TBR pile di Dicembre

TBR pile di Dicembre

Dicembre è il mese delle liste per eccellenza: liste per Babbo Natale (o chi per lui), liste della spesa per la Vigilia, il Pranzo, Santo Stefano (si, ok, si mangiano gli avanzi, ma almeno una ricettina semplice semplice gliela la vorrai riservare, no?) e per Capodanno, liste dei regali da fare ad amici e familiari, lista degli addobbi da comprare perché c’è sempre qualcosa che si rompe, insomma, liste ad ogni angolo. Aggiungerne una non fa di certo male, no? Come sempre, se anche voi siete dei listomani fatemi sapere cosa pensate di leggere nei prossimi trentuno giorni.

I LIBRI

“QUATTRO COPPIE” di JANE AUSTEN

Gli scritti giovanili di Jane Austen sono raccolti in tre volumi scritti tra il 1787 e il 1793, ovvero quando l’autrice aveva dai dodici ai diciotto anni. L’unico aspetto che accomuna i materiali altrimenti eterogenei è l’estro creativo di una Jane Austen ancora ragazzina che si diverte a giocare con le proprie letture. Tratti dal primo volume, questi quattro romanzi brevi intrecciano con grazia e ironia altrettante storie d’amore, più o meno a lieto fine.

 


“LA LOTTERIA” di SHIRLEY JACKSON

Il racconto di Shirley Jackson intitolato La lotteria ricorda da vicino, per la fama che lo circonda, la famigerata lettura radiofonica della Guerra dei Mondi di Orson Welles. Fama non immeritata, giacché la pubblicazione sul “New Yorker”, nel 1949, scatenò un pandemonio. Molti lo presero alla lettera, reagendo all’istante e poi per lungo tempo con missive indignate o atterrite alla redazione. Certe cose non potevano, non dovevano succedere. Eppure la storia si presenta in tutta innocenza quale pura e semplice descrizione della lotteria che si svolge nell’atmosfera pastorale, quasi idilliaca, di un villaggio del New England in un luminoso mattino di giugno, come ogni anno da tempo immemore. Ma giunto al termine di questo racconto, come degli altri che compongono l’intensa silloge qui proposta, il lettore scoprirà da sé, in un crescendo di “brividi sommessi e progressivi” – come diceva Dorothy Parker – che cosa li rende dei classici del terrore. Secondo un altro illustre ammiratore della Jackson, oltre che maestro del genere, Stephen King, lo sono perché “finiscono con una svolta che porta dritto in un vicolo buio”.


“IL LIBRO DI NATALE” di SELMA LAGERLÖF

Il Natale con le sue leggende, il buio dell’inverno svedese, il calore delle storie accanto al fuoco, la nostalgia di antichi ricordi, l’immensità della natura, ma anche la piccola dose di crudeltà tipica della tradizione delle fiabe popolari sono le atmosfere che si respirano negli otto magistrali racconti della narratrice svedese Selma Lagerlöf, Premio Nobel 1909, “la più grande scrittrice dell’Ottocento”, secondo Marguerite Yourcenar. L’incipit da c’era una volta risveglia l’incanto delle storie dell’infanzia, ma basta un incontro inatteso, un gesto, una parola perché ci sia un piccolo scatto, una deviazione: dal mondo delle fiabe si passa a quello degli uomini, resi più umani da quel lampo d’illuminazione. Un regalo sbagliato che apre le porte a una nuova conoscenza, un’intuizione metafisica evocata da una modesta trappola per topi, un segno divino custodito nel foro di un proiettile in un teschio: c’è sempre una fede che fa da leva all’immaginazione, e questa, spesso, a una redenzione. Il tono è solo apparentemente ingenuo, è un trucco del mestiere di un’artista che sa trasformare il folklore delle tradizioni nordiche in storie senza tempo di grande e semplice profondità. Perché è la complessità che si nasconde dietro la normalità a interessarle, la ricca varietà della vita, e la buona novella che c’è sempre un destino diverso che aspetta chi lo vuole cercare. Anche in un libro regalato a Natale.


