"E' una vita che ti aspetto" di Fabio Volo

E’ una vita che ti aspetto
di Fabio Volo

Serie:
Formato: Paperback, 179 pagine
Editore: Mondadori, 2004 (I edizione – 2003)
Genere: Romanzo, Narrativa varia

Inizio lettura: 08 dicembre 2013
Fine lettura: 11 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 57/2013

Il mio giudizio:

Che freddo. Sono raffreddato. Del resto lo sapevo.
Si è fermata da me per la notte, e ho voluto dormire nudo, perché mettere la maglietta mi sembrava poco macho. Pensare che lo so che se non mi metto la magliettina poi prendo freddo. Ma a volte mi piace fare il figo, mi piace fingere di essere quello che non sono. Faccio il duro a torso nudo e la mattina dico: «Babba bia che freddo». Ma mi sa che questa è stata l’ultima volta.
Qualcosa è cambiato.
(incipit)

Trama:

Il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va. Ha un lavoro stressante, anche se remunerativo, che fa per comprarsi cose che gli riducano lo stress. Ha storie con tipe completamente diverse tra loro. Sente il bisogno di star solo, ma ha paura di essere “tagliato fuori”, adora i genitori ma non è mai riuscito a comunicare con il padre, si fa le canne ma vuole smettere di fumare…

Commento:

Due stelline e mezzo forse sono un po’ poco per un libro che, in realtà, non ho trovato particolarmente brutto: il problema è che tre stelline sarebbero state troppe per un libro che non ha per nulla soddisfatto le mie aspettative. Innanzitutto non è davvero un romanzo: è più una sorta di diario dei pensieri del protagonista, dove vengono sì raccontati alcuni episodi della sua vita, ma dove sono riportate principalmente le riflessioni che egli fa su di sé e sulla propria quotidianità. In più non mi sono per niente ritrovata nel personaggio di Francesco, quando era perfettamente chiaro che lo scopo di Volo era scrivere una storia che conducesse il più possibile all’immedesimazione da parte del lettore.

Non so se davvero, come dice la trama, “il percorso di Francesco è quello di molti ragazzi d’oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va”; forse sarò fortunata, avrò un carattere propositivo che mi porta sempre a reagire, anche nei momenti di difficoltà, ma io ho sempre cercato di pormi un obiettivo nella vita, anche perché senza quello non riesco ad andare avanti (e infatti nei periodi in cui non ho avuto l’obiettivo chiaro di fronte a me ho cambiato strada per poterne trovare uno). Certo, mi è capitato nella vita di pensare di essere in un vicolo cieco, però non mi sono mai lasciata andare così tanto: Francesco è un trentenne che si ammazza di canne peggio dei quindicenni (sarò chiusa mentalmente, ma a me il trentenne che si fa le canne fa un po’ ridere e un po’ pietà), ha paura di stringere relazioni serie con le donne (altro aspetto che fatico a comprendere e che mi irrita moltissimo: cosa vuol dire “fare fatica ad impegnarsi”? Vivi e basta, senza farti troppe seghe mentali!) ed è totalmente insoddisfatto dal proprio lavoro. Dopo una chiacchierata con il suo medico prende improvvisamente coscienza di tutto ciò che non va della sua vita e decide di cambiare, o meglio, di far emergere il vero Francesco, sepolto dentro di sé. Questo è molto positivo, ma la domanda resta: davvero molti trentenni di oggi si trovano in questa condizione? Faccio fatica ad immaginarlo, anche perché le persona che conosco e frequento non sono così.

Tralasciando le opinioni personali, lo stile di Volo non mi è dispiaciuto: nelle pagine del libro ho riconosciuto il suo modo di fare (infatti mi chiedo come mai ci sia la “leggenda metropolitana” che non scriva lui i suoi libri; oltretutto non è che siano capolavori di letteratura, quindi non vedo perché non dovrebbe esserne davvero l’autore) e in alcuni momenti mi sono proprio immaginata la sua voce e le sue espressioni mentre racconta un determinato episodio o esprime un certo pensiero… e naturalmente mi ha fatto ridere, perché a me Fabio Volo sta simpatico. Come ho scritto prima, ciò che non mi è piaciuto è il fatto che manchi una vera storia di fondo. O meglio, c’è ma è davvero debolina, è il pretesto su cui basare il vero contenuto del libro, ovvero la riflessione su sé stesso del protagonista. Ho letto su Goodreads un commento un po’ lapidario ma che in effetti non è del tutto sbagliato: il concetto era che per scrivere E’ una vita che ti aspetto Volo abbia preso un manuale di self-confidence e l’abbia reso in forma narrativa. Effettivamene ammetto che in alcuni punti mi ha proprio dato questa impressione…

