SI-PUÓ-FARE!! Bilancio dei miei primi sei mesi da matricola “fuori target” e quattro consigli per chi pensa che non sia mai troppo tardi

Sono già trascorsi sei mesi. Sei mesi da quando ho messo di nuovo piede, dopo dieci anni, in un’università e ho ufficialmente realizzato che l’avevo fatto davvero. Perché nonostante l’aver partecipato al test d’ingresso, aver provato l’ansia della pubblicazione degli esiti e aver pagato la prima rata delle tasse (e quando i soldi escono dalle tue tasche e non da quelle di mà e pà, garantisco che la prima botta di consapevolezza ti coglie in tutta la sua brutalità), il vero momento di lucidità è quello in cui entri nell’aula, ti guardi intorno improvvisamente cosciente di essere circondata da gente che ha circa tredici anni meno di te e ti chiedi “ma siamo proprio sicuri?”.

Sentirsi fuoriluogo – checked!

Quando ho iniziato a pensare a quale corso di laurea mi sarebbe piaciuto iscrivermi sono partita in quarta con il solito errore che mi ha portato a fallire miseramente la mia precedente esperienza universitaria: “Io sono una da materie umanistiche, mi piace leggere, se faccio lettere sarà più facile perché mi darà l’occasione di leggere tanti romanzi che leggerei comunque e bla, bla, bla, bla, bla…”.

Grazie al cielo, avere trent’anni non significa soltanto che i ragazzini iniziano a darti del “lei” e a chiamarti “signora” ma anche, incredibilmente, raggiungere una certa consapevolezza di sé, tale da permetterti di capire quando stai pensando un mare di cagate e che lo stai facendo solo perché hai paura di affrontare la realtà **ovvero che a te i libri piace leggerli senza per forza doverli studiare e che delle materie umanistiche non te ne frega nulla, perché il sogno castrato nell’adolescenza di fare veterinaria e salvare il mondo è ancora lì che fa capolino – nonostante per quella ormai non ci siano speranze perché c’è la frequenza obbligatoria e tu la frequenza te la sogni. Ah, e anche il fatto che è meglio la morte dell’esame di latino.**

E quindi pensa che ti ripensa, sfoglia che ti risfoglia i programmi di tutte le facoltà, il desiderio di seguire la pancia e non la testa ha prevalso e mi sono ritrovata in una bollente mattinata di settembre in coda fuori dalla Bicocca per tentare il test d’ingresso di Scienze e Tecnologie dell’Ambiente dopo aver passato le precedenti tre settimane a ripassare il programma di matematica di cinque anni di superiori, che ovviamente era evaporato dal mio cervello un secondo dopo aver fatto il primo passo fuori da scuola il giorno dell’orale di maturità.

Più o meno la mia faccia alla domanda di matematica

Devo ammettere che il superamento del test d’ingresso è stata la molla definitiva che mi ha fatto capire che non solo era la strada giusta, ma che potevo farcela davvero: riuscire ad entrare in graduatoria, con un test principalmente di matematica (30 domande più 5 di logica e 5 di comprensione del testo) avendo ripassato durante le ferie estive e a tredici anni dall’ultima volta che avessi preso in mano un libro di matematica è stata la conferma definitiva, il segno che aspettavo.

Ad oggi ho già dato due esami (biologia cellulare e scienze della terra) e adesso sto studiando per dare botanica a fine mese e devo dire che sta andando tutto molto meglio di quanto avrei potuto immaginare: sarà che gli argomenti mi appassionano ma non ho mai fatto così poca fatica ad imparare i concetti, ho conosciuto una ragazza carinissima che mi passa gli appunti e mi registra le lezioni che meritano (l’altra mattina mi sono trovata un suo whatsapp con scritto “quello di fisica è un coglione” e ho capito che è meglio se me la studio da sola). In questo modo riesco a sfruttare al meglio il poco tempo che ho: in settimana mi ascolto le lezioni nel percorso casa-ufficio e quindi anche quando esco tardi dal lavoro e torno a casa così sfatta da non avere nemmeno la forza di morire sul divano, sono riuscita almeno a darmi un’infarinatura dell’argomento.