“THE REPTILE ROOM/LA STANZA DELLE SERPI” di LEMONY SNICKET

La vicenda di questo libro può apparire lieta all’inizio, con i ragazzi Baudelaire in compagnia di alcuni rettili molto interessanti e di uno zio svampito, ma non lasciatevi ingannare. Se avete sentito parlare degli sfortunati ragazzi Baudelaire, sapete già che anche eventi gradevoli possono condurre sulla via della sventura. Infatti, nelle pagine seguenti i ragazzi si imbattono in un incidente d’auto, un tanfo acre e pesante, un serpente letale, un lungo coltello, una grande lampada a stelo in ottone e la ricomparsa di una persona che speravano di non rivedere mai più.


“GLI INCANTEVOLI GIORNI DI SHIRLEY” di ELISABETTA GNONE

È finalmente primavera a Fairy Oak ma sono interminabili giorni di pioggia. Ben presto, però, un nuovo intricato mistero solleverà gli animi del villaggio: uno strano ricettario, trovato da Shirley nel laboratorio di sua zia, fa cenno al Segreto del Bosco! Determinata a scoprire la verità, Shirley coinvolgerà l’intera Banda del Capitano in sublimi incantesimi e mirabolanti avventure. Nessuno si tirerà indietro e ognuno darà prova di grande coraggio. Sarà pericoloso, i ragazzi lo sanno, ma ciò che vedranno e impareranno li ripagherà di ogni ferita e paura. Per sempre.


“IL TEMPO DELL’ATTESA” di ELIZABETH JANE HOWARD

È il settembre del 1939, le calde giornate scandite da scorribande e lauti pasti in famiglia sono finite e l’ombra della guerra è sopraggiunta a addensare nubi sulle vite dei Cazalet. A Home Place, le finestre sono oscurate e il cibo inizia a scarseggiare, mentre una nuova generazione prende le fila del racconto. Louise realizza il sogno della recitazione e nel frattempo incontra colui che diventerà suo marito, Polly non fa che pensare a se stessa, e Clary si guadagna tutta la nostra comprensione quando rifiuta di credere alla morte dell’amato padre e attende il suo ritorno. Mentre le ragazze aspettano di poter proseguire le proprie vite per diventare finalmente adulte, l’intera famiglia Cazalet è in attesa, in quegli anni difficili dell’inizio della guerra, in cui nessuno sa quando la vita tornerà quella di prima.

Resoconto di Gennaio 2017

B7ee15-mese_postuongiorno a tutti e buon venerdì! Questo weekend nonostante debba studiare per dare un esame giovedì spero di riuscire a trovare il tempo per andare a visitare qualche museo: domenica infatti c’è la #domenicalmuseo e molti musei italiani sono aperti al pubblico gratuitamente. Non so ancora cosa andrò a vedere, innanzitutto voglio essere sicura che non piova, ma sto facendo un pensiero sul Museo di Scienze Naturali visto che è l’ambito in cui sto studiando e che l’ultima volta che ci sono andata ero credo in quarta elementare: penso che nel frattempo almeno qualcosina sarà cambiato, no?

Ma passiamo subito alle letture del mese: a gennaio, come previsto, ho letto poco ma nonostante ciò, quello che ho letto mi ha lasciato davvero soddisfatta:

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Per quanto riguarda i romanzi ho letto Nora e il bacio di Giuda” di Monica Portero che ho anche già recensito: una storia molto piacevole che intreccia le vicende di una ragazza e della protagonista del libro che sta scrivendo. Ci sono i fantasmi, ci sono i rapporti familiari complicati, c’è anche un po’ di suspense… insomma, niente male davvero. Secondo romanzo, o forse dovrei dire racconto o romanzo breve, è stato La sonata a Kreutzer” di Lev Tolstoj. Sapete che sono intenzionata a recuperare tutti i romanzi russi che in questi anni mi sono lasciata sfuggire dando la precedenza ai due autori caposaldo della letteratura di questo paese: uno è per l’appunto Tolstoj, l’altro è Dostoevsky. Non penso scriverò una recensione di questo libro perché l’ho trovato parecchio complesso e per poterne parlare è necessario affrontare una serie di temi che renderebbero il tutto davvero troppo noioso principalmente per voi che leggete. Se vi piace Tolstoj e volete approfondire il suo affascinante – seppur a volte discutibile – pensiero, è un romanzo che si legge molto in fretta ma che scatena una quantità esagerata di riflessioni.

