La famosa invasione degli orsi in Sicilia

Autore: Dino Buzzati
Data di pubblicazione: 1945
Editore: Mondadori, 1997
Formato: Paperback, 75 pag.

Inizio lettura: 09 settembre 2013
Fine lettura: 10 settembre 2013
Lettura n.: 37/2013
Il mio voto: ★★★☆☆

Dunque ascoltiamo senza batter ciglia
la famosa invasione degli orsi in Sicilia.
(incipit)

Conoscevo già da tempo il titolo di questo racconto di Dino Buzzati e credo anche, in passato, di aver sentito da qualche parte la prima strofa della poesia che dà inizio alla storia, senza però avere alcuna idea di che cosa parlasse.

I protagonisti di questa favola piuttosto amara e malinconica sono gli orsi che tanti secoli fa, in una Sicilia mitica, vivevano in pace e in semplicità sugli altissimi monti dell’isola. Quando però il figlio del loro re viene rapito dai cacciatori uomini, un esercito di orsi scende dalle montagne e, dopo aver superato mille pericoli, espugnano finalmente la città degli uomini ai quali si mescolano, acquisendone però i vizi.

Gli orsi protagonisti del racconto sono completamente umanizzati: non solo parlano la stessa lingua degli uomini, ma ognuno di loro ha delle caratteristiche ben precise che vengono presentate all’inizio del libro (vi è infatti un elenco di luoghi e personaggi con una breve descrizione) e che svolgeranno un ruolo chiave all’interno della vicenda. Il linguaggio usato da Buzzati è chiaro e semplice, perfettamente adatto ad un bambino, ma a questo fa un po’ da contraltare l’enorme quantità di morti disseminati nella storia (anche se in realtà, pensando ai film e ai videogiochi che passano oggi sotto il naso dei bambini, anche molto più piccoli di quelli a cui è indirizzata questa storia, non credo proprio ci sia nulla di cui scandalizzarsi). Il messaggio che Buzzati vuole mandare è chiarissimo: l’uomo è egoista e corrotto, e con i sui comportamenti corrompe anche tutto ciò che di innocente c’è intorno a lui. Ebbene si, Buzzati non dimostra molta pietà nei confronti dei suoi simili, ma dopotutto come dargli torto? Fortunatamente il lieto fine c’è, ma per gli orsi, che resisi conto della cattiva influenza degli uomini decidono di tornare alle montagne.

Rispondi