Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo

di Raffaella Fenoglio

Formato: Hardcover, 496 pagine
Editore: Fanucci, 2014
Genere: Romanzo, Fantascienza
Lettura n.: 22/2015
Preso da: Copia cartacea ricevuta dall’autrice
Inizio lettura: 21 febbraio 2015
Fine lettura: 25 febbraio 2015
Ambientazione: Londra/Inghilterra, Italia
Pubblicato: 2014
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Voto: 6.5/10

 

Lanciai il libro di Storia nell’armadio. Cadde dal ripiano e s’infilò nello scatolone dei vecchi libri appoggiato sul fondo. Quella scatola era lì da mesi. Non ci avevo più fatto caso. Mi chinai per recuperarlo e scorsi il verde pallido del diario dell’anno precedente. Il cuore mi si fermò per un attimo. Lo avevo comprato quando amavo la scuola. Era l’estate di due anni prima.
incipit

Commento

Gala Cox. Il mistero dei viaggi nel tempo è un romanzo YA che racconta la storia di Gala Cox Glaucestershire, una ragazza di quindici anni che vive in una famiglia a dir poco particolare: sua madre Orietta è una medium che vive circondata dai fantasmi da lei evocati, mentre suo padre Sam uno scienziato. Le sue giornate trascorrono tra il liceo artistico in cui studia e la sua casa affollata di spiriti che contano tra le loro fila “presenze” stabili come l’indiano Matunaaga e la monaca Ildegarda di Bingen. Quando improvvisamente suo padre sparisce nel nulla, Gala scopre la possibilità di accedere al passato e viene catapultata nella Londra del 1800 dove dovrà aiutare una vecchia amica e scoprire dove sia finito suo padre, minacciata anche dal pericolo rappresentato da un misterioso e feroce assassino che si aggira di notte per le strade della città.

Innanzitutto ringrazio moltissimo l’autrice per avermi inviato il suo romanzo: non mi capita spesso di recensire libri ricevuti da case editrici e autori, anche perché io per prima non vado a cercare questo genere di collaborazioni, ma quando capita spontaneamente sono sempre estremamente contenta di accettare. Voglio quindi cercare di essere il più possibile dettagliata nel motivare tutte le mie impressioni, sia positive che negative.

La storia narrata nel romanzo è davvero originale e appassionante; talmente appassionante che ho divorato in quattro giorni un volume di quasi 500 pagine scritte con un carattere nemmeno troppo grande. La fantasia e la creatività dell’autrice sono davvero notevoli e accadono talmente tanti eventi che annoiarsi è impossibile. In più, ogni capitolo è ricco di spunti affascinanti tra personaggi, creature ed eventi soprannaturali, riferimenti letterari ed elementi storici. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che, per solo libro, credo sia stata messa un po’ troppa carne al fuoco, il che non ha permesso di approfondire molte tematiche come invece avrebbero meritato. Durante la lettura si sono infatti alternati momenti di entusiasmo alle stelle a fasi calanti: vi sono episodi davvero ben strutturati (mi riferisco in particolare alle parti legate alle indagini sulla scomparsa del padre di Gala e sul misterioso e cattivissimo Black Coat, un personaggio inquietante, un misto tra Jack lo Squartatore e Mr Hyde) che si trovano ad essere incorniciati all’interno di un contesto non pienamente sviluppato a dispetto delle immense opportunità offerte dalla “formula” del viaggio nel tempo: la Londra vittoriana che fa da sfondo a buona parte del romanzo è solo accennata nelle sue caratteristiche più generali e di semplice reperibilità (i vestiti, le carrozze, il freddo), mentre credo che il bello di una storia ambientata nel passato sia proprio la possibilità di ricostruire nei dettagli un’epoca storica e mostrarla attraverso gli occhi di un personaggio proveniente da un periodo totalmente diverso.

Ciò di cui ho sentito maggiormente la mancanza nel romanzo è proprio l’attenzione al dettaglio: il meccanismo del viaggio nel tempo (e del “ripescaggio”), il mondo degli usqued, la Londra dell’ottocento, la vicenda familiare di Gala e la vecchia scuola da lei frequentata, la vicenda di Nadia sono tutti ingredienti molto interessanti che però sono stati introdotti senza essere approfonditi. Le ultime pagine poi lanciano un super colpo di scena che secondo me si è sprecato e non ha ricevuto la giusta evidenza essendo un po’”buttato lì” come conclusione dei mille altri eventi che si erano succeduti.

