Segnalazione | Le regole per essere felici in amore, di Angelica Elisa Moranelli

Cari lettori, buongiorno! Vi sembrerà forse strano trovare su questo blog la segnalazione di un romanzo di genere romance ma si tratta di un caso un po’ particolare: Le regole per essere felici in amore è infatti la prima storia di genere romance scritta da Angelica Elisa Moranelli, blogger su The Queen Puppet, youtuber sul canale Tea, Books and Rock’n’Roll ma soprattutto autrice della miglior sorpresa del mio 2017, ovvero la saga di Armonia di Pietragrigia il cui primo volume La Compagnia della Triste Ventura ho recensito poche settimane fa qui sul blog, mentre la recensione del secondo arriverà a breve, probabilmente la prossima settimana (e poi per un po’ basta, sennò iniziate a pensare che mi stia stipendiando 😀 😀 ).

Questa è proprio la ragione per cui ho deciso di segnalarvi l’uscita di questo libro: dopo due romanzi letti posso dare per assodato che la scrittura di Angelica mi piace moltissimo essendo fluida, appassionante e molto ironica; i suoi libri sono estremamente curati e nulla, dalle virgole alla copertina, è lasciato al caso; per questo se vi interessa il genere romance/chick-lit, credo proprio che potreste trovare interessante questo suggerimento. E potrei farci un pensierino anch’io…

«Nessuno, neanche il topo di fogna più schifoso del pianeta, può lasciarti a una manciata di giorni dal Natale…Giusto?»

TITOLO: Le regole per essere felici in amore (entro Natale)
AUTORE: Angelica Elisa Moranelli
SERIE: Dafne & l’Amore #1
PREZZO: cartaceo 8 € | ebook 0.99 €

IL LIBRO: Dafne, 27 anni, vive in un’anonima e indefinita cittadina italiana, lavora (sottopagata) per un’agenzia di comunicazione e vorrebbe diventare una scrittrice. Mollata dallo storico fidanzato a soli venti giorni dal Natale, Dafne si mette in testa di trovare l’Uomo della Sua Vita in tempo per il cenone di Natale. Il problema è che l’uomo ideale per Dafne è un incrocio tra Mr Darcy e una rockstar: insomma, non esiste. Sboccata, imbranata e irresistibile, Dafne si ritroverà a spiare il suo ex su Facebook, a partecipare a noiosissimi appuntamenti al buio, a essere trasportata ubriaca a casa dall’onnipresente Jim e in una serie di situazioni paradossali che svelano il lato più comico e folle dell’amore.

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Chesapeake Bay, di Emiliano Gambelli

«Leroy devi credermi, la sera è davvero il momento migliore per fare una bella corsetta e cacciare via dal proprio corpo tutte le difficoltà della giornata!». Così mi ripete sempre da ventiquattro mesi a questa parte Andy, il mio nuovo collega, del mio nuovo lavoro, nella mia nuova città.

Virginia Beach, stato della Virginia. Leroy Holland ha resettato la sua vita dopo essere stato tradito dalle due persone a cui teneva di più: sono due anni infatti che la sua compagna Dana lo ha lasciato per il suo migliore amico, Robert. Città nuova, lavoro nuovo, amici nuovi, o forse sarebbe meglio dire amico, perché in due anni Leroy è riuscito a legare solo con Andy, un collega sovrappeso e amante delle camicie a fiori che lo trascina nelle sue improbabili iniziative per trovarsi un hobby, tra tornei di scacchi, corsi di balli caraibici e footing mattutino. I due si troveranno presto coinvolti, loro malgrado, in una vicenda molto più grande di loro e a peggiorare ancora di più la situazione, a Chesapeake Bay gira un serial killer.

Chesapeake Bay è un thriller surreale il cui punto di forza sta proprio in questa sua caratteristica: il romanzo è un susseguirsi di situazioni palesemente inverosimili e di dialoghi improbabili che, unite agli eventi in realtà drammatici, creano un effetto spassosissimo che in certi momenti mi ha ricordato molto film come Una notte da leoni, in cui la comicità si crea proprio dal contrasto tra la situazione drammatica e pericolosa e la goffaggine e l’ingenuità con cui i personaggi la affrontano.