La sera, quando riesco, faccio principalmente schemi e mappe concettuali che poi uso per ripetere nel weekend (io non so perché non ho mai utilizzato le mappe concettuali prima d’ora: sono il segreto dell’universo, almeno per me che ho una memoria da vecchietta decrepita e se non collego gli argomenti non mi ricordo un cavolo) e sabato e domenica studio e ripeto fino alla nausea. Ripeto a tutto ciò che si muove o non si muove: a me stessa, ai cani, allo specchio (che non è come ripetere a me stessa: sembra di avere un pubblico). Ripeto cucinando, ballando, cantando (ma non bene come i Supplenti Italiani, peccato che all’esame non mi abbiano chiesto le Leggi di Keplero, avrei potuto improvvisare una performance live), rappando (si, faccio anche quello ma oh, dopo un po’ ripetere diventa noioso), stirando…

Ma la cosa straordinaria, incredibile, fantastica, meravigliosa, che non mi era mai successa prima e non sto scherzando… è che mi ricordo. Tutto. Subito. E non me lo dimentico. E’ come se potendo studiare una, massimo due ore al giorno quando va bene, io concentrassi in quel poco tempo tutte le mie forze e puff magicamente i concetti mi entrano in testa e lì restano schiantati. E giuro, non sono mai stata un genio: sono sempre stata una di quelle che stavano sveglie a studiare fino a mezzanotte e poi il giorno dopo strappavano un sette se proprio si facevano faville. Sarà il potere della determinazione? Io credo proprio di si.

Certo, per riuscire a fare tutto a qualcosa devo rinunciare e la mia rinuncia va alla media: ci ho messo un po’ a farmene una ragione, perché la mia mania da perfettina-gne-gne-gne cerca sempre di sovrastarmi ma ce l’ho fatta e ora posso dire, in totale relax, che non me ne frega nulla. Per me passare un esame al primo colpo equivale a un 30. Perché alla fine la media alta non è il mio obiettivo: chi mai mi chiederà il voto di laurea? La cosa fondamentale è utilizzare la mia esperienza personale, lavorativa e le conoscenze che sto costruendo per riuscire a fare qualcosa che mi piaccia davvero nel settore che più mi interessa: e per fare questo è molto più importante che io finisca velocemente e soprattutto che viva questa esperienza nel modo meno stressante possibile. Perché il problema fondamentale è tutto lì: come non farsi prendere dall’ansia? Come riuscire a gestire tutto senza uscire di testa?

Concludo quindi con un paio di piccoli consigli che spero possano essere utili a chi sta pensando di portare avanti una scelta di questo genere o che magari ha appena deciso di farlo ed è entusiasta ma allo stesso tempo pieno di dubbi. Va da sé che ritengo che questi consigli possano essere validi per qualsiasi scelta importante o un po’ “fuori dagli schemi” che ci possa balzare nel cervello.

1) Va dove ti porta la pancia

Lo so, normalmente si dice “segui il tuo cuore” ma non è il modo di dire che fa per me: io seguo la pancia. Perché è lì che io sento tutto: quando sto male è lo stomaco che si svuota e quando sento l’entusiasmo arriva una specie di vibrazione proprio lì, sotto il diaframma, che mi fa capire che quella cosa che mi spaventa così tanto è quella giusta. E quando quella vibrazione arriva ho imparato che 1) non bisogna farsi distrarre dal cervello, 2) bisogna buttarsi, perché se ci si pensa troppo poi si torna indietro.