I personaggi mi sono piaciuti molto nella loro strutturazione generale. Anche in questo caso torna il difetto della mancanza di spazio lasciato ad alcuni, ma mi è piaciuta la loro caratterizzazione e il fatto che “parlino da sé”, ovvero si mostrino attraverso le loro azioni e i loro comportamenti (odio quando il carattere e la personalità dei personaggi viene solo descritto a parole e non mostrato). Ho apprezzato molto anche il tentativo di caratterizzare alcuni di loro tramite il modo di parlare, aspetto che per alcuni si è rivelato vincente, mentre per altri purtroppo no: la decisione di riportare graficamente la caratteristica di Dennis di allungare le parole ripetendo più volte le vocali è stata infelice e abbastanza fastidiosa. Avrei apprezzato molto di più se questa sua caratteristica fosse stata descritta a parole. Al contrario, il particolare modo di parlare di Matunaaga è stato reso in modo molto più efficace. Al di là di queste scelte comunque lo stile di scrittura è molto scorrevole e nel complesso abbastanza curato (ogni tanto ci sono un po’ troppe espressioni colloquiali, tipo “un cavolo” e “un tubo” al posto di nulla o niente, ma per il resto non mi è dispiaciuto).

Spero in questo mio commento di non essere sembrata insoddisfatta della lettura; è vero, ogni tanto ho incontrato dei passaggi o delle espressioni che mi hanno fatto calare un po’ l’entusiasmo per poi però essere di nuovo catturata nella frenesia delle avventure di Gala e dei suoi amici (e nemici). Mi rendo anche conto che senza dubbio i miei commenti sono frutto di un certo tipo di “esigenze” che ho sviluppato nei confronti dei libri che leggo: dopo aver letto Timeline di Michael Chricton, ad esempio, non posso non farne un termine di paragone quando si parla di romanzi sui viaggi nel tempo. Per restare nella narrativa per ragazzi, l’ultimo romanzo scritto da un’autrice contemporanea ma ambientato nel passato che ho letto è stato L’indimenticabile estate di Abilene Tucker di Claire Vanderpool, in cui la ricostruzione storica (primi del ‘900) è talmente accurata che mi sono resa conto solo a metà libro che si trattava di un’opera pubblicata nel 2014. Senza citare l’immancabile Harry Potter, che ritengo essere il più recente esempio di cosa significhi “costruire un mondo”.

In conclusione posso comunque affermare di essere estremamente curiosa di leggere il prossimo episodio delle avventure di Gala sperando che anche questo mio parere possa essere utile all’autrice come incoraggiamento per proseguire questa affascinante storia.

Persuasione

(Persuasion)
di Jane Austen

Formato: Ebook, 347 pagine
Editore: Newton Compton, 2011
Genere: Romanzo, Narrativa generale
Lettura n.: 21/2015
Preso da: Web
Inizio lettura: 16 febbraio 2015
Fine lettura: 21 febbraio 2015
Ambientazione: Bath/Somerset/England, Lyme Regis/Dorset/England
Pubblicato: 1818
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Voto: 10/10

Sir Walter Elliot, di Kellynch Hall nel Somersetshire, era un uomo che per passare il tempo mai apriva altro libro che non fosse il Baronetage; vi trovava occupazione per un’ora d’ozio, consolazione per una di dolore; la sua mente fremeva d’ammirazione e di rispetto, contemplando l’esiguo numero dei membri superstiti delle più antiche baronie, e ogni spiacevole sensazione causata da questioni domestiche naturalmente si mutava in compassione e disprezzo mentre voltava le pagine in cui erano annotate le quasi infinite nomine del secolo precedente; e qui, anche se ogni altro foglio fosse stato privo del benché minimo interesse, qui egli poteva leggere, con un interesse che mai diminuiva, la storia della sua vita; era questa la pagina alla quale il suo libro preferito veniva sempre aperto:

