Blue shoes and happiness (The No.1 Ladies Detective Agency Serie #7)

sfide: serial readers, letture in lingua, salva-comodino

Autore: Alexander McCall Smith
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Abacus
Pagine: 256

Iniziato il: 25 agosto 2011
Terminato il: 31 agosto 2011
Valutazione: ★★★★

When you are just the right age, as Mma Ramotswe was, and when you have seen a bit of life, as Mma Ramotswe certainly had, then there are some things that you just know.

Dopo parecchi mesi di assenza sono tornata in Botswana dalla mia detective preferita: Mma Ramotswe.
Le sue avventure sono come una buona tazza di tè fumante: ristoratrici, dissentanti e avvolgenti. Tornare nel suo ufficio accanto al Tlokweng Road Speedy Motors e ritrovare i deliziosi personaggi che abitano il suo mondo è come tornare in famiglia dopo un viaggio faticoso ed essere accolti a braccia aperte.

Lo stile di Alexander McCall Smith è incredibile, perchè è caratterizzato da una delicatezza unica. I suoi protagonisti sono persone per bene, pure, come ormai forse davvero possiamo trovarne solo in Botswana: ispirano una grande tenerezza e contemporaneamente un grande rispetto, proprio perchè sono semplici, si accontentano di poco e di quel poco gioiscono. In alcune abitudini o modi di fare mi fanno davvero sorridere, per esempio quando si chiamano, anche tra marito e moglie, con il cognome preceduto dal prefisso Mma o Rra (ovvero Signora e Signore). Questo episodio, poi, è particolarmente simpatico perchè Mma Ramotswe inizia a mettere in discussione i pregi dell’essere “traditionally built” già questo “traditionally” mi fa ridere, perchè non è “costituzione robusta” ma “tradizionale”, come se fosse – e in realtà è – quella la forma corretta del corpo) e improvvisamente inizia a notare tutti gli accenni, più o meno diretti, che gli altri fanno al suo peso e alla sua stazza e ai quali prima non faceva caso: si creano così un sacco di situazioni di imbarazzo e disagio davvero simpatiche.

Un’annotazione devo anche farla per quanto riguarda il linguaggio con cui è scritto il romanzo, un inglese che suona così bene, così limpido che fa si che io mi ritrovi a volte a rileggere due o tre volte la stessa frase, solo per ascoltarla con la mente. Tutto ciò è infine incorniciato dalle bellissime descrizioni dei paesaggi e delle atmosfere del Botswana, dalle belle immagini della “old Botswana morality” e dalle tenerissime e immensamente dolci parole che Mma Ramotswe rivolge ogni tanto nei suoi pensieri ai ricordi del suo passato, di suo padre e di quel bambino che avrebbe potuto avere.

Most problems could be diminished by the drinking of tea and the thinking through of things that could be done while tea was being drunk. And even if that did not solve problems, at least it could put them off for a little while, which we sometimes need to do, we really did.

Mr J.L.B. Matekoni regarded cars and their owners as intercheangeable, or as being virtually one and the same, whith the result that he would talk of people who were losing oil or who were needed of bodywork.

So it was in Botswana, almost everywhere; ties of kinship, no matter how attenuated by distance or time, linked one person to another, weaving across the country a human blanket of love and community. And in the fibres of that blanket there were threads of obligation that meant that one could not ignore the claims of others. Nobody should starve; nobody should feel that they were outsiders; nobody should be alone in their sadness.

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