poi, senza fare troppi spoiler, è il vero fulcro della vicenda, la ragione per cui Cath è così) sono trattate in modo nettamente più superficiale e restano a fare da contorno alla storiella d’amore e a questo benedetto Simon Snow. Peccato perché dall’altra parte c’è secondo me un’autrice che sa raccontare bene e che forse avrebbe dovuto osare un po’ di più e non cercare il facile consenso riducendo a mero sfondo aspetti che avrebbero permesso un migliore approfondimento dei personaggi (anche se poi è stata la strategia vincente, visto quanto ha venduto, quindi forse ha ragione lei).

Con questo non voglio dire che il romanzo sia privo di aspetti positivi: è divertente, i dialoghi sono credibili e i personaggi, per quanto abbastanza stereotipati, sono comunque piacevoli. Però la lettura è stata lentissima e gli aspetti che ho indicato prima mi hanno fatto mancare quel qualcosa in più che distingue un libro nella media ma dimenticabile da un libro interessante e che rimane impresso.

Infine non ho davvero capito perché ad un certo punto del romanzo venga nominata la saga di Harry Potter… abbiamo un “romanzo nel romanzo” che chiaramente è un alter ego di Harry Potter, mi aspetto che non esista un Harry Potter nella realtà di “Fangirl”, o meglio, che “Simon Snow” SIA Harry Potter. E invece no, ad un certo punto viene citato e il mio cervello è andato in blocco del sistema tipo i residenti di Westworld.

Piccole Donne di Louisa May Alcott

“Natale non è Natale senza regali”, si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
“È così spiacevole essere poveri!” sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
“Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente”, aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
“Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell’altra”, disse Beth compiaciuta dal suo angolo.

Risultati immagini per louisa may alcott newton comptonRimpiango con tutto il cuore di non aver letto “Piccole Donne” da ragazzina ma di aver atteso i 31 anni per incontrare per la prima volta Meg, Jo, Beth e Amy. Se infatti sono certa, conoscendo la presa che i romanzi dei buoni sentimenti avevano su di me, che a 8/10 anni avrei perso la testa per le piccole donne, oggi mi ritrovo divisa a metà tra l’aver apprezzato una storia piacevole e personaggi a cui non ho potuto non affezionarmi, e il non aver sopportato la pesantezza davvero eccessiva data dal fortissimo moralismo che permea le pagine del romanzo.

Non credo ci sia bisogno di raccontarvi la trama: il romanzo è ambientato durante la guerra di Secessione e narra la vita delle sorelle March, quattro sorelle dalle personalità molto diverse che vedremo giocare, litigare, stringere amicizie e vivere delusioni. Insomma, crescere. La guerra nel romanzo è presente solo come sfondo lontano: è la causa dell’assenza del padre e di conseguenza della crisi della loro situazione economica, ma rimane appunto un’eco lontana, mentre la vita delle donne, dei bambini e degli anziani prosegue nella costante attesa di notizie da parte dei combattenti.

Purtroppo il romanzo, a causa del fatto che fu richiesto alla Alcott di scrivere un libro per ragazze che potesse diventare un grande successo, è permeato da una fortissima morale che insiste molto su aspetti come la morigeratezza, l’umiltà, il decoro, come si addiceva all’educazione delle future donne della seconda metà dell’800. Il risultato è che oggi queste parti risultano molto pesanti ed è solo la vivacità delle avventure quotidiane delle sorelle – specialmente del carattere spumeggiante di Jo – che permette di andare oltre le onnipresenti lezioncine bacchettone e di chiudere un occhio verso una certa irrealisticità (è italiano?) che a volte colpisce i personaggi, specialmente quando vengono costretti a pronunciare discorsetti morali che risultano, al lettore di oggi, forzati e poco spontanei.

Nonostante questo aspetto, quindi, la lettura è stata comunque un’esperienza appassionante: mi sono affezionata ai personaggi e ho voglia di rincontrarli, quindi è certo che leggeró anche gli altri romanzi che li riguardano. Mi piacerebbe vedere anche la trasposizione cinematografica con Winona Ryder; chissà, magari nei prossimi giorni faccio anch’io un “libro vs. film”.

Sogni di carta di Melania d’Alessandro

In un paese lontano, che potrebbe essere il vostro così come il mio, un tempo esisteva un negozio speciale. Non che adesso non ci sia più, badate! È solo cambiato un pochino.

Risultati immagini per sogni di carta melania d'alessandro“Sogni di Carta” ci racconta la storia di un libraio, Archimede, e del suo assistente Gulliver, un topino dal caratterino piuttosto nervosetto. I due amici lavorano in una libreria molto speciale (e come potrebbe non esserlo se ci lavora un topolino parlante?) dove si vendono libri che hanno una magia particolare, in grado di aiutare le persone a conoscersi meglio, a svelare i loro dubbi e a risolvere i problemi che li affliggono. Presto però questa magia sarà minacciata e Archimede, Gulliver e altri personaggi che incontreremo lungo il cammino, dovranno fare di tutto per salvare la libreria “Sogni di Carta” e i suoi libri.