Nonostante l’esperienza non del tutto soddisfacente ho intenzione di dargli un’altra possibilità, questa volta sperando di leggere un romanzo vero e non un romanzo finto. Fabio non mi deludere sennò ti appendo al chiodo e ti lascio lì.

Covers:
altre

L’autore:
Fabio Volo è nato vicino a Brescia nel 1972. E’ uno scrittore, attore e presentatore di programmi televisivi e radiofonici di successo. I suoi libri hanno ventuto quasi cinque milioni di copie in Italia.

Bibliografia:
Esco a fare due passi” – 2001
Un posto nel mondo” – 2006
Il giorno in più” – 2007
Il tempo che vorrei” – 2009
Le prime luci del mattino” – 2011
La strada verso casa” – 2013

"Il libraio" di Régis de Sá Moreira

Il libraio
(Le Libraire)
di Régis de Sá Moreira

Serie:
Formato: Paperback, 128 pagine
Editore: Aisara, 2011 (I edizione 2004)
Genere: Romanzo, libri sui libri
Inizio lettura: 02 dicembre 2013
Fine lettura: 06 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 56/2013

Il mio giudizio:

A migliaia di chilometri dal luogo in cui vi trovate, in un paese, una città, una libreria qualunque, un libraio aprì gli occhi
(incipit)

Trama:

A migliaia di chilometri dal luogo in cui vi trovate, in un paese, una città, una libreria qualunque, vive un libraio un po’ fuori dal comune.
Si nutre solo di libri e tisane e, per non abbandonare i suoi libri, tiene aperta la libreria giorno e notte, sette giorni su sette.
Si prende cura dei suoi clienti, in particolar modo di quelli che non hanno mai letto un libro, quelli che frugano tra gli scaffali alla ricerca di sé stessi, quelli che cercano risposte spinti da un interrogativo che li perseguita, e delle ragazze affette dalla sindrome da ultima copia.
Eppure il libraio non sa di essere speciale: pensa di essere come tutti gli altri, o, almeno, come tutti gli altri librai.

Commento:

Ci sono libri che ci fanno sentire davvero fortunati ad avere avuto l’occasione di incontrarli durante la nostra vita di lettori, non tanto per il loro alto valore letterario o per la loro perfezione, ma perché ci trasmettono delle sensazioni speciali e sembrano quasi essere stati scritti apposta per noi. Con Il libraio a me è successo esattamente questo, ha toccato le mie corde e ha risposto perfettamente non solo alle mie aspettative ma anche ai miei gusti: a me piacciono le cose strane, e questo libro è decisamente strano; l’ho dovuto leggere due volte e nonostante ciò credo che se lo leggessi ancora e ancora scoprirei sempre qualcosa di nuovo, qualche dettaglio di cui alle letture precedenti non mi ero resa conto.

Nella scheda del libro ho indicato “Genere: romanzo”; in realtà non si tratta di un vero e proprio romanzo perché la narrazione è frammentata e i vari capitoli raccontano diversi episodi della vita del libraio. Allo stesso tempo non si può nemmeno dire che sia un insieme di racconti perché gli episodi non sono indipendenti l’uno dall’altro ma collegati tra loro, o perché un capitolo prende spunto da quello precedente per narrare un altro episodio, o perché vi sono motivi ricorrenti che non si capirebbero se si leggessero i capitoli separatamente. Ad esempio le tisane: il libraio beve una tisana dopo ogni cliente e il gusto della tisana stessa è associata al “gusto” che ha avuto l’incontro con quel determinato cliente (un signore irritante e maleducato, per esempio, porterà il libraio a scegliere una tisana all’ortica).

