Il figlio del cimitero

The Graveyard Book
di Neil Gaiman
C’era una mano nell’oscurità e impugnava un coltello.
Il coltello aveva un manico d’osso, lucido e nero, e una lama più sottile e affilata di un rasoio. Se ti avesse ferito, avresti anche potuto non accorgertene, non subito.
Il coltello aveva fatto quasi tutto ciò per cui era stato portato in quella casa; la lama era bagnata, e così il manico.
(incipit)
Il figlio del cimitero è un romanzo davvero molto carino. Ho scritto “carino” e non “bello” perchè l’ho trovato più ordinario e meno profondo rispetto a Coraline. Nonostante ciò è un libro che merita, sia per la storia che racconta, sia per come affronta un tema sempre difficile da trattare con bambini e ragazzi: la morte.

Nobody Owens è un bambino vivo che abita tra i morti: sfuggito per miracolo all’assassino che ha sterminato la sua famiglia quando era ancora piccolissimo, è stato salvato e cresciuto dagli abitanti del cimitero sulla collina, un luogo antichissimo dove da secoli nessuno viene più sepolto. Per proteggerlo dall’uomo che è ancora in giro a cercarlo, a Bod viene proibito di uscire dal cimitero; naturalmente crescendo Bod sente il bisogno di avere contatti con i suoi simili e soprattutto con altri ragazzi della sua età. Così vivrà tutta una serie di avventure dentro e fuori dal cimitero che lo porteranno a crescere.

Ciò che secondo me è mancato al romanzo è stata l’atmosfera cupa e inquietante che si respira in Coraline. In realtà forse sbaglio io ad aspettarmi qualcosa di simile: dopotutto Il figlio del cimitero è un romanzo diverso che ha altri punti di forza, come i personaggi simpatici, la curiosa convivenza di un vivo in mezzo ai morti, la parte avventurosa. In ogni caso il mio giudizio è del tutto positivo.

Il mio giudizio:

Formato: Hardcover
Pagine: 344
Edizione: Mondadori 2009 (2008)
Inizio lettura: 22 novembre 2013
Fine lettura: 25 novembre 2013
Lettura n.: 51/2013

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