GDL – Il conte di Montecristo. Quarta tappa

**SPOILER-POST!**

Date tappa: 24.10/30.10
Capitoli: 35-45
Discussione su anobii

In questi capitoli conosciamo meglio il “nuovo” Edmondo, ovvero colui che si fa conoscere come conte di Montecristo. Se devo dire la verità, non mi piace per niente il nuovo personaggio che si è costruito intorno e spero vivamente che sia tutta una finzione per raggiungere i suoi scopi, altrimenti significa che le nuove ricchezze gli hanno dato alla testa e l’hanno reso spocchioso; mi riferisco non tanto a come si comporta con gli altri ricchi (quello è giustificabile proprio con il suo tentativo di rendere credibile la figura del conte), quanto con i suoi servitori. Ad esempio, non mi è piaciuto il modo in cui tratta Bertuccio, che lo accompagna terrorizzato nella sua nuova casa ad Auteuil, ma soprattutto per come tratta Alì.

Finalmente veniamo a capire come mai Edmondo abbia avvicinato proprio Franz d’Epinay e Alberto de Morcerf: il secondo è nientepopòdimenoche… il figlio di Mercedes!! Mi è piaciuta tanto la scena in cui finalmente la rivede, dopo circa vent’anni; ovviamente non si fa riconoscere, ma si percepisce la sua emozione nascosta dietro la fredda maschera che si è costruito e Mercedes intuisce qualcosa, tanto da sbiancare quando se lo trova di fronte e da riempire il figlio di domande sull’età del conte e sul suo passato. Non vedo l’ora che arrivi (sperando che arrivi) il momento in cui si riabbracceranno. C’è anche un’altra persona, molto meno gradita, che Edmondo riesce finalmente ad avvicinare in questi capitoli: Danglars. Anche con lui, Edmondo mantiene l’anonimato, anche se si concede la soddisfazione di dargli un paio di stoccate durante la loro conversazione che fanno capire immediatamente al banchiere che ha a che fare con un osso duro. Infine scopriamo anche cosa è accaduto all’ultimo personaggio mancante nel quadro: Villefort, che sembra aver avuto quello che meritava essendo stato ucciso proprio da Bertuccio, l’intendente di Edmondo (che, naturalmente, l’ha assunto proprio per quel motivo).

Ho trovato molto divertente il capitolo del rapimento di Alberto a Roma (a questo punto immagino che sia stato tutto pianificato ad hoc da Edmondo e Vampa per far si che Alberto si sentisse in debito e lo invitasse a Parigi) – soprattutto per la reazione del rapito e per il fatto che lui e Luigi Vampa parlavano tra loro come se fossero due gentiluomini che, invece di trovarsi insieme in una catacomba, si sono incontrati ad un ricevimento e fanno tranquillamente conversazione – e incredibile la descrizione del carnevale a Roma; Dumas riesce veramente a trasportarmi in altri tempi e in altri luoghi. Al contrario mi ha stupito il racconto del crimine commesso da Calderousse: è vero che era avido e vigliacco, ma non mi sarei mai aspettata che sarebbe stato capace di uccidere il gioielliere per recuperare il diamante dopo aver incassato il denaro della vendita. Spero che abbia quello che si merita.

«Guardate, guardate…» disse il conte, afferrando ciascuno dei dei due giovani per la mano, «guardate, perchè, sull’anima mia, è una cosa curiosa: ecco un uomo che era rassegnato alla sua sorte, che camminava al patibolo, che andava a morire come un vile, è vero, ma pure andava a morire senza resistenza e senza recriminazione. Sapete ciò che gli dava qualche forza? Sapete ciò che lo consolava? Sapete ciò che gli faceva prendere il supplizio con pazienza? Era un altro che divideva le angosce, un altro che moriva come lui, un altro che moriva prima di lui. […] l’uomo, a cui Iddio ha imposto per prima, per unica, per suprema legge l’amore del prossimo, l’uomo a cui Iddio ha dato la parola per esprimere il pensiero, ora vedetelo qui con i vostri propri occhi, che va sulle furie perchè va a morir solo, perchè sa che il compagno è salvo.In verità, non me lo sarei mai aspettato! Ecco là, non più terrore, non più rassegnazione; oh, disgraziata creatura, quanto lacrimevole è la tua sorte.»

In dieci minuti, quarantamila lumi scintillarono, discendenti da piazza Venezia a piazza del Popolo, e risalenti da quella del Popolo a quella di Venezia. Si sarebbe detta la festa dei fuochi fatui. Chi non ha veduto questa festa, è impossibile che se ne possa formare un’idea. Supponete che tutte le stelle si stacchino dal cielo, e vengano a formare sulla terra una danza insensata, il tutto accompagnato da grida che orecchio umano non ha mai potuto sentire sulla superficie del globo. E’ particolarmente in questo momento che non c’è più distinzione sociale. Il facchino attacca il principe, questi il trasteverino, il trasteverino il borghese, ciascuno soffiando, spegnendo, riaccendendo.

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