ELLIOT DI KELLYNCH HALL
Walter Elliot, nato il 1 marzo 1760, sposato il 15 luglio 1784 con Elizabeth, figlia di James Stevenson, Esq. di South Park nella contea di Gloucester, la quale signora, morta nel 1800, diede alla luce Elizabeth, il 1 giugno 1785; Anne il 9 agosto 1787; un figlio maschio nato morto, il 5 novembre 1789 e Mary, il 20 novembre 1791.
incipit

Commento
Che soddisfazione immensa mi ha dato la lettura di questo romanzo!! Avevo davvero bisogno di leggere qualcosa che mi lasciasse una sensazione di totale pienezza dopo le letture carine ma non certo memorabili degli ultimi giorni. Persuasione mi ha regalato personaggi dinamici e interessanti, tante emozioni, amore, romanticherie e soprattutto l’immancabile finale “alla Jane Austen” ovvero in cui ogni personaggio ottiene ciò che merita. Sentivo davvero bisogno di un lieto fine come si deve e zia Jane me l’ha servito come solo lei sa fare.

La storia di Persuasione mi ha ricordato moltissimo Orgoglio e Pregiudizio: ho ritrovato tematiche molto simili (i danni dell’orgoglio e il pericolo di affidarsi alle prime impressioni) e ho provato le stesse emozioni dal profondo del cuore. Anzi, ho trovato in Anne un personaggio molto più simile a me di quanto non fosse Elizabeth Bennet per quanto riguarda il carattere, il modo di pensare e “le inclinazioni”, come le chiamerebbe lei. Certo, P&P rimane sempre il mio romanzo austeniano preferito, però Persuasione ha degnamente occupato la seconda posizione.

Era stata costretta ad essere prudente da giovinetta, ma crescendo aveva imparato ad essere romantica: naturale conseguenza di un inizio innaturale.

La carezza leggera delle primule

di Patrizia Emilitri

Formato: Hardcover, 258 pagine
Editore: Sperling & Kupfer, 2014
Genere: Romanzo, Narrativa generale
Lettura n.: 20/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 12 febbraio 2015
Fine lettura: 16 febbraio 2015
Ambientazione: Lombardia/Toscana/Liguria/Italia
Pubblicato: 2014
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Voto: 7/10

La casa di riposo è in festa un’altra volta. E’ trascorso poco più di un mese da quando giochi pirotecnici e palloncini colorati hanno salutato a nascita del nuovo millennio, mentre cartelli con la scritta 2000 campeggiavano sulle porte delle stanze. Come se ci fosse da festeggiare per un secolo che quasi nessuno vedrà concludersi, tanto meno gli ospiti di Villa Maria.
incipit

Commento

Non so bene da dove partire per parlare di questo libro: ho tante idee in testa ma tutte piuttosto in contraddizione tra loro. Cercherò di procedere passo per passo così da riordinarle almeno un pò.

Il libro mi è piaciuto: mi ha particolarmente colpito l’abilità di scrittura dell’autrice, che ritengo abbia davvero talento, e sono rimasta stupita e incantata soprattutto di fronte al modo in cui parla della morte che viene raccontata con una delicatezza ed una profondità emozionante.
La storia è intrigante e, come sempre mi accade quando trovo questa tipologia di narrazione, ho apprezzato moltissimo l’alternarsi di passato e presente che ci porta a vedere la vicenda prima con gli occhi della sua protagonista e successivamente a “reinterpretarla” con quelli di Claudia, che vive nel nostro tempo. Anche l’ambientazione della storia di Clorinda, in viaggio tra terre che conosco bene (la Liguria e la Lombardia) e i personaggi da lei incontrati durante tutta la sua vita sono stati due elementi che mi hanno particolarmente appassionata: mi è piaciuto molto seguire le sue vicende come domestica o assistente nelle case dei nobili (i personaggi alla Jane Eyre hanno sempre un fascino su di me) e accompagnarla nelle diverse fasi della sua esistenza.