I due personaggi principali sono persone qualsiasi: non sono detective o poliziotti e non sono nemmeno i “finti normali” di cui sono pieni i gialli, che nel momento del bisogno tirano fuori dal cassetto uno spirito d’osservazione e un sangue freddo degni del miglior Sherlock Holmes. Andy e Leroy sono invece dei veri “uno di noi”: il primo goffo e sfigatello, il secondo il classico tipo che pensa di essere anche abbastanza in gamba semplicemente perché non ha mai avuto veramente bisogno di dimostrarlo. E infatti appena la situazione precipita è il primo a perdere il controllo: durante la lettura non ho mai smesso di chiedermi come i due sarebbero usciti dal casino in cui vanno ad infilarsi, visto che ogni volta che elaborano una strategia per risolvere un problema, finiscono irrimediabilmente per peggiorare la situazione.

Come avrete probabilmente capito, il romanzo mi ha divertito molto, forse proprio per il fatto che non si tratta del classico thriller che si prende troppo sul serio ma anzi, fa dell’ironia un ingrediente fondamentale. Proprio come mi capita invece regolarmente con i thriller, anche questa volta non sono stata completamente convinta dal colpo di scena finale: ormai inizio a pensare di avere un problema io con questo genere perché mi rendo conto di essere davvero incontentabile! Nel complesso, Chesapeake Bay si è rivelata una lettura molto piacevole, divertente e diversa dal solito, confermandomi per l’ennesima volta quanto le piccole case editrici italiane si stiano dando da fare per proporre cose nuove e interessanti.

Copia-saggio ricevuta dall’autore

Novità editoriali per viaggiatori da poltrona

Arriva l’estate, tempo di viaggi ed esplorazioni. Sia che le vostre vacanze contemplino mete lontane o un paio d’ore di auto per schiaffarsi sotto il primo ombrellone disponibile, grazie ai libri possiamo andare dove ci pare, girando il mondo in lungo e in largo e attraversando le epoche storiche come neanche il TARDIS, il tutto anche quando non abbiamo un centesimo nel portafogli o semplicemente la più remota voglia di alzarci dal divano (o dall’asciugamano, se preferite). Alcuni libri però, sono scritti apposta per farci percorrere chilometri con la nostra mente, facendoci scoprire nuove culture e abitudini e permettendoci di imparare qualcosa di nuovo dalla storia dei luoghi che visitiamo e dalle persone che ci fanno incontrare: narrativa di viaggio, saggi di antropologia o di geopolitica, atlanti, guide e chi più ne ha più ne metta.

Per dare il via ad una nuova sezione del blog che si chiamerà Viaggi di carta e sarà dedicata ai luoghi dei libri, ho pensato di raccogliere le novità a tema “viaggio” in uscita nel mese di giugno, in post che spero possa suggerirvi qualche nuova lettura e magari, perché no, qualche nuova meta.


Atlante leggendario delle strade d’Islanda, a cura di Jón R. Hjálmarsson

UN LIBRO PER SCOPRIRE IL PAESE DEI GHIACCI E DEI VULCANI

A cura dell’esperto in cultura e storia islandese Jón R. Hjálmarsson, un atlante sui generis e una guida di viaggio alternativa per percorrere (di persona o con l’immaginazione) le strade d’Islanda immergendoci nella storia, nel paesaggio e nelle leggende legate a ogni luogo.

Tra le ricchezze letterarie dell’Islanda c’è un patrimonio di miti e leggende tramandato attraverso i secoli che è tutt’oggi una presenza viva nell’immaginario popolare. Questo anche perché in nessun altro posto come in Islanda le storie sono inscindibili dal paesaggio, nascono da una natura “vivente” e misteriosa, che non ha tardato a popolarsi di troll, elfi, spettri, eroi e stregoni. Ogni angolo del paese ha ispirato le sue leggende, da cui spesso derivano gli stessi toponimi, e ogni leggenda può essere mappata geograficamente. L’Atlante leggendario delle strade d’Islanda ci guida in un viaggio attraverso l’isola raccontando le leggende più memorabili di ogni luogo, dalle località più famose agli angoli più remoti e inesplorati. Storie che spiegano l’origine di un villaggio, di una credenza o di una roccia bizzarra; storie sul serpente del lago Lagarfljót, sugli spiriti che dimorano in un anfratto, in una casa abbandonata o in una collina di lava; storie di eventi poderosi, imprese eroiche, luoghi sacri o incantati; storie legate al credo pagano, come la leggenda dell’impronta dello zoccolo di Ásbyrgi, e altre più recenti basate su eventi reali, come la tragica scomparsa di un gruppo di bambini in una cascata. Accompagnato da pratiche mappe e piccole illustrazioni, l’Atlante è suddiviso in zone geografiche e ogni leggenda è preceduta da un’introduzione che la localizza e ne spiega l’origine oltre a dare una descrizione del panorama circostante e curiosi cenni storici e culturali sulla regione, indicando di volta in volta quali sono i luoghi che hanno lasciato una loro traccia anche nelle saghe.

