"E' una vita che ti aspetto" di Fabio Volo

E’ una vita che ti aspetto
di Fabio Volo

Serie:
Formato: Paperback, 179 pagine
Editore: Mondadori, 2004 (I edizione – 2003)
Genere: Romanzo, Narrativa varia

Inizio lettura: 08 dicembre 2013
Fine lettura: 11 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 57/2013

Il mio giudizio:

Che freddo. Sono raffreddato. Del resto lo sapevo.
Si è fermata da me per la notte, e ho voluto dormire nudo, perché mettere la maglietta mi sembrava poco macho. Pensare che lo so che se non mi metto la magliettina poi prendo freddo. Ma a volte mi piace fare il figo, mi piace fingere di essere quello che non sono. Faccio il duro a torso nudo e la mattina dico: «Babba bia che freddo». Ma mi sa che questa è stata l’ultima volta.
Qualcosa è cambiato.
(incipit)

Trama:

Il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va. Ha un lavoro stressante, anche se remunerativo, che fa per comprarsi cose che gli riducano lo stress. Ha storie con tipe completamente diverse tra loro. Sente il bisogno di star solo, ma ha paura di essere “tagliato fuori”, adora i genitori ma non è mai riuscito a comunicare con il padre, si fa le canne ma vuole smettere di fumare…

Commento:

Due stelline e mezzo forse sono un po’ poco per un libro che, in realtà, non ho trovato particolarmente brutto: il problema è che tre stelline sarebbero state troppe per un libro che non ha per nulla soddisfatto le mie aspettative. Innanzitutto non è davvero un romanzo: è più una sorta di diario dei pensieri del protagonista, dove vengono sì raccontati alcuni episodi della sua vita, ma dove sono riportate principalmente le riflessioni che egli fa su di sé e sulla propria quotidianità. In più non mi sono per niente ritrovata nel personaggio di Francesco, quando era perfettamente chiaro che lo scopo di Volo era scrivere una storia che conducesse il più possibile all’immedesimazione da parte del lettore.

Non so se davvero, come dice la trama, “il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va”; forse sarò fortunata, avrò un carattere propositivo che mi porta sempre a reagire, anche nei momenti di difficoltà, ma io ho sempre cercato di pormi un obiettivo nella vita, anche perché senza quello non riesco ad andare avanti (e infatti nei periodi in cui non ho avuto l’obiettivo chiaro di fronte a me ho cambiato strada per poterne trovare uno). Certo, mi è capitato nella vita di pensare di essere in un vicolo cieco, però non mi sono mai lasciata andare così tanto: Francesco è un trentenne che si ammazza di canne peggio dei quindicenni (sarò chiusa mentalmente, ma a me il trentenne che si fa le canne fa un po’ ridere e un po’ pietà), ha paura di stringere relazioni serie con le donne (altro aspetto che fatico a comprendere e che mi irrita moltissimo: cosa vuol dire “fare fatica ad impegnarsi”? Vivi e basta, senza farti troppe seghe mentali!) ed è totalmente insoddisfatto dal proprio lavoro. Dopo una chiacchierata con il suo medico prende improvvisamente coscienza di tutto ciò che non va della sua vita e decide di cambiare, o meglio, di far emergere il vero Francesco, sepolto dentro di sé. Questo è molto positivo, ma la domanda resta: davvero molti trentenni di oggi si trovano in questa condizione? Faccio fatica ad immaginarlo, anche perché le persona che conosco e frequento non sono così.

Tralasciando le opinioni personali, lo stile di Volo non mi è dispiaciuto: nelle pagine del libro ho riconosciuto il suo modo di fare (infatti mi chiedo come mai ci sia la “leggenda metropolitana” che non scriva lui i suoi libri; oltretutto non è che siano capolavori di letteratura, quindi non vedo perché non dovrebbe esserne davvero l’autore) e in alcuni momenti mi sono proprio immaginata la sua voce e le sue espressioni mentre racconta un determinato episodio o esprime un certo pensiero… e naturalmente mi ha fatto ridere, perché a me Fabio Volo sta simpatico. Come ho scritto prima, ciò che non mi è piaciuto è il fatto che manchi una vera storia di fondo. O meglio, c’è ma è davvero debolina, è il pretesto su cui basare il vero contenuto del libro, ovvero la riflessione su sé stesso del protagonista. Ho letto su Goodreads un commento un po’ lapidario ma che in effetti non è del tutto sbagliato: il concetto era che per scrivere E’ una vita che ti aspetto Volo abbia preso un manuale di self-confidence e l’abbia reso in forma narrativa. Effettivamene ammetto che in alcuni punti mi ha proprio dato questa impressione…

Nonostante l’esperienza non del tutto soddisfacente ho intenzione di dargli un’altra possibilità, questa volta sperando di leggere un romanzo vero e non un romanzo finto. Fabio non mi deludere sennò ti appendo al chiodo e ti lascio lì.

Covers:
altre

L’autore:
Fabio Volo è nato vicino a Brescia nel 1972. E’ uno scrittore, attore e presentatore di programmi televisivi e radiofonici di successo. I suoi libri hanno ventuto quasi cinque milioni di copie in Italia.

Bibliografia:
Esco a fare due passi” – 2001
Un posto nel mondo” – 2006
Il giorno in più” – 2007
Il tempo che vorrei” – 2009
Le prime luci del mattino” – 2011
La strada verso casa” – 2013

2 Risposte a “"E' una vita che ti aspetto" di Fabio Volo”

  1. Ho letto un solo libro di Fabio Volo e, lo ammetto, ero un po' prevenuta… alla fine non mi è dispiaciuta… però non sono stata più attirata dai libri successivi, non so come mai. magari più in là potrei farci un pensierino.

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