In tutto questo c’è un “ma” che mi ha lasciato delle perplessità durante tutta la lettura e che riguarda principalmente le due protagoniste. Clorinda è un personaggio affascinante che però credo non sia stato sfruttato in tutte le sue potenzialità, soprattutto per quanto riguarda il suo punto di forza: l’ambiguità. La caratteristica più affascinante dei personaggi ambigui è che spesso sono tormentati: mi viene da pensare ad esempio al Roland di Stephen King, di cui sto leggendo le avventure in questi mesi o, in modo molto meno estremo ma altrettanto valido, ad un Mr. Darcy, incomprensibile nei suoi atteggiamenti per quasi tutto il romanzo. Il bello, e il difficile, dei personaggi ambigui è proprio il mistero che li circonda anche quando sono i protagonisti assoluti (vedi Roland): noi vediamo la storia con i loro occhi eppure ci manca sempre la chiave per comprenderli davvero, almeno finchè non chiudiamo l’ultima pagina (e anche a quel punto non è sempre detto che si siano completamente aperti al nostro sguardo). Clorinda sembra quasi intoccabile, tutto le scivola addosso e pare non lasciare traccia su di lei. Potrebbe sembrare una donna cattiva: non ha praticamente mai rimorsi di coscienza per ciò che ha fatto agli altri e cerca solo di salvare sé stessa. In realtà allo stesso tempo viene quasi giustificata per aver avuto una vita difficile e non è presentata come un personaggio davvero negativo. In realtà, nonostante quello che viene spesso ripetuto nel libro, a conti fatti la sua vita non è stata proprio così sfortunata. Ha fatto delle scelte che, dal punto di vista della trama, non mi sono sembrate per niente obbligate (l’autrice non le ha chiuso attorno tutte le possibilità, facendola trovare costretta a seguire un certo percorso: avrebbe sempre avuto un’alternativa ma ha sempre preso la strada più tragica senza una vera e propria necessità) e compiuto azioni estreme quando avrebbe potuto trovare una soluzione molto meno drammatica: insomma, il suo percorso verso la “dannazione” mi è sembrato spesso forzato e non giustificato dalla situazione.

Per quanto riguarda Claudia, è stata un pò una delusione nel finale perchè per tutto il romanzo l’ho trovata molto verosimile – le sue reazioni a ciò che le accade, inclusa la lettura del manoscritto, sono le stesse che ho avuto io leggendo e sono molto realistiche – mentre al termine si rimbambisce totalmente e diventa la classica protagonista che, per permettere alla trama di realizzarsi, non capisce le cose più ovvie (e che invece il lettore ha ovviamente intuito pagine prima). Anche la parte magica, che avevo trovato ben bilanciata per tutto il romanzo, nel finale viene lasciata andare un pò troppo “a briglia sciolta” e credo si esageri un pochino.

Ecco, sono partita bene e sono finita a muovere un sacco di critiche: in realtà resto convinta del fatto che il romanzo mi sia piaciuto e che l’autrice abbia dimostrato di saperci fare. Anzi, è proprio il fatto che il libro sia solido come struttura di base che mi ha portato ad individuare subito gli aspetti che ho trovato più deboli rispetto al resto. Spero proprio di poter leggere presto qualcos’altro di questa autrice.

La bellezza della giovinezza passa così in fretta che solo lo specchio ne mantiene il ricordo, ma la bellezza dell’anima, quella resta per sempre, fino all’ultimo giorno, all’estremo istante, ed è l’ultima ad andarsene. Resta sospesa sul capo della persona che muore e su coloro che l’hanno amata. La senti, ne percepisci il calore, il profumo, come un ultimo abbraccio, e una sua parte rimane in te per sempre.

La misura della felicità

(The Storied Life of A.J. Fikry)
di Gabrielle Zevin

Formato: Hardcover, 206 pagine
Editore: Nord, 2014
Genere: Romanzo, Narrativa generale
Lettura n.: 19/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 11 febbraio 2015
Fine lettura: 12 febbraio 2015
Ambientazione: Alice Island/Massachussets/USA
Pubblicato: 2014
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Voto: 7.5/10

Sul traghetto da Hyannis ad Alice Island, Amelia Loman si mette lo smalto giallo e, mentre aspetta che asciughi, scorre gli appunti del suo predecessore.
incipit