EDITORE: IPERBOREA
PAGINE: 252
GENERE: NARRATIVA


Le 10 mappe che spiegano il mondo, di Tim Marshall

LE MAPPE: STRUMENTO INDISPENSABILE PER OGNI BIBLIONAUTA

Per comprendere quel che accade nel mondo abbiamo sempre studiato la politica, l’economia, i trattati internazionali. Ma senza geografia, suggerisce Tim Marshall, non avremo mai il quadro complessivo degli eventi: ogni volta che i leader del mondo prendono decisioni operative, infatti, devono fare i conti con la presenza di mari e fiumi, di catene montuose e deserti. Perché il potere della Cina continua ad aumentare? Perché l’Europa non sarà mai veramente unita? Perché Putin sembra ossessionato dalla Crimea? Perché gli Stati Uniti erano destinati a diventare una superpotenza mondiale? Le risposte a queste domande, e a molte altre, risiedono nelle dieci fondamentali mappe scelte per questo libro, che descrivono il mondo dalla Russia all’America Latina, dal Medio Oriente all’Africa, dall’Europa alla Corea. Con uno stile chiaro e una prosa appassionante, Marshall racconta in che modo le caratteristiche geografiche di un paese hanno condizionato la sua forza e la sua debolezza nel corso della storia e, così facendo, prova a immaginare il futuro delle zone più calde del pianeta.

EDITORE: GARZANTI
PAGINE: 324
GENERE: SAGGISTICA


Atene, cannella e cemento armato, di Patrizio Nissirio

UN VIAGGIO IN GRECIA IN COMPAGNIA DEI GRANDI SCRITTORI CONTEMPORANEI

Ad Atene si va per vedere di corsa il Partenone, forse il Museo Archeologico, per poi fuggire su qualche isola. Pochi si concedono il tempo per annusare, toccare, vivere questa enorme metropoli contemporanea, stretta tra un passato ingombrante  ed una modernità caotica. Dietro la quale si nasconde un microcosmo tra Europa ed Oriente dove Nissirio si avventura – camminando e riflettendo – con l’aiuto di Petros Markaris, lo scrittore greco contemporaneo più noto in Italia, ma anche altri meno noti: da Menis Kumandareas a Margarita Liberaki, da Vassilis Alexakis fino al celebre poeta Giorgos Seferis. Con loro scopriamo la Atene degli ultimi decenni, cresciuta in una pioggia di cemento armato, ma che profuma delle sue suggestioni orientali in quartieri affollati, ristoranti, mercati, caffè. Una capitale d’Europa che oggi vive anni bui di crisi economica e sociale, e le sfide di una massiccia immigrazione. Una città fatta di esperienze, fantasmi del passato e scheletri del presente. Che non può lasciare indifferente il viaggiatore. Anzi, spesso, se ne innamora perdutamente.

EDITORE: GIULIO PERRONE EDITORE
PAGINE: 140
GENERE: NARRATIVA DI VIAGGIO

Copia-saggio fornita dall’editore


Sette giorni in Grecia, di Emanuele Apostolidis e Isacco Saccoman

SETTE ITINERARI FUMETTOSI PER SCOPRIRE LA GRECIA IN MANIERA DIVERSA DAL SOLITO

I monasteri delle Meteore, il borgo medievale di Malvasia, il paese dello spiedo di Kalivia, i feroci guardiani dell’isola di Delos, la veneziana Chania e l’isola degli ultracentenari di Ikaria. Quando l’autore accompagna la nonna Afrodite nel suo paese natale, non si aspetta di scoprire un legame così profondo con le sue radici greche. E quando si immerge nella storia, nei luoghi, nella quotidianità di un popolo ferito dalla crisi ma fiero, capisce di non voler più andare via.

7 giorni, 7 itinerari, 7 storie per conoscere la Grecia più autentica. Un diario di viaggio a fumetti con suggerimenti, curiosità, tradizioni e cibo.

