L’ultimo carnevale

È una città ormai definitivamente morta la Venezia che ci si apre davanti agli occhi in “L’ultimo Carnevale” di Paolo Malaguti. Siamo nel febbraio del 2080, Venezia è stata svuotata di tutti i suoi abitanti e dei suoi monumenti, l’acqua invade ormai le calli e la città è stata trasformata in un Parco turistico che i visitatori, sotto il controllo delle guide, possono esplorare solo restando all’interno di percorsi ben definiti; tutto il resto sono le spoglie abbandonate di una città fantasma. 

In questo scenario, il giorno di martedì grasso, si intrecciano le storie dei personaggi protagonisti del romanzo: una guida al primo giorno di lavoro, due guardiani, un anziano con una misteriosa missione da compiere e una giovane resistente (così si chiamano i gruppi contrari alla chiusura di Venezia), in procinto di mettere in atto quello che potrebbe essere l’attacco di protesta definitivo, forse l’ultimo.

La ricostruzione di questa Venezia a tratti quasi distopica è davvero affascinante: l’autore riesce nell’impresa di rendere estremamente realistica quella che immagina possa essere la deriva futura del destino di questa città grazie alla minuziosa ricostruzione del percorso che, dalla situazione odierna, l’ha infine portata a diventare Parco, a colpi di decreti, battaglie legali e burocrazia. E’ un lavoro che mi ha molto colpito perché risolve quello che da sempre è il mio problema con molti romanzi distopici o simil-distopici: non si capisce mai come si sia arrivati alla situazione disastrata in cui è ambientata la storia. Qui invece la ricostruzione è davvero dettagliata. Forse troppo, perché pur essendo frutto di uno sforzo meritevole e che ho apprezzato moltissimo, il continuo inserimento di digressioni dedicate a questi aspetti rallenta il ritmo della narrazione, che inizia ad ingranare solo una volta superata la metà del libro.

L’autore è un eccellente descrittore, riesce davvero a farti sentire l’umidità della laguna sulla pelle, a farti immaginare le calli invase dall’acqua e avvolte dalla nebbia. C’è una bellissima scena che si svolge appunto tra le calli e all’interno di alcune case abbandonate, in cui si creano anche momenti emotivamente molto d’effetto, che sarebbero stati perfetti per un calo di tensione dopo un momento particolarmente ansiogeno. In realtà il dedicare così tanto spazio alla spiegazione “politica” smorza in parte queste situazioni e fa sì che non venga sfruttato appieno ciò che un’ambientazione così caratteristica avrebbe potuto offrire in termini di tensione, azione e mistero.

Rimane un libro davvero molto affascinante, dal quale Venezia spicca come indiscussa protagonista principale – il che è quasi paradossale se pensiamo che si tratta di un personaggio fondamentalmente morto (almeno nel romanzo, ovviamente). Meritevole anche il finale, che rimane a mio parere in perfetta sincronia con il realismo che caratterizza l’intero romanzo.

Autore: Paolo Malaguti – Casa editrice: Solferino – Pagine 314


Copia pdf ricevuta per recensione

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