2) Cogito ergo… me la faccio sotto

“Non pensare” è diventato praticamente il mio motto della vita. Io sono sempre stata una fabbrica ambulante di seghe mentali: mi sono sempre fatta mille problemi e dubbi per ogni cosa. “E se succede questo poi cosa faccio”, “Ma se faccio quella cosa lì e poi non va tutto come previsto cosa succede?”. No, basta. Se penso troppo mi prende l’ansia, se mi prende l’ansia mi blocco e se mi blocco… non faccio più nulla. Quindi da settembre io giro con il paraocchi, come i cavalli: non mi guardo intorno, non guardo avanti e non guardo indietro. Vedo solo il pezzetto di strada davanti a me e, un passo alla volta, un esame dopo l’altro, proseguo. Certo che il mio macro-obiettivo è finire in corso e farò di tutto per raggiungerlo, ma se un weekend ho bisogno di rilassarmi e non studiare lo faccio: la mia salute mentale viene prima di tutto.

3) Gli “Altri”

In LOST – o almeno nelle stagioni che ho visto io, dato che ce l’ho ancora a metà dal 2007 – “Gli Altri” erano il nemico numero uno, il peggio del peggio, quelli da cui si doveva stare alla larga il più possibile. Ecco, anche nel mondo reale “gli altri” possono fare parecchi danni, anche quando intervengono “a fin di bene”. Se stiamo prendendo una decisione importante, magari al di fuori degli standard, si presume che conosciamo le difficoltà e i problemi che da questa scelta possono derivare: essere circondati da gente che, magari anche pensando di fare il nostro bene, ci mette in evidenza tutti i terribili sacrifici a cui ci condanneremo, tutte le giornate in cui non potremo rilassarci, tutti i weekend in cui invece di andare a fare il picnic dovremo stare a casa a studiare, è solo un male. Io mi sono liberata da questo problema rendendo partecipi in anticipo di questa mia decisione solo le persone strettamente indispensabili o quelle che sapevo che mi avrebbero incoraggiato. Tutti gli altri l’hanno saputo a cose fatte e ogni commento è stato liquidato con un gentile ma fermo “grazie, so cosa faccio, ma sono felice così”.

4) “Gli Altri” parte seconda

Infine, niente paragoni in nessun senso: ognuno è fatto a modo suo e dopo un primo periodo di adattamento ciascuno trova il suo ritmo. Io, ad esempio, sono tipo da un esame alla volta, non riesco a preparare più di un esame contemporaneamente: ho bisogno di concentrarmi al massimo su un argomento, studiarlo e solo quando l’ho introiettato posso dedicarmi ad altro. Sono certa che ci siano persone che invece preferiscono fare tutto l’opposto. E soprattutto mai paragonare i nostri risultati a quelli di chi studia soltanto e magari frequenta… se non per notare con un certo orgoglio che abbiamo dato più esami di loro! 😉

E SE PENSATE CHE SIA LA COSA GIUSTA, FATELO!

6 Risposte a “SI-PUÓ-FARE!! Bilancio dei miei primi sei mesi da matricola “fuori target” e quattro consigli per chi pensa che non sia mai troppo tardi”

  1. SEI. UNA. GRANDE. Punto u.u
    Brava Simo! Un applauso per te e tanti, tanti, tantissimi auguri!

    1. Grazie tesora!!! 😘😘😘😘

  2. Se hai anche solo la metà della carica esplosa in questo post … ma cara Simo, DON’T WORRY! E che ti ferma?
    Vorrei avere anch’io la volontà di sedermi a tavolino e decidermi una buona volta a usare schemi e mappe per non perdere la bussola. Ufffffff! E hai ragione al 100%, non so perché, ma in un una o due ore ti entrano molte più cose in testa che in un’intera giornata di clausura.

    P.S. Ma wow hai trovato anche il tempo per le pulizie di primavera? L’occhio apprezza sempre il tocco minimal in un blog.

    1. Grazie tesora, specialmente per i complimenti al blog (quelli sono FON-DA-MEN-TA-LI!): si, avevo voglia di una grafica più pulita e “adulta”, diciamo così…

  3. Ciao! Grazie per il bellissimo post! Sono davvero contenta che le cose ti vadano bene, sopratutto adoro l’entusiasmo con cui parli delle difficoltà e della fatica, come se fossero una delle parti più belle di questa esperienza!
    Grandissime congratulazioni! :))))

    1. Grazie cara! smack smack

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