La maternità può attendere

di Elena Rosci
La maternità, che appare a molti come il primo dei desideri e il più urgente dei doveri, ha sintetizzato due dimensioni antinomiche dell’identità femminile, quasi a confonderle. Fino a tempi recenti nessuno si è chiesto se fosse un obbligo o un piacere, un giogo o una porta spalancata sulla felicità.
(incipit)

Ebbene si, ci sono entrata anch’io. Sono entrata anch’io nella fase in cui tutte le donne che conosco mi chiedono la stessa cosa: “Ma te allora? Sono dieci anni che stai con Massi, a quando il pargolo?”, il che solitamente avviene dopo o in alternativa alla domanda: “E voi, quand’è che vi sposate?”. Aaaaaaaaarggghhhhhh!!! Posso urlare? Posso picchiarle tutte? Perchè io ODIO queste domande, come se sposarsi e avere figli fossero i due soli obiettivi nella vita di una donna. Per questo ho letto questo libro, per capire se davvero sono l’unica al mondo che non ha problemi a dire che per ora sta bene così, e che non è nemmeno detto che in futuro si sposerà o avrà dei figli. Meno male, non lo sono.

Naturalmente il libro non fornisce soluzioni ma interessanti spunti di riflessione (anche se un messaggio chiaro, e che io condivido pienamente, lo dà: viviamo in un Paese che non fa nulla per essere d’aiuto alle famiglie e incoraggiare così i genitori a fare figli) tra i quali c’è, ad esempio, l'”immagine” classica della madre e la messa in discussione l’assolutezza di questo concetto: la madre “mediterranea”, dedita solo alla cura dei figli, della casa e del marito, è ormai quasi del tutto scomparsa, eppure nel nostro Paese si fa finta che esista ancora. Di conseguenza non ci sono servizi, non ci sono leggi che tutelino e aiutino i genitori e che consentano ad entrambi di poter lavorare e allo stesso tempo dedicarsi ai figli. In Italia, o una donna sta a casa, o la famiglia si deve dissanguare in baby sitter, asili nido costosissimi e scuole con orari rigidi e incompatibili tra loro (con due figli di età diverse si perde un pomeriggio solo per andare a prenderli entrambi a scuola, visto che asilo, elementari e medie hanno tutte orari differenti), oppure rischiare di rovinare l’equilibrio interno rivolgendosi ai nonni, con i classici problemi che derivano da ciò.

Altro tema importante è la difficoltà nel conciliare le esigenze della madre e quelle del bambino: da sempre, e lo dico perché a me per prima è stato trasmesso questo messaggio, si ritiene che la madre debba annullarsi totalmente per i figli e vivere in funzione loro. Mia madre ha fatto così e a sua volta mia nonna ha fatto così con lei. Perché? Chi lo dice? Perché si pensa, ad esempio, che per i primi mesi di vita del bambino il più grande piacere della madre sia stargli appiccicata e vivere entrambi nella reciproca adorazione? Viene inoltre confutata l’idea di “maternità come destino”, concetto che oggi fortunatamente si sta molto allentando ma ancora non è del tutto scomparso: la maternità è una scelta e non è che il non voler diventare madre mi renda meno donna rispetto a una che invece vuole diventarlo. Proprio quest’ultimo punto è stato oggetto qualche anno fa di un’accessima discussione con mia madre che sosteneva che per essere davvero tale, una donna deve sentire il desiderio della maternità, altrimenti non è abbastanza donna. L’avrei impastata al muro.

Si parla inoltre di come si è modificata nel tempo l’educazione delle bambine e come il concetto di “madre tradizionale” che ancora fatica ad essere estorto, sia in palese contrasto con i valori che oggi vengono ritenuti importanti (l’autonomia, l’indipendenza, la flessibilità, ecc.) e vengono fatti esempi delle motivazioni per cui molte donne, oggi, sono senza figli. Insomma, un libro che esplora in modo ampio una questione che sicuramente viene data troppo spesso per scontata, ma che invece ci riguarda tutte da vicino e che per questo motivo consiglierei a tutte le donne dai 20/25 anni in su.

Il mio giudizio:

Formato: Hardcover
Pagine: 192
Edizione: Mondadori, 2013
Inizio lettura: 04 novembre 2013
Fine lettura: 08 novembre 2013
Lettura n.: 48/2013

Covers:
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3 commenti

  1. Non conoscevo il tuo blog e mi dispiace arrivarci solo ora, visto che lo trovo interessante e molto personale (spesso mi imbatto in blog tutti uguali, tutti a leggere o a desiderare gli stessi libri). E questo libro di cui parli fa al caso, che di anni ne ho 37 e non ho figli 🙂

  2. Grazie! Sai che è il complimento più bello che potessi farmi? =D Davvero, perché sono la prima che non sopporta i blog tutti uguali che parlano solo di urban fantasy o di porno soft per ragazzine! Il mio obiettivo con questo blog è solo di tenere un mio diario di lettura, poi se qualcuno ha piacere a leggere e commentare ne sono solo contenta! Io sul tuo blog ci ero già capitata più volte, ma mi sono accorta solo adesso che non ero tra i “lettori fissi”, quindi non mi arrivavano gli aggiornamenti con i nuovi post. Adesso ho rimediato!! =D

  3. concordo con te, mi piacciono i blog-diari di lettura: li trovo più veri, più personali e soprattutto scopro libri che non avrei trovato altrove.
    Dai, ci seguiamo a vicenda! 🙂

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