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Nell’ingenuo tentativo di tirarmi un po’ su il morale sono poi andata in biblioteca dove ho pensato bene di portarmi a casa due graphic novel: ammetto che forse la seconda dalla copertina avrebbe dovuto farmi balenare per il cervello che non sarebbe stata un tripudio di gioia, ma su Neil Gaiman proprio non potevo immaginare. La comica tragedia o la tragica commedia di Mr. Punch” Mamma torna a casa” raccontano entrambe in modo splendido due storie che però sono tutto tranne che allegro: la prima, nel consueto stile un po’ inquietante che caratterizza tutte le opere di Gaiman ci narra una storia spiazzante, piena di malinconia e dolore, nella quale un bambino si scontra con la violenza che la vita a volte riserva. La seconda mi ha lasciato completamente senza parole: è una storia di disperazione, che racconta l’incapacità di andare avanti dopo una perdita che ti spacca il cuore. E’ una storia che non ha nessuna pretesa di morale o di insegnamento e per questo è meravigliosa: semplicemente racconta e non giudica. Se volete emozionarvi leggetela, io ho pianto.

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Sul fronte delle serie tivvù, l’ossessione del mese è Westwold, che non ho ancora finito di vedere ma che mi sta piacendo da impazzire. In un futuro imprecisato viene costruito un parco dei divertimenti molto particolare: è un vero e proprio mondo alternativo, ambientato nel West e i cui abitanti (chiamati “residenti”) sono androidi dalle sembianze e dalla personalità straordinariamente umani che sono invece progettati e modificati dai gestori del parco per interpretare dei ruoli e rendere possibile lo svolgimento di trame appositamente studiate per “intrattenere” gli ospiti, che pagano cifre improponibili per trascorrere il loro tempo nel mondo di Westworld. Non vi dico altro perché è una serie che va vista e goduta al cento per cento. Vanta una colonna sonora stupenda e un cast di attori che ciao proprio.

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I film del mese, invece, sono stati: l’irrinunciabile Paradise Beach, che lo so, è un film di merda ma io adoro i film con gli squali, cosa ci devo fare? Stimolano la mia paura più profonda e mi danno quel senso di terrore misto a godimento… insomma, me li guardo tutti. Questo è ovviamente irrealistico, niente di nuovo, però mi sono divertita. La famiglia Fang è invece un film che aspettavo di vedere da quando è uscito al cinema: narra le vicende di una famiglia nella quale i genitori – artisti diciamo un po’ eccentrici – hanno portato la recitazione e la finzione nel mondo reale. Insieme ai loro figli i due passano la loro vita a mettere in scena delle performance coinvolgendo le ignare persone che le circondano e scatenano in loro delle reazioni che ne diventano parte integrante. Un giorno improvvisamente i genitori scompaiono e i due fratelli, ormai adulti e che si sono completamente estraniati dall’attività dei genitori, si ritrovano nella situazione di non sapere se si trovano ancora dentro una costruzione artistica dei genitori oppure se questa volta non si tratta di finzione. Un film particolare (di cui voglio assolutamente leggere il relativo romanzo) di cui secondo me l’aspetto migliore è proprio tutto ciò che è legato alle performance della famiglia. Con la parte “thriller” non mi ha convinto del tutto ma è un film che si lascia guardare bene e che sono stata contenta di riuscire finalmente a vedere.

Infine una piccola segnalazione: ho partecipato ad una rubrica del blog Dolci e Parole nella quale ho consigliato un té e una lettura. Se volete dare un’occhiata vi lascio il LINK!