EDITORE: BECCOGIALLO
PAGINE: 192
GENERE: REPORTAGE A FUMETTI


La Compagnia dei Viaggiatori nel Tempo, di Massimo Acciai Baggiani

PERCHÉ I VIAGGI PIÙ AFFASCINANTI SONO QUELLI CHE CI SONO PRECLUSI

Dodici amici si riuniscono settimanalmente nei luoghi più disparati.
Si tratta di “viaggiatori del tempo”; scrittori dilettanti che esplorano il Futuro attraverso l’immaginazione, la loro macchina del tempo. Nei loro incontri si raccontano storie lunghe e brevi sul tema del Tempo, dell’Eternità, dell’Utopia. Racconti rigorosamente orali, rielaborati e messi poi per scritto da uno dei dodici: l’anonimo narratore, armato di registratore e penna, che descrive anche lo svolgersi di ciascuna delle otto serate.

Una raccolta di racconti, inseriti in una cornice narrativa (seguendo l’esempio illustre del Decamerone), a volte drammatici, a volte ironici, che oscillano continuamente tra la fantascienza pura ed il fantastico.

EDITORE: ABEDITORE
PAGINE: 275
GENERE: RACCONTI

Copia cartacea fornita dall’editore

Il mio primo Salone del Libro: gli acquisti

Dopo aver passato anni a rosicare su Facebook guardando le mille foto e i video in diretta dal Salone a cui io non potevo mai partecipare, quest’anno finalmente sono riuscita a concedermi un salto al Lingotto: di un salto si è proprio trattato perché oltre ad essere arrivata nel piazzale davanti al Salone alle 11.00 mi sono beccata anche un’ora e mezza di coda, con il risultato di aver davvero iniziato il mio giro tra gli stand alle 13.00… naturalmente non avevo la possibilità di fare tutto quello che avrei voluto e ho dovuto scegliere tra partecipare agli eventi (cosa che avrebbe previsto code infinite) o girare per gli stand. Naturalmente il poco tempo a disposizione mi ha costretto a rinunciare subito anche alla sola idea di seguire qualche evento ma gli stand mi hanno dato comunque grandi soddisfazioni, sia per gli acquisti che ho fatto, ma soprattutto per le belle chiacchierate con gli editori e i bellissimi libri scoperti.

In questo primo post vi mostro i libri che mi sono portata a casa dal Salone (vorrei far notare quanto io mi sia contenuta… d’altronde a mani del tutto vuote non potevo uscire: dovevo recuperare il drammatico “zero acquisti” a Tempo di Libri) mentre mercoledì troverete tutte le nuove, interessantissime scoperte che hanno catturato la mia attenzione.

“Sogni di Carta” di Melania d’Alessandro (Edizioni Leucotea) e “Happy hour” di Mary Miller (Edizioni Black Coffee)

Lo stand della Leucotea è stato il primo che ho visitato, avendo appuntamento con Yvayne del blog Il Pozzo dei Sussurri e Mirial del blog L’albero delle Mele, nonché autrice di Sogni di Carta, un dolcissimo libro per ragazzi di cui potete trovare la mia recensione qui sul blog. Conoscere finalmente due persone che seguo da anni grazie ai loro blog è stato allo stesso tempo strano ed emozionante. E poi adesso ho anch’io la mia copia di Sogni di carta autografata! XD

Altro appuntamento irrinunciabile per questo giro al Salone è stato lo stand della Black Coffee dove ho preso la loro ultima uscita: Happy Hour di Mary Miller, una raccolta di racconti (un’altra… vabé, non li ho mai letti in tutta la mia vita, devo recuperare!) che parlano di donne. Come sempre letteratura americana, come sempre copertine splendide (anche l’occhio vuole la sua parte d’altronde), come sempre trame affascinanti.

“Amorizzazioni” di Suse Vetterlein e “La Finestra” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti  (VerbaVolant Edizioni)

Inutile ripetere quanto io adori questa piccola casa editrice siciliana: non solo Fausta ed Elio sono due persone adorabili, ma i loro libri sono davvero originali e riescono sempre a distinguersi dagli altri. La novità di quest’anno è La Finestra, un bellissimo libro per ragazzi in un formato verticale (come il palazzo in cui è ambientata la storia) e realizzato in carta riciclata dando un effetto stupendo al tatto (e ha anche un odore meraviglioso) di cui mi hanno omaggiata. Era invece da un sacco di tempo che volevo leggere uno dei loro libri non per ragazzi (perché scrivere “per adulti” mi fa pensare alle 50 sfumature) e così ho acquistato Amorizzazioni: da come mi è stato raccontato, sembra uno di quei libri assurdi che piacciono a me, quindi non vedo l’ora di leggerlo!