Commento

Come faccio a parlare di questo libro senza fare un unico mega-spoiler? Veramente, non ne ho idea, perché il mio giudizio dipende in larga parte anche dal finale.
La misura della felicità è un libro davvero grazioso e luminoso. E’ il primo aggettivo che mi è venuto in mente pensando a questo romanzo. Ed è vero, parla sul serio di libri: tutta la trama è legata ad essi che vengono citati, descritti, letti, commentati. Da questo punto di vista dà molte soddisfazioni. E non solo da questo, a dire il vero.
Per il primi 3/4 il romanzo è di piacevolissima lettura: i personaggi sono interessanti, vivi e vividi e la storia è brillante e appassionante. Ci sono state solo due occasioni in cui ho storto un po’ il naso, in quanto questi momenti chiave della storia sono stati sviluppati un po’ troppo frettolosamente (nascondo gli spoiler colorando il testo… per leggere basta evidenziare con il mouse)  – mi riferisco all’incidente con conseguente morte di Daniel, soluzione un po’ troppo “buttata lì”, come se l’autrice non vedesse l’ora di sbarazzarsi facilmente di un personaggio ormai diventato scomodo, e al ruolo di Ismael nella storia della madre di Maya; insomma, con il suo comportamento le ha praticamente dato la spinta verso il mare aperto e sembra davvero che non abbia alcun tipo di rimorso di coscienza. Sembra quasi che il problema più grave sia quello di aver rubato il Tamerlane piuttosto che aver contribuito a spingere al suicidio una ragazza di 19 anni – ma per il resto mi ha dato molta soddisfazione.

Certo è che non mi aspettavo minimamente le ultime cinquanta pagine che sono state come una doccia fredda, un vero e proprio fulmine a ciel sereno, soprattutto perché a mio parere il finale centra davvero molto poco con la storia narrata fino a quel momento: mi ha dato l’idea di essere stato sviluppato in quel modo solo per poter creare una conclusione commuovente, ma l’effetto che ha avuto su di me è stata solo quella di spiazzarmi. In realtà credo che se fosse stata “agganciata” meglio al resto del romanzo, la conclusione non ne sarebbe sembrata così estranea; anche in questo caso penso che il problema sia la solita fretta di trovare una chiusura originale o drammatica senza riflettere sul fatto che il finale di un romanzo è delicato tanto quanto l’inizio: un finale scadente è come un pranzo luculliano concluso con il dessert della Bindi…

Racconti di Pietroburgo

(Петербургские повести)
di Nikolai Gogol

Formato: Paperback, 316 pagine
Editore: Einaudi, 2006
Genere: Romanzo, Classico
Lettura n.: 18/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 04 febbraio 2015
Fine lettura: 10 febbraio 2015
Ambientazione: Pietroburgo/Russia
Pubblicato: 1843
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Voto: 8.5/10

Il 25 marzo a Pietroburgo accadde un avvenimento molto strano. Il barbiere Ivàn Jakovlèviè, abitante sulla Prospettiva Voznesènskij (il suo cognome è andato perduto e nient’altro risulta dalla sua insegna, dov’è raffigurato un signore con una guancia insaponata e c’è la scritta: «Si cava anche sangue»), il barbiere Ivàn Jakovlèviè dunque si svegliò abbastanza presto e sentì odore di panini caldi. Sollevandosi un poco sul letto, vide che sua moglie, una signora abbastanza rispettabile cui piaceva molto bere caffè, sfornava dei panini appena cotti.
incipit racconto “Il naso”

Commento

Non ho proprio alcuna voglia di scrivere questa recensione: i racconti non mi stimolano; quelli raccolti in questo libro mi sono piaciuti davvero molto ma odio l’idea di doverli commentare perché faccio fatica a trovare le parole giuste. Purtroppo ho un serio problema con questa forma narrativa perché mi concede troppo poco tempo per riuscire ad immedesimarmi come si deve: ne vedo la perfezione stilistica ma difficilmente riescono davvero a coinvolgermi.

