La principessa sposa

Autore: William Goldman
Data di pubblicazione: 1973
Editore: Marcos y Marcos, 2007
Formato: Paperback, 329 pag.

Inizio lettura: 12 settembre 2013
Fine lettura: 18 settembre 2013
Lettura n.: 39/2013
Il mio voto: ★★☆☆☆

Tra tutti i libri del mondo questo è il mio preferito, anche se non l’ho mai letto.

Solo l’anno scorso ho scoperto, con mia immensa gioia, che uno dei film che più ho amato nella mia infanzia era stato tratto da un libro; così questo mese ho approfittato del fatto che era esposto nella mia biblioteca tra i libri in evidenza per decidermi una buona volta a leggerlo. Ecco, sarebbe stato meglio se non l’avessi fatto. Ok, no, sto esagerando. Il libro sarebbe stato bello… se non fosse che io mi aspettavo qualcosa di totalmente diverso! Credevo di trovarmi di fronte ad una vera storia d’amore, ad una favola meravigliosa e magica, che mi facesse provare gli stessi sentimenti che mi aveva provocato il film anzi ingigantendoli, proprio perché nel libro l’autore si può sbizzarrire molto di più. E invece no. “La principessa sposa” si prende gioco delle fiabe tradizionali e, tramite un cinismo e un’ironia che oltretutto non mi sono nemmeno piaciuti, vuole probabilmente far intendere che la vita vera non è come nelle favole: è ingiusta e nella maggior parte dei casi non c’è un lieto fine.

Al di là del fatto che personalmente dubito parecchio della valenza pedagogica di un concetto del genere – in quanto non solo ogni persona capisce sulla propria pelle che purtroppo la vita vera non è perfetta (e quindi non vedo l’utilità di “sbatterlo in faccia” in questo modo, come se tutti quelli che si aspettavano il lieto fine fossero dei poveri storditi che non sanno distinguere tra romanzo e realtà), ma credo che finchè si è bambini si debba avere il sacrosanto diritto di sognare, altrimenti nasciamo direttamente adulti, così non sprechiamo tempo – credo che le fiabe e le favole, con le loro conclusioni felici raggiunte solo dopo aver superato mille peripezie, abbiano proprio la funzione di far capire che nella vita si debba sempre andare avanti e affrontare gli ostacoli senza abbattersi, lottando per conquistarsi la propria felicità.

Inoltre, se proprio devo dirla tutta, penso che la maggior parte dei bambini che leggono, leggeranno o hanno letto questo libro siano comunque dei bambini (e saranno degli adulti) privilegiati la cui vita permette loro di avere del tempo libero e di poterlo dedicare alla lettura, e di conseguenza tutte queste difficoltà saranno spesso molto relative, o comunque “nella norma”, con i dolori e i problemi che ognuno di noi deve affrontare: a quelli che veramente hanno di fronte a sé una vita senza lieto fine, credo che probabilmente non freghi proprio una mazza di leggere questo libro, magari non hanno nemmeno la possibilità farlo. Per questo motivo ho trovato estremamente fastidiosi i commenti di Goldman durante la narrazione, che avrebbe secondo me passato lo stesso messaggio, forse anche in modo più intenso, se invece del cinismo ci si fosse basati su una trama più profonda e magari, perché no, sulla vera assenza di un lieto fine.

Non so, forse sono io che non ho capito il vero spirito del romanzo o semplicemente ero talmente accecata dalle mie aspettative che mi sono presa una “tranvata” in piena regola. Dovrò provare a rileggerlo tra qualche anno. Nel frattempo continuo a guardare il film.

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