Sei lezioni sulla storia

sfide: salva-comodino
Titolo originale: What is history?
Autore: Edward H. Carr
Anno di pubblicazione: 2000
Editore: Einaudi
Pagine: 174

Iniziato il: 29 luglio 2011
Terminato il: 14 agosto2011
Valutazione: ★★★

Che cos’è la storia? Risponderò a questa domanda – a meno che non la si voglia considerare assurda o superflua – analizzando due passi, tratti rispettivamente dalla prima e dalla seconda incarnazione della “Cambridge Modern History”.

(incipit)

Come lettura di approfondimento della prima tappa del mio viaggio nella storia, ho scelto un libro che avevo acquistato per un esame universitario e di cui mi ricordavo molto poco, tranne il fatto di averlo trovato a suo tempo molto interessante. In effetti è proprio così fin dall’introduzione che è praticamente un capitolo in più in quanto sono riportati tutti gli appunti di Carr relativi ad una nuova edizione del testo, che non ha potuto portare a termine. Gli argomenti che l’autore avrebbe voluto approfondire sono molti, dalla relatività e contemporaneamente obiettività della conoscenza storica alla questione dell’accidentale nella storia e dell’influenza dei singoli individui sullo svolgimento degli eventi o all’importanza di una “storia generale” fatta rivolgendosi a tutte le discipline sociali.

Il primo capitolo fa riflettere su quanto la domanda “che cos’è la storia” sia influenzata profondamente dalla situazione e dalla società il cui vive colui che cerca di rispondere e Carr porta gli esempi della concezione della storia nell’800 e nel 900. Molto interessante è anche tutto il discorso sui fatti storici, che non esistono “a priori” ma sono tali perchè gli storici hanno deciso di selezionarli rispetto a milioni di altri fatti e di “elevarli” allo status di fatti storici. La centralità dello storico è evidenziata da Carr tanto da dire che quando si legge un libro di storia bisogna prima studiare l’autore e cercare di cogliere il punto di vista dal quale è scritto il libro, un po’ come si fa generalmente per i “classici” della letteratura: si studia prima l’autore in modo da poter comprendere l’opera a 360°.

Il secondo capitolo è strettamente collegato al primo e spiega l’importanza di considerare la storia non come fatta da individui “a sé stanti”, bensì inseriti in una società. Lo stesso vale per gli storici, e qui Carr si collega al discorso del capitolo precedente sottolineando l’importanza di contestualizzare sempre lo storico nella società in cui vive, tenendo presente che egli rifletterà sempre il pensiero del suo tempo e della sua appartenenza politica/condizione sociale/ecc.

Proseguendo con il suo lavoro, Carr pone molte altre problematiche, come la questione della storia intesa come scienza (ho trovato estremamente interessanti le risposte che l’autore fornisce alle obiezioni mosse contro la concezione della storia come una scienza), la causalità storica che si divide tra cause razionali e irrazionali, l’influenza del caso nella storia o la concezione della storia vista come progresso e protesa verso il futuro.

Ammetto che alcune parti sono state piuttosto ostiche, soprattutto quando venivano citati eventi storici di cui francamente mi ricordavo molto poco (ci sono molti riferimenti alla Rivoluzione Russa che è sempre stata uno dei miei punti deboli), ma nel complesso mi ha stupita la scorrevolezza della lettura e il rendermi conto che alcuni concetti di base della storia, non sono affatto scontati come possono sembrare.

L’immagine, vera o falsa che sia, della devozione religiosa degli uomini del Medioevo è indistruttibile, giacchè quasi tutto ciò che sappiamo sul loro conto è stato preselezionato, prima di giungere a noi, da individue che condividevano quell’immagine, e volevano che altri la condividessero, mentre un cumulo di altri fatti, che magari potevano dimostrare il contrario, è andato irrimediabilmente perduto.

[…]gli storici che, al giorno d’oggi, fingono di fare a meno di una filosofia della storia, cercano semplicemente di ricreare, con l’artificiosa ingenuità dei membri di una colonia nudista, il giardino dell’Eden in un parco di periferia.

La storiografia esige che si selezionino e si ordinino i fatti del passato sulla base di un principio o norma oggettivi adottati dallo storico: il che comporta necessariamente una forma di interpretazione. Senza la quale, il passato si trasformerebbe in un guazzabuglio di avvenimenti casuali, sconnessi e insignificanti, e diventa impossibile fare storia.

La storia è un continuo processo di interazione tra lo storico e i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente e il passato.

Far si che l’uomo possa comprendere la società del passato e accrescere il proprio dominio sulla società presente: questa è la duplice funzione della storia.

La storia consiste nel dominio degli avvenimenti del passato inquadrati in una connessione coerente di cause ed effetti.

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