ODISSEA, Omero

Titolo originale: Οδύσσεια
Autore: Omero
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Marsilio
Pagine: 442
Iniziato il: 18 gennaio 2010
Terminato il: 03 febbraio 2010
Valutazione: ★★★★★

Finalmente l’Odissea! Purtroppo ci ho messo un’eternità a leggerlo, non perchè mi annoiasse, anzi, ma perchè mi sono fatta distrarre da altre cose che hanno portato via tempo alla lettura. Ora però pronta a dare il mio, inutilissimo al mondo, parere.

Da sempre l’Odissea è il mio poema epico preferito perché è avventuroso e non parla quasi esclusivamente di battaglie come l’Iliade, anzi: l’Odisseo che viene raffigurato qui è tutto l’opposto dell’amante della guerra come poteva essere Achille perchè il suo primo obiettivo, nonostante tutte le possibilità che gli vengono fornite durante il viaggio (rimanere sull’isola di Circe, vivere con Calipso e diventare con lei immortale, restare tra i Feaci sposando Nausicaa) è sempre e solo tornare alla sua Itaca, da sua moglie, da suo figlio, da suo padre.

Odisseo è davvero “moderno” (come lo è in generale tutto questo poema) e ne ho avuto la sensazione confrontandolo con le figure dell’Iliade, Achille prima di tutti, che appaiono molto lontani dai nostri ideali e dal nostro modo di concepire la vita, la guerra, la morte, la casa. Nell’Iliade Achille preferisce un’esistenza breve in cambio della gloria eterna, mentre nell’Odissea, quando lo incontriamo nell’Ade (uno dei canti più belli) egli preferirebbe scambiare tutta la sua fama e la sua gloria con una vita più lunga, anche se questa lo metterebbe nei panni di un servitore costretto a zappare la terra per il suo padrone.

Penelope è l’altro personaggio affascinante del poema: con l’inganno della tela che viene tessuta di giorno e disfatta di notte per allontanare il giorno delle nozze con uno dei Proci dimostra di essere degna di Odisseo e anche l’astuto stratagemma con cui mette alla prova il marito (sfruttando il segreto, che solo loro conoscono, del letto nuziale costruito da lui stesso utilizzando le radici di un olivo) è prova della sua intelligenza.
Infine c’è Telemaco, che si trova in una situazione che non gli invidio per niente: è completamente solo in mezzo a decine di uomini molto più forti di lui (che per di più vogliono farlo fuori) e nonostante ciò riesce comunque ad avere il coraggio di partire alla ricerca di informazioni sul padre. Tutti e tre si meritano senza ombra di dubbio la vendetta finale.

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