La misura della felicità

(The Storied Life of A.J. Fikry)
di Gabrielle Zevin

Formato: Hardcover, 206 pagine
Editore: Nord, 2014
Genere: Romanzo, Narrativa generale
Lettura n.: 19/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 11 febbraio 2015
Fine lettura: 12 febbraio 2015
Ambientazione: Alice Island/Massachussets/USA
Pubblicato: 2014
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7.5/10

Sul traghetto da Hyannis ad Alice Island, Amelia Loman si mette lo smalto giallo e, mentre aspetta che asciughi, scorre gli appunti del suo predecessore.
incipit

Commento

Come faccio a parlare di questo libro senza fare un unico mega-spoiler? Veramente, non ne ho idea, perché il mio giudizio dipende in larga parte anche dal finale.
La misura della felicità è un libro davvero grazioso e luminoso. E’ il primo aggettivo che mi è venuto in mente pensando a questo romanzo. Ed è vero, parla sul serio di libri: tutta la trama è legata ad essi che vengono citati, descritti, letti, commentati. Da questo punto di vista dà molte soddisfazioni. E non solo da questo, a dire il vero.
Per il primi 3/4 il romanzo è di piacevolissima lettura: i personaggi sono interessanti, vivi e vividi e la storia è brillante e appassionante. Ci sono state solo due occasioni in cui ho storto un po’ il naso, in quanto questi momenti chiave della storia sono stati sviluppati un po’ troppo frettolosamente (nascondo gli spoiler colorando il testo… per leggere basta evidenziare con il mouse)  – mi riferisco all’incidente con conseguente morte di Daniel, soluzione un po’ troppo “buttata lì”, come se l’autrice non vedesse l’ora di sbarazzarsi facilmente di un personaggio ormai diventato scomodo, e al ruolo di Ismael nella storia della madre di Maya; insomma, con il suo comportamento le ha praticamente dato la spinta verso il mare aperto e sembra davvero che non abbia alcun tipo di rimorso di coscienza. Sembra quasi che il problema più grave sia quello di aver rubato il Tamerlane piuttosto che aver contribuito a spingere al suicidio una ragazza di 19 anni – ma per il resto mi ha dato molta soddisfazione.

Certo è che non mi aspettavo minimamente le ultime cinquanta pagine che sono state come una doccia fredda, un vero e proprio fulmine a ciel sereno, soprattutto perché a mio parere il finale centra davvero molto poco con la storia narrata fino a quel momento: mi ha dato l’idea di essere stato sviluppato in quel modo solo per poter creare una conclusione commuovente, ma l’effetto che ha avuto su di me è stata solo quella di spiazzarmi. In realtà credo che se fosse stata “agganciata” meglio al resto del romanzo, la conclusione non ne sarebbe sembrata così estranea; anche in questo caso penso che il problema sia la solita fretta di trovare una chiusura originale o drammatica senza riflettere sul fatto che il finale di un romanzo è delicato tanto quanto l’inizio: un finale scadente è come un pranzo luculliano concluso con il dessert della Bindi…

8 commenti

  1. Questo libro mi ispirava molto per la trama e alcune recensioni positive che avevo letto. L'avevo ordinato su internet e aspettavo che me lo spedissero quando un giorno l'ho sfogliato in libreria e ho notato che lo stile non mi coinvolgeva più di tanto. Mi è sembrato troppo giornalistico, un po' freddo, e così ho disdetto l'ordine.
    Anche tu hai avuto questa impressione?
    Di solito se la scrittura non mi cattura fin da subito non riesco a sentirmi parte della storia. Me lo consiglieresti comunque?

  2. Allora, il romanzo è narrato tutto al presente, caratteristica che mi fa sempre fare una gran fatica perché non riesco bene ad immedesimarmi e mi fa sentire la storia sempre un po' troppo “distante” (il che è forse abbastanza assurdo perché credo che l'effetto voluto sia quello di avvicinare). All'inizio ho fatto un po' fatica a farmi prendere però andando avanti questa sensazione è diminuita e mi sono lasciata coinvolgere, anche se non ho mai raggiunto quello stato di “immersione” totale che provo quando un romanzo mi prende totalmente.
    E' molto piacevole, secondo me potresti provare a dargli una possibilità tenendo presente che non è il libro che ti cambia la vita o che lascia una traccia indelebile.

  3. Anche a me capita, soprattutto coi libri scritti in prima persona al presente! E pensare che quando scrivo certe volte mi viene automatica la prima persona (questa cosa fatico ancora a capirla).
    Ultimamente sto cercando di selezionare con cura i libri da leggere e se ne compro di nuovi mi affretto a leggerli per paura che poi mi passi la voglia, come sta accadendo con quelli che ho accumulato finora.
    Grazie del tuo parere, lo terrò presente e terrò d'occhio il libro finché non deciderò cosa fare 😉

  4. Figurati. Se ne hai la possibilità magari potresti risolvere il problema dell'indecisione prendendolo in biblioteca: io ho fatto così e sono stata contenta di averlo letto senza acquistarlo.

  5. Anche io la penso un pò come te 🙂 è stata definito un capolavoro e recensito con parecchio entusiasmo, poi la copertina ha fatto la sua parte. Ma io l'ho definito “carino” e ideale nei periodi in cui non si cercano letture impegnative.
    La fine, inoltre, l'ho trovata scritta in maniera frettolosa. Che poi perché concludere con un finale drammatico? A volte il lieto fine è la cosa migliore.

  6. Esatt!o! E in questo caso secondo me ci sarebbe stato a pennello rendendo tutto il romanzo molto più coerente (anche perché alla base di tutta la storia c'è già un evento non particolarmente allegro, non vedo perché esagerare).

  7. Ciao SiMo! Io ho trovato questo romanzo molto carino e leggero! Per capirci, non è una lettura che ti cambia la vita, ma è perfetta per passare qualche ora in relax: per questo stesso motivo c'è una lieve superficialità nel trattare gli eventi o nel caratterizzare i personaggi secondari… Il finale poteva essere migliore, ma la vita è spesso beffarda e chi già è stato sfortunato riceve un ulteriore batosta nel momento in cui non se l'aspetta!! 🙂
    Bella recensione!!

  8. Concordo. Anche per il finale: anche se l'avrei preferito diverso, quello che non mi è piaciuto è stato il fatto che sia stato “buttato lì” in dieci/venti pagine conclusive e via: se fosse stato meglio amalgamato nella storia sarebbe stato più convincente.

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