Ballata dell’Usignolo e del Serpente

Tornare a manipolare l’universo di Hunger Games, diciamolo, non era impresa facile. Alle spalle hai: una trama totalmente conclusa che non lascia spazio a seguiti credibili; una protagonista praticamente intoccabile che ha trascinato tre romanzi sulle sue spalle grazie al suo carisma e all’aura ribelle che la contraddistingue e che per suo tramite impregna tutto il romanzo, diventandone una caratteristica identificativa; un’idea interessantissima dalla quale però cosa vuoi tirare fuori ancora che non sia stato detto e ridetto nei tre volumi che compongono la saga? L’unica scelta intelligente poteva essere un prequel, ed è esattamente quello che ci troviamo tra le mani con Ballata dell’Usignolo e del Serpente.

Ci lasciamo alle spalle (con dispiacere, è vero, ma per amore di coerenza) Katniss, la rivolta, la distruzione di un mondo e partiamo dalle origini. In tutti i sensi, perché questo romanzo non solo racconta la storia del giovane Coriolanus Snow, futuro Presidente di Panem, e della sua scalata al potere ma ci porta alle origini degli Hunger Games come li conosciamo: uno spettacolo di morte che inspiegabilmente attira e affascina tutta la popolazione di Panem, dalla capitale Capitol City all’ultimo dei distretti.

Credo che il merito principale che va riconosciuto alla Collins è di aver rispettato la sua creazione, complimento non certo scontato in un panorama di letteratura per giovani adulti in cui spesso snaturare una storia in nome del “seguito per forza” è un’abitudine purtroppo troppo ricorrente. Ballata dell’Usignolo e del Serpente non vuole farci provare di nuovo le emozioni della trilogia e le si allontana quasi completamente per ritmo (molto più lento e disteso), struttura (poco spazio dedicato all’azione nell’arena, decisamente maggiore esplorazione del “perché” e del “come” gli Hunger Games hanno nel tempo assunto la loro forma finale) e spirito (quel sentore di ribellione che scorre in ogni pagina della trilogia, qui non c’è: controllo è la parola chiave, non rivolta).

Sicuramente non siamo di fronte ad un romanzo perfetto ed esente da ogni critica: sono certa che ognuno troverà qualche aspetto che non lo convincerà del tutto ma mi sento abbastanza sicura nel poter dire che si tratta di uno dei prequel più ragionati e più consapevoli che mi sia capitato di leggere, che mantiene coerenza e arricchisce la storia originale. E per me questo è un successo.

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