"Signori Bambini" di Daniel Pennac

Oggi inauguro il mio ritorno al blog parlando di un libro che mi è stato regalato secoli fa per un compleanno e che ho lasciato per anni nella libreria a prendere polvere senza un motivo particolare… mi sembrava che non fosse mai il momento, quando invece si è dimostrato estremamente scorrevole e simpatico, perfetto proprio per quei periodi in cui tutti i libri sembrano sempre troppo impegnativi.

Signori Bambini
(Messieurs Les Enfants)
di Daniel Pennac

Serie:
Formato: Paperback, 182 pagine
Editore: Feltrinelli, 2011 (I edizione – 1997)
Genere: Romanzo, Narrativa varia
Inizio lettura: 28 aprile 2014
Fine lettura: 28 aprile 2014
Preso da: La mia libreria
Lettura n.: 5/2014

Durante una delle sue lezioni Monsieur Craistang, professore di francese, dà ai suoi allievi per punizione un tema per il giorno seguente: “una mattina ti svegli e ti accorgi di essere diventato adulto. Vai in camera dei tuoi genitori e scopri che sono tornati bambini. Racconta il seguito”. Da questo spunto decolla un’avventura quasi disneyana in piena Belleville, intrappolata in tutte le contraddizioni della nostra difficile contemporaneità.

Il mio giudizio:

“Immaginazione non significa menzogna.”
Crastaing lo urlava senza alzare la voce.
“Immaginazione non significa menzogna!”
La sua cartella vomitava i nostri compiti sulla cattedra.
“Lo fate apposta?”
Nessuno lo faceva apposta. Bisognava essere dementi per farlo apposta.
“Quante volte dovrò ripetervelo?”
Trent’anni dopo, lo ripeteva ancora:
“Immaginazione non significa menzogna!”.
(incipit)

Il mio commento

Questo romanzo è stato per me una bellissima sorpresa. Avevo già letto e sentito parlare di Daniel Pennac e avevo sempre fatto caso ai giudizi estremamente positivi che i lettori, dalle mie amiche blogger agli utenti di Goodreads o aNobii, danno a questo autore e ai suoi romanzi, ma chissà perché non mi sentivo mai pronta per provare a leggerne uno anch’io.

La trama è davvero semplice ma allo stesso tempo originale: quello che nasce come un tema assegnato per punizione diventa realtà per tutti coloro che cercano di svolgerlo, e la vita di tre ragazzini (e un professore) viene sconvolta dall’inspiegabile fenomeno della trasformazione dei bambini in adulti e degli adulti in bambini. E’ davvero un’idea bellissima che mi ha spinto, durante la lettura, a fare due tipi di ragionamenti diversi: il primo mi ha portato a pensare se ciò che veniva descritto (i comportamenti dei protagonisti, gli eventi attorno a loro, ecc.) potesse davvero essere verosimile, mentre dall’altra parte non ho potuto fare a meno di mettermi a pensare cosa avrei fatto io, cosa sarebbe accaduto a me se mi fossi trovata al posto dei protagonisti. E questo “gioco” è stato divertentissimo.

La verosimiglianza secondo me c’è: i personaggi hanno delle reazioni che ho trovato perfettamente plausibili e adatte al loro carattere, almeno per quanto ci viene fatto capire nei primi capitoli, prima che avvenga la trasformazione. La parte più divertente è quella in cui vediamo i genitori/bambini che mostrano atteggiamenti infantili dietro i quali emerge, forse inconsciamente o forse no, il loro carattere adulto (questo è un punto che nel libro non viene risolto: i genitori erano coscienti della situazione quanto i figli oppure l’essere tornati bambini non gli ha permesso di rendersi conto davvero di ciò che era accaduto?), e ho trovato estremamente azzeccata anche la soluzione inventata da Pennac per il professor Craistang, che diventa l’esempio pratico dei temi su cui credo il libro intenda far riflettere. Il romanzo, infatti, tratta principalmente del tema dei bambini troppo seri, i bambini/adulti, che magari a causa di un loro talento particolare o solo per vanità dei genitori vengono privati di un diritto che invece è fondamentale, cioè il diritto alla leggerezza. Quello di divertirsi, di essere irresponsabili, di fare sciocchezze, è un diritto sacrosanto secondo me e non solo quando si è piccoli: anche da adulti credo che sia importante essere capaci di essere “leggeri”. Non sempre, certo, ma spesso: io non so come facciano quelle persone che non ridono mai, che non fanno mai cose stupide (con stupide non intendo per forza pericolose, solo non “assennate”), che non si ridicolizzano ma si prendono sempre sul serio… io non ce la farei: ho il bisogno fisico di fare la scema!

La narrazione avviene in terza persona, ma la voce narrante appartiene al padre di Igor, morto di AIDS a seguito di una trasfusione, che osserva le vicende “dall’alto” (e in qualche modo ci si mescola) con un atteggiamento allo stesso tempo ironico e affettuoso che mi è piaciuto moltissimo e mi ha coinvolta ancora di più: sembra davvero di essere parte di quella grande famiglia che si crea dopo questa avventura, ed è impossibile non innamorarsi dei suoi protagonisti.

Curiosità davvero simpatica: questo romanzo è frutto di una scommessa tra Pennac e il suo amico regista Pierre Boutron. Secondo l’accordo, i due avrebbero dovuto raccontare la stessa storia, uno in forma di libro, l’altro di film, senza vedere i rispettivi lavori prima che entrambi fossero terminati. Purtroppo il film di Boutron esiste solo in francese, oltretutto senza nemmeno i sottotitoli in inglese (o almeno, io su internet non ne ho trovata alcuna copia).

Copertine ed edizioni:

L’autore:
Nato a Casablanca nel 1944, Pennac è noto per una serie di romanzi di straordinario successo, che hanno per protagonisti Benjamin Malaussène, la sua squinternata famiglia e il quartiere parigino di Belleville, dove si muove una folla pittoresca di immigrati e opera una comunità di artisti.
Figlio di un ufficiale dell’esercito francese, dopo un’infanzia in giro per il mondo, tra l’Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi dove insegna dal 1970.

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