Novità e aggiornamenti sulla pausa del blog

Buongiorno lettori cari, come state? Ma soprattutto c’è ancora qualcuno che segue questo disgraziato blog su cui si stanno formando le ragnatele? Se così non fosse, sareste pienamente giustificati! In realtà il blog non è chiuso (non lo chiuderò mai credo, mi dispiacerebbe troppo) ma diciamo che i suoi contenuti si sono un po’ dispersi tra le diverse piattaforme, specialmente instagram – dove con le storie aggiorno sempre sulle mie letture chiunque abbia voglia di ascoltarmi – e la recentissima apertura del canale youtube che mi sta già regalando delle belle soddisfazioni, primo fra tutti il fatto che mi diverto moltissimo a creare contenuti come qui sul blog non mi succedeva da un po’ e in più c’è molta più interazione (le persone commentano!! E si stringono amicizie, cosa che qui non succede dal paleolitico!). Se avete voglia di venire a dare un’occhiata, vi lascio qui sotto i due link al canale e al profilo instagram.

Canale Youtube

Instagram: @labiblionauta

Per il momento la pagina facebook è piuttosto desolata (ma facebook è un social che mi annoia oltre ogni dire), mentre il profilo twitter… perché, ho un profilo twitter?? Ho provato ad avvicinarmici ma sono veramente impedita, non fa proprio per me, è troppo limitante e io sono logorroica, preferisco poter chiacchierare nelle stories di instagram!!

Ma che ne sarà quindi del blog? Allora, innanzitutto vorrei approfittare delle vacanze estive per buttare giù delle recensioni sui libri letti in questi mesi e che finora non ho mai avuto voglia di scrivere. Inoltre vorrei riesumare la rubrica del WWW Wednesday che avevo interrotto perché mi sembrava troppo frivola mentre in realtà, pur essendo una delle più veloci e facili da realizzare, è anche una di quelle che piace di più (e in effetti se ci penso è anche una di quelle che io per prima leggo più volentieri sugli altri blog proprio per il suo essere leggera e veloce da leggere).

Tra le vecchie rubriche pensavo anche di riprendere quella dedicata alle serie, in cui ogni mese vi mostro una serie/saga scelta o tra quelle che ho amato, o tra quelle che vorrei leggere e la rubrica dedicata alla wishlist, per farvi vedere le nuove entrate della mia lista dei desideri e magari farvi scoprire qualche titolo interessante.

Pensavo infine di portare anche qui un po’ degli altri due canali, ovvero youtube e instagram, pubblicando anche qui i vari video (che per il momento sono wrap-up, ovvero resoconti delle letture del mese, haul, ovvero resoconti degli acquisti del mese, tag, che in video escono molto meglio che non in forma di post, e preferiti del mese, che non vi spiego perché credo si capisca. Su altre tipologie di video ci sto lavorando) ed eventualmente creando una specie di best of di instagram anche se quest’ultima idea non mi entusiasma del tutto perché temo sia un po’ noiosa.

Bene, per oggi è tutto direi, fatemi sapere se le tipologie di contenuti che ho pensato vi interessano ed eventualmente fatemi sapere se vi piacerebbe trovare qualcos’altro qui sul blog.

Il mio primo Salone del Libro: gli acquisti

Dopo aver passato anni a rosicare su Facebook guardando le mille foto e i video in diretta dal Salone a cui io non potevo mai partecipare, quest’anno finalmente sono riuscita a concedermi un salto al Lingotto: di un salto si è proprio trattato perché oltre ad essere arrivata nel piazzale davanti al Salone alle 11.00 mi sono beccata anche un’ora e mezza di coda, con il risultato di aver davvero iniziato il mio giro tra gli stand alle 13.00… naturalmente non avevo la possibilità di fare tutto quello che avrei voluto e ho dovuto scegliere tra partecipare agli eventi (cosa che avrebbe previsto code infinite) o girare per gli stand. Naturalmente il poco tempo a disposizione mi ha costretto a rinunciare subito anche alla sola idea di seguire qualche evento ma gli stand mi hanno dato comunque grandi soddisfazioni, sia per gli acquisti che ho fatto, ma soprattutto per le belle chiacchierate con gli editori e i bellissimi libri scoperti.

