Il Seggio Vacante

The Casual Vacancy
di J.K. Rowling
Hardcover, 553 pagine, Salani 2012

Barry Fairbrother non voleva uscire a cena. Aveva avuto un mal di testa martellante per quasi tutto il fine settimana e stava lottando contro il tempo per consegnare il pezzo al giornale locale entro la scadenza. (incipit)

Trama: A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.
J.K. Rowling firma un romanzo forte e disarmante sulla società contemporanea, una commedia aspra e commovente sulla nozione di impegno e responsabilità. In questo libro di conflitti generazionali e riscatti le trame si intrecciano in modo magistrale e i personaggi rimangono impressi come un marchio a fuoco. Farà arrabbiare, farà piangere, farà ridere, ma non si potrà distoglierne lo sguardo, perché Pagford, con tutte le sue contraddizioni e le sue bassezze, è una realtà così vicina, così conosciuta, da non lasciare nessuno indifferente.

Commento personale: Standing ovation per J.K. alla fine di questo romanzo. Molto diverso da come mi era stato descritto (avevo letto che era un thriller… solo perché gli eventi sono scatenati da una morte, oltretutto naturale, non vuol dire certo che sia un thriller!), l’ho trovato appassionante, interessante e stimolante. Ciò che più mi è piaciuto è il fatto che non ci sia un personaggio completamente positivo o completamente negativo: anche quelli che possono sembrare i migliori hanno dei segreti da nascondere o delle grosse mancanze e allo stesso tempo molti personaggi apparentemente negativi rivelano delle qualità e dei lati del loro carattere che non si possono sottovalutare.

Come già ci aveva fatto capire con la saga di Harry Potter, il suo punto di forza sono proprio i personaggi: in questo romanzo ce ne sono moltissimi ma ciò che è incredibile è che già dopo i primi capitoli in cui vengono introdotte le diverse famiglie, è praticamente impossibile fare confusione mescolando nomi e caratteristiche. Ogni abitante di Pagford è unico e i soli che mi hanno dato qualche leggero problema sono stati i Jawanda ma semplicemente perché, non essendo abituata ai nomi indiani, mi è capitato in un capitolo ambientato nella loro casa di confondere la madre con la figlia.
Impossibile non trovare un proprio “personaggio del cuore”; personalmente ho amato molto Krystal Weedon, la ragazza problematica con la madre drogata, e Kay Bawden, l’assistente sociale che per un periodo prende in cura i Weedon. In realtà però tutti i personaggi, come accade nella vita reale, hanno dei momenti di “buona” in cui non si può non condividere le loro azioni: ad esempio, un personaggio a mio parere insopportabile come Samantha Mollison, a volte l’ho sentita molto vicina… poi voltavo pagina e non la sopportavo più nuovamente!

L’effetto generale del romanzo è stato un coinvolgimento emotivo enorme: a volte avrei voluto entrare nella storia e intervenire, solitamente in difesa dei personaggi più subivano gli errori e le mancanze degli altri (Krysta, il suo fratellino Robbie, Sukhvinder Jawanda ossessionata dalle prese in giro dei compagni, Andrew e Paul Price, al cui padre violento avrei volentieri spaccato la faccia).

Per quanto riguarda la trama, se si va a scavare ci si rende conto che è solo un filo conduttore che serve a tenere uniti e a collegare i diversi personaggi essendo loro il vero fulcro del romanzo: la morte di Barry Fairbrother fa da sottofondo a tutte le vicende dei singoli protagonisti provocando le conseguenze più disparate, direttamente o indirettamente. La conclusione è straziante, anche perchè ci vanno di mezzo forse gli unici che davvero non se lo sarebbero meritato. Non ho pianto, stranamente, ma ho chiuso il libro sentendomi triste e allo stesso tempo soddisfatta di non essere stata delusa.


Inizio lettura: 23 maggio 2013
Fine lettura: 03 giugno 2013

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