La pioggia prima che cada, di Jonathan Coe

“Sai, Thea, non esiste una cosa come la pioggia prima che cada. Deve cadere, altrimenti non è pioggia”.
Era un principio stupido su cui insistere con una bambina, e mi pentii di aver cominciato. Ma Thea sembrava non avere alcuna difficoltà ad afferrarlo, semmai il contrario – perché dopo qualche minuto mi guardò e scosse la testa con aria di commiserazione, come se stesse mettendo a dura prova la sua pazienza dover discutere di questioni del genere con una ritardata.
“Certo che non esiste una cosa così,” disse. “È proprio per questo che è la mia preferita. Qualcosa può ben farti felice, no? Anche se non è reale.”

Le conseguenze dell’amore negato.
É la prima frase che mi è venuta in mente a romanzo concluso e credo che racchiuda pienamente il significato che ha avuto per me questa storia che parla di donne, di ricordi, di colpe terribili e di tentativi di redenzione. La vicenda si dipana attraverso tutta la seconda metà del 900 e viene narrata mediante un espediente narrativo interessante: la voce narrante del romanzo è Rosamond, una donna che poco prima di morire ha registrato una serie di audiocassette nelle quali – attraverso la descrizione di venti fotografie e la narrazione dei ricordi che si nascondono dietro di esse – racconta la sua vita e quella di altre tre donne, dallo scoppio della seconda guerra mondiale ai giorni nostri.
Veniamo così a conoscenza della storia di Beatrix, di sua figlia Thea e di sua nipote Imogean e delle vicende dolorose e terribili che hanno segnato le loro vite. Imogean è proprio la destinataria finale di queste cassette, ed è compito di Gill, nipote di Rosamond, rintracciarla e consegnarle la sua parte di eredità, nonostante la ragazza sia scomparsa e Gill ne abbia solo il fugace ricordo di una ragazzina bionda e cieca conosciuta molto tempo prima durante la festa dei cinquant’anni di zia Rosamond: dopo molte ricerche, però, Imogean non si trova e così Gill e le sue figlie decidono di ascoltare le cassette per cercare di recuperarvi qualche indizio.

Le venti fotografie vengono descritte da Rosamond in modo estremamente dettagliato, così da permettere a Imogean di visualizzarle nella sua mente, non potendole osservare con i suoi occhi, e spaziano dall’infanzia della donna – quando bimba sola e spaventata fu mandata in campagna dagli zii per sfuggire alle bombe della seconda guerra mondiale e conobbe sua cugina Beatrix, che segnò la sua esistenza per il resto della vita – fino ai suoi ultimi momenti di vita, quando si accomiata dalla sua ascoltatrice per lasciare infine questo mondo.

Ci sono tanti tipi di amore negato in questo romanzo: tra madri e figlie, tra compagne di vita, tra amiche o presunte tali, tra donne che vorrebbero colmare un vuoto e a cui invece questa possibilità viene negata. Tutte queste forme di non-amore portano con se enormi conseguenze che andranno ad influenzare tutti gli avvenimenti e tutte le scelte messe in atto dai personaggi. La pioggia prima che cada è quindi anche e forse soprattutto un romanzo sull’ineluttabilità del destino, un destino che io ho però percepito più come conseguenza naturale delle azioni che compiamo e delle circostanze in cui ci troviamo a vivere piuttosto che come disegno predeterminato scritto chissà da chi.

Fa male vedere come nonostante tutto l’impegno, certe situazioni non si possano modificare e fa male ancora di più ritrovarsi impotenti di fronte alla caduta e all’allontanamento delle persone che si amano. Si tratta senza dubbio di una lettura emotivamente impegnativa, ma lo stile di Coe riesce a renderla fluida e mai gratuitamente dolorosa, facendoci sentire partecipi del clima di malinconia e nostalgia di “ciò che avrebbe potuto essere se…”, ma allo stesso tempo senza mai risultare eccessivamente straziante.

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