In questo primo post vi mostro i libri che mi sono portata a casa dal Salone (vorrei far notare quanto io mi sia contenuta… d’altronde a mani del tutto vuote non potevo uscire: dovevo recuperare il drammatico “zero acquisti” a Tempo di Libri) mentre mercoledì troverete tutte le nuove, interessantissime scoperte che hanno catturato la mia attenzione.

“Sogni di Carta” di Melania d’Alessandro (Edizioni Leucotea) e “Happy hour” di Mary Miller (Edizioni Black Coffee)

Lo stand della Leucotea è stato il primo che ho visitato, avendo appuntamento con Yvayne del blog Il Pozzo dei Sussurri e Mirial del blog L’albero delle Mele, nonché autrice di Sogni di Carta, un dolcissimo libro per ragazzi di cui potete trovare la mia recensione qui sul blog. Conoscere finalmente due persone che seguo da anni grazie ai loro blog è stato allo stesso tempo strano ed emozionante. E poi adesso ho anch’io la mia copia di Sogni di carta autografata! XD

Altro appuntamento irrinunciabile per questo giro al Salone è stato lo stand della Black Coffee dove ho preso la loro ultima uscita: Happy Hour di Mary Miller, una raccolta di racconti (un’altra… vabé, non li ho mai letti in tutta la mia vita, devo recuperare!) che parlano di donne. Come sempre letteratura americana, come sempre copertine splendide (anche l’occhio vuole la sua parte d’altronde), come sempre trame affascinanti.

“Amorizzazioni” di Suse Vetterlein e “La Finestra” di Lorenzo Naia e Roberta Rossetti  (VerbaVolant Edizioni)

Inutile ripetere quanto io adori questa piccola casa editrice siciliana: non solo Fausta ed Elio sono due persone adorabili, ma i loro libri sono davvero originali e riescono sempre a distinguersi dagli altri. La novità di quest’anno è La Finestra, un bellissimo libro per ragazzi in un formato verticale (come il palazzo in cui è ambientata la storia) e realizzato in carta riciclata dando un effetto stupendo al tatto (e ha anche un odore meraviglioso) di cui mi hanno omaggiata. Era invece da un sacco di tempo che volevo leggere uno dei loro libri non per ragazzi (perché scrivere “per adulti” mi fa pensare alle 50 sfumature) e così ho acquistato Amorizzazioni: da come mi è stato raccontato, sembra uno di quei libri assurdi che piacciono a me, quindi non vedo l’ora di leggerlo!

“Tanti modi di fuggire da una città” di Stefano Casacca (Gorilla Sapiens Edizioni) e “Quattro coppie” di Jane Austen (Nuova Editrice Berti)

Scoprire nuove case editrici é stato l’obiettivo della  mia visita al Salone ma naturalmente nella maggior parte dei casi mi sono dovuta accontentare del segnalibro, del catalogo o di una foto per ricordarmi un titolo da inserire in wishlist. A questi due però non ho potuto resistere, anche perché il prezzo mi ha permesso di poter fare un’eccezione al mio granitico proposito (si, come no) di non comprare nulla: Tanti modi di fuggire da una città è una raccolta di racconti (ma dai…) che da quanto ho capito dovrebbero tendere al grottesco. In più come si fa a resistere ad una casa editrice che ha come logo un gorilla con gli occhiali da sole? Ma io le do fiducia senza neanche pormi il dubbio! Quattro coppie è invece pubblicato da un’altra casa editrice che non conoscevo, la Nuova Editrice Berti, che non solo ha pubblicato un sacco di racconti di grandi scrittori, ma ripubblicherà tutti i romanzi di Jane Austen in una veste grafica che ricorda un po’ quella della Penguin Classics ed è una favola! Si sono guadagnati una fedele lettrice a vita.

E voi siete stati al SalTo? Cosa avete comprato?

