La collina più alta

Autore: Sara Aldegheri
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: 0111 Edizioni
Pagine: 220

Iniziato il: 19 luglio 2011
Terminato il: 24 luglio 2011

Valutazione: ★★★★

«Jane! Jane!» La voce della signora Leighton si spandeva per la casa portando con sé una forte nota d’impazienza.
Jane chiuse il quaderno, riassettò la gonna e si alzò velocemente dallo scrittoio per scendere subito. Regola fondamentale di casa Leighton: mai fare aspettare la mamma. Poteva rivelarsi distruttivo per tutti i membri della famiglia.

(incipit)

Partecipare alla catena di lettura di questo libro è stata una delle idee più azzeccate che abbia avuto ultimamente: il romanzo è talmente appassionante e ben scritto da non sembrare per nulla un esordio letterario. Il linguaggio e lo stile utilizzati, infatti, sono molto curati e perfettamente adeguati al contesto; non ho mai trovato in tutte le pagine un solo dettaglio che mi sia sembrato stonato o fuori luogo. E’ stata davvero una bella sopresa, soprattutto considerando che spesso in autori acclamati e molto pubbilicizzati non si ritrova la stessa qualità. Giusto per non fare nomi, ho iniziato a leggere il romanzo perchè non ne potevo più di La dama e l’unicorno di Tracy Chevalier proprio per lo stile del tutto slegato dal contesto: e ha anche la pretesa di essere un romanzo storico (ma ogni cosa a suo tempo: quando riuscirò con fatica a chiudere l’ultima pagina potrò scagliare liberamente le mie invettive).
La collina più alta è una bellissima storia senza dubbio ispirata a due dei miei romanzi preferiti (e sicuramente anche dell’autrice): Jane Eyre e Orgoglio e Pregiudizio. Jane, la protagonista, è infatti molto simile per caratteristiche fisiche e psicologiche a Jane Eyre ed Elizabeth Bennet e anche la sua vita assomiglia molto a quella delle due eroine. Il fatto di ritrovare nella trama molti aspetti simili ai due romanzi che ho citato non è per niente fastidioso, perché trovo che l’autrice sia riuscita a separarsi dalla traccia delle due scrittrici quel tanto che basta per dare al romanzo un’impronta personale e unica, ma nello stesso tempo sia stata in grado di donare al racconto talmente tanta passione che mi sono persa tra le sue pagine e mi sono innamorata perdutamente dei suoi personaggi. Inoltre, ed è un altro effetto positivo, mi ha fatto venire una gran voglia di rileggere Jane Eyre.
Ho trovato solo due aspetti, a livello di trama, che mi hanno lasciata un po’ perplessa [SPOILER]: prima di tutto il fatto che, pur se ai fini di mantenere la “suspance” del lettore e non rivelare chi sia il vero padre di Meg, Jane fa un po’ la figura della tonta, in contrasto con l’immagine di ragazza sveglia e intelligente che viene data di lei durante tutta la narrazione, quando per buona metà del libro non immagina nemmeno lontanamente che la bambina possa avere qualche parentela segreta con il Signor Hench. Inoltre mi è sembrato uno stratagemma un po’ forzato l’improvvisa comparsa di pozioni per annullare i ricordi: non dico che non fosse un’idea plausibile, però l’avrei vista meglio in un contesto che la giustificasse un po’ di più, alla Dr. Jakyll e Mr. Hyde, mentre in questo caso mi ha dato forse l’idea della scorciatoia[SPOILER]. In ogni caso questi dettagli non mi hanno fatto cambiare idea sulla qualità di questo romanzo, che in alcune parti è riuscito anche a commuovermi.
Faccio i miei migliori auguri all’autrice, sperando che continui a scrivere perché, per quanto possa valere il mio parere tutt’altro che autorevole, credo che abbia le potenzialità per diventare un’ottima scrittrice.

Le possibilità che aveva, a quel punto, erano due: numero uno, sposarsi con un essere insipido di sesso opposto al suo che con tutta probabilità non l’avrebbe mai considerata degna di attenzione, fuorché per preoccuparsi di eventuali eredi. Ovvero, quello che sua madre chiamava “un buon matrimonio”. Numero due: non accontentarsi della mediocrità e si cercasse qualcuno che destasse il suo interesse. Ovvero, rimanere da sola per tutta la vita.

Arrivò l’autunno anche nelle campagne del Kent. Gli alberi cominciarono a dipingersi dei toni del tramonto, stillando a terra le loro foglie in un pianto continuo. La terra si induriva poco a poco sotto le prime gelate notturne.

Rispondi