La Mappa del Destino

sfide: sono così 2011
Titolo originale: The Tenth Chamber
Autore: Glenn Cooper
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Nord
Pagine: 416

Iniziato il: 23 maggio 2011
Terminato il: 25 maggio 2011

Valutazione: ★★★ e mezzo

I due uomini avanzavano a fatica, ansimando, sul terreno sdrucciolevole, col pensiero rivolto alla cosa sconvolgente che avevano appena visto. Il temporale di fine estate li aveva colti di sorpresa, avvicinandosi alla valle mentre loro stavano esplorando la caverna. Adesso la pioggia battente sferzava le pareti di arenaria, scivolando sulle rocce. E tutta la valle del Vézère era nascosta da una bassa cortina di nubi.

(incipit)

Sinossi: Per settecento anni è rimasto nascosto in un muro dell’abbazia. Poi una scintilla ha scatenato un incendio e il muro è crollato. Stupito, l’abate Menaud sfoglia quel volume impreziosito da disegni di animali e di piante. È scritto in codice, ma le prime parole sono in latino: Io, Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia. Per migliaia di anni è rimasto immerso nell’oscurità. Poi un’intuizione ha squarciato le tenebre. Incredulo, l’archeologo Luc Simard cammina in quel grandioso complesso di caverne, interamente decorate con splendidi dipinti rupestri. E arriva all’ultima grotta, la più sorprendente, dove sono raffigurate alcune piante: le stesse riprodotte nell’enigmatico manoscritto medievale… Per un tempo indefinibile è rimasto avvolto nel mistero. È stato custodito da santi e da assassini, è stato una fonte di vita e una ragione di morte. Poi un imprevisto ha rischiato di svelarlo agli occhi del mondo. Spietati, gli abitanti di Ruac non hanno dubbi: i forestieri devono essere fermati. Perché la cosa più importante è difendere il loro segreto. A ogni costo.

Questo è un periodo davvero fortunato in fatto di letture: continuo a trovarmi di fronte a libri coinvolgenti e che mi tengono sveglia la notte perchè proprio non riesco a chiuderli. Ieri sera ho letto 300 pagine tutte d’un fiato, terminando la lettura a mezzanotte e mezza con gli occhi brucianti, ma non riuscivo proprio a smettere.

La storia si sviluppa su tre livelli temporali: i nostri giorni, il medioevo e l’epoca preistorica. Lo spostamento tra i diversi periodi è strutturato in modo da non creare disorientamento nel lettore, che riesce sempre a riprendere le fila del racconto, aiutato anche dal fatto che i personaggi importanti non sono molti ed è semplice ricordarli [SPOILER](e poi la maggior parte muore nelle prime 50 pagine risolvendo il problema!)[SPOILER]. Ho apprezzato molto le descrizioni della caverna e delle opere, oltre alle parti ambientate nel medioevo e nella preistoria. La parte di storia abientata nei giorni nostri è sicuramente appassionante, ma ho notato che i personaggi non sono particolarmente approfonditi: Luc e Sara [SPOILER](gli unici che sopravvivono agli abitanti di Ruac)[SPOILER] sono esattamente gli stessi dall’inizio alla fine del racconto e non subiscono particolari evoluzioni.

Fortunatamente il narratore non si ferma troppo sulle descrizioni cruente (lo splatter non è il mio genere, anche in ambito letterario) e l’inevitabile storia d’amore non occupa più spazio di quanto non fosse necessario: da questo punto di vista è tutto ben bilanciato e, nonostante dopo le prime 100 pagine si inizi già ad intuire come finirà il racconto, la lettura resta piacevole e coinvolgente. Insomma, è il libro perfetto per “staccare” e godersi un po’ di avventura.

Purtroppo anche qui torna il problema del titolo. In Italia, ormai, i libri si intitolano più o meno tutti nello stesso, banale modo: parole come “segreto” e “destino” vengono infilate un po’ ovunque, generalmente a casaccio. In questo caso la fortunella è “destino”, affiancata ad un’altra di grande effetto, “mappa”… ma che originalità! Inutile dire che nessuna delle due centra qualcosa con il contenuto del romanzo, dove la famigerata mappa non è certo il centro del racconto (anzi, il termine comparirà non più di due volte in tutte le 400 pagine) e il destino “non c’azzecca” (come direbbe qualcuno) un fico secco. Ormai credo proprio che mi dovrò rassegnare e fingere che in italiano questo romanzo si chiami “La decima camera”…

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