‘La Compagnia della Triste Ventura’ di Angelica Elisa Moranelli

Cosa vi succede se pronuncio la parola “autopubblicato”? Vi vengono le pustole? Siete assaliti da un’improvvisa nostalgia per le care virgole e gli amati congiuntivi? La testa vi si riempie di copertine improbabili, con addominali maschili che sfumano su un mare notturno conducendovi alla pazzia? Vi capisco perché succede anche a me, ma sappiate che ho una medicina per il “mal da self” e questa medicina si chiama Armonia di Pietragrigia.

Art by Stanislav V. Plutenko

La Compagnia della Triste Ventura è il primo volume di una saga (pentalogia per l’esattezza e l’ultimo volume è in fase di pubblicazione) fantasy per ragazzi che segue le avventure di Armonia, una quattordicenne annoiata e stufa marcia della sua banale e fin troppo tranquilla quotidianità nella città di Prugnasecca. Quando improvvisamente la sua vita viene messa in pericolo da una coppia di fattucchiere piuttosto imbranate, Armonia scopre di appartenere ad un altro mondo, il magico regno di Flavoria, di essere destinata a grandi cose ma soprattutto di essere inseguita da due temibili nemici.

La Compagnia della Triste Ventura possiede tutti gli ingredienti della migliore narrativa fantasy per ragazzi: innanzitutto ci sono i personaggi, bizzarri e dai nomi buffi che si rendono protagonisti di siparietti davvero esilaranti. Poi c’è il ritmo incalzante: ogni capitolo si conclude con un colpo di scena, non c’è proprio possibilità di annoiarsi, e le avventure sono una più appassionante dell’altra. È davvero impossibile non farsi trascinare dagli eventi e soprattutto non rimanere affascinanti dal worldbuilding (pure i termini tecnici) di questo romanzo: il mondo di Flavoria è ricchissimo di ambientazioni dettagliate e particolari, c’è davvero una cura per la costruzione dell’ambientazione che rende ogni luogo descritto dall’autrice ricco di dettagli, proprio come accade con i personaggi. Questi sono infatti uno dei punti forti della storia: pur essendo tanti è impossibile perdersi dei pezzi o fare confusione perché ciascuno di loro ha una propria personalità e una propria “voce” ben definita. Sono strani, simpatici (i dialoghi mi hanno divertito moltissimo) e memorabili.

Trattandosi di un self, poi, non posso non rendere merito al bellissimo lavoro “tecnico” fatto dietro a questo libro: editing, impaginazione, veste grafica, tutto è perfetto e professionale, niente “raffazzonate” (come direbbe mia nonna), nessuna improvvisazione. Questo è un LIBRO, vero, pronto per essere esposto sullo scaffale di una libreria e sì, ammetto che non me lo aspettavo, avendo finora avuto quasi sempre una pessima esperienza con il self-publishing.

E se queste sono le premesse, il mio viaggio a Flavoria si prospetta entusiasmante!

 

5 Risposte a “‘La Compagnia della Triste Ventura’ di Angelica Elisa Moranelli”

  1. Ma che recensione magnifica ❤ Grazie, grazie infinite per aver superato la “paura del self” (ce l’ho anche io e, purtroppo, non è immotivata) e per aver amato Flavoria! Spero che le avventure di Armonia e i suoi amici/nemici possano continuare ad appassionarti!

    1. É meritata, sono rimasta entusiasta… e pensare che avevo paura ad iniziarla perché mi sarebbe dispiaciuto terribilmente doverla commentare in modo negativo: fortunatamente non é stato necessario!!

  2. Io non ho questo effetto tipo orticaria al suono “autopubblicato”, anzi ammetto di essere un po’ infastidita quando leggo in alcuni blog: “non recensisco opere di autori emergenti o romanzi autopubblicati”. Capisco che tutti abbiamo impegni e che magari diamo la precedenza a letture di scrittori affermati che vogliamo leggere da tempo, io stessa lo faccio. Ma rifiutare per partito preso, come a dire che uno che non ha una casa editrice alle spalle, non vale più di tanto, mi sembra eccessivo.
    Anche perché vedo tante storielle insulse pubblicate, mentre magari altri manoscritti più interessanti e meglio scritti, giacciono in un angolo in qualche casa editrice solo perché meno commerciali.
    E’ vero anche che molti si improvvisano scrittori, soprattutto per quanto riguarda i romanzi rosa (dalle copertine orripilanti come dicevi tu).
    Tralasciando la questione generale, devo dire che non ho letto ancora molti libri autopubblicati o comunque di emergenti, ma quando l’ho fatto sono rimasta soddisfatta. In particolare ho apprezzato molto “La trilogia del Giardino degli Aranci” di Ilaria Pasqua (di cui mi manca ancora l’ultimo capitolo), pubblicata in digitale da Nativi Digitali, una storia originale e fantasiosa. Ma anche “La mia amica ebrea” di Rebecca Domino, davvero ben scritto, e “La bambina senza cuore” di Emanuela Valentini.
    Credo che questi libri non abbiano nulla da invidiare a tanti altri targati Mondadori o Rizzoli, forse solo una maggior cura dell’aspetto estetico della copertina XD
    Detto ciò il libro che ha recensito sembra davvero avvincente, già dalla cover mi ispirava.
    Scusa il lungo commento e la divagazione ^-^

    1. Hai fatto benissimo invece e non hai per niente divagato: il punto del mio esordio é proprio la questione degli autopubblicati. Purtroppo il grande pregio dell’autopubblicazione (la libertà di poter essere fuori dalle logiche di mercato non essendo in alcun modo mediato da una casa editrice) é anche il suo limite perché ci sono tante (tante, tante, tante, e via così) persone che non solo non sanno scrivere ma non hanno nemmeno consapevolezza dei propri limiti. La casa editrice ti dà (a volte) la certezza che almeno una prima scrematura sia stata fatta, mentre l’autopubblicazione é un mare magnum nel quale chi merita rischia di passare inosservato o ingiustamente discriminato. Io mi sono ritrovata tra le mani tante cose improponibili e adesso (che prima di accettare un romanzo qualsiasi vado a leggermi l’anteprima su amazon) libri scritti da male a malissimo. Naturalmente io la vedo dal punto di vista di lettrice: sono sicura che un autore potrebbe aggiungere spunti interessanti!

      1. Sono assolutamente d’accordo con te. Ci sono generi di libri che non leggerei mai, né scritti da autori affermati né da emergenti. E’ il caso di “Cinquanta sfumature di grigio” e similari, che spuntano ormai ovunque come funghi.
        Quindi fai bene a fare una scrematura e a leggere l’anteprima.
        La mia polemica, se così si può definire, era riferita esclusivamente a chi sceglie di non leggere libri se non di autori rinomati, togliendo così la possibilità a quelli meno noti di farsi conoscere. Che poi ricevere pareri, positivi o negativi che siano, può anche farli crescere o capire che forse quella che hanno intrapreso non è la strada giusta.
        Sul fatto delle case editrici sono d’accordo in linea generale, però è anche evidente che alcune di esse pubblicano sempre lo stesso tipo di storia, perché sanno che vende. Mi piacerebbe che tutte le case editrici adottassero uno spirito critico e non solo le strategie di mercato.
        Ovviamente non voglio generalizzare. Come dici tu il loro lavoro e la loro esperienza è essenziale per chi è alle prime armi.
        Mi ha fatto piacere poter condividere con te il mio punto di vista.
        A presto!

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