Il segreto delle gemelle, di Elisabetta Gnone (Fairy Oak, #1)

Buon venerdì biblionauti, siete pronti per immergervi in un mondo fatato, buffo, tenero e aggiungete voi tutti gli aggettivi pucciosi che vi vengono in mente? Oggi vi racconto le mie impressioni sul primo volume di una saga famosissima che credo ormai abbiano letto praticamente tutti.

Quella di Fairy Oak è una saga che desideravo leggere da parecchio: avevo iniziato il primo volume durante un’estate di parecchi anni fa insieme alla cugina del mio compagno che all’epoca avrà avuto 9/10 anni, ma per non so quale motivo non l’avevo mai conclusa e da allora mi era rimasta la curiosità. Questa primavera la Salani mi ha inviato due volumi dei quattro che compongono i “Quattro misteri di Fairy Oak” e allora non ho più avuto scuse: ho recuperato tutti i volumi che mi mancavano e quest’estate ho divorato la prima trilogia composta da “Il segreto delle gemelle”, “L’incanto del buio” e “Il potere della luce”.

Fairy Oak è un incantevole villaggio che sorge attorno ad un’antica e magica quercia, in cui Magici e Non Magici convivono in armonia e i bambini sono cresciuti dalle fate. La serenità del villaggio è però minacciata dal cattivo con il nome più brutto che la storia del fantasy ricordi, il Terribile 21, il quale è intenzionato a far piombare l’oscurità sul villaggio e impadronirsene per sempre. La storia è narrata da Felì, la fata-tata delle due gemelle Vaniglia e Pervinca Periwinkle, le uniche due streghe al mondo a presentare i due poteri opposti – della Luce una e del Buio l’altra – all’interno della stessa famiglia.

Il primo volume della trilogia è forse quello meno avvincente essendo un capitolo spiccatamente introduttivo che ci permette di conoscere Fairy Oak, i suoi abitanti e la sua storia, ma proprio per questo è anche essenziale per farci entrare a passi leggeri nel mondo creato dalla Gnone. Il punto forte di questo volume – e in generale di tutta la trilogia – sono i personaggi con i loro buffi nomi e le loro abitudini: ci sono le fatine, con i loro nomi impronunciabili, la smorfiosa figlia del Sindaco, gli amici più fedeli, il burbero Capitan Talbooth – un pescatore brontolone ma con un cuore d’oro -, la saggia zia Tomelilla e tantissimi altri personaggi a cui ci impiega pochissimo ad affezionarsi e che con le loro bizzarrie rendono la vita a Fairy Oak estremamente divertente. In questo primo volume le due sorelle Periwinkle scoprono la loro magia, iniziano a cogliere la diversa origine dei loro poteri – che sarà la chiave dei volumi successivi -, si trovano ad affrontare i primi amori e le prime gelosie e infine combattono la loro prima battaglia contro il grande nemico.

Il primo aggettivo che mi viene in mente per descrivere “Il segreto delle gemelle” è: rilassante. La maggior parte delle pagine è dedicata alla vita quotidiana del villaggio ed è senza dubbio quella che mi è piaciuta di più: ho imparato a conoscere i personaggi e ad immergermi in questo mondo sicuramente molto edulcorato e infantile ma che proprio per questo mi ha messo addosso una grande serenità.

Come il resto della saga (ma approfondirò meglio nelle recensioni dedicate ad ogni singolo volume), questo libro ha alcuni difetti, primo fra tutti (e forse anche quello che mi è più dispiaciuto trovare) è il fatto che gli scontri con il Terribile 21 siano raccontati a mio parere malissimo: improvvisi e parecchio confusi, con molte di soluzioni di comodo non giustificabili dal fatto che sia un libro per bambini, mi hanno lasciato un po’ l’amaro in bocca a fine lettura perché secondo me sarebbe bastato davvero poco per migliorarli e renderli più avvincenti mantenendo lo spirito giocoso della saga. Nonostante ciò io mi sentirei di consigliare la lettura questa saga a grandi e piccoli proprio per l’innocenza e la purezza che si respira ad ogni pagina: ogni tanto un’iniezione di serenità e ingenuità possono fare bene al cuore.

6 Risposte a “Il segreto delle gemelle, di Elisabetta Gnone (Fairy Oak, #1)”

  1. Io ho letto i primi due della saga, poi l’ho abbandonata per l’esasperazione.
    Dialoghi demenziali e snervanti, trama che mi sembrava non spiccare mai veramente il volo e poi decisamente troppo infantile. Amo i libri per bambini e per ragazzi, ma questo non sono riuscita a farmelo andare giù. Belli i nomi, bella l’ambientazione e l’alone di fantasia genuina che sprigiona a ogni pagina, fantastiche le illustrazioni… ma tutto il resto mi è stato insopportabile. Peccato =(

    1. A conclusione della lettura dell’intera trilogia posso confermarti che anche secondo me questi libri sono un po’ sopravvalutati. Devo anche dire però che mi hanno messo addosso talmente tanta serenità che comunque ne consiglierei la lettura, seppure non ci si debba aspettare una nuova Bianca Pitzorno perché siamo ben lontani!!

  2. Allora… Come dire? Io adoro Elisabetta Gnone. Perché racconta di mondi fiabeschi come nessuno fa più, con quel genuino candore, quella delicatezza che se è adatta ai più piccoli, non smette di far sognare anche i più grandicelli. Pecca un po’ nelle scene che dovrebbero essere più “d’azione”, (le cose vanno decisamente meglio nel secondo libro “L’incanto del buio”, anche se, a quanto ricordo, nel terzo le fila del discorso si afflosciano un po’) questo è vero, per dire, quando lo lessi la prima volta, contemporaneamente mi sciroppavo la serie di Moony Witcher “La bambina della sesta luna” (complice un’amica che mi passava i suoi libri) e quanto a ritmo e gioco di suspense non c’era paragone, a tutto vantaggio di quest’ultima, eppure Elisabetta Gnone t’incanta. Punto. Non ricordo se hai letto il suo romanzo più recente “Olga di carta”, ecco, quello è, secondo me, la cosa più bella che abbia scritto finora.

    1. Anche a me il secondo romanzo è piaciuto di più mentre il terzo si, si affloscia molto di più! “La bambina della sesta luna” è un altra saga che devo recuperare da una vita, prima o poi leggerò anche quello!

  3. Ciao Elisabetta Gnone mi piace molto come scrive. Devo riprendere questa saga, io l’adoro. Mi piace anche Olga di carta e sono una fan delle Witch.

    1. Olga di carta non l’ho letto ma lo recupererò sicuramente!

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