Il pellegrinaggio in Oriente

(Die Morgenlandfahrt)
di Herman Hesse

Formato: Paperback, 96 pagine
Editore: Adelphi, 1973
Genere: Romanzo, Classico
Lettura n.: 17/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 02 febbraio 2015
Fine lettura: 04 febbraio 2015
Ambientazione: indefinita
Pubblicato: 1932
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 10/10

Poiché la sorte mi ha concesso di essere presente a qualcosa di grande, poiché ebbi la fortuna di appartenere alla «Lega» e di essere uno dei partecipanti a quel viaggio singolare il cui prodigio sfolgorò a quel tempo come una meteora e cadde poi così stranamente presto nell’oblio, anzi nel discredito, mi sono risolto all’arrischiato tentativo di descrivere brevemente quel viaggio inaudito: un viaggio quale non era stato mai tentato da uomini dopo i tempi di Huon di Bordeaux e del folle Orlando fino alla nostra memorabile epoca, l’epoca torbida, disperata, eppure tanto feconda, che seguì la grande guerra.
incipit

Commento

In questa recensione vi parlo di un libro molto particolare scritto da un autore che ho amato moltissimo dopo il mio primo incontro con un suo romanzo e del quale mi ero sempre ripromessa di leggere altro. Finalmente l’ho fatto e si è rivelata un’esperienza meravigliosa.

Il pellegrinaggio in Oriente non racconta una storia come normalmente viene intesa, ovvero con un inizio, uno svolgimento e una fine. Il protagonista è Hesse stesso che all’inizio del libro ci rivela il suo obiettivo: scrivere il resoconto di una straordinaria esperienza da lui vissuta come membro di una fantomatica “Lega”, ovvero un pellegrinaggio verso l’Oriente. In realtà questo pellegrinaggio viene descritto in modo estremamente vago sia perché Hesse protagonista afferma che il ricordo stia ormai sbiadendo, sia perché la Lega stessa gli vieta di rivelare i suoi segreti che sarebbero invece essenziali per raccontare degnamente il viaggio e permettere ad altri di comprenderlo. Così del pellegrinaggio ci rimane un’immagine vaga, fumosa: il protagonista attraversa con i suoi compagni luoghi ed epoche diverse, incontra artisti, personaggi politici e storici (sia a lui contemporanei, sia del passato) e condivide il viaggio non solo con queste personalità realmente esistite, ma anche con protagonisti e personaggi di romanzi che a volte si spostano in compagnia dei loro creatori. Ma questo racconto incredibile non termina qui: quando il resoconto del pellegrinaggio di interrompe, il romanzo sembra catapultarci nel presente del protagonista. Mentre fino a quel momento avevamo letto infatti le sue memorie di un’epoca passata, ora ci troviamo quasi a leggere il suo diario: un resoconto di quanto gli accadde dopo aver interrotto la narrazione.
Non si tratta in realtà di un vero e proprio diario, ma di un racconto temporalmente successivo a quello del pellegrinaggio che abbiamo letto fino a quel momento ma scritto comunque al passato, come se noi ci trovassimo a leggere un libro interrotto e poi ripreso successivamente al verificarsi degli eventi che ne avevano provocato l’interruzione. Non so se sono stata molto chiara, è difficile da spiegare ma in realtà lo è tutto il romanzo: è troppo astratto e ingarbugliato per essere raccontato come si deve. Va letto e basta.

Per l’intera durata del romanzo l’atmosfera è onirica: sembra proprio di essere immersi in un sogno dove tempo e spazio non hanno più alcuna validità. E’ un libro meraviglioso che merita di essere letto (e riletto: è il classico libro che ad ogni rilettura fa scoprire qualcosa di nuovo) anche solo per godersi l’abilità disumana di Hesse nello scrivere qualcosa di così astratto. Il mio consiglio è quello di leggerlo, almeno la prima volta, senza cercare di capirci troppo ma affidandosi alla penna dell’autore e lasciandosi trasportare dalle immagini che evoca e dalle sue parole.

 

Il racconto mi riesce anche difficile perché non camminavamo soltanto attraverso spazi, ma anche nei tempi. Andavamo in Oriente, ma andavamo anche nel Medioevo o nell’età dell’oro, perlustravamo l’Italia, o la Svizzera, ma ogni tanto pernottavamo anche nel secolo decimo e abitavamo coi patriarchi o con le fate.

C’erano tra noi molti artisti, molti pittori, musicisti, poeti, c’era l’ardente Klingsor e l’irrequieto Hugo Wolf, il laconico Laucher e il brillante Brentano. Ma se anche questi artisti o alcuni di essi erano uomini molto vivi e amabili, i personaggi da loro inventati erano invece senza eccezione molto più vivi, più belli, più allegri e in certo modo più giusti e reali degli stessi poeti e creatori.