Il primo racconto, Il naso, è davvero surreale e mi è piaciuto proprio perché non me lo sarei mai aspettato da un autore russo, dei quali ho sempre l’immagine di persone molto serie che scrivono cose serie. ^_^ So che è un giudizio molto scemo ma cosa posso farci??
Stupendo anche Il ritratto che mi ha trasmesso una fortissima angoscia. Tra i tre più famosi ho trovato un po’ meno bello Il cappotto, anche se questo mi ha emozionato principalmente per la profonda tenerezza che ho provato nei confronti del protagonista.

Gli altri racconti contenuti nel libro suscitano meno emozioni dei precedenti già citati, i quali meritano tutta la loro fama, ma sono comunque estremamente scorrevoli, coinvolgenti e interessanti per come mostrano la società pietroburghese dell’epoca. E’ stato forse il libro che finora di mi ha fatto fare il “viaggio da poltrona” meglio organizzato! ^_^

Il pellegrinaggio in Oriente

(Die Morgenlandfahrt)
di Herman Hesse

Formato: Paperback, 96 pagine
Editore: Adelphi, 1973
Genere: Romanzo, Classico
Lettura n.: 17/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 02 febbraio 2015
Fine lettura: 04 febbraio 2015
Ambientazione: indefinita
Pubblicato: 1932
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Voto: 10/10

Poiché la sorte mi ha concesso di essere presente a qualcosa di grande, poiché ebbi la fortuna di appartenere alla «Lega» e di essere uno dei partecipanti a quel viaggio singolare il cui prodigio sfolgorò a quel tempo come una meteora e cadde poi così stranamente presto nell’oblio, anzi nel discredito, mi sono risolto all’arrischiato tentativo di descrivere brevemente quel viaggio inaudito: un viaggio quale non era stato mai tentato da uomini dopo i tempi di Huon di Bordeaux e del folle Orlando fino alla nostra memorabile epoca, l’epoca torbida, disperata, eppure tanto feconda, che seguì la grande guerra.
incipit

Commento

In questa recensione vi parlo di un libro molto particolare scritto da un autore che ho amato moltissimo dopo il mio primo incontro con un suo romanzo e del quale mi ero sempre ripromessa di leggere altro. Finalmente l’ho fatto e si è rivelata un’esperienza meravigliosa.

Il pellegrinaggio in Oriente non racconta una storia come normalmente viene intesa, ovvero con un inizio, uno svolgimento e una fine. Il protagonista è Hesse stesso che all’inizio del libro ci rivela il suo obiettivo: scrivere il resoconto di una straordinaria esperienza da lui vissuta come membro di una fantomatica “Lega”, ovvero un pellegrinaggio verso l’Oriente. In realtà questo pellegrinaggio viene descritto in modo estremamente vago sia perché Hesse protagonista afferma che il ricordo stia ormai sbiadendo, sia perché la Lega stessa gli vieta di rivelare i suoi segreti che sarebbero invece essenziali per raccontare degnamente il viaggio e permettere ad altri di comprenderlo. Così del pellegrinaggio ci rimane un’immagine vaga, fumosa: il protagonista attraversa con i suoi compagni luoghi ed epoche diverse, incontra artisti, personaggi politici e storici (sia a lui contemporanei, sia del passato) e condivide il viaggio non solo con queste personalità realmente esistite, ma anche con protagonisti e personaggi di romanzi che a volte si spostano in compagnia dei loro creatori. Ma questo racconto incredibile non termina qui: quando il resoconto del pellegrinaggio di interrompe, il romanzo sembra catapultarci nel presente del protagonista. Mentre fino a quel momento avevamo letto infatti le sue memorie di un’epoca passata, ora ci troviamo quasi a leggere il suo diario: un resoconto di quanto gli accadde dopo aver interrotto la narrazione.
Non si tratta in realtà di un vero e proprio diario, ma di un racconto temporalmente successivo a quello del pellegrinaggio che abbiamo letto fino a quel momento ma scritto comunque al passato, come se noi ci trovassimo a leggere un libro interrotto e poi ripreso successivamente al verificarsi degli eventi che ne avevano provocato l’interruzione. Non so se sono stata molto chiara, è difficile da spiegare ma in realtà lo è tutto il romanzo: è troppo astratto e ingarbugliato per essere raccontato come si deve. Va letto e basta.