SI-PUÓ-FARE!! Bilancio dei miei primi sei mesi da matricola “fuori target” e quattro consigli per chi pensa che non sia mai troppo tardi

Sono già trascorsi sei mesi. Sei mesi da quando ho messo di nuovo piede, dopo dieci anni, in un’università e ho ufficialmente realizzato che l’avevo fatto davvero. Perché nonostante l’aver partecipato al test d’ingresso, aver provato l’ansia della pubblicazione degli esiti e aver pagato la prima rata delle tasse (e quando i soldi escono dalle tue tasche e non da quelle di mà e pà, garantisco che la prima botta di consapevolezza ti coglie in tutta la sua brutalità), il vero momento di lucidità è quello in cui entri nell’aula, ti guardi intorno improvvisamente cosciente di essere circondata da gente che ha circa tredici anni meno di te e ti chiedi “ma siamo proprio sicuri?”.

Sentirsi fuoriluogo – checked!

Quando ho iniziato a pensare a quale corso di laurea mi sarebbe piaciuto iscrivermi sono partita in quarta con il solito errore che mi ha portato a fallire miseramente la mia precedente esperienza universitaria: “Io sono una da materie umanistiche, mi piace leggere, se faccio lettere sarà più facile perché mi darà l’occasione di leggere tanti romanzi che leggerei comunque e bla, bla, bla, bla, bla…”.

Grazie al cielo, avere trent’anni non significa soltanto che i ragazzini iniziano a darti del “lei” e a chiamarti “signora” ma anche, incredibilmente, raggiungere una certa consapevolezza di sé, tale da permetterti di capire quando stai pensando un mare di cagate e che lo stai facendo solo perché hai paura di affrontare la realtà **ovvero che a te i libri piace leggerli senza per forza doverli studiare e che delle materie umanistiche non te ne frega nulla, perché il sogno castrato nell’adolescenza di fare veterinaria e salvare il mondo è ancora lì che fa capolino – nonostante per quella ormai non ci siano speranze perché c’è la frequenza obbligatoria e tu la frequenza te la sogni. Ah, e anche il fatto che è meglio la morte dell’esame di latino.**

E quindi pensa che ti ripensa, sfoglia che ti risfoglia i programmi di tutte le facoltà, il desiderio di seguire la pancia e non la testa ha prevalso e mi sono ritrovata in una bollente mattinata di settembre in coda fuori dalla Bicocca per tentare il test d’ingresso di Scienze e Tecnologie dell’Ambiente dopo aver passato le precedenti tre settimane a ripassare il programma di matematica di cinque anni di superiori, che ovviamente era evaporato dal mio cervello un secondo dopo aver fatto il primo passo fuori da scuola il giorno dell’orale di maturità.

Più o meno la mia faccia alla domanda di matematica

Devo ammettere che il superamento del test d’ingresso è stata la molla definitiva che mi ha fatto capire che non solo era la strada giusta, ma che potevo farcela davvero: riuscire ad entrare in graduatoria, con un test principalmente di matematica (30 domande più 5 di logica e 5 di comprensione del testo) avendo ripassato durante le ferie estive e a tredici anni dall’ultima volta che avessi preso in mano un libro di matematica è stata la conferma definitiva, il segno che aspettavo.

Ad oggi ho già dato due esami (biologia cellulare e scienze della terra) e adesso sto studiando per dare botanica a fine mese e devo dire che sta andando tutto molto meglio di quanto avrei potuto immaginare: sarà che gli argomenti mi appassionano ma non ho mai fatto così poca fatica ad imparare i concetti, ho conosciuto una ragazza carinissima che mi passa gli appunti e mi registra le lezioni che meritano (l’altra mattina mi sono trovata un suo whatsapp con scritto “quello di fisica è un coglione” e ho capito che è meglio se me la studio da sola). In questo modo riesco a sfruttare al meglio il poco tempo che ho: in settimana mi ascolto le lezioni nel percorso casa-ufficio e quindi anche quando esco tardi dal lavoro e torno a casa così sfatta da non avere nemmeno la forza di morire sul divano, sono riuscita almeno a darmi un’infarinatura dell’argomento.