Il concetto alla base del romanzo, quello che va oltre la storia narrata e che tutti gli amanti della lettura ben conoscono, è il potere dei libri di essere non solo dei compagni di avventure o delle fonti inesauribili di conoscenza, ma anche di essere dei veri e propri “consiglieri del cuore“. Scommetto che a ciascuno di voi sarà capitato almeno una volta nella vita di incontrare un libro che ha parlato alla vostra anima, che vi ha portato a conoscervi meglio o addirittura a compiere delle scelte importanti: quando si ha la fortuna di incontrare il libro giusto al momento giusto, questo incontro può rivelarsi una tappa fondamentale della nostra esistenza, un mattone importantissimo per costruire la nostra personalità e il nostro modo di vedere il mondo. I libri di “Sogni di Carta” hanno proprio questo potere e capitano nelle mani della persona giusta al momento giusto; è una tragedia, quindi, quando improvvisamente i libri iniziano a deteriorarsi, a perdere le pagine, a ritrovarsi con le pagine mezze cancellate e sbiadite, senza che i clienti possano più rivolgersi a loro per trovare le risposte di cui hanno bisogno senza esserne consapevoli!

I personaggi sono a-do-ra-bi-li: Archimede è il classico sognatore, timido e riservato ma dal grande cuore. Gulliver ha un caratteraccio ma sotto la scorza del topino brontolone si nasconde un amico fidato e sincero. Mentre procediamo con la storia conosciamo altri personaggi deliziosi, ma non vi dirò di più perché non voglio rovinarvi la sorpresa.

Lo stile di Melania è fantastico per i lettori più giovani, perché li coinvolge direttamente nella storia, è divertente e sempre frizzante ma anche molto curato e per niente semplicistico, in quanto include spesso la spiegazione di parole che possono essere nuove per il lettore o riferimenti ad eventi e personaggi storici (spiegando – ad esempio – da dove deriva il nome del nostro libraio). Inoltre cita moltissimi libri per ragazzi che possono servire da spunto per far scoprire ai lettori nuovi titoli in cui immergersi.

Insomma, è davvero una bella lettura che resta nel cuore dei piccoli ma anche dei grandi che – nonostante l’età che avanza – non smettono mai di tenere vivo il bambino dentro di loro (come insegnava il buon vecchio Saint Exupery).

Copia-saggio ricevuta dall’autrice.

Due favole ecologiche per i più piccoli

Buongiorno Lettori, quest’oggi ho deciso di condividere con voi alcune interessanti novità editoriali pubblicate da una piccola casa editrice molto attenta ai temi ambientali, ovvero Terra Nuova Edizioni. Si tratta di due dolcissimi racconti per ragazzi, corredati da bellissime illustrazioni; avevo in realtà intenzione di fare solo un’anteprima di presentazione ma siccome la casa editrice è stata talmente gentile da inviarmi copia di entrambi, ho subito cambiato direzione e vi lascio di seguito questa doppia recensione.

Come le persone, anche gli alberi non sono tutti uguali.
Ci sono alberi di tutte le dimensioni e i caratteri.
Alcuni sono snelli e riservati, come  le betulle, altri bassi e chiassosi come le palme nane, altri ancora vanitosi e profumati come le acacie.

unnamed.jpgQuella narrata in Julia e la sequoia è una storia vera, e forse per questo ancora più emozionante: il racconto prende infatti spunto dalla figura di Julia Butterfly Hill, un’attivista ambientale che nel 1997, a soli 23 anni, trascorse 738 giorni ad oltre 60 metri d’altezza su Luna, una sequoia millenaria, per bloccare il taglio di una grande foresta nel Nord della California e per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della deforestazione, che ci priva di uno dei più straordinari e importanti tesori del nostro pianeta: gli alberi.

Il racconto è divertente, fantasioso e coinvolgente; non ci sono moralismi, non  ci sono lezioncine, solo il coraggio di una bambina che invece di stare ferma a guardare agisce, stimolando così i suoi amici a due e a quattro zampe a collaborare per salvare la foresta e suoi alberi. Le illustrazioni di Luna Colombini sono favolose, di quelle che ti costringono a interrompere la lettura per osservarle nei dettagli e che rendono una storia già bella di per sé, ancora più ricca ed evocativa.

Il libro infine è perfetto sia per la lettura solitaria, perché il testo è semplice ma non banale e soddisfa anche il lettore un po’ più grande, ed è indicatissimo per la lettura ad alta voce ai bambini più piccoli per la brevità delle frasi e specialmente per l’importanza delle illustrazioni.


«Nonno, perché stai seduto tutto il giorno sull’eucalipto?» domandò Elia. 

«È una lunga storia», rispose il nonno scendendo dall’albero.

«Devi sapere che tanto tempo fa questa terra non ci apparteneva, era una bellissima foresta di eucalipti abitata dai koala».

unnamed.jpgLa deforestazione è il tema centrale anche di Mio nonno è un koala, un racconto malinconico e tenero in cui un nonno racconta al nipotino la storia di un koala fuggito dalla sua casa per colpa degli uomini che hanno distrutto il bosco in cui abitava. La tristezza della storia è mitigata da un animaletto (un’echidna) che viene ritratto in tutte le illustrazioni in buffe posizioni e dalla decisione del piccolo Elia e del nonno di ricominciare a piantare eucalipti per permettere al koala di tornare a casa.

Quello che amo dei libri per bambini (dei bei libri per bambini) è l’essere in grado di suscitare profonde emozioni con grande semplicità: bastano poche frasi, immagini e colori e con questa combinazione “Mio nonno è un koala” colpisce ed emoziona: è un libro bellissimo!