Per l’intera durata del romanzo l’atmosfera è onirica: sembra proprio di essere immersi in un sogno dove tempo e spazio non hanno più alcuna validità. E’ un libro meraviglioso che merita di essere letto (e riletto: è il classico libro che ad ogni rilettura fa scoprire qualcosa di nuovo) anche solo per godersi l’abilità disumana di Hesse nello scrivere qualcosa di così astratto. Il mio consiglio è quello di leggerlo, almeno la prima volta, senza cercare di capirci troppo ma affidandosi alla penna dell’autore e lasciandosi trasportare dalle immagini che evoca e dalle sue parole.

 

Il racconto mi riesce anche difficile perché non camminavamo soltanto attraverso spazi, ma anche nei tempi. Andavamo in Oriente, ma andavamo anche nel Medioevo o nell’età dell’oro, perlustravamo l’Italia, o la Svizzera, ma ogni tanto pernottavamo anche nel secolo decimo e abitavamo coi patriarchi o con le fate.

C’erano tra noi molti artisti, molti pittori, musicisti, poeti, c’era l’ardente Klingsor e l’irrequieto Hugo Wolf, il laconico Laucher e il brillante Brentano. Ma se anche questi artisti o alcuni di essi erano uomini molto vivi e amabili, i personaggi da loro inventati erano invece senza eccezione molto più vivi, più belli, più allegri e in certo modo più giusti e reali degli stessi poeti e creatori.

Sfide: Mini-recensioni, Sfida extralarge, Sfida grammaticale, Sfida infinita, Sfida tutti diversi

Dimentica il mio nome

di Zerocalcare

Formato: Hardback, 240 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 16/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 02 febbraio 2015
Fine lettura: 03 febbraio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
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Voto: 7.5/10

 

Commento

Avevo scritto la recensione dell’ultimo lavoro di Zerocalcare appena finito di leggere, ma da brava disordinata che sono ho perso il foglietto volante su cui me l’ero appuntata.

Ho molto apprezzato questa graphic novel e l’ho trovata diversa dalle precedenti: nonostante mantenga le caratteristiche fondamentali di Zerocalcare (riferimenti ai miti della nostra generazione di nati negli anni ’80, storie autobiografiche, ecc.) è più malinconica e mescola eventi reali ad altri quasi soprannaturali. L’ho trovata davvero molto bella: anche se ho riso meno mi sono emozionata un po’ di più.

Per il momento ho concluso la bibliografia di questo bravissimo fumettista: nonostante sia rimasta favorevolmente colpita dai suoi libri non diventerò all’improvviso una fan dei fumetti, però magari qualche graphic novel in più potrei pensare di concedermela.

Sfide: Mini-recensioni, Sfida extralarge

Doll Bones: La bambola di ossa

(Doll Bones)
di Holly Black

Formato: Hardcover, 228 pagine
Editore: Mondadori, 2014
Genere: Romanzo, Poliziesco
Lettura n.: 15/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 29 gennaio 2015
Fine lettura: 02 febbraio 2015
Ambientazione: USA
Pubblicato: 2013
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Voto: 7.5/10

Poppy sistemò una delle sirene davanti al tratto d’asfalto che rappresentava il Mar Nerissimo. Erano vecchie – comprate ad un mercatino di beneficenza -, con la testa grossa e lucida, le code di vari colori e i capelli crespi. Zachary Barlow riusciva quasi ad immaginare le pinne che sbattevano, mentre le sirene attendevano che la nave si avvicinasse, gli sciocchi sorrisi di plastica che mascheravano le loro letali intenzioni.
incipit

Commento

Mi aspettavo una storia diversa, tutto per colpa (come sempre) dei paragoni sulle copertine: creano delle aspettative che poi non corrispondono alla realtà. Al paragone con Stephen King non avevo creduto fin da subito, a quello con Neil Gaiman parzialmente si perché mi aspettavo una storia surreale, ambientata magari in un mondo fantastico o parallelo al nostro. Mi ero fatta un sacco di film, insomma.

