Il tredicesimo dono di Joanne Huist Smith

Caro lettore, ho imparato le parole del canto di Natale The Twelve Days of Christmas da bambina, nel coretto della scuola, quando la magia delle feste ancora mi colmava di un senso di meraviglia e di speranza, quando sembrava che i sogni fossero diventati realtà. Pernici e alberi di pere, dame danzanti e signori saltellanti: pensavo che le parole del canto fossero ridicole. Non sapevo, allora, che in quelle buffe strofe si nascondeva la chiave della felicità.

Scrivo questo commento a caldissimo: ho terminato la lettura da pochi minuti ma sono talmente entusiasta che voglio mettere giù subito le mie impressioni (anche perché altrimenti non farei in tempo a pubblicare).

Sono mesi che vedo questo romanzo comparire su tutte le librerie di Goodreads e sui post dei miei blog preferiti; non ero partita con l’idea di leggerlo per Natale quest’anno ma a poco a poco è cresciuto il desiderio di trovare una lettura che mi facesse sentire questa festa che da quando sono cresciuta ha perso un po’ la sua magia e nel cui spirito faccio ogni anno sempre più fatica ad entrare, così presa da tutte le cose ordinarie che appartengono alla mia vita quotidiana anche nel mese di Dicembre… anzi, forse lo stress lavorativo e le ansie aumentano ancora di più tra scadenze, clienti impazziti, regali da comprare di corsa e cene da organizzare per fare gli auguri a tutti gli amici e parenti che non rivedrà fino al nuovo anno. Insomma, quello che dovrebbe essere un periodo di serenità di trasforma in un delirio e quasi non vedo l’ora che finisca pur di avere un po’ di respiro.

Fortunatamente quest’anno sulla mia strada ho trovato Il tredicesimo dono, che mi sono decisa a prendere in prestito in biblioteca dopo aver letto la recensione sul blog Ombre Angeliche, che mi ha permesso di entrare in punta di piedi nella vita di una famiglia che ha riscoperto il calore del Natale, dell’affetto e dello stare insieme dopo un evento che ha rischiato di eclissare per sempre la loro gioia: i protagonisti del romanzo sono infatti l’autrice e i suoi tre figli Ben, Nick e Megan che all’inizio della storia si preparano ad affrontare il primo Natale senza il loro papà, morto a causa di una malattia pochi mesi prima. A parte la sorella più piccola, di dieci anni, nessuno degli altri componenti della famiglia è nello spirito di festeggiare il Natale: Joanna ha perso ogni energia ed è solo il suo senso di responsabilità verso i figli che la trattiene dal nascondersi sotto una coperta sul divano, che è diventato il suo letto dopo che il solo ingresso nella camera che divideva con il marito si è trasformato in un’impresa impossibile, e non uscirne più. Ben, il figlio diciassettenne, è pieno di una rabbia repressa che lo porta a sparire per giornate intere e rientrare la notte ad orari improponibili senza quasi rivolgere la parola agli altri membri della famiglia e Nick, di dodici, sfoga il dolore in una specie di apatia che lo porta ad isolarsi dagli altri, chiuso nella sua cameretta. L’unica che vorrebbe festeggiare il Natale è la piccola Megan di dieci anni, la cui indole positiva è quasi una stonatura, che suscita tenerezza, in un equilibrio familiare che all’inizio del libro sembra davvero in procinto di cedere. La situazione di stallo che sta prendendo il sopravvento in questa famiglia viene improvvisamente scossa dall’arrivo, nel capitolo di apertura del romanzo, di un dono inaspettato inviato da dei misteriosi veri amici, seguito da altri undici regali che, uno al giorno, vengono recapitati davanti alla loro porta. Questi doni, che inizialmente creano grande trambusto nell’anima dei quattro protagonisti, saranno il mezzo attraverso cui questa famiglia tornerà a trovare una ragione per andare avanti e riscoprire l’importanza di essere uniti e di supportarsi l’uno con l’altro.

Con la sua semplicità e genuinità questa storia mi ha coinvolto profondamente: non l’ho trovata patetica o strappalacrime ma emozionante e sincera. Non so quanto ci sia di reale e quanto di romanzato nelle vicende raccontate (si tratta infatti di una storia vera) ma credo che tutta la parte legata all’elaborazione del lutto da parte dei personaggi e al processo di ricostruzione del loro rapporto sia raccontata in modo talmente verosimile da far dubitare che sia tutto solo finzione. Non ho trovato mai nulla di forzato o di finto nei sentimenti e nelle reazioni dei quattro Smith, anche se senza dubbio tutta questa solidarietà sparsa a manciate per l’intera città, i cui abitanti si prodigano per sostenere la famiglia anche nelle situazioni più… diciamo “eccentriche”, suona un po’ come la classica americanata da film per famiglie in cui sul finale tutto il quartiere collabora per rimediare a qualche guaio o farsi perdonare qualche ingiustizia. In ogni caso posso dire che questa “zuccherosità” non mi ha dato fastidio, perché non risulta mai talmente esagerata da essere palesemente inverosimile: diciamo che in noi cinici europei lascia il dubbio che forse davvero, almeno a Natale, gli americani vivano come se fossero perennemente i protagonisti dei loro film…

Forse la verità è semplicemente che avevo bisogno di un libro che mi smuovesse dalla svogliatezza di quest’ultimo periodo e che mi facesse provare delle emozioni e una profonda empatia con i personaggi. La conclusione della storia mi è piaciuta; diciamo che nell’ultimo capitolo l’autrice ci fa tornare alla realtà uscendo dalla dimensione del romanzo e spiegando a noi lettori cosa e chi c’era dietro a quei regali e ciò che è accaduto in seguito. Un po’ mi ha scosso questo cambio di registro, forse è stato un po’ troppo netto: ero talmente immersa nella sua storia che tornare al presente è stato lievemente traumatico ma questo non ha tolto nulla alle sensazioni che ho provato leggendo questo romanzo e posso finalmente dire che adesso non vedo l’ora che sia Natale!!

 

3 commenti

  1. Sono davvero felicissima che ti sia piaciuto! E sì, non sempre c'è bisogno che un libro sia un capolavoro per emozionarci, a volte basta trovare la storia giusta al momento giusto ♥

  2. E' verissimo! Sono stata proprio contenta di averlo letto, è stato rilassante ed emozionante… mi ha fatto tornare la voglia di leggere!

  3. Una storia davvero bella, come hai letto dalla mie recensione, anche io l'ho amata parecchio e mi sono emozionata leggendola.. 🙂

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