L’amore bugiardo di Gillian Flynn

Quando penso a mia moglie, penso sempre alla sua testa. Alla forma che ha, per cominciare. La prima volta che l’ho vista, è stata la sua nuca che ho notato, e nelle sue curve c’era qualcosa d’incantevole. Come un chicco di mais, duro e lucente, o un fossile nel greto di un fiume. La sua è quella che i vittoriani definirebbero una testa dalle proporzioni squisite, che lascia intuire la forma del cranio.

Questo libro è veramente malato e questo fatto mi ha colto di sorpresa perché non me lo sarei mai aspettato: ho iniziato la lettura con un pauroso livello di scetticismo convinta che fosse il classico best-seller tutto fumo e in più avevo provato ad ascoltare qualche capitolo dell’audiobook e mi aveva annoiato molto (e dopo aver letto l’edizione italiana so perché: non avevo capito un tubo). In realtà è effettivamente un romanzo di puro intrattenimento, nulla di particolarmente profondo o che tocchi la nostra parte emotiva, però è scritto bene: appassiona, è originale e soprattutto ha davvero dei colpi di scena (eventi letterari ormai praticamente estinti) pur non essendo un thriller nel vero senso del termine (ad esempio, di suspense praticamente non ce n’è, però è riuscito a tenermi incollata alle pagine).

Il romanzo è narrato alternando le voci di Amy e di Nick, i due protagonisti: questa è una scelta che io personalmente apprezzo sempre molto perché mi piace conoscere in modo diretto diversi personaggi e leggere i diversi punti di vista da cui può essere vissuta una vicenda. Inoltre trovo che renda la lettura molto più dinamica e credo che sia stata proprio questa caratteristica a permettere al romanzo di non annoiare pur non avendo un ritmo frenetico. Inoltre in questo caso ha contribuito moltissimo a creare una sensazione di totale spiazzamento a mano a mano che si prosegue con la lettura.

Il libro è diviso in tre parti e il bello è che ogni parte ha ribaltato completamente l’opinione che mi ero fatta grazia alla lettura di quella precedente. Mi spiego meglio: alla fine della prima parte ero convinta di trovarmi davanti alla classica coppia con i classici problemi comuni a tutte le coppie, dove entrambe le parti compiono degli errori, magari anche in buona fede o senza rendersi conto che il proprio comportamento ferisce l’altro. Mi sono anche riconosciuta moltissimo in alcune dinamiche di incomprensione o di mancanza di dialogo all’interno della coppia. Poi ho iniziato la seconda parte e non potevo credere di essermi fatta fregare così bellamente! Infine la terza e ultima parte è davvero il tocco di classe: ho letto tanti commenti di lettori delusi dal finale del romanzo che invece io ho trovato perfetto! Spiazzante ma perfetto: se avesse avuto il finale banale e scontato che forse a tutti è venuto in mente sarebbe stato un romanzo sciapo e insignificante, invece è proprio la conclusione a renderlo particolare. Ho chiuso il libro con una sensazione di oppressione tale da aver voglia di alzarmi dal letto e uscire all’aria aperta.

L’unico difetto che ho trovato a questo libro sta nel fatto che, per renderlo più “ad effetto”, è stato reso il tutto un po’ poco verosimile, specialmente nella seconda metà del romanzo fino alla conclusione; mi rendo conto però che sia stato l’ingrediente fondamentale per creare la sensazione di impotenza che si prova durante la lettura.

Nel complesso comunque è un romanzo che a mio parere funziona: non è il capolavoro del secolo semplicemente perché questa “forzatura” lo rende in parte artificioso ma vale davvero la pena leggerlo perché e innegabile che la Flynn sappia il fatto suo.

L’amore è un difetto meraviglioso di Graeme Simsion

Forse avevo trovato una soluzione al Problema moglie. A ripensarci adesso, come è accaduto per tante scoperte scientifiche sensazionali, la risposta era ovvia. Ma se non fosse stato per una serie di eventi imprevisti, è altamente improbabile che l’avrei trovata.