Ho trovato Doll Bones un bel romanzo per ragazzi che inserisce un evento misterioso ed inquietante (la bambola e le sue apparizioni nei sogni dei bambini) all’interno di un’avventura reale e verosimile: è facile immedesimarsi in Poppy, Alice e Zach e capire i loro dubbi e le loro paure quando decidono di scappare da casa per andare alla ricerca del cimitero in cui seppellire la bambola. Credo che sia di maggior effetto, a livello di coinvolgimento, rispetto ad una storia ambientata in un altro mondo, che ogni bambino sa perfettamente che non visiterà mai. In questo caso il mondo è il nostro e i tre bambini intraprendono un viaggio in cui potenzialmente qualsiasi bambino potrebbe avventurarsi: non servono maghi, incantesimi o altro, basta il coraggio di uscire di casa e trovare un paio di amici disposti ad accompagnarti.
Anche i problemi dei bambini, (Zach con un padre troppo distante e che non sa come comunicare con lui, Alice con una nonna iperprotettiva che non le lascia mai fare nulla) il loro gioco con i pupazzi che entra a far parte della vita reale e le loro dinamiche in un’età che rappresenta il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, sono tutti elementi che creano identificazione (io mi ci sono ritrovata moltissimo ripensando a com’ero quando avevo la stessa età ed ero in conflitto con me stessa tra la voglia di crescere e di condividere i nuovi interessi con le mie coetanee – i ragazzi, i gruppi musicali, i trucchi, i vestiti, ecc. – e il desiderio di poter prolungare l’infanzia, giocando in segreto con le Barbie quando ero sola in casa) e lo rendono una lettura appassionante.

Sfide: Alfabetitolo, Mini-recensioni, Sfida degli USA, Sfida extralarge

Dodici

di Zerocalcare

Formato: Paperback, 95 pagine
Editore: BAO Publishing, 2013
Genere: Fumetto, Graphic Novel
Lettura n.: 14/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 29 gennaio 2015
Fine lettura: 30 gennaio 2015
Ambientazione: Roma, Italia
Pubblicato: 2013
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Voto: 7.5/10

 

Commento

Deviazione splatter (per modo di dire) per questa graphic novel in cui si racconta di una Rebibbia vittima dell’apocalisse zombi. Divertente, non c’è che dire, sempre ricca di battute e riferimenti simpatici. Meno bella delle precedenti ma solo perché non amo gli zombi; in realtà è il solito (in senso assolutamente positivo) Zerocalcare e lo si divora in un batter d’occhio.

Ps. La recensione è moscia perché l’ho scritta oggi, a distanza di oltre dieci giorni dalla lettura e con la testa in un altro libro… ^_^

Sfide: Mini-recensioni, Sfida dei buoni propositi (mini sfida), Sfida extralarge

Il prodigio del buio

di Miriam Dubini

Serie: Leila Blue, #6
Formato: Hardcover, 152 pagine
Editore: Mondadori, 2012
Genere: Romanzo, Fantasy
Lettura n.: 13/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 28 gennaio 2015
Fine lettura: 29 gennaio 2015
Ambientazione: Londra (Inghilterra)
Pubblicato: 2012
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Voto: 6/10

La Bianchissima passò una mano sul grande libro di magia e un lucchetto di ghiaccio ne sigillò le pagine, imprigionando tutti gli incantesimi del mondo nel gelo di un silenzio senza fine.
incipit

Commento
Eh no, eh no, eh no! Il finale aperto dopo una saga di sei libri no, non esiste, è una presa per il naso (per non dire di peggio)! Qui le cose sono due: o è prevista una seconda saga (questa è ufficialmente terminata), oppure davvero no!!!! Oltretutto la cosa peggiore è che viene lasciata aperta la trama principale, oltre a quelle secondarie tra cui principalmente la soluzione alla situazione di stallo tra due personaggi che dovrebbero rincontrarsi dopo tanti anni.
Non me lo sarei mai aspettato, davvero, e per questo spero proprio che ci sia in qualche modo un seguito, perché non può restare tutto così in sospeso.
La cosa peggiore è che anche questo libro, nonostante la semplicità, mi ha appassionata; ero curiosa di sapere come si sarebbe conclusa la storia e invece sono arrivata all’ultima pagina e mi sono fermata incredula chiedendomi: “Ma è finito davvero??”. Eh si, è finito davvero.

Sfide: Mini Recensioni, Sfida Extralarge