Recensione film: Il riccio

Titolo originale: Le hérisson
Regia: Mona Achache
Con: Josiane Balasko, Garance Le Guillermic, Togo Igawa, Anne Brochet, Ariane Ascaride
Genere: Drammatico
Data di uscita: 2009
Durata: 100 minuti

Visto il: 07 ottobre 2013
Il mio voto: ★★★★☆

“Ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”
(Paloma)

Finalmente sono riuscita a trovare il tempo per vedere questo film per il quale mi era rimasta una grande curiosità dopo aver letto il bellissimo libro dal quale è tratto (e di cui purtroppo non ho fatto un commento qui sul blog perché l’ho letto quest’inverno durante il mio “periodo no”, quando mi era totalmente passata la voglia di scrivere recensioni).

Le differenze tra la versione scritta e quella cinematografica sono molte e all’inizio ho fatto un po’ fatica ad entrare nell’ottica del film: la partenza è piuttosto lenta, e mentre nel romanzo cominciamo fin da subito a conoscere Paloma e Renee, nella pellicola il “segreto” della portiera ci viene rivelato solo molto più avanti, successivamente all’arrivo di Kakuro Ozu nel palazzo. Fino a quel momento ero rimasta piuttosto perplessa, ma l’arrivo di Ozu fa sì che le dinamiche tra i personaggi diventino più chiare e che la storia modifichi la piega che aveva preso fino a quel momento.

Il film si distacca dal romanzo anche in quanto non approfondisce la relazione tra le due protagoniste e gli altri abitanti del palazzo: nel libro, infatti, una buona parte della caratterizzazione di Paloma e di Renee avviene tramite le interazioni con gli altri abitanti, i modi in cui li percepiscono e si lasciano percepire. Immagino che la regista abbia ritenuto più adatto mostrare le loro personalità utilizzando tecniche diverse, però io ho notato questa mancanza poiché mi era piaciuto moltissimo leggere delle dinamiche instaurate tra la portiera e gli inquilini e tra la “bambina strana” e i suoi vicini. Inoltre, come era prevedibile, le interessantissime speculazioni filosofiche che arricchiscono il libro scompaiono quasi del tutto: era prevedibile perché mi rendo conto che avrebbero appesantito non poco la trama, oltre ad essere difficilmente trasferibili in quanto erano generalmente esposte tramite il discorso indiretto, però non mi ha entusiasmato la scelta di riportarne solo alcune (ad esempio il pensiero sul cioccolato). Non so, mi è sembrato quasi una forzatura, avrei piuttosto preferito che fossero eliminate del tutto.

Mi dispiace di aver elencato finora solo gli aspetti negativi del film, perché in realtà l’ho trovato molto poetico ed elegante, soprattutto nei due eventi chiave della storia che sono il rapporto tra Renee e Ozu e la decisione di Paloma di suicidarsi. Specialmente per quanto riguarda il suicidio di Paloma, si poteva correre il grosso rischio di farlo sembrare una sciocca idea da ragazzina psicopatica, mentre la regista è stata abile, dando voce ai pensieri di Paloma tramite l’escamotage della telecamera (nel romanzo, Paloma tiene un diario, ma mi rendo conto che sarebbe stata una soluzione troppo statica per un film), a non snaturare il suo senso di estraneità all’ambiente che la circonda. Le attrici che interpreto le protagoniste mi sono piaciute moltissmo: Garance Le Guillermic perché è riuscita a non fare di Paloma una bambina saccente, viziata e teatrale, e Josiane Balasko per la grande intensità con cui veste i panni di Renee. In più ho trovato stupende la fotografia e la colonna sonora: alla fine del film sono rimasta a guardarmi tutti i titoli di coda per poter ascoltare la musica.

Ho letto su internet che l’autrice Muriel Barbery non ha “riconosciuto” il film come trasposizione del proprio romanzo e questo rifiuto è la ragione del titolo, ridotto a “Il Riccio” per marcare la distanza dal libro. Purtroppo non sono riuscita a trovare interviste all’autrice o articoli più dettagliati su questo argomento (c’era un articolo su La Stampa ma il link non è più attivo), perchè mi sarebbe piaciuto approfondire, anche se credo di comprendere alcune motivazioni di questa scelta, ma dall’altra parte ho apprezzato molto il film come opera a sè stante.

 

“Ma malgrado ciò, malgrado tutta questa fortuna e tutta questa ricchezza so che la destinazione finale è la boccia dei pesci, un mondo in cui gli adulti passano il tempo a cozzare come mosche contro lo stesso vetro. Ma una cosa è certa: io, nella boccia, non ci vado!” (Paloma)
“Lei ha trovato il buon nascondiglio.” (Paloma)
“Allora è così. Di colpo, tutto si ferma.. E’ questo morire? Non rivedrete più quelli che amate, non rivedrete più quelli che vi amano. Se è questo morire, è proprio la tragedia che dicono..” (Paoloma)

2 commenti

  1. Il film non l'ho visto, il libro invece l'ho letto… ho un rapporto conflittuale con questo romanzo, mi ha dato parecchio sui nervi, ma alla fine mi è piaciuto… sarà così anche con il film? vedremo… mi incuriosisce il fatto che la Muriel abbia disconosciuto il film, ma se è spocchiosa metà dei suoi personaggi non mi sorprendo…

  2. A me il romanzo è piaciuto molto e ti dirò che ho apprezzato specialmente i suoi personaggi proprio per il motivo opposto al tuo: non li ho trovati assolutamente spocchiosi ma semplicemente diversi. La mia paura con il film era proprio che li rendesse tali, ma fortunatamente non è successo anzi, credo che togliendo tutte le digressioni filosofiche (che io avevo comunque apprezzato perché erano parte integrante dei personaggi a cui venivano attribuite) siano riusciti ad eliminare la parte che a molti lettori è risultata fastidiosa e pretenziosa per far risaltare in altro modo la personalità dei personaggi.

Rispondi