Il protagonista è un libraio particolare. Diciamo che rappresenta più l’essenza del libraio, l’idea (o forse l’ideale) più che una persona realmente esistente: è un po’ quello che tutti i librai vorrebbero o dovrebbero essere ma che, per diverse ragioni, non possono essere; è il libraio nascosto dentro ogni libraio. Ok, mi fermo, si è capito. Durante le sue giornate, a questo libraio capita di incontrare i più svariati clienti, anche loro dalle caratteristiche esagerate che simboleggiano determinati “tipi umani”; alcuni di questi fanno davvero molto ridere, altri li ho capiti solo dopo la rilettura, altri ancora non li ho proprio capiti ma mi hanno fatto ridere lo stesso. Tra i vari personaggi ricorrenti che entrano ed escono dalla libreria ci sono i Testimoni di Geova e soprattutto Dio, che è un po’ suscettibile e ogni tanto se ne va offeso, scontrandosi con il Testimone di Geova che è appena entrato.

Si sarà capito a questo punto che Il libraio è un libro metaforico ed è un tipo di lettura che io amo molto, perchè mi lascia “spazio di manovra”: mi permette di interpretarlo come preferisco, non dà delle regole fisse o dei messaggi ben chiari e tutto viene lasciato all’intuito/pensiero del lettore. Allo stesso tempo, a causa di questa sua caratteristica e dell’essere anche molto breve, è un po’ “sfuggevole”, uno di quei libri che rischiano di passare senza rimanere: per questo motivo ho voluto leggerlo un paio di volte e non fermarmi alla prima lettura. Questo secondo me è il rischio di questo tipo di storie: rischiano di essere poco incisive e di volare via in un soffio, anche se sinceramente non saprei proprio come rimediare a questo “difetto”.

Allo spuntar del sole e al calar della notte, il libraio accendeva semplicemente una lampada a petrolio che appendeva sopra al banco. Quando arrivava un cliente notturno, il libraio lo accompagnava tra gli scaffali tenendo la lampada a petrolio sollevata con una mano, ora all’altezza del suo viso, ora all’altezza del viso del cliente. Il libraio e il cliente camminavano così, fianco a fianco, sussurrando in mezzo ai libri che stavano per iniziare o finire la nottata.

Covers:
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L’autore:
Régis de Sá Moreira è nato nel 1973 nella periferia parigina da padre brasiliano e madre francese. Autore di vari romanzi, ha riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica, ottenendo nel 2002 il premio Le Livre Élu.

Bibliografia:
Marito è moglie” (Mari et Femme) – 2008

"Il violino stregato" di Rosanna Minnella

Il violino stregato
di Rosanna Minnella

Serie:
Formato: Paperback, 79 pagine
Editore: A&B Editrice, 2006
Genere: Fiabe

Inizio lettura: 02 dicembre 2013
Fine lettura: 02 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 55/2013

Il mio giudizio:

Tanto tempo fa, su un’isola lontana, circondata dal mare blu, c’era il regno di Agro.
(incipit fiaba “Ardito e Chiomadoro”)

Trama:

“C’era una volta…” Iniziano così le fiabe di Rosanna Minnella e dietro quelle parole ci sono le fate, i maghi cattivi, le belle principesse prigioniere, ma anche le fanciulle semplici che abitano in piccole casette sui monti o i giovanotti che il destino trasformerà, loro malgrado, in eroi. La musica inoltre accompagna, pagina dietro pagina, questi racconti e sulle note di una vecchia chitarrina ci tiene compagnia, mentre camminiamo per le strade della fantasia.

Commento:

Il violino stregato è una raccolta di fiabe scritte da un’autrice siciliana. Il pregio di queste fiabe è che potrebbero tranquillamente appartenere alla tradizione, sia per il linguaggio utilizzato, sia per le atmosfere fatate e antiche che si respirano durante la lettura. Il filo conduttore di tutte le fiabe è la musica, che è presente in modo più o meno forzato in tutti i racconti. Sono fiabe perfette per la lettura ad alta voce mentre non sono il massimo per essere lette direttamente dai bambini: il problema fondamentale è infatti la punteggiatura completamente incoerente, addirittura direi quasi messa a caso. Ritorno quindi ancora una volta al solito discorso: perché alcune case editrici minori trascurano così spesso la forma? Delle belle fiabe (perché lo ripeto, sono davvero belle) vengono rovinate dall’utilizzo a casaccio delle virgole o dall’inesistenza del punto e virgola (credo stia antipatico all’autrice, chissà perché). Ma non c’è nessuno che rilegge i libri? So che forse è essere troppo puntigliosi, però nella lettura risulta fastidioso perché spezza il ritmo.

