L'uomo delle nuvole

Autore: Mathias Malzieu
Data di pubblicazione: 1988
Editore: Feltrinelli, 2011
Formato: Paperback, 144 pag.

Inizio lettura: 02 settembre 2013
Fine lettura: 03 settembre 2013
Lettura n.: 35/2013
Il mio voto: ★★★★☆

Mi chiamo Tom “Ematom” Cloudman. A quanto dicono, sono il peggior acrobata del mondo.

All’inizio questo nuovo romanzo di Mathias Malzieu proprio non mi convinceva: non riuscivo a capire il protagonista, che mi sembrava solo un povero pazzo con la fissa del volo e degli uccelli. Insomma, mi faceva un po’ pena, perché un personaggio infelice lascia sempre un po’ di dispiacere (soprattutto quando è infelice non per colpa sua), ma niente di più. Con l’arrivo in ospedale, però, qualcosa è cambiato e ho iniziato a dare un senso alla storia e ad apprezzarla, fino alla conclusione che mi ha davvero commosso (si si, con tanto di lacrimoni!).

Lo stile è molto simile a quello de “La meccanica del cuore” anche se perde le caratteristiche “gotiche” che lo rendevano un pò “Tim-Burtiano”, avvicinandosi ad un’atmosfera un po’ più onirica, nella quale si fa fatica a capire se ciò che viene raccontato è realtà o sogno. In ogni caso credo che il punto non sia questo: non mi interessa sapere se davvero la dottoressa Cuervo si trasformava in una donna-uccello oppure era solo l’immaginazione di Cloudman. La cosa importante sono le riflessioni che questa storia mi ha portato a fare: siamo disposti a perdere la nostra umanità, o a farla perdere alle persone che amiamo pur di farle rimanere in vita? E si può chiamare “vita” quello stato in cui non c’è coscienza? Siamo ancora umani quando, ad esempio, i nostri organi funzionano ancora solo perchè attaccati a delle macchine?

Alla fine del romanzo, Cloudman si trasforma definitivamente in un uccello, perdendo memoria e coscienza di sé, ovvero perdendo del tutto quelle caratteristiche che lo rendevano un essere umano; così prende il volo e sparisce nel cielo lasciando dietro di sé persone che, pur sapendo che è ancora vivo, non possono più averlo al loro fianco. Qual’è la differenza tra questa condizione e quella di una persona che viene tenuta in vita ma ormai, pur essendo magari fisicamente al nostro fianco, non è più con noi? E non solo, non ho potuto fare a meno di pensare ad una malattia, che provoca qualcosa forse di ancora peggiore del trovarsi incoscente in un letto, attaccato ad una macchina: l’Alzheimer, che ti fa essere lontano mille miglia da chi ti ama, pur rimanendo fisicamente vicino e per di più magari anche in buona salute fisica.

Non è facile rispondere a queste domande e non so nemmeno se l’intento dell’autore fosse davvero questo: il libro stesso non fornisce delle risposte né dei giudizi. Quello che fa è raccontare con una metafora poetica e commuovente la realtà quotidiana di molte persone. Da leggere.

“[…] Soltanto un mutamento totale le permetterà di sfuggire alla morte.”
“Non ho paura.”
“È proprio questo che mi preoccupa! So di cosa è capace. E di cosa è incapace.”
In questo momento mi sento il più tenace e il più fragile degli uomini.
“Al tempo stesso erediterà la forza e la debolezza dell’uccello che diverrà.”
“Si può scegliere?”
“Inconsciamente. Diventiamo ciò che siamo.”
“Ciò significa che potrei ritrovarmi nel corpo di un povero dodo che non sa nemmeno volare?”
“Non è da escludersi… Nella migliore delle ipotesi, qualunque cosa accada, lei sarà qualcosa di estraneo per l’occhio umano. Potrà affascinare o spaventare.”
“Come tutte le persone che cercano di costruire qualcosa di differente, non le pare?”

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