La donna in bianco di Wilkie Collins

Questa è la storia di quel che la pazienza di una donna può sopportare, e che la determinazione di un uomo può ottenere.

25448518Un intreccio che si riesce a sciogliere solo negli ultimi capitoli, personaggi intriganti ed equivoci, ritmo serrato. Questi sono gli ingredienti chiave di La donna in bianco di Wilkie Collins, romanzo pubblicato a puntate tra il 1859 e il 1860 su All the Year round, rivista diretta da Charles Dickens che di Collins fu anche grande amico. Il suo autore è indicato come il padre della “sensation fiction”, ovvero quello che oggi chiameremmo “mistery”.

Siamo nell’Inghilterra ottocentesca, un giovane maestro di disegno si sta recando nella proprietà del suo nuovo datore di lavoro – Mr. Fairlie – dove dovrà da un lato provvedere al restauro delle opere di proprietà dell’uomo e dall’altro tenere delle lezioni di disegno alle due nipoti di lui, la bella e dolce Laura Fairlie e l’acuta e caparbia Marian. Lungo la strada che lo conduce a Limmeridge House, Walter Hartright (questo il nome del narratore della prima parte del romanzo), incontra Anne Catherick, una donna interamente vestita di bianco che sta fuggendo dal manicomio in cui era stata rinchiusa. A partire da quella notte, le vite di Walter, Laura, Marian e molti altri personaggi saranno legati alla storia e al destino di Anne Catherick che riserverà a loro – e a noi lettori – una serie infinita di sorprese.

Accennavo prima al narratore: la particolarità di questo romanzo, anche questa un’innovazione straordinaria per il tempo, è l’essere costruito come una raccolta di dichiarazioni di testimoni ad un processo. Sono diversi i personaggi che si alternano nella narrazione e ciascuno di loro offre il proprio personalissimo punto di vista, che confonde le acque e non permette mai di avere una visione chiara dell’insieme: il quadro complessivo di tutti gli avvenimenti si riesce ad ottenere solo arrivati all’ultima riga del racconto e questo è davvero qualcosa di straordinario.

I personaggi, alcuni in particolare come il Conte Fosco e Marian Hartright, hanno un carisma e una forza tali da trascinare dietro di loro tutti gli altri: lui è un equivoco conte italiano, il cui vero ruolo nella vicenda non si capisce mai fino in fondo, lei è un personaggio femminile straordinariamente moderno e forte ed è impossibile non amarla molto più della fragile Laura, nonostante quest’ultima sia quella che per tutto il romanzo ne subisce veramente di cotte e di crude.

Due parole anche sull’ambientazione e sulle similitudini con altri romanzi: impossibile non restare affascinati dalle brughiere inglesi e in generale dalle descrizioni di paesaggi e luoghi. Le atmosfere gotiche che si respirano a tratti nel romanzo (penso in particolare alla scena al cimitero – chi l’ha letto sa a cosa mi riferisco – ma non solo) sono sulla stessa lunghezza di quelle caratteristiche di romanzi come Cime Tempestose o Jane Eyre. Comparabile a Jane Eyre è indiscutibilmente la rappresentazione di Anne Catherick, che mi ha richiamato alla mente il personaggio più disgraziato del romanzo della Bronte, ovvero la povera Bertha Mason.

Se amate il romanzo a tinte gotiche tipiche dell’ottocento inglese e vi affascina la componente mistery, non posso che consigliarvi di leggere “La donna in bianco”. Io purtroppo al momento ne possiedo solo la versione ebook, che avevo trovato mesi fa super scontatissimo, ma ho assolutamente intenzione di procurarmi la copia cartacea del libro (ovviamente nella splendida edizione Fazi) e tutti gli altri romanzi di Collins. Consigliato per il periodo autunnale/invernale… se poi fuori c’è la nebbia – come ieri qui a Milano – allora è un’esperienza unica.

8 commenti

  1. Lo inizierò con le festività natalizie! Bellissima recensione!

    1. simobiblionauta dice: Rispondi

      Grazie! ;D Quando l’hai letto fammi sapere cosa ne pensi!!

  2. Bella recensione! Il libro è piaciuto molto anche a me.

  3. Simoooooooo, bentornata!
    Lo so, lo so, è da un po’ ormai che sei di nuovo regolarmente attiva sul blog, ho sempre sotto gli occhi la newsletter, ma fra studio/esami/blog/letture e un po’ di vita in mezzo, non avevo ancora avuto modo di passare a salutarti.
    Giusto stamattina ho recuperato tutti i post che mi ero persa fin qui, in particolare goduria assoluta, per me che l’ho mancato al cinema, la tua recensione del film “Animali fantastici e dove trovarli” con tutti i suoi spoiler (che poi davvero, non è affatto così spoiler, sei stata brava), e ora Collins, questo sconosciuto, una delle millemila meraviglie che la Fazi Editore ha tirato fuori dal cassetto di recente. Come sempre riesci a farmi venire l’acquolina in bocca: anche senza chiamare in causa le sorelle Bronte, mi avevi già convinta con questo intreccio ingarbugliato che si risolve solo nel finale. Poi è parecchio, troppo tempo che non torno nell’Ottocento vittoriano, devo assolutamente correre ai ripari.
    Un abbraccio, Simona, e lasciami dire che sono felicissima che tu sia messa di nuovo in gioco!

    1. simobiblionauta dice: Rispondi

      Rosa, tenerella! :* :* Anch’io giro poco purtroppo, ma adesso mi sono scaricata feedly e mi sono creata una cartellina apposta per i blog che voglio assolutamente seguire così non mi perdo tra milioni di notifiche (che non ho il tempo di leggere tutti i post di tutti i blog che seguo) ma vengo subito da voi che mi interessate! 🙂
      Si, Collins leggilo assolutamente! L’atmosfera vittoriana è garantita, ma la sua modernità è tale che a volte ti viene da chiederti se stai davvero leggendo un romanzo scritto nell’ottocento o se si tratta solo di un romanzo storico pubblicato ieri! Un bacione e grazie per essere passata a trovarmi! <3

  4. Sembra veramente succoso! Grazie della recensione! 🙂

    1. simobiblionauta dice: Rispondi

      Lo é! 😉

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