Absence. Il gioco dei quattro, di Chiara Panzuti

Nessun luogo è davvero completo.
È una questione di dettagli.
Allungai le braccia davanti a me e avvicinai pollice e indice
di entrambe le mani, formando un rettangolo.
Click.

Buongiorno biblionauti, come avevo promesso mi sono fatta coraggio e in questo assolato pomeriggio di agosto mi accingo a scrivere la recensione di un libro di cui si è molto parlato intorno a maggio (periodo in cui l’ho effettivamente letto) ma che si è dimostrato una delle tante meteore della narrativa young adult, senza che creasse un vero e proprio fenomeno. Sto parlando di Absence, scritto da una giovanissima autrice italiana, Chiara Panzuti, e pubblicato dalla Fazi.

Era da parecchio che non mi dedicavo alla lettura di un romanzo appartenente a questa “categoria” che ha spesso tradito le mie aspettative a differenza della narrativa detta “middle grade” ovvero dedicata ad una fascia di lettori di età inferiore. Nonostante ciò, o forse proprio per questo, avevo voglia di fare un nuovo tentativo e mi sono buttata su questo libro (preso rigorosamente in biblioteca), attratta dalla copertina essenziale e un po’ dark e dal paragone con Hunger Games. Mi sono resa conto in realtà che, almeno per il mio parere personale, il libro non regge nessuna delle due definizioni.

La storia vede protagonisti quattro ragazzi (Faith, Jared, Scott e Christabel) che un giorno improvvisamente diventano invisibili, scomparendo sia fisicamente che dalla memoria dei loro cari. Attirati da un misterioso uomo in nero che gli consegnerà degli indizi, i quattro scopriranno di essere coinvolti in una caccia che li costringerà a lottare contro avversari sconosciuti per raggiungere per primi un “tesoro” che forse potrebbe far tornare tutto come prima.

Nel complesso la storia mi ha divertito e l’ho letta con piacere. Purtroppo ho trovato tanti aspetti del libro che non ho apprezzato: al di là dell’idea di base (che poteva essere interessante) c’è ben poca originalità sia dal punto di vista dello svolgersi degli eventi che nella descrizione dei personaggi e nell’evoluzione del loro rapporto, che parte in maniera davvero intrigante ma verso metà libro cade nella scontatezza più assoluta. Il parallelo con hunger games c’è ma mancano l’originalità e la spietatezza che caratterizzavano la trilogia della Collins: qui si parla tanto di lottare e rischiare la vita ma non c’è mai una situazione di vero pericolo per i protagonisti, tanto che a volte mi sono chiesta il senso di creare le varie scene di battaglia quando gli antagonisti per primi sembrano non avere alcun interesse a bloccare l’avanzata dei quattro protagonisti.

Infine due parole sul messaggio di fondo del romanzo: apprezzabile, veramente, il fatto che l’autrice abbia voluto andare oltre al banale racconto di una storia cercando di comunicare un messaggio ma è stato fatto secondo me nel modo sbagliato e col messaggio sbagliato. L’autrice infatti vuole farci riflettere su quanto la tecnologia ci stia alienando dal mondo che ci circonda e dai rapporti umani e dall’altra farci riflettere su quanto si possa risultare invisibili in senso metaforico a causa dell’esclusione da parte degli altri e del bullismo. Innanzitutto la cosa che ho trovato avere molto poco senso è il fatto che l’autrice sembra presentarci questi concetti come speculari, le cosiddette due facce della stessa medaglia, quando in realtà non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro. Poi, vi dirò la verità, la storia della tecnologia alienante è un po’ un discorso da mio nonno in cariola: è uno stereotipo vecchio come il cucco. Il secondo messaggio posso capirlo  già di più se non fosse che viene ripetuto (come il precedente) ogni tre pagine e ribadendo fino alla nausea gli stessi concetti e le stesse motivazioni: dopo la prima volta, abbiamo capito, grazie!

Quindi in sostanza non credo consiglierei la lettura di questo romanzo più che altro perché, a parte farmi trascorrere qualche ora in serenità (che in realtà è comunque già qualcosa), non mi ha lasciato nulla, nemmeno la curiosità di sapere come proseguirà la storia.

Voi avete letto questo romanzo? Vi rivedete nelle mie impressioni o invece il libro è riuscito a conquistarvi? Fatemi sapere cosa ne pensate e vi dò appuntamento al prossimo post!

 

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