La sera, quando riesco, faccio principalmente schemi e mappe concettuali che poi uso per ripetere nel weekend (io non so perché non ho mai utilizzato le mappe concettuali prima d’ora: sono il segreto dell’universo, almeno per me che ho una memoria da vecchietta decrepita e se non collego gli argomenti non mi ricordo un cavolo) e sabato e domenica studio e ripeto fino alla nausea. Ripeto a tutto ciò che si muove o non si muove: a me stessa, ai cani, allo specchio (che non è come ripetere a me stessa: sembra di avere un pubblico). Ripeto cucinando, ballando, cantando (ma non bene come i Supplenti Italiani, peccato che all’esame non mi abbiano chiesto le Leggi di Keplero, avrei potuto improvvisare una performance live), rappando (si, faccio anche quello ma oh, dopo un po’ ripetere diventa noioso), stirando…

Ma la cosa straordinaria, incredibile, fantastica, meravigliosa, che non mi era mai successa prima e non sto scherzando… è che mi ricordo. Tutto. Subito. E non me lo dimentico. E’ come se potendo studiare una, massimo due ore al giorno quando va bene, io concentrassi in quel poco tempo tutte le mie forze e puff magicamente i concetti mi entrano in testa e lì restano schiantati. E giuro, non sono mai stata un genio: sono sempre stata una di quelle che stavano sveglie a studiare fino a mezzanotte e poi il giorno dopo strappavano un sette se proprio si facevano faville. Sarà il potere della determinazione? Io credo proprio di si.

Certo, per riuscire a fare tutto a qualcosa devo rinunciare e la mia rinuncia va alla media: ci ho messo un po’ a farmene una ragione, perché la mia mania da perfettina-gne-gne-gne cerca sempre di sovrastarmi ma ce l’ho fatta e ora posso dire, in totale relax, che non me ne frega nulla. Per me passare un esame al primo colpo equivale a un 30. Perché alla fine la media alta non è il mio obiettivo: chi mai mi chiederà il voto di laurea? La cosa fondamentale è utilizzare la mia esperienza personale, lavorativa e le conoscenze che sto costruendo per riuscire a fare qualcosa che mi piaccia davvero nel settore che più mi interessa: e per fare questo è molto più importante che io finisca velocemente e soprattutto che viva questa esperienza nel modo meno stressante possibile. Perché il problema fondamentale è tutto lì: come non farsi prendere dall’ansia? Come riuscire a gestire tutto senza uscire di testa?

Concludo quindi con un paio di piccoli consigli che spero possano essere utili a chi sta pensando di portare avanti una scelta di questo genere o che magari ha appena deciso di farlo ed è entusiasta ma allo stesso tempo pieno di dubbi. Va da sé che ritengo che questi consigli possano essere validi per qualsiasi scelta importante o un po’ “fuori dagli schemi” che ci possa balzare nel cervello.

1) Va dove ti porta la pancia

Lo so, normalmente si dice “segui il tuo cuore” ma non è il modo di dire che fa per me: io seguo la pancia. Perché è lì che io sento tutto: quando sto male è lo stomaco che si svuota e quando sento l’entusiasmo arriva una specie di vibrazione proprio lì, sotto il diaframma, che mi fa capire che quella cosa che mi spaventa così tanto è quella giusta. E quando quella vibrazione arriva ho imparato che 1) non bisogna farsi distrarre dal cervello, 2) bisogna buttarsi, perché se ci si pensa troppo poi si torna indietro.

2) Cogito ergo… me la faccio sotto

“Non pensare” è diventato praticamente il mio motto della vita. Io sono sempre stata una fabbrica ambulante di seghe mentali: mi sono sempre fatta mille problemi e dubbi per ogni cosa. “E se succede questo poi cosa faccio”, “Ma se faccio quella cosa lì e poi non va tutto come previsto cosa succede?”. No, basta. Se penso troppo mi prende l’ansia, se mi prende l’ansia mi blocco e se mi blocco… non faccio più nulla. Quindi da settembre io giro con il paraocchi, come i cavalli: non mi guardo intorno, non guardo avanti e non guardo indietro. Vedo solo il pezzetto di strada davanti a me e, un passo alla volta, un esame dopo l’altro, proseguo. Certo che il mio macro-obiettivo è finire in corso e farò di tutto per raggiungerlo, ma se un weekend ho bisogno di rilassarmi e non studiare lo faccio: la mia salute mentale viene prima di tutto.