Sfide: Mini-recensioni, Sfida extralarge, Sfida grammaticale, Sfida infinita, Sfida tutti diversi

Dimentica il mio nome

di Zerocalcare

Formato: Hardback, 240 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 16/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 02 febbraio 2015
Fine lettura: 03 febbraio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7.5/10

 

Commento

Avevo scritto la recensione dell’ultimo lavoro di Zerocalcare appena finito di leggere, ma da brava disordinata che sono ho perso il foglietto volante su cui me l’ero appuntata.

Ho molto apprezzato questa graphic novel e l’ho trovata diversa dalle precedenti: nonostante mantenga le caratteristiche fondamentali di Zerocalcare (riferimenti ai miti della nostra generazione di nati negli anni ’80, storie autobiografiche, ecc.) è più malinconica e mescola eventi reali ad altri quasi soprannaturali. L’ho trovata davvero molto bella: anche se ho riso meno mi sono emozionata un po’ di più.

Per il momento ho concluso la bibliografia di questo bravissimo fumettista: nonostante sia rimasta favorevolmente colpita dai suoi libri non diventerò all’improvviso una fan dei fumetti, però magari qualche graphic novel in più potrei pensare di concedermela.

Sfide: Mini-recensioni, Sfida extralarge

Doll Bones: La bambola di ossa

(Doll Bones)
di Holly Black

Formato: Hardcover, 228 pagine
Editore: Mondadori, 2014
Genere: Romanzo, Poliziesco
Lettura n.: 15/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 29 gennaio 2015
Fine lettura: 02 febbraio 2015
Ambientazione: USA
Pubblicato: 2013
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7.5/10

Poppy sistemò una delle sirene davanti al tratto d’asfalto che rappresentava il Mar Nerissimo. Erano vecchie – comprate ad un mercatino di beneficenza -, con la testa grossa e lucida, le code di vari colori e i capelli crespi. Zachary Barlow riusciva quasi ad immaginare le pinne che sbattevano, mentre le sirene attendevano che la nave si avvicinasse, gli sciocchi sorrisi di plastica che mascheravano le loro letali intenzioni.
incipit

Commento

Mi aspettavo una storia diversa, tutto per colpa (come sempre) dei paragoni sulle copertine: creano delle aspettative che poi non corrispondono alla realtà. Al paragone con Stephen King non avevo creduto fin da subito, a quello con Neil Gaiman parzialmente si perché mi aspettavo una storia surreale, ambientata magari in un mondo fantastico o parallelo al nostro. Mi ero fatta un sacco di film, insomma.

Ho trovato Doll Bones un bel romanzo per ragazzi che inserisce un evento misterioso ed inquietante (la bambola e le sue apparizioni nei sogni dei bambini) all’interno di un’avventura reale e verosimile: è facile immedesimarsi in Poppy, Alice e Zach e capire i loro dubbi e le loro paure quando decidono di scappare da casa per andare alla ricerca del cimitero in cui seppellire la bambola. Credo che sia di maggior effetto, a livello di coinvolgimento, rispetto ad una storia ambientata in un altro mondo, che ogni bambino sa perfettamente che non visiterà mai. In questo caso il mondo è il nostro e i tre bambini intraprendono un viaggio in cui potenzialmente qualsiasi bambino potrebbe avventurarsi: non servono maghi, incantesimi o altro, basta il coraggio di uscire di casa e trovare un paio di amici disposti ad accompagnarti.
Anche i problemi dei bambini, (Zach con un padre troppo distante e che non sa come comunicare con lui, Alice con una nonna iperprotettiva che non le lascia mai fare nulla) il loro gioco con i pupazzi che entra a far parte della vita reale e le loro dinamiche in un’età che rappresenta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, sono tutti elementi che creano identificazione (io mi ci sono ritrovata moltissimo ripensando a com’ero quando avevo la stessa età ed ero in conflitto con me stessa tra la voglia di crescere e di condividere i nuovi interessi con le mie coetanee – i ragazzi, i gruppi musicali, i trucchi, i vestiti, ecc. – e il desiderio di poter prolungare l’infanzia, giocando in segreto con le Barbie quando ero sola in casa) e lo rendono una lettura appassionante.