L’autrice:
Rosanna Minnella è nata a Catania dove vive con la sua famiglia e lavora, insegnando materie umanistiche in un Istituto d’istruzione secondaria superiore. Ama leggere, scrivere, ascoltare musica, viaggiare, ama i gatti che raccoglie randagi e se guarda le nuvole, vi scorge sempre i personaggi misteriosi del cielo della sua infanzia.

Bibliografia:
I doni degli dei” – A&B Editore, 2008
Carratraca” – A&B Editore, 2008
Le avventure di Rodolfo Mario” – A&B Editore, 2009

"Nasi di Natale" di Sebastiano Ruiz Mignone

Nasi di Natale
di Sebastiano Ruiz Mignone

Serie:
Formato: Hardcover, 27 pagine
Editore: Aisara, 2011
Genere: Racconto per ragazzi

Inizio lettura: 01 dicembre 2013
Fine lettura: 02 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 54/2013

Il mio giudizio:

Ci sono attimi che durano tutta la vita, come i lampi illuminano le nostre esistenze e ce le rivelano.
(incipit)

Trama:

Parecchi anni fa in casa del marchese Ginori, un bambino di nome Carlo e la sua mezza dozzina di fratellini assistono a un Natale speciale. A loro non è consentito partecipare alla festa – sono solo i figli del cuoco! – perciò sbirciano il banchetto da uno spiraglio della porta. Sulla tavola si esibiscono in gustosa bellezza pasticcini, mousse al cioccolato, tiramisù, torte alla panna, bavaresi e meringhe! E che dire del re dei re: il panettone!
Fra questo tripudio di bontà irraggiungibili, per effetto della luce dei candelabri si formano delle strane ombre sulle pareti, ombre di nasi che si proiettano lunghi, lunghissimi… e che ispireranno, al piccolo Carlo, la storia fantastica di un famoso naso di legno…

Commento:

Come potevo resistere ad un titolo così strambo? Impossibile, davvero, non ho potuto fare a meno di portarmelo a casa e dargli un’occhiata.

Questo breve e simpatico racconto di Sebastiano Ruiz Mignone narra la storia di un bambino, Carlo, figlio di un cuoco che lavora nella casa di un marchese, nella quale vive anche tutta la sua famiglia. Una sera di Natale di tanti anni fa, a casa del marchese viene organizzata una gran cena alla quale i bambini hanno l’assoluto divieto di intrufolarsi: come resistere però alle risate, le voci e gli applausi? Così Carlo e i suoi fratelli, quatti quatti, si nascondono sulla grande scala per sbirciare la tavola imbandita. E’ a quel punto che vengono colpiti dalle curiose ombre che si proiettano sulle pareti: i profili degli ospiti, soprattutto i nasi, muovendosi al ritmo delle mandibole, creano sui muri la scene più buffe. Quella stessa notte il piccolo Carlo, ricacciato a letto con i fratelli e la promessa di una bella ramanzina il giorno successivo, si addormenta sognando di balene, di mostri, di giganti, di paesi dei balocchi e soprattutto di nasi.

Ebbene si, il racconto è proprio la storia dell’ispirazione di Carlo Collodi per Pinocchio immaginata dall’autore e illustrato dai bellissimi disegni di Daniele Serra. Ho trovato l’idea del libro molto carina e originale, soprattutto perché a me non sarebbe davvero mai venuta in mente. In più i giochi di ombre e di sagome sono davvero amati dai bambini (e non solo: ancora oggi io mi rilasso moltissimo a guardare le nuvole e vederle assumere le forme più strane), quindi il racconto punta su un’esperienza che i piccoli lettori conoscono bene e che probabilmente li diverte molto.

