L’orologiaio di Filigree Street, di Natasha Pulley

Buongiorno biblionauti, oggi giornata triste per me: si torna a casa!! Fortunatamente quest’anno porto con me un souvenir che era da un po’ che non faceva parte della mia vita: l’abbronzatura!! Ebbene si, perché anch’io – se ho abbastanza tempo a disposizione – riesco a non tornare più pallida di come sia partita.

Del romanzo di cui vi parlo oggi ho già raccontato il mio pensiero nel video del wrap-up del mese di luglio, ma per chi non avesse visto il video, non avesse voglia di sentire i miei sproloqui e mille altre cose, ho deciso di pubblicare anche qui il mio parere.

Inutile stare troppo a cincischiare: la copertina è bellissima ed è la ragione fondamentale per cui l’ho letto, nella speranza che anche il contenuto fosse all’altezza. Purtroppo non è stato proprio così e seppure il romanzo nel suo complesso sia stata una lettura piacevole, non ho potuto fare a meno di notare una miriade di difetti che mi hanno convinto a non spendere i miei soldi per l’acquisto di una copia mia (la mia lettura è avvenuta infatti grazie ad un prestito in biblioteca).

Il romanzo è ambientato nella Londra di fine ottocento e ci racconta la storia di Nathaniel, un impiegato all’Home Office che viene coinvolto suo malgrado in un attentato avvenuto per mano irlandese e nel quale viene fatta letteralmente saltare in aria Scotland Yard: la vita di Thaniel viene salvata solo grazie ad un misterioso orologio a cucù finito in mano sua per una serie di inspiegabili circostanze. Guidato da quest’unico indizio, il giovane arriverà fino alla misteriosa bottega del Signor Mori, un artigiano di origini giapponesi che costruisce i migliori meccanismi di Londra. Assieme a lui e a Grace, una scienziata che lotta per la sua indipendenza, Thaniel si troverà coinvolto nella caccia agli autori dell’attentato.

Detta così la trama non è niente male, eh? Sbagliato. Innanzitutto il romanzo, pur presentando le potenzialità e le intenzioni di un romanzo storico non lo è, perché le ambientazioni semplicemente non esistono: non ci sono descrizioni di luoghi, di abiti, di convenzioni, abitudini… nulla se non qualche raro accenno. Tra i personaggi si salvano solo Nathaniel e il Signor Mori: i due non salvano in realtà solo se stessi ma tutto il romanzo che solo grazie a loro riesce a mantenere l’interesse del lettore. Grace infatti è un personaggio perfettamente inutile, mal caratterizzato, mal contestualizzato sullo sfondo “storico” e secondo me totalmente incoerente. Rimuovere tutti i capitoli che la vedono protagonista avrebbe alleggerito il romanzo di un  bel po’ di pagine inutili.

Non vi aspettate poi nemmeno un frenetico romanzo d’azione perché in questo libro tutto c’è tranne la frenesia: è molto lento, si prende tutto il tempo necessario (e forse anche qualcosa in più) per riferire dialoghi, scene spesso inutili e confuse (tutte quelle ambientate in Giappone sono incomprensibili) e azioni di personaggi insignificanti (Grace). L’aspetto positivo è che questa lentezza ci permette di assaporare gli unici due ingredienti validi del racconto che sono, come scrivevo prima, il rapporto tra Nathaniel e Mori e l’ambientazione nella bottega dell’orologiaio. Quest’ultima è davvero speciale, difficile da descrivere ma secondo me comunicata perfettamente dall’autrice: è un insieme di mistero, magia, quiete e segreti, tra luci soffuse, pavimenti che scricchiolano e le incantevoli (e forse un po’ incantate) invenzioni di Mori.

Insomma, qual’è il verdetto finale? Sinceramente non lo so. Forse direi che, se avete tempo da perdere per poter leggere il libro e prenderne solo il buono, allora leggetelo: potrebbe essere comunque una lettura piacevole. Se non avete voglia di sorbirvi 330 pagine per salvarne la metà, allora volgetevi verso altri lidi: ne troverete sicuramente di più validi.

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