Fangirl di Rainbow Rowell

C’era un ragazzo, nella sua stanza.
Cath controllò prima il numero dipinto sulla porta, poi quello che le era stato assegnato, scritto sul foglio che teneva in mano.
Pound Hall, 913.

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È ormai più di una settimana che sto rimandando la pubblicazione di questo post ma ormai è ora che mi decida ad affrontarne le conseguenze. Mi tolgo subito il dente: questo libro non mi è piaciuto. E il problema non sta assolutamente in un pregiudizio verso i romanzi etichettati come Young Adult (anche se si, effettivamente ne sono affetta) ma nel fatto che a mio parere in questo libro manca qualcosa che avrebbe davvero potuto renderlo uno di quelli che, in mezzo agli altri, fanno la differenza.

Iniziamo con una rassicurazione: “Fangirl” non è un libro stupido e non è mal scritto. Non rientra nemmeno nel filone dei romanzi adolescenziali pieni di ormoni, di metafore prive di senso e di “maschi alfa” che spacciano lo stalking per gelosia. Forse stiamo finalmente andando oltre, speriamo.

La storia strizza l’occhio alla moda del momento, le FanFiction, e ci porta nella vita di Cath, un’adolescente timida e insicura, autrice della più famosa fanfiction su Simon Snow, personaggio letterario protagonista di una saga di libri e film di enorme successo (in pratica l’alter ego di Harry Potter). All’inizio della storia Cath si trasferisce all’università con la sorella gemella Wren e lì si troverà a dover affrontare le sue insicurezze e a crescere sia come persona sia nelle proprie aspirazioni da scrittrice.

La prima pecca del romanzo, secondo me, sta nell’aver reso la protagonista immatura in maniera davvero sproporzionata per la sua età. Cath ha infatti comportamenti tipici di una ragazzina di 14/15 anni, specialmente per quanto riguarda il rapporto con i ragazzi verso i quali non solo è inesperta (il che ci può stare) ma addirittura prova quasi ribrezzo, tanto da non riuscire ad immaginare di baciare qualcuno sulla bocca. Per quanto sia perfettamente consapevole che non tutte le ragazze durante l’adolescenza sperimentino esplosioni ormonali, mi sembra davvero abbastanza inverosimile la totale indifferenza per non dire schifo con cui Cath guarda all’altro sesso (e no, Cath non è assolutamente omosessuale e questo aspetto nel romanzo non viene mai messo in discussione).

La seconda sproporzione del libro è quella che si crea attorno all’attenzione e all’approfondimento che viene dato agli eventi: ci sono pagine e pagine (per me noiosissime) incentrate sulle insicurezze di Cath, sulle sue milioni di seghe mentali, una tiritera infinita su Simon Snow e poi le parti più interessanti e che avrebbero davvero potuto rendere il romanzo l’occasione per parlare in maniera approfondita della sua famiglia e del suo rapporto con padre, madre e sorella (che poi, senza fare troppi spoiler, è il vero fulcro della vicenda, la ragione per cui Cath è così) sono trattate in modo nettamente più superficiale e restano a fare da contorno alla storiella d’amore e a questo benedetto Simon Snow. Peccato perché dall’altra parte c’è secondo me un’autrice che sa raccontare bene e che forse avrebbe dovuto osare un po’ di più e non cercare il facile consenso riducendo a mero sfondo aspetti che avrebbero permesso un migliore approfondimento dei personaggi (anche se poi è stata la strategia vincente, visto quanto ha venduto, quindi forse ha ragione lei).

Con questo non voglio dire che il romanzo sia privo di aspetti positivi: è divertente, i dialoghi sono credibili e i personaggi, per quanto abbastanza stereotipati, sono comunque piacevoli. Però la lettura è stata lentissima e gli aspetti che ho indicato prima mi hanno fatto mancare quel qualcosa in più che distingue un libro nella media ma dimenticabile da un libro interessante e che rimane impresso.

Infine, forse un dettaglio ma a me è balzato agli occhi come un pugno, non ho davvero capito perché ad un certo punto del romanzo venga nominata la saga di Harry Potter… abbiamo un “romanzo nel romanzo” che chiaramente è un alter ego di Harry Potter, mi aspetto che non esista un Harry Potter nella realtà di “Fangirl”, o meglio, che “Simon Snow” SIA Harry Potter. E invece no, ad un certo punto viene citato e il mio cervello è andato in blocco del sistema tipo i residenti di Westworld.

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4 Comments

  1. Beth Book 15 Febbraio 2017 at 16:07

    Il tuo non è il primo parere non proprio positivo che leggo su Fangirl e sto cominciando a pensare che dovrei cominciare a leggere l’autrice da un altro dei suoi titoli. Magari di questo ho sentito parlare troppo e le mie aspettative potrebbero rimanere deluse.

    1. simobiblionauta 16 Febbraio 2017 at 14:25

      Mah, non saprei cosa consigliarti onestamente: io cerco qualcosa in più nei romanzi, indipendentemente dal fatto che siano o meno per ragazzi. Ho sentito che “Eleanor&Park” sia bello: secondo me lei le potenzialità le ha, quindi io penso che le darò un’altra possibilità. Vedremo.

  2. Chicca 28 Febbraio 2017 at 19:45

    Questo libro lo aspettavo con impazienza e me lo sono fatta regalare da babbo natale in persona e sebbene nel complesso mia sia piaciuto non mi ha fatta impazzire. Forse le mie aspettative erano troppo alte dopo aver adorato letteralmente Eleanor & Park e così nel confronto, Fangirl ne è uscito perdente.
    Personalmente ciò che ho trovato discutibile è stata proprio la scelta di inserire una fanfiction nel libro così simile ad Harry Potter,. Inoltre è davvero troppo ampio lo spazio che ne è stato dato.
    Spero che la dolcisssima Raimbow ci regakli una nuova opera degna di lei.
    ciao

    1. simobiblionauta 3 Marzo 2017 at 15:40

      In tanti mi hanno parlato bene di Eleanor & Park, lo leggerò

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