L’autore:
Sebastiano Ruiz Mignone è nato a Santo Stefano Belbo (Cuneo) e vive a Torino, dove ha insegnato Lettere per molti anni. Ha scritto numerosi testi per il teatro, la radio, il cinema e la televisione. Ha alle spalle una solida esperienza nella narrativa per ragazzi, con oltre trenta titoli pubblicati, alcuni dei quali sono stati tradotti all’estero. Nel 1996 ha vinto il «Premio Andersen – Il Mondo dell’Infanzia» come miglior autore.

Bibliografia parziale:
Guidone Mangiaterra e gli Sporcaccioni” – Piemme, 1996
Il ritorno del Marchese di Carabas” – Piemme, 1997
Cappuccetto Rosso spara” – Città Nuova, 2002
Il mistero della ronda di notte” – Piemme, 2004
Il musicista del Titanic” – Interlinea, 2012

"Le figlie perdute della Cina" di Xinran

Le figlie perdute della Cina
(Message from an Unknown Chinese Mother)
di Xinran

Serie:
Formato: Hardcover, 252 pagine
Editore: Longanesi 2011 (I edizione 2010)
Genere: Testimonianza

Inizio lettura: 29 novembre 2013
Fine lettura: 01 dicembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 53/2013

Il mio giudizio:

Alla fine del 2007 gli orfani cinesi adottati in tutto il mondo avevano raggiunto il numero di centoventimila. Erano finiti in ventisette paesi, ed erano quasi esclusivamente bambine.
(incipit)

Trama:

“Hai mai sistemato una bambina?” chiede insistente una contadina del villaggio alla giornalista Xinran, durante un’intervista. La giovane sposa di campagna sa bene che è suo dovere dare alla luce un maschio, ed è convinta che ogni donna, come lei, quando mette al mondo una femmina sappia altrettanto bene cosa fare: deve trovare il modo di “sistemare” la bambina, di sbarazzarsi di lei. Deve, suo malgrado, abbandonarla. L’abbandono delle bambine appena nate era, ed è tuttora, una pratica tristemente diffusa in Cina, e non solo nelle zone rurali, ma anche nel resto del paese, complici le ristrettezze economiche e una legge sulla pianificazione delle nascite che per anni ha imposto a ogni famiglia un figlio solo. Alle bambine più fortunate il destino ha riservato l’amorevole accoglienza di una famiglia adottiva in un paese occidentale. Per molte altre nascere femmina ha significato essere brutalmente uccise appena venute al mondo. Grazie a un lavoro di ricerca e di inchiesta durato anni, Xinran dà finalmente voce al silenzioso dolore delle donne cinesi che hanno abbandonato le proprie neonate sulla strada di una città, fuori da un ospedale o da un orfanotrofio o sulla banchina di una stazione, offrendoci uno spaccato della Cina odierna per molti aspetti inedito, e al tempo stesso narrandoci una storia fatta di drammi e di speranze ritrovate, una storia capace di lasciare il segno.

Commento:

Quando si dice un libro straziante: Le figlie perdute della Cina è un libro-documento sulla tragedia cinese delle bambine abbandonate o uccise alla nascita da madri che, per vari motivi, non potevano prendersi cura di loro.

Le cause che l’autrice Xinran, giornalista fondatrice dell’associazione “The Mother’s Bridge of Love”, che si occupa di costruire un ponte che leghi le bambine adottate, le famiglie adottanti e le madri cinesi, trova per questo fenomeno sono principalmente tre, che naturalmente coesistono tra loro: la tradizione millenaria diffusa nelle campagne cinesi di considerare le femmine come un peso (le famiglie, infatti, ricevevano dal governo un appezzamento di terra per ogni figlio maschio. Inoltre, era il maschio che portava avanti il cognome della famiglia), la politica del figlio unico e l’ignoranza in materia sessuale unita alla libertà acquisita delle giovani cinesi negli anni ’80 e ’90. E’ facile capire le conseguenze estreme di questi fattori mescolati insieme.

La combinazione di queste situazioni ha portato all’esistenza di migliaia di madri che si sono viste costrette (dalla società, dalla famiglia, dal senso di colpa, dalla povertà, …) ad abbandonare o anche uccidere le proprie figlie appena nate: alcune di queste storie terribili sono raccolte nel libro che non si limita a raccontarle ma illustra contemporaneamente il contesto politico, sociale, culturale ed economico in cui si trovano queste donne, cosicchè diventa davvero impensabile dare un giudizio o schierarsi. Si può solo commuoversi e piangere leggendo la vita e le sofferenze di queste bambine e di queste madri.

