L’ultimo sorriso di Sunder City

Voglio un caso vero. Un’occasione di fare qualcosa di buono.
Perché è colpa mia se la magia non tornerà mai più.

Mi chiamo Fetch Phillips, come è scritto sulla porta.
Ci sono tre cose che dovreste sapere prima di ingaggiarmi:

– La mia sobrietà vi costa un extra.
– I miei servizi sono confidenziali.
– Non lavoro per gli umani.

Niente di personale, perché sono umano anch’io. Ma dopo quanto successo, non sono gli umani ad aver bisogno del mio aiuto.

In un mondo che ha perso la magia per colpa dell’avidità umana, l’investigatore privato Fetch Phillips cerca di riscattarsi mettendosi al servizio delle creature magiche e viene così coinvolto nel caso della scomparsa di un vampiro, che dopo aver perso come tutte le creature magiche la propria immortalità, sbarca il lunario facendo il professore.

Sullo sfondo dell’indagine di Fetch abbiamo un mondo prosciugato, in cui gli abitanti magici si trascinano in una continua lotta per la sopravvivenza: come andare avanti quando improvvisamente la tua intera natura viene sconvolta dalla scomparsa della magia? Come accettare la morte, quando sei nato e cresciuto sapendo di essere immortale? Questo decadimento morale si riflette perfettamente nella città di Sunder City, dove squallore, sporcizia, violenza e criminalità la fanno da padroni.

Insomma, una perfetta ambientazione noir in un mondo fantasy, mondo che tra l’altro è estremamente ricco e variegato, nonostante lo stato ormai catastrofico in cui versa: la cura nella sua descrizione da parte dell’autore e la ricostruzione della sua storia è davvero eccellente pur risultando allo stesso tempo sia il punto di forza che il punto debole del romanzo.

A mio parere infatti, l’autore si fa prendere la mano (forse a causa della sua fantasia sfrenata, il che è solo apprezzabile in realtà) e finisce per buttare un po’ troppa carne al fuoco: il romanzo è infatti costellato di flashback, capitoli interi che raccontano la storia del mondo magico, quella delle creature che la abitano, le vicende della Coda (ovvero l’evento che ha lasciato il mondo senza magia), la storia del protagonista. Tutte queste parti, raccontate secondo me benissimo se prese individualmente, nell’insieme rallentano la lettura (o per lo meno, hanno rallentato la mia) e distolgono eccessivamente l’attenzione dalla trama principale, tanto che spesso mi sono ritrovata a non ricordare più a che punto fossimo delle indagini dopo essere uscita da tre capitoli di flashback. Questo è un po’ un peccato perché secondo me la maggior parte degli eventi narrati in questi capitoli avrebbe potuto essere ampliata ognuno in un romanzo a parte, dedicando ai singoli avvenimenti tutta l’attenzione che meritano e lasciando in questo primo romanzo un po’ di mistero attorno ad altre tematiche.

“L’ultimo sorriso di Sunder City” è infatti il primo volume di una saga molto cupa e molto “adulta”. Non vi aspettate uno stile da Young Adult (o da Young Adult che con due parolacce e qualche squartamento cerca di camuffarsi da romanzo maturo). La violenza c’è ma è ben dosata e non si indugia inutilmente su dettagli splatter; il protagonista è ruvido, spesso antipatico, compie scelte decisamente discutibili e ha una certa tendenza ad autosabotarsi. Ma soprattutto non c’è quell’approssimazione che troppo spesso ho trovato nei fantasy contemporanei (anzi, come dicevo forse c’è anche fin troppo approfondimenti).

Una lettura che consiglio, sicuramente, anche se è bene che vi prepariate a non trovarvi di fronte ad un’avventura al cardiopalma.

L’ultimo sorriso di Sunder City (The Fetch Phillips Archives, #1)
di Luke Arnold
Nua Edizioni, 310pp.

Copia digitale ricevuta dall’editore

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