Il destino del Bosco d'Argento

sfide: fantasyosa, torniamo ragazzi, salva-comodino
Titolo originale: Quest to Faradawn
Autore: Richard Ford
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Nord
Pagine: 287

Iniziato il: 18 agosto 2011
Terminato il: 24 agosto 2011
Valutazione: ★★★★★

Nevicava ancora nel Bosco d’Argento. Per tutta la notte, grossi fiocchi bianchi erano caduti senza requie, ammantando ogni cosa, tanto che, ormai, ogni filo d’erba era coperto da uno spesso strato rotondo, e ogni ramo d’albero sosteneva una candida replica di se stesso.

(incipit)

L’esperienza migliore che un lettore possa sperare di avere è imbattersi in uno di quei libri che fanno scattare qualcosa dentro e che resteranno nella memoria per il resto della vita. Per me “Il destino del Bosco d’Argento” è stato un dono tanto inaspettato quanto meraviglioso e credo che sia uno di quei romanzi che mai consiglierò e che mai regalerò (anche perchè è fuori pubblicazione e probabilmente lo si trova solo in biblioteca), perchè non potrei sopportare l’idea di ricevere dei commenti negativi, o peggio, superficiali su di esso. Conosco perfettamente i motivi che mi hanno portata ad essere così colpita da questo romanzo, ma sono talmente intimi e privati, legati a sogni e pensieri che ho sempre fatto fin da quando ero bambina, che non mi sentirei mai di pubbilcarli su internet. La lettura stessa della storia è diventata un momento intimo e spesso mi è capitato di andare a metterimi tranquilla e da sola a leggere, guardando in bosco dietro casa mia. Perchè questo romanzo andrebbe letto nel bosco, respirandone i profumi e ascoltandone i suoni.

“Il destino del Bosco d’Argento” parla di una leggenda di cui non si conosce il finale e del viaggio di un ragazzo e dei suoi compagni (un tasso, una lepre, un cane, un gufo e una ragazza) per salvare una natura distrutta dal malvagio e sconsiderato comportamento degli uomini. In realtà questa non è una favoletta per bambini, ci sono alcune scene molto crude, perchè si parla di caccia ma non quella che noi uomini abbiamo fatto per milioni di anni per procurarci il cibo, bensì la caccia per divertimento, quella in cui si uccide una volpe solo per la sua coda e il resto del corpo viene abbandonato nel bosco. Più in generale, il libro propone un mondo che gli uomini, detti Urkku, stanno distruggendo con le loro mani e l’unico modo per salvarlo è recuperare i tre Faradawn custoditi dagli elfi.

La leggenda che narra le origini del mondo in cui vivono i protagonisti è affascinante e meravigliosa e tutti i personaggi del romanzo, senza eccezioni, diventano degli amici anche per il lettore, tanto che quando alcuni di loro si trasformano nelle vittime della crudeltà degli Urkku, si condivide la sofferenza di Nab e ci si riempie di rabbia impotente e indignazione. Inoltre, la magia dei luoghi attraversati dagli animali, non dovuta a qualche incantesimo ma all’incredibile bellezza della natura, ha fatto si che il romanzo lasciasse il segno.

Ogni volta che uno sparo eccheggiò sulla neve, Brock provò un moto di dolore e di collera, immaginando l’orrore e la sofferenza degli animali feriti. Più e più volte gli rimbombò nella mente una domanda: Perchè?

Sbucarono all’improvviso in un prato in cima a un poggio ripido, da cui si dominava un torrente impetuoso ed inquieto, gorgogliante e fragoroso nella quiete, oltre il quale si vedeva il Bosco Alto, ammantato di bruma serale, fosco e impenetrabile, tranne quando qualche esplosione d’oro del sole, che sembrava in bilico su di esso, riusciva a perforare la coltre di nebbia.

Nab avrebbe voluto poter rimanere seduto lì per sempre, ad ascoltare quella voce, al sicuro in quella cameretta. Aveva paura di andarsene, perché finché fosse rimasto in quella stanza avrebbe continuato ad essere almeno in parte quello che era sempre stato prima di entrarvi, mentre quando ne fosse uscito, sarebbe stato in qualche modo diverso. Aveva la sensazione di essere sempre stato protetto, in precedenza, da un bozzolo di ignoranza. Ormai, invece, il mondo gli appariva diverso, e il ruolo che aveva in esso lo spaventava terribilimente: non era più un mero spettatore che osservava dall’esterno, bensì era il personaggio principale.

Una risposta a “Il destino del Bosco d'Argento”

  1. Che bello questo commento! Sono riuscita a trovare il libro sul web, spero proprio che mi arrivi presto! *o*

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