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L’autrice:
Xinran nasce a Pechino nel 1958. Diventa famosa in tutta la Cina come conduttrice del programma radiofonico di enorme successo “Parole nel vento della sera”, che guida per otto anni.
Nel 1997 si trasferisce con il figlio a Londra, dove attualmente vive. Nel 2002 scrive il suo primo libro. Sposata con un inglese, insegna alla School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra.

Bibliografia:
La metà dimenticata” (The Good Woman of China) – Sperling & Kupfer, 2002
What the Chinese Don’t Eat” – Vintage, 2006
La strada celeste” (Sky Burial) – Sperling & Kupfer, 2007
Miss Chopsticks” – Chatto & Windus, 2007
Le testimoni silenziose” (China Witness) – Longanesi, 2012

Un mese in un post: Novembre 2013

Novembre è stato un mese pieno zeppo di libri sia per quanto riguarda quelli letti (ben 8), sia per le nuove entrate: verso metà mese, infatti, a Milano c’è stato il Salone del Libro usato e ovviamente non ho potuto mancare! Quest’anno l’ho trovata decisamente superiore alle precedenti edizioni (io l’avevo visitata due o tre anni fa ed era stata deprimente), con un sacco di stand debordanti di libri a prezzi ovviamente stracciatissimi. Era facile riconoscere quelli che proponevano i prezzi più bassi dal capannello di gente che si formava davanti, lasciando il deserto sugli stand di libri antichi accanto (peccato ma ovviamente lì la clientela è ben diversa) o su quelli che facevano i “furbetti” vendendo libri usati quasi al prezzo del nuovo. E’ stato davvero bello, sono stata dentro più di tre ore con disperazione del mio ragazzo che, dopo aver visto l’andazzo (sosta di 15 minuti al primo stand), ha deciso di lasciarmi lì e venire a riprendermi alla chiusura, e mi sono portata a casa una vagonata di libri: i sacchetti pesavano tantissimo! Ma passiamo ai dettagli:

LIBRI LETTI
1. The Ocean at The End of the Lane di Neil Gaiman | 3*
2. Lo Hobbit a fumetti di J.R.R. Tolkien | 5*
3. La maternità può attendere di Elena Rosci | 4*
4. Va’ dove ti porta il cuore di Susanna Tamaro | 3*
5. L’altare dell’Eden di James Rollins | 3*
6. The Complete Peanuts. Vol.01 di Shulz | 5*
7. Il figlio del cimitero di Neil Gaiman | 3*
8. Il piacere di leggere e come non ucciderlo di Aidan Chambers | 4*

Per un totale di circa 1994 pagine (ma due libri erano fumetti, di cui uno a strisce… quindi di testo vero e proprio ci saranno da togliere circa 400 pagine).


NEW ENTRIES
Causa Salone del Libro Usato e visita in biblioteca in stato di euforia dopo aver letto “Il piacere di leggere” di Chambers, la mia libreria ha avuto un picco di nuove entrate che non ha eguali negli ultimi anni, visto che ero riuscita ad essere tanto brava soprattutto negli acquisti. Le new entries sono quindi le seguenti:

Il figlio del cimitero” di Neil Gaiman (biblioteca)
Le figlie perdute della Cina” di Xinran (biblioteca)
The complete Peanuts – Vol.01” di Shulz (biblioteca)
The complete Peanuts – Vol.02” di Shulz (biblioteca)
Nasi di Natale” di Sebastiano Ruiz Mignone(biblioteca)
Il violino stregato” di Rosanna Minnella (biblioteca)
Malaluna” di Vincenzo Galluzzo (biblioteca)
Il libraio” di Régis De Sa Moreira (biblioteca)
Prostituita” di Paolo Cattaneo (biblioteca)
Talpa e la luna” di Hiawyn Oram, Susan Varley (biblioteca)
Non voglio più essere tua amica” di Isabel Abedi, Silvio Neuendorf (biblioteca)
Un cucciolo per Camilla” di Ferdinando Albertazzi (biblioteca)
Le streghe del tempo” di Michael Molloy (salone del libro usato)
Sinuhe l’egiziano” di Mika Waltari (salone del libro usato)
I ponti di Madison County” di Robert James Waller (salone del libro usato)
Figlia del silenzio” di Kim Edwards (salone del libro usato)
La lista” di Thomas Keneally (salone del libro usato)
L’ultimo cavaliere” di Stephen King (salone del libro usato)
Le bambole di Solquest” di June Considine (salone del libro usato)
Il teorema di Cambridge” di Tony Cape (salone del libro usato)
Turms l’etrusco” di Mika Waltari (salone del libro usato)
Il Signore degli Enigmi” di Patricia McKillip (salone del libro usato)
Il Signore della magia” di Raymond E. Feist (salone del libro usato)
Il potere dei druidi” di Morgan Llywelyn (salone del libro usato)