3) Gli “Altri”

In LOST – o almeno nelle stagioni che ho visto io, dato che ce l’ho ancora a metà dal 2007 – “Gli Altri” erano il nemico numero uno, il peggio del peggio, quelli da cui si doveva stare alla larga il più possibile. Ecco, anche nel mondo reale “gli altri” possono fare parecchi danni, anche quando intervengono “a fin di bene”. Se stiamo prendendo una decisione importante, magari al di fuori degli standard, si presume che conosciamo le difficoltà e i problemi che da questa scelta possono derivare: essere circondati da gente che, magari anche pensando di fare il nostro bene, ci mette in evidenza tutti i terribili sacrifici a cui ci condanneremo, tutte le giornate in cui non potremo rilassarci, tutti i weekend in cui invece di andare a fare il picnic dovremo stare a casa a studiare, è solo un male. Io mi sono liberata da questo problema rendendo partecipi in anticipo di questa mia decisione solo le persone strettamente indispensabili o quelle che sapevo che mi avrebbero incoraggiato. Tutti gli altri l’hanno saputo a cose fatte e ogni commento è stato liquidato con un gentile ma fermo “grazie, so cosa faccio, ma sono felice così”.

4) “Gli Altri” parte seconda

Infine, niente paragoni in nessun senso: ognuno è fatto a modo suo e dopo un primo periodo di adattamento ciascuno trova il suo ritmo. Io, ad esempio, sono tipo da un esame alla volta, non riesco a preparare più di un esame contemporaneamente: ho bisogno di concentrarmi al massimo su un argomento, studiarlo e solo quando l’ho introiettato posso dedicarmi ad altro. Sono certa che ci siano persone che invece preferiscono fare tutto l’opposto. E soprattutto mai paragonare i nostri risultati a quelli di chi studia soltanto e magari frequenta… se non per notare con un certo orgoglio che abbiamo dato più esami di loro! 😉

E SE PENSATE CHE SIA LA COSA GIUSTA, FATELO!

La Biblionauta a Bookpride, tra acquisti compulsivi e finezze magnetiche

Questo weekend a Milano è tornata Bookpride, la fiera dell’editoria indipendente giunta alla sua terza edizione che si è svolta, come lo scorso anno, al BASE in via Bergognone: praticamente hanno aspettato che io me ne andassi da casa di mia madre (che abita nella via dietro) per iniziare ad organizzare cose interessanti (tra l’altro contemporaneamente al MUDEC c’era la mostra dei dinosauri che ieri ho evitato avendo già speso un patrimonio ma che entro luglio sicuramente andrò a vedere).

Domenica mattina sono uscita di casa carica di promesse e buoni propositi: “non comprerò tanto”, “mi porto pochi contanti, tanto il bancomat non ce l’ha nessuno”, “ho qui la mia bella lista con i soli tre titoli che devo comprare, attentamente selezionati perché introvabili in biblioteca”. Tutte balle! Non sono riuscita a superare il primo stand che già mi erano partiti 25 euro. E da lì, ciao proprio, è stata una discesa agli inferi dell’acquisto compulsivo.

Ecco in tutto il suo splendore il mio bottino di @book_pride di cui vi ho appena parlato nelle stories. Vediamo di non comprare altro almeno fino a @tempodilibri però.. #bookpride #bookpile

Un post condiviso da ⛵ viaggiando con i libri 📚 (@labiblionauta) in data:

Il mio bottino finale consiste in:

  • L’intero catalogo BlackCoffee (per ora hanno pubblicato due romanzi, e due io ne ho comprati): Il corpo che vuoi di Alexandra Cleeman e Lions di Bonnie Nazdam. In più sono stata omaggiata dell’intero set di cartoleria: shopper (bellissima), block notes, matita, spillina e segnalibri. Un sogno!
  • Allo stand di Marcos Y Marcos credo di averci trascorso almeno dieci minuti in totale estasi ad accarezzare copertine, leggere trame, sfogliare volumi, il tutto con un sorriso ebete stampato in faccia. Alla fine ho preso Lo strano manoscritto trovato in un cilindro di rame di James De Mille e credo che le ragazze siano state abbastanza sollevate di vedermi finalmente andare via.
  • Da Hacca non volevo comprare, giuro! Mi ero già ripetuta che Il poeta dell’aria di Chicca Gagliardo l’avrei preso in biblioteca e quindi mi sono avventurata sicura di me: l’ho preso in mano, ho letto la seconda di copertina.. poi ricordo solo che mi sono risvegliata e il mio bancomat era nel loro POS. Mi chiedo ancora come sia stato possibile.
  • Panorama di Tommaso Pincio è venuto via con me perché mi stava sulle balle essere l’unica a non avere ancora nessun cartaceo di NN Editore. Quanto mi piace comprare libri in modo superficiale, e soprattutto mi piace farlo quando so di andare sul sicuro!
  • L’unico libro che sono riuscita a leggere tra quelli acquistati l’anno scorso a BookPride è stato Il libro di Miss Buncle di D.E. Stevenson, per cui la visita allo stand di Astoria per acquistare il secondo volume (La vita matrimoniale di Miss Buncle) è stata l’unica di cui non mi sono sentita in colpa. Ammetto però che devo essergli sembrata alquanto strana mentre cercavo il libro che mi interessava sforzandomi di non guardare gli altri titoli per non cadere in tentazione. Una pazza drogata praticamente. Che bello… Comunque mi hanno omaggiata di un volumetto intitolato La governante e altri problemi domestici di Charlotte Perkins Gilman. Credo che lo dessero a tutti quelli che facevano un acquisto presso il loro stand, ma il dubbio che siano stati mossi a pietà mi resta comunque…
  • Come tutti i film horror insegnano, è quando credi di essere ormai fuori pericolo che il pericolo viene a cercarti. Mentre mi avviavo provata verso l’uscita sono passata accanto allo stand di Homo Scrivens dove ho ufficialmente decretato l’inizio del mio mese a pane e acqua grazie all’Enciclopedia degli scrittori inesistenti 2.0 Faximile. 101 riscritture di opere letterarie. Qui si che si sono mossi a pietà e mi hanno regalato un terzo romanzo a scelta: io giustamente mi sono buttata su una serie e mi sono portata a casa Aria di neve, primo volume di una serie di gialli umoristici la cui autrice si trovava proprio allo stand e mi ha ricompensata con una bella dedica.

A differenza dell’anno scorso, in questa edizione ho completamente saltato gli eventi e le presentazioni: mi dispiace molto perché rappresentano delle bellissime occasioni per scoprire nuovi libri, nuovi autori e ascoltare cose interessanti ma purtroppo non potevo trascorrere lì l’intera giornata e quindi ho dovuto rinunciare. La mia wishlist ha comunque avuto modo di allungarsi e nello specifico i libri che ho scovato e che sicuramente prima o poi saranno miei sono:

Comunque diciamocelo, dopo un po’ in una fiera dell’editoria indipendente si inizia a respirare un’aria un po’ troppo seria: gente interessante, titoli colti, editori di nicchia… il rischio di uscire da lì convinti di essere degli intellettualoni c’è ed è potente. Fortunatamente c’è anche qualcuno che pensa a stemperare l’atmosfera (tra l’altro con un tempismo perfetto dopo le risate che mi sono fatta la scorsa settimana con i “vaffanculi” da colorare di Tegamini): Signori, ho scovato le Parolacce magnetiche! Tre diverse collezioni di insulti liberamente componibili con i quali sfogare la nostra volgare creatività o lasciare un tenero messaggio mattutino alla dolce metà prima di andare al lavoro. Io sono ancora indecisa su come abbellire il mio frigo: sono attratta dalle composizioni elaborate, ma devo dire che anche l’ermetismo non mi dispiace.

Inutile dire che ho già pronti i regali di Natale 2017 per tutti gli amici…