Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij

Al principio di luglio, con tempo caldissimo, verso sera, un giovane scese dalla sua stanzuccia, che aveva in subaffitto nel vicolo di S., sulla strada e lentamente, come irresoluto, si diresse verso il ponte di K.

Finalmente l’ho fatto! Finalmente ho letto uno dei romanzi che più mi spaventavano e allo stesso tempo incuriosivano della letteratura mondiale e che si è rivelato senza dubbio un libro non facile ma incredibilmente affascinante.

Fulcro del romanzo è l’analisi psicologica di un uomo che progetta e compie un delitto e di ciò che accade nella sua mente nel periodo successivo all’esecuzione del crimine. Le prime duecento pagine sono incredibilmente scorrevoli e addirittura con episodi ricchi di suspance (non me lo sarei mai aspettato); successivamente il ritmo cala molto ma questo è degnamente compensato dal tempo che Dostoevskij ci permette di ritagliarci in compagnia di tutti i personaggi che popolano il romanzo e che meritano tutta l’attenzione che l’autore dà loro.

Ciò che più mi ha lasciato stupefatta è stato rendermi conto che più volte durante la lettura mi sono trovata ad essere dalla parte di Raskolnikov, il protagonista, fino addirittura a sperare che la facesse franca e temendo come lui che prima o poi riuscissero ad incastrarlo o che lui cedesse alla troppa tensione rivelando tutto: perché ciò che viene trasmesso in maniera eccezionale è l’angoscia e la totale confusione di Raskolnikov che si sente continuamente osservato, spiato, accusato quando spesso tutto ciò è frutto esclusivamente della sua immaginazione e di quella che mia mamma chiamerebbe “la coscienza sporca”. Questo avviene perché fondamentalmente Raskolnikov è una persona normale, in tutto e per tutto. E questo è l’aspetto che crea in assoluto più sconcerto nel lettore, o per lo meno lo ha creato in me: Raskolnikov è un uomo qualunque. Non un pazzo, un maniaco, un delinquente, uno che “me lo sarei aspettato”. La semi-follia viene dopo, quando ciò che ha fatto lo sovrasta e domina completamente la sua mente, ma anche in questo caso lui non è pazzo, è solo incapace di governare l’angoscia di essere individuato.

Gli altri personaggi meriterebbero davvero un libro solo per loro: pur essendo secondari nel loro ruolo non lo sono affatto nello spessore e nell’importanza che ricoprono all’interno del romanzo. Sofia e Razumichin sono senza dubbio i miei preferiti ma anche quelli più negativi come Katerina Ivanovna Marmeladova o Svidrigailov riescono ad essere così umani e così veri da meritare l’affetto del lettore, che non può fare a meno di amarli.

L’ambientazione è meravigliosa: Pietroburgo è descritta in maniera talmente dettagliata che sembra davvero di essere catapultati tra le sue strade e la sua gente. Avendo già letto libri ambientati in questa città è stato piacevole incontrare di nuovo i nomi di luoghi che già mi avevano accompagnato in “Anna Karenina” o “I racconti di Pietroburgo” e che mi sembravano quindi conosciuti, come se sapessi esattamente di cosa si stesse parlando. E’ stata una bella sensazione, e mi ha messo addosso un forte desidero di visitare dal vivo questa città così viva e piena di storia.

11 Risposte a “Delitto e castigo di Fedor Dostoevskij”

  1. Eccomi qua, presente! Inguaribile amante dei classici, degli scrittori russi e delle descrizioni di Pietroburgo, amante anche io dei Racconti di Pietroburgo di Gogol e di Anna Karenina….
    Concordo con te, questo è un libro difficile -complice anche il fatto che molti lo ritengano sinonimo di “mattone indigesto”, letterariamente parlando – ma che alla fine ti cattura e ti coinvolge in modo inatteso.
    Parliamo di un classico scritto a metà del 1800 che però ancora oggi riesce a trascinarti nei meandri della mente di Raskolnikov, tra i tormenti della sua coscienza di persona “normale” che ha compiuto qualcosa di grosso.
    Bellissima recensione, anche io come te mi ero accostata a questo libro con un po' di timore, ma devo dire che alla fine mi è piaciuto da morire ^_^ … concordo pienamente con te su tutto!
    Buona serata!

  2. Sono contenta che la recensione ti sia piaciuta: ho sempre un po' paura a commentare i classici perché… beh, insomma, sono classici e di certo io non sono un critico letterario!! Adesso per completare la mia serie degli “impossibili” mi manca solo Guerra e Pace… non so come mai ma tutti i miei spauracchi letterari sono russi!! ^_^

  3. Brava!!! Anche io ho una bella lista di Classici che vorrei leggere ma che mi spaventano e non riesco mai a dargli il giusto spazio!! Ma quest'anno voglio riuscire a leggerne almeno un paio! Credo che Delitto e castigo potrebbe andar bene! 😉

  4. Bellissimo romanzo! Molto bello anche il tuo commento, di cui, per quel che ricordo del libro, condivido molto! 🙂

  5. Allora aspetto che tu lo legga così ci scambiamo i pareri!! ^_^ ^_^

  6. Ho letto il tuo post su questo libro, ovviamente!! ;D Comunque ormai tu sei un'esperta dostoevskjiana, ne hai letti tantissimi… ^_^

  7. Bè, diciamo che ho letto i principali, e aggiungerei ahimè!, perché è il piacere di leggerli per la prima volta ormai non me lo posso più gustare! Per esempio sai che non saprei dire se mi è piaciuto di più questo qui oppure L'Idiota?
    Per fortuna comunque esistono le riletture! 🙂

    Ah, ti volevo dire che cliccando sul nome dell'autore in questo post si va alla tag di Diaz, e non di Dostoevskij.

  8. Ciao :)) i classici sono per me il mio tallone d'Achille ma sto piano piano colmando questa lacuna, Delitto e Castigo ispira anche a me anche se non mi sono decisa proprio perchè ho paura che sia troppo pesante >.<

  9. Diciamo che non è il libro che consiglierei per avvicinarsi alla lettura dei classici. ^_^ E' un romanzo che va letto con tranquillità: ci si deve prendere il tempo necessario e non pretendere di leggerlo tutto d'un fiato.

  10. Anche io ho paura a recensire i classici 🙂 Comunque questo, Anna Karenina e Ulisse di Joyce sono sullo scaffale che attendono di essere letti. Mi spaventa un pochino il numero delle pagine anche perché co poco tempo libero ho paura di interrompere continuamente la storia. E poi i nomi russi! 😀 Prima o poi li leggo!

  11. I nomi russi sono la cosa più divertente perché la pronuncia io la invento completamente!!! =D Poi mi rendo conto che per tutto il romanzo ho pronunciato in un modo un nome che in realtà si pronuncia in tutt'altro!! Più che altro io faccio un po' fatica a tenerli a mente e quindi magari ne confondo due simili e per un intero capitolo penso che si parli di un certo personaggio e invece scopro alla fine che si parlava di un altro! =D =D Credo sia normale con nomi che non ci sono familiari. In Anna Karenina è tutto molto più semplice perché alcuni personaggi usano soprannomi inglesi e quindi si identificano meglio.

Rispondi