SFIDE DI LETTURA – progressi del mese
– Sfida Leggiamo il Genere: 02/mensile
Sfida a Tema: 02/mensile
Author Alphabet Reading Challenge: 09/26
1001 Books You Must Read Before You Die Challenge : 03/26
Neil Gaiman A-Book-A-Month: 03/12


FILM E SERIE TV
“L’eleganza del riccio” / 4* (dvd)
“Cena tra amici” / 3* (dvd)

"Il piacere di leggere e come non ucciderlo" di Aidan Chambers

Il piacere di leggere e come non ucciderlo
(Tell Me: Children, Reading, and Talk)
di Aidan Chambers

Serie:
Formato: Paperback, 190 pagine
Editore: Sonda, 2006 (I edizione 1993)
Genere: Manuale, educazione
Inizio lettura: 25 novembre 2013
Fine lettura: 28 novembre 2013
Preso da: Biblioteca
Lettura n.: 52/2013

Il mio giudizio:

Viviamo in un’epoca di parole: mai prima d’ora vi abbiamo dato tanta importanza. Il telefono, la radio, il cinema, la televisione, la registrazione audio e video hanno accresciuto le opportunità di parlare, non solo quando siamo vicini, ma anche quando siamo distanti, nello spazio o nel tempo.
(incipit)

Trama:

Secondo l’autore, che alla scrittura e alla critica letteraria ha dedicato tutta la sua vita, ogni bambino, imparando a leggere e a parlare dei libri che legge a scuola, potrà conservare insieme sia l’amore per la lettura che la capacità di comunicare. Partendo da questo presupposto l’autore presenta un metodo che ogni insegnante può applicare adattandolo ai propri allievi e ogni genitore ai propri figli: informazioni pratiche per condurre un incontro a scuola; tecniche e suggerimenti per guidare i bambini ad esprimersi nel modo migliore; i diversi criteri di scelta delle letture; domande, argomenti e frasi chiave per avviare la lettura e coinvolgere i non lettori.

Commento:

Mi rendo conto che sia un po’ contraddittorio, per una che ha appena finito di leggere un libro sulle donne che non diventano (o non vogliono diventare) madri, leggere un libro che spiega come leggere con i bambini, però mi incuriosiva – come mi incuriosiscono tutti i libri sulla lettura – e me lo sono portato a casa: il bello biblioteca è anche questo (anzi, direi soprattutto questo).

E’ stata una lettura molto interessante, innanzitutto perché mi ha fatto scoprire un sacco di nuovi titoli di libri per ragazzi che non vedo l’ora di leggere, in secondo luogo perché mi ha portato a riflettere sul mio modo di leggere e di riflettere su un libro suggerendomi una serie di approcci che, seppur presentati per il lavoro con i bambini, sono applicabilissimi anche con gli adulti (e infatti nel libro stesso è riportata una discussione tra adulti su due romanzi per ragazzi utilizzando il metodo di Chambers e il risultato è una vera riflessione e comprensione del testo).

Alla base del pensiero di Chambers c’è la convinzione che per potersi appassionare alla lettura sia necessario percepirla come un piacere. E cosa c’è di più piacevole di essere gli attori principali di una discussione in cui si è spinti a dire ciò che si pensa grazie alla presenza di un “adulto facilitatore” (come viene chiamato nel libro) che incoraggia l’espressione di ciascuno lasciando percepire che non ci sono pensieri sciocchi o sbagliati, ma che tutti gli interventi sono utili? Per Chambers, infatti, i bambini sono perfettamente in grado di fare critica letteraria e le trascrizioni dei suoi lavori con le classi dimostrano che ha pienamente ragione.