“Tanti modi di fuggire da una città” di Stefano Casacca (Gorilla Sapiens Edizioni) e “Quattro coppie” di Jane Austen (Nuova Editrice Berti)

Scoprire nuove case editrici é stato l’obiettivo della  mia visita al Salone ma naturalmente nella maggior parte dei casi mi sono dovuta accontentare del segnalibro, del catalogo o di una foto per ricordarmi un titolo da inserire in wishlist. A questi due però non ho potuto resistere, anche perché il prezzo mi ha permesso di poter fare un’eccezione al mio granitico proposito (si, come no) di non comprare nulla: Tanti modi di fuggire da una città è una raccolta di racconti (ma dai…) che da quanto ho capito dovrebbero tendere al grottesco. In più come si fa a resistere ad una casa editrice che ha come logo un gorilla con gli occhiali da sole? Ma io le do fiducia senza neanche pormi il dubbio! Quattro coppie è invece pubblicato da un’altra casa editrice che non conoscevo, la Nuova Editrice Berti, che non solo ha pubblicato un sacco di racconti di grandi scrittori, ma ripubblicherà tutti i romanzi di Jane Austen in una veste grafica che ricorda un po’ quella della Penguin Classics ed è una favola! Si sono guadagnati una fedele lettrice a vita.

E voi siete stati al SalTo? Cosa avete comprato?

Il Cormorano di Stephen Gregory con intervista alla traduttrice

La cassa arrivò al cottage alle cinque del pomeriggio. Due uomini la trasportarono nel piccolo soggiorno, la posarono davanti al fuoco, rimontarono sul furgone e se ne andarono. Per le successive quattro ore la lasciai lì e continuai a lavorare alla scrivania. Ravvivai il fuoco con il carbone e i ciocchi di abete rosso tagliati di fresco, quindi preparai la cena e ne lasciai un po’ in caldo per quando mia moglie sarebbe tornata dal lavoro in paese. Fuori si fece buio e una pioggia sottile cominciò a picchiettare contro le finestre. Il vento si alzò e agitò le fronde degli alberi nel bosco. Era ottobre. Sentivo i tonfi del torrente al limitare del giardino, un suono rassicurante che faceva da sottofondo all’esplosivo crepitio dei ciocchi, al lamento del legno bagnato nel crescente calore del fuoco. Una cortina di acquerugiola nascose le montagne, che si dissolsero nel cielo e scomparvero dal panorama del paese come se non fossero mai esistite. Lavorai ancora un po’, poi cenai. La cassa rimase silenziosa sul tappeto, davanti al camino.

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Ci sono volte in cui parlare di un libro diventa una vera e propria sfida, a volte perché l’oggetto della recensione è difficilmente descrivibile con formule più elaborate di “è una porcheria, lasciate perdere”, altre volte per il motivo opposto, perché ci sono romanzi talmente grandiosi che non esiste recensione che possa rendergli davvero merito (o almeno nulla che possa scrivere io). C’è poi un terzo caso, in cui il romanzo di cui sto per  parlarvi rientra pienamente, ovvero quelle storie talmente particolari per cui con una parola di troppo si rischia di rovinare il piacere della scoperta mentre con una parola in meno si finisce per banalizzare eccessivamente. Io comunque ci provo.

Cominciamo con una premessa d’obbligo: un po’ ovunque (social, blog, ecc.) questo romanzo viene classificato come horror. Io sono notoriamente una fifona della peggior specie e questa definizione mi aveva portato a scartare il libro quando ne avevo sentito parlare per la prima volta alcuni mesi fa, nonostante la trama mi intrigasse. Fortunatamente tramite aNobii, che è sempre fonte di interessanti incontri, ho conosciuto una delle traduttrici (la quale ha anche accettato di rispondere ad un paio di domande che trovate sotto) che ha organizzato un gruppo di lettura e mi ha convinto a leggerlo superando la mia reticenza.

