April Lady di Georgette Heyer

There was silence in the book-room, not the silence of intimacy but a silence fraught with tension. My lady’s blue eyes, staring across the desk into my lord’s cool gray ones, dropped to the pile of bills under his hand. Her fair head was hung, and her nervous hands clasped one another tightly. In spite of a modish (and very expensive) morning-dress of twilled French silk, and the smart crop achieved for her golden curls by the most fashionable coiffeur in London, she looked absurdly youthful, like a schoolgirl caught out in mischief. She was, in fact, not yet nineteen years old, and she had been married for nearly a year to the gentleman standing on the other side of the desk, and so steadily regarding her.

Approfitto di un viaggio di lavoro in treno per scrivere la mia recensione su questo romanzo che mi ha lasciato delle impressioni discordanti. Ho conosciuto il nome di Georgette Heyer grazie ai blog letterari legati a Jane Austen, scoprendo che questa prolifica autrice ha scritto ben 24 romanzi di genere romance ambientati nell’epoca della reggenza e 8 ambientate in epoca georgiana.

Sinceramente non sapevo bene cosa aspettarmi: la cosa che maggiormente temevo era di trovarmi di fronte a degli harmony ambientati nel periodo austeniano ma da questo punto di vista posso confermare con piacere di essere uscita dalla lettura pienamente soddisfatta e con la consapevolezza che il termine romance comprende davvero tantissime trame diverse.

La vicenda narrata in April Lady ruota attorno al classico equivoco del “lei ama lui ma pensa che lui non ami lei e viceversa” (avevo detto che non era un harmony, non che fosse una perla di originalità) e ha inizio a causa di un conto non pagato: Nell, che ha utilizzato tutto il denaro che mensilmente il marito le passa per i suoi acquisti per pagare i debiti di gioco di suo fratello, non ha il coraggio di rivelare il suo debito a Giles, temendo in tal modo di fargli credere di averlo sposato solo per i suoi soldi, e cerca in tutti i modi di saldare questo debito senza che il marito ne venga a conoscenza.

La trama è l’unica parte del romanzo a non essermi piaciuta molto in quanto non particolarmente brillante: i ragionamenti contorti di Nell e le sue angosce per quello che penserebbe il marito se scoprisse il conto non pagato occupano gran parte della storia e dopo un po’ annoiano. Il suo personaggio in generale non mi ha entusiasmato, come non sono rimasta colpita da quello del marito: li ho trovati un po’ troppo impostati e noiosi. Al contrario, quelli che salvano la situazione e rendono il romanzo un po’ meno piatto sono i personaggi secondari: Letty, sorella di Cardross e Dysart, fratello di Nell, che non fanno probabilmente un cervello in due ma per lo meno animano gli eventi e rendono la vita di quei pesantoni dei fratelli un po’ più movimentata.

Tutto un altro discorso riguarda l’ambientazione: fa-vo-lo-sa. Mi è piaciuto moltissimo tuffarmi nel mondo di queste lady tutte infiocchettate che trascorrono le loro giornate tra pettegolezzi, giri in carrozza, feste in maschera e spendendo i soldi dei mariti in stoffe, cappellini e abiti di ogni genere. Che meravigliosa superficialità! Non dico che mi piacerebbe essere al posto loro perché fanno veramente una vita di una noia mortale e soprattutto l’idea di dover chiedere la “paghetta” a mio marito anche a cinquant’anni mi fa venire l’orticaria, ma leggere delle loro vicissitudini e dei loro problemi inesistenti è divertentissimo.

Ho letto il romanzo in inglese e posso dire che non sia particolarmente complicato anche se utilizza molti termini dell’epoca, specialmente nei dialoghi, e di conseguenza a volte ho fatto un po’ fatica a cogliere determinate battute: la costruzione delle frasi è comunque in inglese contemporaneo e non ho trovato le stesse difficoltà che invece mi capita di incontrare nei romanzi di Jane Austen o di Dickens, dove a volte è proprio la struttura sintattica a darmi del filo da torcere. Dopotutto la Heyer ha scritto i suoi romanzi tra gli anni ’20 e ’70 del novecento, quindi era prevedibile che il sapore di antico lo avrebbe dato più l’ambientazione che non il linguaggio utilizzato.

In conclusione, nonostante non possa dire che sia un romanzo imperdibile, sono convinta di voler leggere altro di questa autrice, spinta anche dal fatto che ho letto molti commenti delle sue lettrici più accanite su Goodreads o su aNobii in cui si parlava di questo libro come uno dei meno appassionanti e meno apprezzati.

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