Trovo che quello presentato in questo libro sia un metodo davvero valido e positivo che non solo porta i bambini ad amare la lettura e a vederla come uno stimolo, ma anche ad imparare ad esprimere in modo chiaro le proprie opininioni e ad avere fiducia in se stessi e nelle proprie capacità.

Covers:
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L’autore:
Aidan Chambers ha iniziato la sua carriera come insegnante di lingua inglese e di recitazione prima di diventare autore a tempo pieno di romanzi rivolti ai giovani, di script teatrali e di saggistica.
Ha lavorato a stretto contatto con numerosi insegnanti per più di quarant’anni, aiutandoli a sviluppare il loro lavoro nel campo della lettura. Con i suoi 7 romanzi nel 1999 ha vinto il Carnegie Medal 1999 e nel 2002 l’Hans Andersen Award e il Michael Printz Award. Oggi vive nel Glouchestershire, in Inghilterra, e tiene seminari a livello accademico in tutti i Paesi in lingua inglese. Vive in Inghilterra a Lockwood con la moglie Nancy e decine di migliaia di libri.

Bibliografia narrativa:
Danza sulla mia tomba” (Dance on my grave) – 1982
Breaktime” (Breaktime) – 1994
Cartoline dalla terra di nessuno” (Postcards from no man’s land) – 1999
Quando eravamo in tre” (The toll bridge) – 2003
Ladre di regali: un incubo dagli occhi verdi” (The present takers) – 2004
Ora che so” (Now I know) – 2004
Questo è tutto: I racconti del cuscino di Cordelia Kenn” (This is all: The Pillow Book of Cordelia Kenn ) – 2005
The Kissing Game – Piccole ribellioni quotidiane” (The kissing game) – 2011
Muoio dalla voglia di conoscerti” (Dying to Know You) – 2012

Il figlio del cimitero

The Graveyard Book
di Neil Gaiman
C’era una mano nell’oscurità e impugnava un coltello.
Il coltello aveva un manico d’osso, lucido e nero, e una lama più sottile e affilata di un rasoio. Se ti avesse ferito, avresti anche potuto non accorgertene, non subito.
Il coltello aveva fatto quasi tutto ciò per cui era stato portato in quella casa; la lama era bagnata, e così il manico.
(incipit)
Il figlio del cimitero è un romanzo davvero molto carino. Ho scritto “carino” e non “bello” perchè l’ho trovato più ordinario e meno profondo rispetto a Coraline. Nonostante ciò è un libro che merita, sia per la storia che racconta, sia per come affronta un tema sempre difficile da trattare con bambini e ragazzi: la morte.

Nobody Owens è un bambino vivo che abita tra i morti: sfuggito per miracolo all’assassino che ha sterminato la sua famiglia quando era ancora piccolissimo, è stato salvato e cresciuto dagli abitanti del cimitero sulla collina, un luogo antichissimo dove da secoli nessuno viene più sepolto. Per proteggerlo dall’uomo che è ancora in giro a cercarlo, a Bod viene proibito di uscire dal cimitero; naturalmente crescendo Bod sente il bisogno di avere contatti con i suoi simili e soprattutto con altri ragazzi della sua età. Così vivrà tutta una serie di avventure dentro e fuori dal cimitero che lo porteranno a crescere.

Ciò che secondo me è mancato al romanzo è stata l’atmosfera cupa e inquietante che si respira in Coraline. In realtà forse sbaglio io ad aspettarmi qualcosa di simile: dopotutto Il figlio del cimitero è un romanzo diverso che ha altri punti di forza, come i personaggi simpatici, la curiosa convivenza di un vivo in mezzo ai morti, la parte avventurosa. In ogni caso il mio giudizio è del tutto positivo.

Il mio giudizio:

Formato: Hardcover
Pagine: 344
Edizione: Mondadori 2009 (2008)
Inizio lettura: 22 novembre 2013
Fine lettura: 25 novembre 2013
Lettura n.: 51/2013

Covers:
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