Sfide: Alfabetitolo, Mini-recensioni, Sfida degli USA, Sfida extralarge

Dodici

di Zerocalcare

Formato: Paperback, 95 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 14/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 29 gennaio 2015
Fine lettura: 30 gennaio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7.5/10

 

Commento

Deviazione splatter (per modo di dire) per questa graphic novel in cui si racconta di una Rebibbia vittima dell’apocalisse zombi. Divertente, non c’è che dire, sempre ricca di battute e riferimenti simpatici. Meno bella delle precedenti ma solo perché non amo gli zombi; in realtà è il solito (in senso assolutamente positivo) Zerocalcare e lo si divora in un batter d’occhio.

Ps. La recensione è moscia perché l’ho scritta oggi, a distanza di oltre dieci giorni dalla lettura e con la testa in un altro libro… ^_^

Sfide: Mini-recensioni, Sfida dei buoni propositi (mini sfida), Sfida extralarge

Il prodigio del buio

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #6
Formato: Hardcover, 152 pagine
Editore: Mondadori, 2012
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 13/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 28 gennaio 2015
Fine lettura: 29 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2012
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 6/10

La Bianchissima passò una mano sul grande libro di magia e un lucchetto di ghiaccio ne sigillò le pagine, imprigionando tutti gli incantesimi del mondo nel gelo di un silenzio senza fine.
incipit

Commento
Eh no, eh no, eh no! Il finale aperto dopo una saga di sei libri no, non esiste, è una presa per il naso (per non dire di peggio)! Qui le cose sono due: o è prevista una seconda saga (questa è ufficialmente terminata), oppure davvero no!!!! Oltretutto la cosa peggiore è che viene lasciata aperta la trama principale, oltre a quelle secondarie tra cui principalmente la soluzione alla situazione di stallo tra due personaggi che dovrebbero rincontrarsi dopo tanti anni.
Non me lo sarei mai aspettato, davvero, e per questo spero proprio che ci sia in qualche modo un seguito, perché non può restare tutto così in sospeso.
La cosa peggiore è che anche questo libro, nonostante la semplicità, mi ha appassionata; ero curiosa di sapere come si sarebbe conclusa la storia e invece sono arrivata all’ultima pagina e mi sono fermata incredula chiedendomi: “Ma è finito davvero??”. Eh si, è finito davvero.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida Extralarge

Un granello di magia

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #5
Formato: Hardcover, 160 pagine
Editore: Mondadori, 2012
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 12/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 28 gennaio 2015
Fine lettura: 28 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2012
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7/10

La Bianchissima appoggiò l’indice candido sulla roccia nera del suo nuovo nascondiglio sotterraneo e la pietra tremò. Non c’erano entrate o uscite laggiù, soltanto una fessura che si nascondeva perfettamente tra le dune di uno sconfinato deserto.
incipit

Commento
Ormai siamo agli sgoccioli e questa è forse l’avventura di Leila che più mi è piaciuta, principalmente per i personaggi coinvolti che accompagnano la streghetta nel viaggio per liberare le Sorelle dell’Eterno Disordine dalle grinfie della Bianchissima.
Ormai si è creata una certa confidenza con i personaggi e trovo che le relazioni tra loro siano davvero ben strutturate: in particolare il cigno Brosius e il gatto Merlino sono troppo simpatici, specialmente quando si stuzzicano a vicenda.
La semplicità della trama rimane quella a cui l’autrice ci ha abituato, purtroppo, e lo dico perché credo che con la sua capacità di scrivere per i bambini (e ne ha tanta) si sia un po’ sprecata. Per quanto mi riguarda questi romanzi avrebbero tranquillamente potuto portarsi a casa la quarta stellina aNobiana se la trama fosse stata meno superficiale.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida Extralarge

Le libellule adamantine

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #4
Formato: Hardcover, 168 pagine
Editore: Mondadori, 2011
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 11/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 27 gennaio 2015
Fine lettura: 28 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2010
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7/10