A dispetto del titolo sdolcinato e della copertina di una banalità disarmante ho trovato in questo libro ciò di cui avevo bisogno dopo la lettura impegnativa di ‘Delitto e Castigo’ e quella noiosetta di ‘April Lady’: una lettura leggera ma frizzante che mi appassionasse e mi tenesse incollata alle pagine con il desiderio di continuare a leggere senza fermarmi.

Il romanzo racconta la storia di Don Tillman, professore universitario di genetica con una serie di manie compulsive e una grossa difficoltà nei rapporti interpersonali (nel romanzo non si dice se Don abbia la sindrome di Asperger ma alcuni sintomi sono molto, molto simili). Don ha una vita regolata da programmazioni precise al minuto, nulla é lasciato al caso perché tutto deve essere mantenuto sotto controllo ed ogni azione deve rispettare la caratteristica di essere il piú efficiente possibile. Per questo motivo non ha mai avuto una compagna ma ha intenzione di rimediare anche a questo dando avvio al Progetto moglie (non anticipo nulla ma sarà divertente). Nel frattempo però nella sua vita entra Rosie che ha tutte le caratteristiche che Don non sopporta: é vegetariana, fuma e gli crea mille disturbi nella sua routine quotidiana. Cosa succederà poi? Chissà? 😉 La domanda é ovviamente ironica, ma credo che nessuna persona che prenda in mano questo libro si aspetti una storia originale, quindi non sono affatto scocciata dalla scontatezza della trama; la mia paura era di trovarmi di fronte ad una storia piatta, mentre fortunatamente é tutto l’opposto.

Non si tratta di un libro che fa sbellicare dalle risate, anche perché il personaggio di Don merita una certa delicatezza, ma é molto ironico nel senso migliore del termine: trovo che Graeme Simsion abbia reso questo personaggio nel modo migliore, prendendolo in giro con estrema bonarietà e delicatezza, come farebbe una persona che gli vuole bene ma che per non farsi soffocare da tutte le sue manie deve cercare di sdrammatizzarle. La differenza tra questo atteggiamento, caratteristico dei personaggi che vogliono davvero bene a Don, e la presa in giro vera e propria viene mostrata nel romanzo in modo molto chiaro e molto netto.

Mi ha colpito una frase detta dal punto di vista di Don:

La gente iniziò a ridere. Sono specializzato nel farmi deridere, e quando Bianca si staccò da me esaminai il pubblico per vedere chi non stesse ridendo: è la mia strategia migliore per identificare gli amici. Gene e Rosie e, con mia sorpresa, la preside e la sua partner quella sera erano miei amici. Stefan decisamente no.

In ogni caso non c’é mai nulla di patetico, mai un cenno di commiserazione (o autocommiserazione, visto che la vicenda é interamente narrata dal punto di vista di Don) nel romanzo: non punta al dramma, punta alla leggerezza, anche quando ci viene detto chiaramente che Don ha ormai da anni adottato la strategia di esagerare questi suoi comportamenti che lo rendono “diverso” diventando il buffone di turno e assicurandosi cosí almeno la simpatia delle persone che altrimenti lo escluderebbero. Questo aspetto non é stato molto approfondito mentre sarebbe stato interessante dedicargli piú spazio, però mi rendo conto che l’obiettivo del romanzo non fosse quello di presentarci un’analisi accurata della psicologia di Don ma di farci conoscere un personaggio speciale sotto tanti punti di vista e parlarci di lui con simpatia e tenerezza. Don diventa un pò uno Sheldon piú fisicato e attratto dalle donne.

I personaggi secondari, per quanto meno rilevanti nella storia, sono comunque ben caratterizzati e trovo che siano stati azzeccatissimi come “spalla” per permettere di mostrare i diversi lati del carattere di Don. Anche Rosie mi é piaciuta molto perché pur rientrando nel cliché della ragazza anticonformista risulta verosimile.

Il finale del romanzo é un pochino affrettato e questo mi é dispiaciuto perché tutto il resto era stato azzeccatissimo. Ho visto infine che é uscito anche il seguito, naturalmente tradotto con un titolo altrettanto scemo (figuriamoci!!) ma credo che lascerò passare un pò di tempo prima di buttarmici: troppi romanzi rosa mi cariano i denti!