Quando una giovane coppia si trasferisce nel Galles con il figlio piccolo, nel cottage ereditato da uno zio defunto, si ritrova a dover accettare un accordo davvero particolare: l’abitazione e il denaro che compongono l’eredità potranno appartenergli solo se accetteranno di accogliere come un animale domestico un cormorano che lo zio aveva tempo addietro salvato da morte certa. Nonostante la peculiarità del compito e l’aggressività mostrata fin da subito dall’animale, i due decidono di accettare la clausola ma con il passare del tempo il cormorano inizia a mostra un comportamento strano che va al di là del suo brutto carattere.

Se dovessi scegliere un aggettivo con cui descrivere questo romanzo lo definirei senza alcuna esitazione equivoco e credo che questa caratteristica sia ciò che lo rende così particolare. Purtroppo mi è davvero impossibile dire anche una sola parola in più sulla trama perché il bello qui sta proprio in ciò che non deve essere raccontato: l’atmosfera che l’autore riesce a costruire, infatti, è tale che ci si ritrova in ogni momento a dubitare delle proprie capacità di intendere quello che stiamo leggendo. Ad una lettura asettica, infatti, sembra di trovarsi semplicemente di fronte alle inevitabili conseguenze della convivenza con un animale aggressivo, mentre piccoli dettagli, avvenimenti inquietanti, comportamenti per lo meno peculiari del cormorano e degli altri personaggi, portano ad avere costantemente la sensazione che ci sia qualcosa di più, qualcosa che ci sfugge ma che a conti fatti non sta girando per il verso giusto.

Ci sono un paio di scene abbastanza pesanti che riescono pienamente nel loro intento disturbante: nonostante questo, forse il fatto che sono molto lontane l’una dall’altra (la prima è proprio all’inizio del romanzo, la seconda nella parte finale) o che sono effettivamente gli unici due episodi “forti”, riescono a non essere fuori luogo ma anzi ad accrescere il senso di inquietudine e di smarrimento del lettore che fin dall’inizio della storia si trova a scivolare, lentamente ma senza riuscire mai a fermare la caduta, verso l’inevitabile conclusione della quale tutto nel romanzo – col senno di poi – acquisisce i tratti del presagio.

Con una scrittura limpida e ricca di fascino (le descrizioni dei paesaggi in cui il romanzo è ambientato sono meravigliose e poetiche, il concatenarsi degli eventi ipnotico) Stephen Gregory ci cattura in un istante ed è impossibile non restare completamente invischiati nella sua trama.


E adesso vi lascio la mia breve intervista a Monica Pezzella: vi consiglio di leggerla perché le sue risposte sono davvero molto interessanti e riguardano non solo il romanzo in sé ma anche il processo di traduzione e di scouting, sul quale personalmente avevo molte curiosità non essendo per nulla un’esperta.

Il fascino di questo romanzo sta in ciò che rimane “non detto” e nell’atmosfera sempre più inquietante in cui si svolgono gli eventi. Com’è stato il lavoro di traduzione?

In genere il traduttore traduce un testo assegnatogli dell’editore. In questo caso ho avuto la fortuna di tradurre un romanzo che ho scelto ed è così che ho vissuto questa esperienza di traduzione: come un privilegio. Ho lavorato con uno stile che ammiravo e che volevo fortemente restituire al meglio: semplice e raffinato e allo stesso tempo audace, quasi spudorato; era indispensabile preservare queste peculiarità della scrittura per ricreare un immaginario che confonde i luoghi oscuri della mente e le suggestive fotografie di un Galles seducente e spettrale. Alla traduzione segue la revisione operata dal redattore in casa editrice: il rischio è quello di cedere alla tentazione di andare incontro a presunti (sottolineo presunti) gusti dei lettori. Se si cerca, infelicemente, di prevedere una tendenza dominante nel gusto del pubblico, si rischia di etichettare lo stile di Gregory come morboso (mi riferisco alla spudoratezza della lingua) o addirittura pesante; se si cerca, altrettanto infelicemente, di “andare incontro” alle esigente di questo inafferrabile pubblico, il rischio è quello di snaturare l’opera. Mi sono imposta di non farlo. Ed è stato bello scoprire che i lettori hanno apprezzato proprio quelle peculiarità della scrittura e della simbologia di Gregory che si temeva potessero essere percepite come “morbose e ridondanti”.

Oltre ad essere la traduttrice sei stata anche la persona che ha scoperto e portato in Italia “Il Cormorano”. Come ti è capitato tra le mani?