“Cara Leila, come stai? Come stanno la nonna e le altre? Ringrazia Erminia per la ricetta dei fiori di zucca, li ho cucinati ieri per la prima volta e hanno avuto un gran successo; solo il Nero si è lamentato: dice che quelli che fa tua nonna sono più buoni, che bestia brontolona… ha fatto un sacco di storie ma, alla fine, se li è mangiati tutti!”
incipit

Commento
Comincia la grande avventura! Leila e le Sorelle dell’Eterno Disordine, con l’aiuto di Florian, devono cacciarsi nella tana del loro più acerrimo nemico: la Bianchissima, l’imperatrice delle streghe, per liberare una persona che giace lì imprigionata da molti anni.
Gli incantesimi che si trovano in questo libro sono molto, molto simili a quelli di Harry Potter (penso, ad esempio, all’unico modo per sconfiggere un essere che si trasforma nella propria peggiore paura – in HP un molliccio, qui un incantesimo -, ovvero una risata. Qui c’è qualcosa di estremamente simile). Non amo quando trovo queste cose, c’è però anche da dire che la Rowling ha messo nei suoi romanzi talmente tanti dettagli che temo sia rimasto poco da inventare.

Anche dopo questa avventura la “squadra” di Leila si arricchisce di nuovi alleati, primo tra tutti il personaggio liberato dalla torre della Bianchissima che aggiungerà un elemento alle Sorelle dell’Eterno Disordine.

Per la prima volta Leila stava guardando la sua casa. Non uno spazio dove si dorme e si mangia, non un luogo pieno di cose che abbiamo comprato o di quadri che abbiamo appeso, ma un posto dove c’è qualcuno che divide quel posto con te. E che moltiplica la vita. Come una mamma con la sua pancia. E pensò che in una casa c’è sempre qualcuno che non vede l’ora di vederti, a cui sei mancato da morire e che ha aspettato il tuo arrivo fino a quel momento, e ora che tu sei arrivato, proprio tu con quei capelli arruffati e tutto quel disordine che ti porti sempre appresso, ha solo voglia di stringerti forte per dirti: “Bentornata mia streghetta”.

Sfide: Alfabetitolo, Mini Recensioni, Sfida Extralarge

Il sortilegio clorofilla

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #3
Formato: Hardcover, 166 pagine
Editore: Mondadori, 2011
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 10/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 26 gennaio 2015
Fine lettura: 27 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2010
Links: aNobii, Goodreads

Voto: 7/10

Il mattino stava per sorgere sul cielo di Londra e nuvole cariche di pioggia affollavano l’orizzonte come un brutto presentimento. Nei sotterranei del Primrose, invece, splendeva una luce gioiosa, quella del fuoco che scoppiettava sotto il leggendario calderone d’oro di zia Franky. Era stata una lunga notte in cui nessuno aveva dormito neanche un po’, ma per fortuna Frankiska conosceva un’antica ricetta per regalare a tutti un riposo breve ma rigenerante.
incipit

Commento
Terza avventura di Leila Blue: credo che leggere tutti i volumi uno di seguito all’altro sia stata una buona idea, almeno non perdo il filo che, tra un libro e l’altro, è davvero molto stretto: infatti la storia contenuta in ciascuno inizia a poche ore di distanza dalla conclusione della precedente.

Questo terzo volume è incentrato sul perdono, poiché Leila deve trovare dentro di se la forza di liberare una strega molto cattiva (non rivelerò chi) da un incantesimo che l’ha trasformata in albero. Dico “deve” perché per Leila questa è la prima missione, e ogni strega deve sempre cercare di portare a termine le missioni che le vengono assegnate. Così incontrerà sulla sua strada nuovi personaggi (un gigante e due lupi) che la aiuteranno e si guadagnerà anche una nuova alleata nella sua battaglia contro le streghe cattive.
Infine verrà svelato un ultimo grande segreto che condizionerà i tre libri successivi (e quindi non so davvero come farò a non fare spoiler). E’ inutile che mi dilunghi ancora sul commento globale di questo libro perché è identico a quello scritto per i due libri precedenti; dico solo che secondo me potrebbe venirci fuori un cartone animato perfetto.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida infinita