Macbeth di William Shakespeare

PRIMA STREGA: Noi tre ci rivediamo quando? Con tuoni, pioggia o lampi?
SECONDA STREGA: A baraonda finita, a guerra persa e vinta.
TERZA STREGA: Prima di notte allora.

Finalmente, dopo anni, ho ripreso in mano un’opera teatrale e per questo devo ringraziare la bellissima iniziativa nata sul gruppo Scratchmade di dedicare il 2016 – anno in cui ricorre il quattrocentesimo anniversario della morte di Shakespeare – alla lettura di dodici (ma io spero di riuscire a leggerne di più) opere del bardo. In occasione dell’uscita al cinema del film su Macbeth, con quel grande fig *ehm* attore che è Michael Fassbender, la prima opera scelta è stata proprio “la tragedia di Scozia”, che si è rivelata una lettura incredibilmente affascinante.

La trama, in breve, racconta la vicenda del conte Macbeth al quale tre streghe predicono un futuro glorioso: diventerà re. Da questo momento ha inizio la tragedia: Macbeth diviene ossessionato dall’oracolo delle streghe e dalla brama di potere che si scontra con la propria coscienza e soprattutto con la paura di compiere l’atto estremo a cui viene condotto.

MACBETH: Due verità son dette, quasi prologhi augurali all’atto grandioso che ha per tema l’impero. […] Questa istigazione soprannaturale non può essere male, non può essere bene. Se è male perché m’ha dato un pegno di successo cominciando con una verità? Sono il signore di Cawdor. Se è bene, perché cedo all’incitamento la cui immagine orrenda mi fa rizzare i capelli e smuove il cuore a battere al costato in modo innaturale? Le paure reali sono vinte da fantasie paurose. Il mio pensiero il cui assassinio è ancora soltanto immaginario sconvolge tanto il mio singolo stato umano che ogni funzione è oppressa da quant’ho nella mente, e nulla è tranne ciò che non è.

L’oracolo delle streghe manda Macbeth nel panico più totale: il pensiero di diventare re lo riempie di brama e di passione ma allo stesso tempo l’atto abominevole che deve compiere per raggiungere quell’obiettivo lo terrorizza. Questo verbo “deve” è un po’ il fulcro di tutto: uno dei temi dominanti della tragedia è proprio l’incidenza del destino sulle scelte umane. Nessuno obbliga Macbeth a compiere le azioni di cui si renderà colpevole: anche nella citazione che ho inserito sopra, vengono usate le parole “istigazione”, “cedo all’incitamento”. Macbeth potrebbe dire di no, e invece si lascia in parte sedurre dalla brama di potere, ma allo stesso tempo dal pensiero che se quello è il suo destino, esso si compirà comunque. “Se la sorte mi vuole re, la sorte può bene incoronarmi senza che muova un dito.” Dice Macbeth nella scena III del primo Atto, ma nonostante ciò il dito lo muove eccome!

In questa “battaglia” tra fato e volontà si inserisce la stupenda e terrorizzante figura di Lady Macbeth, una donna forte che desidera il potere forse più del marito e lo spinge con tutte le sue forze a compiere ciò che sembra essere scritto nel suo destino ma allo stesso tempo si rende protagonista di questa azione, divenendo la forza del marito quando a lui viene meno il coraggio.

LADY MACBETH: Venite, spiriti addetti ai pensieri di morte, strappatemi questo mio sesso, riempitemi, dal cranio ai piedi, della ferocia più cruda. Fatelo denso, il mio sangue, sbarrate le porte e il passo al rimorso, che nessuna compunta visita della natura faccia tremare il mio impegno feroce, o si metta tra di esso e la sua attenzione. Venite ai miei seni di donna e mutate il latte in fiele, agenti di morte che ovunque servite, invisibili, la natura malvagia. Vieni, notte cupa, e avvolgiti nel fumo infernale più buio che il mio coltello tagliente non veda la ferita che fa, né il dio si sporga dalla coltre di tenebra per gridarmi: “Fermati, fermati”!

LADY MACBETH: […] e tu metterai nelle mie mani la grande opera di stanotte, quella che a tutte le nostre notti e ai giorni futuri darà, solo a noi, potere sovrano e dominio.

LADY MACBETH: Uomo senza tenacia! Dammi qua i coltelli.

A me ha fatto veramente paura, l’ho trovata un personaggio eccezionale che purtroppo fa una scomparsa dalla scena che non le rende giustizia (ma che è funzionale al personaggio di Macbeth – che dopotutto è il protagonista).

Altro elemento fondamentale e che si incastra perfettamente nella storia è la notte: la maggior parte delle scene – specialmente quelle più importanti – si svolgono di notte, la notte viene invocata spessissimo all’interno della tragedia e contribuisce a rendere ancora più cupa ed inquietante l’atmosfera che avvolge le vicende. E’ poi in questo momento che compaiono sempre le streghe, e qui scusate ma la mia anima potteriana emerge senza freni: sono favolose! Grazie William per aver contribuito a creare l’immaginario delle streghe coi calderoni, le code di rospo/artigli di drago, e gli incantesimi… grazie, perché la scena della pozione (Atto IV, scena I) è veramente qualcosa di sublime. Grazie, ti amo.

7 Risposte a “Macbeth di William Shakespeare”

  1. Mi si allarga il cuore solo al nome William Shakespeare! E' emozionante trovare qualcuno che gli dedica un po' di spazio anche nella blogosfera.
    Macbeth è forse una delle figure più statuarie e più complesse del genio di Shakespeare, è un anti-Amleto. Concordo con te sull'uscita di scena un po' troppo in sordina della terrificante Lady Macbeth, l'unica leggera pecca di questa tragedia.
    Consigliato anche “Lettura del Macbeth” di Agostino Lombardo, uno dei maggiori shakespearisti italiani.

  2. Grazie Rosa, sia del commento che del consiglio di lettura, me lo segno senz'altro. Purtroppo nonostante io abbia fatto il liceo linguistico, a scuola Shakespeare l'ho praticamente saltato per “esigenze del programma”: in altre parole al biennio abbiamo avuto un'incapace di prof e quella del triennio per farci recuperare l'abilità linguistica ha dovuto sacrificare la letteratura del terzo anno! Leggere in gruppo mi ha aiutato molto perché mi ha offerto tanti spunti di riflessione!

  3. Ti sono solidale, anche per me è stato così. Se amo la letteratura inglese lo devo solo alla mia curiosità di lettrice.

  4. Letto il libro e visto a teatro, magnifica esperienza in entrambi i casi 🙂

  5. Immagino: a teatro deve essere stupendo!

  6. Ce l'ho in mente da un sacco di tempo questa lettura, cercando il momento giusto… ora che c'è anche un ordine di mezzo dovrò attrezzarmi 😉

  7. Brava Stefania! A volte bisogna usare le maniere forti!! 😀 😀 Ahahah!! XD

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