“Il cormorano”, pubblicato nel Regno Unito nel 1986, ha ispirato un film per la tv, The Cormorant (1993), diretto da Peter Markham, con Ralph Fiennes nel ruolo del protagonista e un meraviglioso cormorano nel ruolo di Archie. Ho visto prima il film, che purtroppo non è mai stato prodotto in Italia, e così ho conosciuto il libro, la prosa di Stephen Gregory e i suoi scenari psicologici e paesaggistici. Mi sono detta: sono passati trent’anni dalla pubblicazione ma, fosse anche l’ultima cosa che faccio, questo romanzo lo porto nel mio Paese. Da lì sono iniziati i tre anni di lavoro ininterrotto alla ricerca di un editore italiano.

Personalmente non conosco bene il procedimento di scouting di un libro. Come funziona: trovi un romanzo che pensi possa funzionare e inizi a “fare il giro” delle case editrici? E qual è stata la tua esperienza con questo romanzo?

Il processo di scouting funziona esattamente così: se un romanzo ancora inedito in Italia o i cui diritti di traduzione sono scaduti ti colpisce, ti tocca “fare il giro” delle case editrici. In questa fase il traduttore-scout si trasforma in un ibrido di ufficio diritti, ufficio stampa, agente di sé stesso e dell’opera. Si comincia, appunto, con l’assicurarsi che i diritti del libro siano liberi per l’Italia (lo si fa entrando in contatto con l’ufficio diritti dell’editore del Paese d’origine o con l’agente dell’autore). Nel caso del Cormorano, trattandosi di un romanzo di trent’anni fa riedito da più editori nel corso del tempo, è stato un processo inizialmente farraginoso, poi paradossalmente e inaspettatamente emozionante, perché mi ha portato a entrare in contatto con l’autore, Stephen Gregory, una persona speciale (uno scrittore di quelli che si pensa siano inarrivabili e che si scopre poi essere di un’umiltà sconcertante) con cui mai e poi mai avrei pensato di poter scambiare “quattro chiacchiere”. La fase più bella del processo di scouting è stata questa. Sul fronte italiano, purtroppo, è stato molto meno emozionante e gratificante. Destare l’interesse degli editori per un romanzo – a loro dire – “vecchio” non è facile; destare l’interesse degli editori per un romanzo – a loro dire – “di genere” non è facile; se questo genere è l’horror, è quasi un miraggio. Eppure, dopo tre anni passati a inviare la scheda editoriale del romanzo (una breve descrizione per presentare l’opera all’editore), il miraggio si è concretizzato. Il mio obiettivo – che temo di aver raggiunto solo in parte, a giudicare dalle modalità con cui è poi stato divulgato il libro – era superare l’etichetta di “genere”, che si tende tristemente ad appiccicare a un’opera per buttare sul mercato un prodotto che sia ben definito e “acchiappi” il fantomatico prototipo del “lettore”. Con la Elliot, che ha investito in questo progetto di traduzione, ho cercato di portare in Italia un autore che è riuscito a restituire all’horror la dignità e lo spessore lettario che l’horror sembra destinato a non dover avere: colpa delle logiche di mercato che hanno la presunzione di conoscere e prevedere i gusti di un amalgama di lettori ritenuti, in massa, limitatamente capaci di capire la letteratura. Il lettore, invece e per fortuna, sceglie e capisce e seleziona secondo il proprio gusto, che è assolutamente imprevedibile, com’è sacrosanto che sia.

E infine qualche suggerimento letterario: ci sono altri libri ancora non tradotti in italiano che ritieni possano meritare una maggiore attenzione?

Tengo molto a quest’autore, che è ancora tutto da scoprire e ha un immaginario singolare: riesce a indagare, direi con elegante e raffinata sfrontatezza, le alterazioni della mente umana. È perdipiù un degno rappresentante della letteratura gallese, quasi assente dagli scaffali delle nostre librerie. Il cormorano è stato il suo esordio letterario nel Regno Unito. Restano ben altri sei romanzi ancora inediti qui da noi ma già apprezzati in molti altri Paesi, compresi gli Stati Uniti. L’ultimo, Plague of Gulls, è di recentissima pubblicazione. Mi piacerebbe tradurre o che venisse tradotto l’intero repertorio di Stephen Gregory. E in ogni caso lo consiglio ai lettori, anche in lingua originale.

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Grazie davvero a Monica per essersi prestata a rispondere alle mie curiosità, spero che il post di oggi vi sia piaciuto e vi consiglio vivamente di leggere questo romanzo. Io intanto vado a caccia di quelli da lei consigliati nell’ultima risposta!